Bari, schianto fatale a Torre Quetta: 19enne patteggia 2 anni e 6 mesi per la morte di Francesco Damiani

Il 19enne di Bari, ritenuto responsabile dell’incidente stradale in cui il 21 ottobre 2024 morì il 18enne barbiere Francesco Damiani, ha patteggiato la pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione. L’imputato rispondeva di omicidio stradale e lesioni.

L’auto, una Mini Cooper a bordo della quale viaggiavano in quattro, finì fuori strada all’altezza della spiaggia di Torre Quetta, sul lungomare sud di Bari. Secondo quanto ricostruito dalla polizia locale, coordinata dalla pm Silvia Curione, il giovane avrebbe guidato superando i limiti di velocità, 93 chilometri orari invece dei 50 km/h consentiti.

All’altezza di un incrocio sul lungomare Di Cagno Abbrescia, avrebbe perso il controllo della macchina dopo aver zigzagato e frenato più volte: l’auto urtò contro il marciapiede, distrusse il guardrail e si capovolse per diversi metri, finendo la sua corsa sugli scogli. Nell’incidente rimase gravemente ferito anche un altro ragazzo di 18 anni, mentre altri due passeggeri riportarono ferite più lievi.

Bari, aggredisce l’ex fidanzata a scuola e scappa con il suo IPhone: il baby Palermiti patteggia 2 anni e 6 mesi

Eugenio Palermiti a dicembre scorso ha patteggiato 2 anni e 6 mesi di reclusione, oltre 500 euro di multa, per aver fatto irruzione nel settembre del 2023 nella scuola dell’allora fidanzata minorenne, l’istituto Lenoci di Bari, aggredendola e portando via il suo cellulare. Per questo episodio venne arrestato il giorno di Natale dalla Polizia. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

ll baby Palermiti fece irruzione nell’istituto tecnico-economico Lenoci di Bari per raggiungere la classe dove si trovava l’ex fidanzata. L’avrebbe aggredita, tirandola per capelli, e invitata ad uscire. La loro relazione era terminata a luglio, ma Palermiti sospettava che la ragazza si stesse frequentando già con un’altra persona. Contemporaneamente riuscì ad entrare in possesso dell’IPhone 12 posizionato sul banco della classe, solo l’intervento di una collaboratrice scolastica e di una professoressa permise di separare i due.

La Polizia intervenne sul posto, ma Palermiti si allontanò subito in sella alla sua moto, portandosi via lo smartphone della ragazza. Gli agenti si recarono così nella sua abitazione al quartiere Japigia, lo arrestarono e portarono via. Durante l’interrogatorio di garanzia si dichiarò pentito e attribuì tutto alla gelosia.

Il giudice per le indagini preliminari, Angelo Salerno, rigettò la richiesta di misura cautelare in carcere perché le condotte di Palermiti furono considerate compiute “senza il fine di procurare per sé un ingiusto profitto, sicché non sarebbe possibile ravvisare gli estremi del delitto di rapina, specie in considerazione della modesta gravità dei fatti e del contesto di riferimento”.

La vittima dell’accaduto fu ascoltata dagli inquirenti e riferì che vi erano già stati scontri, ma senza conseguenze fisiche. La ragazza decise di non sporgere denuncia, mentre la mamma di Palermiti si scusò personalmente con lei. La Procura di Bari però non si arrese e chiese l’arresto di Eugenio Palermiti jr per stalking.