Bari, perseguita l’ex compagna per anni. Tolta la pistola a guardia giurata foggiana: “Non è affidabile”

Un uomo condannato per atti persecutori nei confronti dell’ex compagna non può ottenere il porto d’armi, neppure se l’arma è necessaria per svolgere il lavoro di guardia giurata. Lo ha stabilito il Tar di Bari, che ha respinto il ricorso presentato da un vigilantes di Foggia contro il provvedimento con cui la prefettura gli aveva negato la licenza biennale di porto di pistola a tassa ridotta, ritenendolo «non affidabile» sotto il profilo della sicurezza.

All’origine della vicenda c’è la denuncia sporta nel 2024 dall’ex moglie, che aveva segnalato una serie di comportamenti ossessivi e molesti protrattisi per mesi dopo la fine della relazione. Le accuse sono state vagliate in sede penale e il giudice ha condannato l’uomo a un anno e nove mesi di reclusione per stalking. La sentenza è stata impugnata dalla difesa, ma nel frattempo, pur avendo ottenuto la nomina a guardia particolare giurata, l’uomo non ha ricevuto l’autorizzazione a portare l’arma.

Davanti ai giudici amministrativi il ricorrente ha sostenuto che la condanna non è definitiva, essendo stata pronunciata solo in primo grado, che gli è stata concessa la sospensione condizionale della pena e che ha intrapreso un percorso di sostegno psicologico presso l’associazione Impegno Donna. Inoltre, ha evidenziato come l’assenza dell’arma comprometta concretamente la possibilità di svolgere le mansioni per cui è stato assunto.

Il Tar, tuttavia, ha ritenuto legittima la decisione della prefettura, sottolineando l’ampia discrezionalità riconosciuta al prefetto in materia di pubblica sicurezza. Anche in mancanza di una condanna definitiva, infatti, l’autorità può negare il porto d’armi a chi sia stato coinvolto in reati rientranti nel cosiddetto Codice rosso.

«Il potere attribuito alla prefettura ha natura preventiva e non punitiva», si legge nella sentenza, poiché mira a scongiurare rischi per l’incolumità delle persone e per l’ordine pubblico. Pur consapevoli delle ricadute professionali per il vigilante, i giudici hanno ribadito che la tutela della sicurezza dell’ex moglie e della collettività deve prevalere.

Bari, perseguita l’ex assistente. Nei guai dentista: scatta il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico

Con le accuse di stalking e lesioni aggravate, è stato disposto il divieto di avvicinamento co braccialetto elettronico per un odontoiatra 46enne del Barese. Vittima dei presunti atti persecutori la sua assistente di poltrona con la quale aveva avuto una relazione sentimentale. La vicenda contestata risale al periodo compreso tra dicembre 2024 e qualche settimana fa, quando la donna ha deciso di denunciare.

Stando al racconto della presunta vittima e alle primissime indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Bari, il professionista avrebbe esercitato continue pressioni psicologiche, oltre a minacce, offese anche davanti ai pazienti dello studio medico e violenza fisica con calci, pugni e schiaffi. Quando la donna ha deciso di interrompere la relazione e poi anche di lasciare il lavoro, il 46enne avrebbe iniziato a perseguitarla con pedinamenti, appostamenti sotto casa e vicino ai luoghi frequentati dalla ex, telefonate e messaggi con minacce inviati anche alla madre di lei.

Avrebbe anche avanzato richieste di rapporti sessuali, al cui rifiuto avrebbe minacciato di diffondere video su momenti intimi della loro vita di coppia. Gli episodi di aggressioni fisiche risalirebbero a marzo e maggio con schiaffi al volto e calci alle gambe. Nei mesi successivi l’uomo avrebbe continuato ad avvicinarla con atteggiamento minaccioso, nonostante un contratto di transazione sottoscritto tra i due che prevedeva su espressa richiesta della donna, difesa dall’avvocato Daniela Castelluzzo, di interrompere ogni contatto.

A pochi giorni dalla denuncia, il gip del Tribunale di Bari Nicola Bonante ha disposto il divieto di avvicinamento con prescrizione di mantenere dalla presunta vittima una distanza di almeno 500 metri. Nel provvedimento cautelare il giudice parla sentimenti di rabbia dell’indagato verso la donna e del rischio di una pericolosa escalation.