Brindisi, infermiere aggredito e minacciato di morte al centro ustioni del Perrino: è il quarto caso in pochi giorni

Un infermiere del Centro ustioni dell’ospedale Antonio Perrino di Brindisi sarebbe stato aggredito da un paziente. L’episodio è avvenuto il 4 settembre, ma la notizia è emersa soltanto nelle ultime ore.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo era arrivato dal pronto soccorso dopo essersi procurato un’ustione al braccio in seguito a un incidente domestico. Nel reparto avrebbe prima insultato e minacciato di morte l’infermiere, per poi schiaffeggiarlo. L’intervento della vigilanza interna e, successivamente, della Polizia ha permesso di riportare la situazione sotto controllo.

A lanciare l’allarme è l’Ordine delle professioni infermieristiche di Brindisi, che parla del quarto episodio di violenza in pochi giorni, dopo quelli registrati nei reparti di Psichiatria, Ortopedia e Pneumologia.

Per la presidente dell’Opi Brindisi, Paola De Biasi, la sequenza di aggressioni impone di considerare la sicurezza negli ospedali una vera emergenza organizzativa. L’Ordine chiede quindi interventi urgenti per rafforzare la prevenzione, dal potenziamento della vigilanza alla verifica dei sistemi di allarme e degli accessi, fino alla revisione delle procedure per la gestione degli episodi di violenza.

L’Opi ha inoltre chiesto un incontro urgente alla Direzione strategica dell’Asl Brindisi e la predisposizione di un piano straordinario contro le aggressioni. «Non possiamo aspettare la quinta aggressione per tornare a parlare di sicurezza», è l’appello di De Biasi, che sollecita «atti concreti, immediati e misurabili».

Policlinico Bari, in 4 mesi 51 ricoveri nel Centro ustioni: “Uso improprio di alcol e benzina tra i casi più frequenti”

Da giugno a settembre 2025 sono stati 51 i pazienti ricoverati nel Centro ustioni del Policlinico di Bari, i sei posti di terapia intensiva e altri sei di subintensiva sono stati sempre occupati dai 44 pazienti che si sono alternati nelle diverse settimane.

Lo spiega in una nota l’ospedale, evidenziando che “il carico di lavoro ha coinvolto anche le due Rianimazioni del Policlinico: dei 51 pazienti, 7 sono stati direttamente ricoverati nei due reparti di Rianimazione e trattati per le gravi ustioni riportate dall’equipe del Centro ustioni”.

Undici pazienti sono arrivati da altre regioni: 5 dalla Calabria, 3 dalla Basilicata, uno dalla Campania, uno dal Molise e uno dal Piemonte. “Nel 95% dei casi – spiega Giulio Maggio, responsabile del Centro – abbiamo registrato ustioni provocate da fiamma, soprattutto legate a un uso improprio di alcol e benzina; nel 4% da liquidi bollenti, in particolare nei bambini; nell’1% da agenti chimici, per lo più incidenti sul lavoro”.

Tra gli episodi più frequenti ci sono barbecue o falò accesi con alcol, preparazione di liquori in presenza di sigarette accese, abiti sintetici che prendono fuoco durante la cottura, cadute con pentole di acqua bollente, roghi di sterpaglie in campagna, esplosioni di serbatoi di benzina o bombole di gas con conseguenti incendi e crolli.

“L’indice di mortalità nei pazienti che riportano ustioni profonde superiori al 70% è sempre elevato – conclude Maggio – ma il nostro dovere resta fare sempre l’impossibile per ogni paziente con i trattamenti più avanzati che la medicina ci fornisce”.