Da Sassari a Bari, al Policlinico il primo trapianto di cuore del 2025 in Italia: a riceverlo un 68enne

Il primo trapianto di cuore eseguito in Italia nel 2025 è stato realizzato il 1° gennaio al Policlinico di Bari dall’equipe della cardiochirurgia diretta dal prof. Tomaso Bottio. Il ricevente, un uomo di 68 anni, con una storia clinica caratterizzata da una lunga lotta contro una grave insufficienza cardiaca: nel 2020 era stato sottoposto a un intervento di bypass aorto-coronarico e, tre settimane fa, aveva affrontato un episodio critico di scompenso cardiaco, che lo aveva costretto a terapie farmacologiche inotropiche continue.

“Il paziente è stato inserito in lista d’attesa a luglio del 2024, a causa proprio di questa cardiopatia infartuale evoluta in dilatazione ipocinetica refrattaria ai trattamenti convenzionali. Il trapianto di cuore in questi casi è l’unica strada per ripristinare una funzionalità adeguata e migliorare la qualità della vita del paziente”, spiega il prof. Bottio.

L’intervento è stato reso possibile grazie a una donazione effettuata a Sassari. La macchina del Centro nazionale trapianti si è attivata e il centro trapianti della Puglia, coordinato dal prof. Loreto Gesualdo, verificata la compatibilità del donatore ha fatto partire il volo sanitario che ha portato l’equipe cardiochirurgica di Bari in Sardegna per il prelievo dell’organo cuore. Nel pomeriggio di ieri è stato poi eseguito il trapianto e il paziente è attualmente in terapia intensiva cardiochirurgica per la fase di degenza post operatoria.

Omicidio a Leporano, l’autopsia conferma: Salvatore ha estratto il cuore della mamma uccisa a mani nude

L’autopsia ha confermato il macabro racconto fornito da Salvatore Dettori, il 46enne in carcere per l’omicidio volontario aggravato della mamma, la 73enne Silvana La Rocca, uccisa il 13 novembre scorso a Leporano. L’esame ha infatti stabilito che l’uomo ha strappato il cuore della donna a mani nude. Agli inquirenti ha dichiarato di averlo raccolto in un fazzoletto e di averlo buttato per strada, senza specificare il luogo esatto.

Omicidio a Leporano, 73enne uccisa dal figlio: “Le ho strappato il cuore e l’ho estratto a mani nude”

Il 46enne Salvatore Dettori ha confessato di aver accoltellato la mamma, Silvana La Rocca, la 73enne originaria di Saraceno (Cosenza) trovata senza vita ieri sera nel giardino della sua villetta a Marina di Leporano (Taranto) con una profonda ferita all’addome, e poi di essere fuggito. Nel racconto macabro fornito agli investigatori ha dichiarato di aver estratto a mani nude il cuore della donna. Con sé aveva uno scudo a due punte.

Ora si trova in stato di fermo, su disposizione del procuratore Eugenia Pontassuglia e del pm Salvatore Colella, con l’accusa di omicidio volontario omicidio aggravato da premeditazione e crudeltà. Tra i due pare ci fosse un rapporto conflittuale, dovuta alla condizione economica precaria dell’uomo.

Il fratello vive in Francia ed è stato proprio lui a chiedere ad un nipote della vittima di andare a verificare le condizioni della donna, perché non dava notizie e non rispondeva alle sue chiamate. Arrivato sul posto l’ha trovata esanime vicino alla sua auto, mentre dall’interno arrivava un forte odore di gas. Il cugino, il figlio maggiore della vittima, è arrivato poco dopo sul posto e dopo essere stato incalzato dai Carabinieri non ha più retto e ha confessato tutto, davanti ad un legale di fiducia. Ha ammesso di aver ammazzato la madre il giorno prima, utilizzando due coltelli. Ha poi sparso candeggina in casa e staccato un tubo del gas, con l’intento di far esplodere l’abitazione per cancellare ogni prova. L’ha colpita alla nuca e poi le ha inferto diverse coltellate alla gola, all’addome e allo sterno, per prelevarle il cuore. Poi è rimasto accanto a lei fino all’ultimo respiro, prima di andare via. L’autopsia sul cadavere della donna servirà anche a verificare il racconto.

Omicidio a Leporano, il racconto choc del figlio: “Ho accoltellato mamma allo sterno volevo prelevare il suo cuore”

Salvatore D’Ettori, ex militare della Marina di 46 anni, ha svelato i retroscena inquietanti della morte della mamma Silvana La Rocca, la 73enne originaria di Saraceno trovata senza vita ieri sera nel giardino della sua villetta a Marina di Leporano (Taranto) con una profonda ferita all’addome.

Rintracciato dai carabinieri e portato al comando provinciale per essere interrogato, ha confessato di aver accoltellato la mamma e poi di essere fuggito. Ora si trova in stato di fermo, su disposizione del procuratore Eugenia Pontassuglia e del pm Salvatore Colella, con l’accusa di omicidio volontario omicidio aggravato da premeditazione e crudeltà. Tra i due pare ci fosse un rapporto conflittuale, dovuta alla condizione economica precaria dell’uomo.

Il fratello vive in Francia ed è stato proprio lui a chiedere ad un nipote della vittima di andare a verificare le condizioni della donna, perché non dava notizie e non rispondeva alle sue chiamate. Arrivato sul posto l’ha trovata esanime vicino alla sua auto, mentre dall’interno arrivava un forte odore di gas. Il cugino, il figlio maggiore della vittima, è arrivato poco dopo sul posto e dopo essere stato incalzato dai Carabinieri non ha più retto e ha confessato tutto, davanti ad un legale di fiducia. Ha ammesso di aver ammazzato la madre il giorno prima, utilizzando due coltelli. Ha poi sparso candeggina in casa e staccato un tubo del gas, con l’intento di far esplodere l’abitazione per cancellare ogni prova. L’ha colpita alla nuca e poi le ha inferto diverse coltellate alla gola, all’addome e allo sterno, per prelevarle il cuore. Poi è rimasto accanto a lei fino all’ultimo respiro, prima di andare via. L’autopsia sul cadavere della donna servirà anche a verificare il racconto.

Bari, al Policlinico nuovo dispositivo per trasporto del cuore: “Assicura raffreddamento stabile dell’organo”

Un dispositivo avanzato per rendere sempre più sicuro il trasporto del cuore del donatore in quanto assicura un raffreddamento stabile dell’organo e il monitoraggio in tempo reale della temperatura e della posizione. È stato acquistato dal Policlinico di Bari grazie ai fondi Pnrr ed è stato subito impiegato dall’unità operativa di cardiochirurgia, diretta dal professore Tomaso Bottio, per prelevare il cuore di un donatore di Reggio Calabria. “Quattro ore – spiega Bottio – è il tempo massimo che può passare dal prelievo del cuore dal donatore al suo trapianto nel ricevente.

In questo tempo di ischemia, in cui l’organo è privato dell’apporto naturale di sangue e di ossigeno, è fondamentale che l’organo sia mantenuto a temperatura costante. Questo nuovo dispositivo ci permette di standardizzare le variabili della conservazione e fornisce ai medici che prelevano e trasportano il cuore un monitoraggio in tempo reale dei tempi, della temperatura e l’esatta geolocalizzazione”. Il dispositivo di trasporto è particolarmente importante quando l’organo cuore viene prelevato fuori regione o fuori dalla macro area sud, e lo scorso anno i cardiochirurghi del Policlinico di Bari per 42 volte si sono spostati, 23 volte al nord, 16 fuori dalla Puglia e 3 volte sono andati all’estero per il prelievo.

“Grazie all’organizzazione del Centro regionale trapianti e alla professionalità del professore Bottio e della sua giovane equipe di cardiochirurghi, che in qualsiasi momento sono pronti a mettersi in viaggio, il Policlinico di Bari nel 2023 è stato il primo centro in Italia per numero di trapianti di cuore. Con questa innovazione nel trasporto miglioreremo la sicurezza e gli esiti dei trapianti di cuore, contribuendo a salvare più vite”, conclude il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce.