Giovane seminarista denuncia di aver subito abusi da sacerdoti 30 anni fa. La diocesi: “Pronti a collaborare”

“Vicinanza” per una vicenda che crea dolore, e “disponibilità” nei confronti della magistratura. È quanto fa sapere la curia della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca che interviene sui presunti abusi che un uomo ha denunciato di aver subito 30 anni fa da due sacerdoti quando era un giovane seminarista in Salento.

La presunta vittima ha citato la curia chiedendo un risarcimento. La curia precisa di non aver ricevuto alcuna notifica della “azione legale” e rinnova “vicinanza e solidarietà a chiunque abbia subito abusi o molestie in ambito ecclesiale”. Secondo quanto denunciato dall’uomo, le molestie sarebbero state compiute da sacerdoti ora lontani dalla diocesi salentina.

“Nel ricordare che ha agito nel rispetto di quanto previsto dall’ordinamento canonico e dalla Conferenza episcopale italiana, la Curia – si legge infine nella nota – resta a disposizione della magistratura, assicurandole piena collaborazione”.

Donazioni alla Caritas e volontariato, Lerario si pente e ottiene lo sconto della pena. I giudici: “Prova vergogna”

Mario Lerario, l’ex numero uno della Protezione Civile regionale condannato per corruzione, si è pentito. Cosa si nasconde dietro alla decisione dei giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Bari di ridurre la condanna da 5 anni e 4 mesi a 4 anni e 4 mesi per le tangenti negli appalti della Protezione Civile? Lerario negli ultimi mesi ha deciso di effettuare alcune donazioni in favore della Caritas della diocesi di Bari Bitonto e ha annunciato di essere disposto a fare volontariato.

“Deve darsi atto che al di là dell’assenza di qualsivoglia dubbio in merito alla dazione delle somme di denaro, che risulta documentata e che è stata ammessa da entrambi gli imputati i difensori hanno rinunciato a una serie di complesse eccezioni procedurali, oltre che a profili di merito e di riqualificazione del fatto, e così facendo hanno consentito una ben più agevole e tempestiva definizione del giudizio – si legge nelle carte -. Non può non prendersi atto del contegno ulteriormente collaborativo degli imputati, i quali si sono fatti carico di eseguire dei bonifici in denaro in favore di associazioni onlus, hanno criticamente rivisto la loro precedente condotta di vita, dichiarandosi pentiti e vergognandosi per quanto posto in essere, e disponibili a svolgere attività di volontariato, come documentato. Trattasi di comportamento virtuoso che va apprezzato e gratificato attraverso la rimodulazione del trattamento sanzionatorio”.