“È troppo grave, la broncoscopia può ucciderlo”. Fabio destinato all’Hospice: “Silvia sei un angelo”

Un giorno, una settimana? Nessuno può dire quanta vita sia rimasta a Fabio. Dopo alcuni sommari accertamenti, i valori sono precipitati e ormai non c’è più niente fa fare. In appena venti giorni si è passati dalla speranza alla condanna.

Fabio lo sa, ne abbiamo parlato, ma ormai i dolori sono così forti da non avere la lucidità necessaria per dire altro. Ci sono alcune cose che avrebbe voluto spiegare e precisare. Intanto è stato trasferito all’Hospice della clinica barese Santa Rita. Gli ultimi giorni di vita di Fabio lasciano due spunti di riflessione fondamentali.

Non fosse stato lui, probabilmente si sarebbe potuto fare qualcosa in più, senza essere costretti a chiamare questo o quello per segnalare la faccenda, in una sanità in cui gli interessi di pochi stanno prendendo il sopravvento su tutto il resto. La sanità pubblica diventa sempre più incapace di curare chi non ha soldi, amicizie e in ogni caso altre possibilità.

L’altra riflessione forte è la circostanza del dover essere fortunati nel capitare nelle mani di un sanitario anziché un altro. Da un lato l’infermiere innervosito dalla mole di lavoro, che alza la voce perché non riesce a fare subito un esame diagnostico, manco fosse colpa del paziente, ormai privo di forze e incapace di collaborare anche solo alzando un braccio; dall’altro Silvia, collega con gli occhi ancora carichi di passione e voglia di mettersi al servizio, nonostante la maleducazione di qualcuno.

Avrebbe potuto disinteressarsi di Fabio, ma vale per chiunque, invece lo ha visto cianotico, ha capito che avrebbe potuto avere un infarto e lo ha sottoposto immediatamente all’emogas. Risultato? Come ha fatto a sopravvivere senza ossigeno finora? E come non è morto nel trasporto autonomo in ospedale? Insomma, con una carezza e persino una battuta, ha strappato a Fabio gli ultimi sorrisi in mezzo a tanto dolore. Grazie Silvia, perché ci hai mostrato il volto – grazie a Dio non se l’unica – di ciò che resta di buono della sanità pubblica. E per quei tuoi modi gentili non abbiamo dovuto pagare 200 euro (150 euro senza fattura).

Fabio, scoperta shock dopo un malore: “Grossa massa sull’arteria polmonare. Situazione grave”

“Antonio Fabio sta male, ha un tumore, potrebbe morire da un momento all’altro”. Parola più, parola meno, è il contenuto della telefonata fatta dal caposettore di Fabio, lasciato alla sua vita dalla Casa di Quinto Potere, dopo alcuni comportamenti giudicati inaccettabili.

Una notizia del genere non poteva tuttavia lasciarci indifferenti e dunque, come avete visto, abbiamo ricontattato Fabio per capire meglio la situazione, in apparenza già molto complessa. Non solo il male, una massa grossa come un pompelmo aggrappata all’arteria polmonare, ma anche la mancanza di una casa e per il momento di risorse.

Dopo il ricovero con la diagnosi nefasta, Fabio non avrebbe avuto un posto in cui stare. La proprietaria della casa che avrebbe dovuto avere in fitto ha fatto storie. Su cosa abbia davvero Fabio, che non ha ancora svolto tutti gli esami, i medici non sono concordi e anche il loro atteggiamento nei suoi confronti è diverso.

Dopo le dimissioni dal primo ospedale, abbiamo accompagnato Fabio in un altro nosocomio, che lo aspettava per una visita concordata. Nei prossimi video andremo a fondo della vicenda, in ogni caso con la speranza non si tratti di quel tumore mortale già diagnosticato dopo radiografia e tac effettuate in seguito all’accesso in Pronto Soccorso.

Strafatto e nei guai, il male si è portato via Giovanna: Rocco sopravvive alla sorella disperata

Vi ricordate la storia di Rocco Montagna, l’anziano che abbiamo seguito perché caduto nell’abisso tra alcol, droga e gioco d’azzardo? Lo avevamo trovato a dormire in una macchina abbandonata per strada a Triggiano dopo essere stato “cacciato” di casa dalla sorella Giovanna, malata e l’unica tra i restanti 11 fratelli ad avere ancora rapporti con lui.

Giovanna purtroppo non c’è più a causa di una malattia e ora Rocco ora gode della sua eredità. Vive nella sua abitazione mentre continua a rovinarsi la vita con la droga.