Saluto fascista sulla tomba di Mussolini, lo scatto su WhatsApp: bufera sul consigliere di Mola poi le scuse

Fa il saluto fascista sulla tomba di Mussolini a Predappio e pubblica la foto sullo stato di Whatsapp. Protagonista un consigliere comunale di maggioranza di Mola di Bari, Giuseppe Calabrese. L’immagine, che a quanto pare risale a qualche anno fa, non è passata inosservata e ha scatenato diverse polemiche.

“Apprendo con profonda indignazione della pubblicazione, sullo stato WhatsApp di un consigliere comunale di maggioranza, di un’immagine gravemente offensiva dei valori democratici e costituzionali – le parole del sindaco Colonna -. Non si può trattare un gesto simile come una leggerezza, una provocazione, né tantomeno di una scelta personale. È un gesto politicamente e simbolicamente grave, incompatibile con il ruolo di chi rappresenta un’istituzione democratica e con la responsabilità che ne deriva”.

“Mola di Bari è una comunità che si riconosce senza ambiguità nei principi della Costituzione antifascista, nella difesa della dignità umana, nella memoria delle vittime delle dittature e nel rifiuto netto di ogni forma di autoritarismo, odio e discriminazione. Su questo non esistono mediazioni, distinguo o silenzi opportunistici – aggiunge -. L’Amministrazione comunale ha dimostrato nel tempo, con atti concreti e scelte coerenti, la propria adesione ai valori di democrazia, uguaglianza, inclusione e antifascismo. Tra questi, la partecipazione continuativa dal 2019 al Treno della Memoria, a testimonianza di un impegno reale nella costruzione di una coscienza civile e storica, soprattutto tra le giovani generazioni. Ogni simbolo, gesto o richiamo che lo evochi è inaccettabile, soprattutto se proviene da chi ricopre un incarico istituzionale”.

“Chiedo formalmente al consigliere comunale di assumersi pienamente la responsabilità di quanto accaduto, di presentare pubbliche scuse senza ambiguità e di intraprendere ogni iniziativa necessaria a riparare il grave danno arrecato all’istituzione, alla comunità e alla coalizione che rappresento. Chi siede nelle istituzioni ha il dovere non solo di rispettare, ma di difendere attivamente i principi della Costituzione, nei comportamenti pubblici e privati. Su questi valori non si può tacere”, ha concluso il Sindaco.

Sono poi arrivate le scuse di Calabrese. “All’Amministrazione comunale, alla comunità e alla città tutta formulo le mie pubbliche scuse per quella che certamente è una manifestazione grave. Non vi sono giustificazioni possibili per sollevare il mio errore da responsabilità morali e istituzionali. L’aver sottovalutato l’impatto e il significato di tale pubblicazione non è nemmeno una attenuante da valutare. La foto, risalente a diversi anni fa, non corrisponde ai valori che mi hanno accompagnato negli ultimi anni in un percorso politico e di ideali nuovo, rinnovato e riconsiderato nei principi essenziali. Il rispetto dell’altro e delle persone sono ideali che ritengo più importanti di ideologie ormai legate al passato personale”, le parole del consigliere.

“Meloni, Tajani, Salvini farete la fine di Mussolini”, polemiche a Bisceglie per lo striscione: “Grave e intollerabile”

Uno striscione con su scritto ‘Meloni, Tajani, Salvini farete la fine di Mussolini’ è stato esposto ieri sera a Bisceglie, nel nord Barese, nel corso della manifestazione organizzata per esprimere solidarietà agli attivisti della Global Sumud Flotilla e vicinanza alla popolazione palestinese.

A denunciarlo è la consigliera regionale di Fratelli di Italia e originaria di Bisceglie, Tonia Spina che in una nota chiede al sindaco della città, Angelantonio Angarano di prendere le distanze dall’iniziativa.

“Lo striscione è un gesto gravissimo e intollerabile. Non siamo di fronte a una libera opinione, ma ad un messaggio di odio che richiama scenari di morte e violenza, contrari a ogni principio democratico”, sostiene Spina che si rivolge al primo cittadino “che ha patrocinato l’evento” per chiedergli di “prendere pubblicamente le distanze e condannare senza ambiguità quanto accaduto”.

“Tacere – aggiunge – significherebbe legittimare un linguaggio violento che non appartiene alla nostra città”. “La libertà di manifestare è sacra, ma non può trasformarsi in licenza di insultare e minacciare – conclude -. Bisceglie merita di essere ricordata come città di dialogo e non come scenario di derive estremiste”.

Svastiche, foto di Mussolini e insulti agli ebrei in chat: la 24enne Ilaria Partipilo resta leader dei giovani FdI di Bari

Tutto tace attorno a Ilaria Partipilo, la 24enne originaria di Conversano e presidente della giovanile di Fratelli d’Italia per la provincia di Bari, finita al centro dell’inchiesta condotta da Fanpage sul “Gioventù nazionale gate”. Un mese fa erano emersi alcuni suoi messaggi inviati in gruppo privato. “Ebreo infame” o “I down sono menomati” alcune delle frasi visibili negli screen pubblicati dalla testata giornalistica, ma non solo. Erano spuntati anche un’immagine di Mussolini a cavallo, foto di svastiche e croci celtiche, epiteti razzisti e varie esaltazioni al fascismo. “Mi ha contattata un ne*ro”, aveva scritto in un altro contesto.

Il caso ha suscitato parecchio clamore e creato grande imbarazzo in città. Diversi i commenti pubblicati contro la 24enne sui suoi canali social. La famiglia è molto conosciuta ed è cattolica, la mamma ha una libreria in cui vende testi religiosi (è sostenitrice anche lei di Fratelli d’Italia). Nonostante la giovane età, è riconosciuta a livello territoriale e la sua scalata è arrivata sino ai vertici regionali, oltre a collaborare con il deputato FdI Giovanni Donzelli.

Diverse le foto pubblicate sui social al fianco anche del sottosegretario Marcello Gemmato che ha preso subito le distanze.  Non risulta nessun comunicato o alcun provvedimento disciplinare. Neppure la 24enne ha rotto il silenzio sui social fornendo spiegazioni, anzi si è rifugiata in un silenzio tombale.

 

Aggressione al corteo antifascista a Bari, Alberga in aula: “Ci ispiriamo a Che Guevara su Mussolini non rispondo”

Si è tenuta in giornata la nuova udienza del processo sull’aggressione contro i partecipanti alla manifestazione “Bari non si lega” che si è tenuta nel capoluogo pugliese il 21 settembre del 2018 in concomitanza con la visita in città dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

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