Bari, chiesero aiuto ad un fedelissimo del clan Parisi. Reintegrate le due vigilesse sospese: tornano al lavoro

Il tribunale del lavoro di Bari ha annullato il licenziamento e ordinato il reintegro delle due vigilesse della polizia locale licenziate dal Comune di Bari a marzo del 2024 perché coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 130 misure cautelari per presunti episodi di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019.

Secondo le indagini, le vigilesse avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, le avrebbe insultate.

Per i giudici del tribunale del Lavoro, il loro licenziamento non è stato però proporzionato rispetto ai fatti contestati dalle vigilesse che hanno presentato ricorso.

I giudici infatti non hanno rilevato un rapporto “illecito con soggetti esterni all’amministrazione e i saltuari contatti telefonici avuti con un soggetto ritenuto di spessore criminale non possono costituire di per sé motivo di licenziamento”.

Inoltre, “la condotta della ricorrente, oggetto di addebito, non ha mai comportato l’omissione dell’attività sanzionatoria nei confronti dei soggetti responsabili delle violazioni”.

Pertanto i giudici ribadiscono che, “in relazione agli episodi oggetto di procedimento disciplinare, la ricorrente ha adempiuto ai propri doveri d’ufficio, procedendo all’elevazione delle sanzioni amministrative nei confronti dei trasgressori”. Il Comune presenterà ricorso.

Taranto, barista si assenta 180 giorni per malattia e viene licenziato. Il giudice lo reintegra: “Calcolo sbagliato”

Il titolare dell’attività avrebbe utilizzato il Contratto collettivo per i dipendenti da aziende del Terziario, della distribuzione e dei servizi, non considerando che il rapporto di lavoro era invece regolamentato dal contratto Pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale e turismo.

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Licenziato dalla Skf e reintegrato dal giudice, primo giorno di lavoro per Michele Glorioso: “Sono rinato”

Primo giorno di lavoro per Michele Glorioso, l’operaio licenziato dalla Skf, insieme a un suo collega, perché accusato di aver causato la perdita di una commessa importante per dei cuscinetti difettosi. Oggi, accompagnato dal Comitato contro i licenziamenti, nato per supportare la lotta di Michele e con ha scritto una pagina importante del movimento operaio, è tornato a prestare servizio nella stessa azienda dopo una lunga e faticosa vicenda giudiziaria che ha portato alla decisione del reintegro. La sua mansione adesso è nel reparto di confezionamento dei prodotti. La sua vicenda l’abbiamo seguito fin dai primi momenti, quando gli era stata recapitata la lettera di licenziamento e assieme ai colleghi e alla sua famiglia aveva lottato affinché gli venisse restituito il lavoro, tanto importante da rifiutare dei soldi durante la conciliazione. 

“Sono stato accolto in modo cordiale dal capo del personale. Tanti colleghi mi hanno abbracciato e altri mi hanno confessato di non averlo fatto per timore. Ho voluto cominciare subito a lavorare a testa alta perché era ciò che chiedevo”. Contenta anche la figlia di sei anni, colei che fuori alla Skf chiedeva il ritorno al lavoro per il padre. Probabilmente le beghe giudiziarie non sono finite perché circola la voce che l’azienda possa ricorrere in appello. Michele però non ci pensa perché è più importante il ritorno alla normalità.