Dal Csm quattro sì per Emiliano consulente di una commissione del Senato: deciderà il Plenum

Con quattro voti favorevoli e due contrari, la terza commissione del Csm (presidente Marcello Basilico) propone la delibera di autorizzazione – a maggioranza di 4 a 2 – sul futuro dell’ex governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, come consulente della commissione speciale d’inchiesta sul lavoro irregolare del Senato.

Per il ritorno in magistratura di Emiliano, come giudice a Benevento, hanno votato due componenti. Ora la parola finale spetta al Plenum del Csm. Dal gennaio scorso, da quando non è più presidente della Regione Puglia, Emiliano ha ricevuto diversi ‘no’ dalla terza commissione del Csm alle richieste avanzate dalla Regione Puglia su una ulteriore aspettativa per ricoprire il ruolo di consulente dell’ente.

Ritorno in magistratura o l’incarico al Senato, Emiliano sentito dalla commissione Csm: “Pronto a obbedirvi”

A cinque mesi dalla fine del mandato da governatore della Puglia, Michele Emiliano si trova ancora in una fase di transizione: non guida più la Regione ma non è ancora rientrato in magistratura. La decisione definitiva del Consiglio superiore della magistratura potrebbe arrivare già la prossima settimana, quando il Plenum sarà chiamato a pronunciarsi sul suo futuro professionale.

Ascoltato dalla Terza commissione del Csm, Emiliano ha indicato come possibili destinazioni la Procura di Benevento o la Direzione nazionale antimafia in caso di rientro come pubblico ministero. Resta però aperta anche l’ipotesi di un incarico fuori ruolo come consulente della commissione d’inchiesta del Senato sul lavoro, con particolare attenzione al fenomeno del caporalato.

La richiesta è arrivata dal presidente della commissione, Tino Magni, ma dal Senato non sarebbero ancora giunte ulteriori comunicazioni richieste dal Csm, rallentando l’iter.

Lo stesso Emiliano ha ribadito la disponibilità a seguire i principi della riforma Cartabia, che limita il ritorno in funzioni giudiziarie per chi ha svolto attività politica. “Per me è ovvio obbedire a quelli che sono gli indirizzi del Csm – le sue parole riportate da La Repubblica -. L’attuale normativa prevede che chi è stato in politica non possa rientrare nelle funzioni per evitare un danno molto grave all’indipendenza e all’immagine di imparzialità della magistratura e quindi ho dato la mia disponibilità, laddove loro lo ritengano, anche a essere collocato fuori ruolo secondo la legge Cartabia. Anche se ovviamente a me non si applica perché io sono andato in aspettativa prima dell’entrata in vigore della norma, ho comunque dato disponibilità ad applicarla”.

Emiliano, il Csm rinvia l’audizione mentre cresce il pressing del Senato: “Figura chiave per la lotta al caporalato”

Slitta alla prima settimana di giugno l’audizione dell’ex governatore pugliese Michele Emiliano davanti alla Terza commissione del Csm. L’incontro, inizialmente previsto per oggi, avrebbe dovuto affrontare il tema del rientro in magistratura e delle possibili sedi di destinazione.

Alla base del rinvio resta aperta la questione della richiesta avanzata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, che vorrebbe Emiliano come consulente fuori ruolo al Senato. Proprio nelle ultime ore al Csm è arrivata la lettera del presidente della commissione, Tino Magni, inviata il 19 maggio in risposta alla richiesta di chiarimenti sul futuro incarico dell’ex presidente della Regione Puglia.

Nel documento Magni difende la necessità di un impiego a tempo pieno di Emiliano, definendolo “fondamentale” per le attività della commissione, soprattutto sul fronte del contrasto al caporalato e alle nuove forme di sfruttamento lavorativo. Il presidente chiarisce inoltre che non sarebbe previsto alcun trasferimento dell’attuale magistrata già in servizio come consulente, ma un potenziamento dell’organico, richiamando anche il modello della commissione Covid che si avvale di tre magistrati.

Secondo quanto spiegato nella missiva, Emiliano potrebbe contribuire all’analisi delle indagini condotte dagli uffici requirenti sui fenomeni di sfruttamento, fornendo indicazioni utili per nuove ipotesi normative e per individuare strumenti di prevenzione e contrasto al caporalato, coinvolgendo anche gli enti locali.

La lettera si chiude con un appello al Csm affinché autorizzi l’incarico, sottolineando come l’importanza delle tematiche trattate sia stata richiamata più volte anche dal presidente della Repubblica. Ora la decisione passa al Consiglio superiore della magistratura, dove sul caso Emiliano restano divisioni tra le diverse correnti.

Senato approva la legge salva consiglieri, nessun taglio ai seggi: in Puglia restano 50

Il Senato ha approvato a maggioranza il disegno di legge che consentirà alla Puglia di mantenere invariato il numero di consiglieri regionali nella prossima legislatura. Ora, la seconda lettura, spetta alla Camera presumibilmente entro la pausa estiva.

“Un’approvazione che arriva dopo un iter molto lungo e affonda le radici nell’emendamento proposto sei mesi fa alla Camera dal collega on.Mauro D’Attis, ideatore della norma che preserva la rappresentanza di tutti i territori delle Regioni – commenta il proponente del provvedimento, il senatore di Forza Italia Dario Damiani -. Poi, abbiamo presentato un emendamento al Senato al decreto Milleproroghe, ma abbiamo ritenuto che lo strumento migliore per raggiungere l’obiettivo fosse un disegno di legge. E così, sempre al Senato, abbiamo depositato il ddl a firma di tutti i capigruppo di maggioranza”.

“Come è ormai noto, il testo stabilisce che il numero dei consiglieri regionali è mantenuto (a 50, nel caso pugliese) qualora la popolazione si riduca entro il limite del 5 per cento rispetto alle soglie indicate. E’ un intervento legislativo che rende più dinamico e flessibile il sistema – spiega – e mira a scongiurare che lievi scostamenti del numero di abitanti possano determinare automaticamente il mutamento della composizione dei Consigli regionali. Quindi, siamo sulla strada giusta e abbiamo motivo di credere che entro la pausa estiva si potrà mettere in sicurezza la rappresentatività dei cittadini nell’assise regionale, assicurando la presenza di eletti di tutte le province pugliesi”.

Nuovo Codice della Strada, ok del Senato. Telefono alla guida, monopattini, alcol e multe più salate: tutte le novità

Via libera definitivo al Senato al nuovo Codice della Strada con 83 sì, 47 no e un solo astenuto. Nel disegno di legge ci sono sanzioni più salate, nuove regole per chi guida in stato d’ebbrezza o al telefono e anche restrizioni per i monopattini elettrici.

Per chi è sorpreso con il telefono alla guida patente sospesa per una settimana e decurtazione fino a 10 punti. Se i punti sono più bassi, la sospensione è di 15 giorni. In caso di recidiva, multa fino a 1.400 euro e sospensione della patente fino a tre mesi. Pene più severe se l’uso del telefonino causa un incidente. I neopatentati per i primi tre anni potranno guidare solo veicoli con potenza specifica fino a 75 kW/t e potenza massima di 105 kW. Sanzione da 173 a 694 euro a chiunque superi di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità. Se la violazione è compiuta all’interno di un centro abitato e per almeno due volte nell’arco di un anno, la sanzione è innalzata fra 220 e 880 euro con sospensione della patente da quindici a trenta giorni.

Novità anche per la guida in stato di ebbrezza. Tra 0,5 e 0,8 grammi per litro patente sospesa da 3 a 6 mesi e multa fino a 2.170 euro. Tra 0,8 e 1,5 grammi per litro: arresto fino a 6 mesi e multa raddoppiata. Oltre 1,5 grammi per litro: arresto da 6 mesi e un anno, multa da 1.500 a 6.000 euro e patente sospesa da 1 a 2 anni. Chi viene trovato con un tasso alcolemico da 0,8 in su potrà guidare solo veicoli con a bordo l’alcolock: il conducente dovrà soffiarci dentro ad ogni accensione della vettura. L’automobile potrà essere avviata solo se il dispositivo rileverà l’assenza totale di alcol. Tolleranza zero per chi fa uso di stupefacenti. Chi viene trovato alla guida drogato non dovrà più necessariamente essere in uno stato di alterazione psico-fisica, ma basterà che risulti positivo ai test perché scatti la revoca della patente e la sospensione di tre anni.

Per i monopattini previsti l’obbligo di targa, l’assicurazione, il casco (in assenza di documenti, multe da 100 a 400 euro), l’obbligo di indicatori luminosi per svolta e frenata (in caso di assenza, multe tra 200 e 800 euro). I mezzi non possono uscire dai centri urbani.

Sanzioni più elevate previste per la sosta nei parcheggi per i disabili (da 330 a 990 euro) e nelle corsie o fermate degli autobus (da 165 a 660 euro). Definite anche l nuove modalità di posizionamento degli autovelox, utilizzabili solo se il massimo della velocità concessa sul tratto di strada non sia di oltre 20 km/h inferiore rispetto a quanto previsto dal Codice per quel tipo di strada. Il dispositivo dovrà essere preceduto da un apposito segnale a non meno di un chilometro prima. Tra due autovelox si dovrà mantenere una distanza di almeno 3 chilometri sulle strade extraurbane principali e di uno su quelle secondarie. Per coloro che prendono più multe nello stesso tratto stradale, in un periodo di tempo di un’ora e di competenza dello stesso ente, non si cumulano le sanzioni, se ne pagherà una sola, quella più grave aumentata di un terzo. Nel nuovo Codice della Strada è prevista la revoca o sospensione della patente fino a un anno per chi abbandona gli animali in strada.

Ok definitivo del Parlamento al decreto legge ex-Ilva: c’è il via libera anche della Camera

L’Aula della Camera ha approvato con 154 sì e 46 no il decreto legge sull’ex-Ilva. Il provvedimento, che ha già ricevuto il via libera dal Senato il 5 marzo, diventa definitivo. Il testo varato dal Consiglio dei ministri a metà gennaio prevede, tra l’altro, l’ammissione immediata alla procedura di amministrazione straordinaria, su istanza dei soci con almeno il 30% del capitale, per le imprese di interesse strategico nazionale, con almeno 500 dipendenti e debiti per 300 milioni.