Bari, tentata strage nella Sala del Regno dei Testimoni di Geova: arrestato il 39enne Francesco Cuoccio

È Francesco Cuoccio, 39 anni, residente a Bari, l’uomo arrestato con l’accusa di fabbricazione e porto abusivo di ordigni e turbamento di funzioni religiose dopo aver tentato di introdurre un ordigno incendiario nella Sala del Regno dei Testimoni di Geova in via Buccari, nel quartiere Carrassi.

Secondo il gip Nicola Bonante, che ha disposto la custodia cautelare in carcere su richiesta del pm Marcello Quercia, l’uomo aveva preparato un congegno artigianale composto da una tanica con benzina, fiammiferi e una sigaretta, con cui avrebbe potuto provocare un incendio durante una cerimonia religiosa. Nella sala erano presenti circa 78 fedeli, tra cui anche bambini.

Il piano è stato sventato grazie ai volontari della comunità, che hanno avvertito odore di benzina e hanno allontanato l’uomo prima che l’ordigno potesse essere attivato. Le indagini hanno ricostruito i suoi movimenti: prima l’acquisto della benzina in una stazione di servizio nel sottopassaggio di piazza Sant’Antonio, poi il trasporto del contenitore fino al luogo di culto in una busta blu utilizzando una bicicletta a noleggio. Telecamere e testimonianze hanno confermato la sua responsabilità.

Il giudice ha evidenziato la pericolosità sociale dell’indagato e il rischio di reiterazione del reato, ritenendo il carcere l’unica misura adeguata. I motivi del gesto non sono ancora chiari, ma non si esclude una possibile matrice teologica o fanatismo religioso. Cuoccio è ora detenuto in attesa dell’interrogatorio di garanzia, mentre proseguono le indagini.

Bari, attentato sfumato nella Sala del regno dei Testimoni di Geova. Scoperto dai fedeli scappa via: arrestato 39enne

Nella prima mattinata, la Polizia di Stato, sugli sviluppi dell’attività d’indagine svolta a seguito dell’atto intimidatorio diretto nei confronti della congregazione religioso cristiana dei testimoni di Geova, dello scorso 1° marzo, ha individuato un soggetto di 39 anni, barese.

Il sospettato è accusato di fabbricazione o detenzione di materie esplodenti, fabbricazione e porto di ordigno incendiario, nonché turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa. Attività di polizia giudiziaria allo stato compiuta nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

Nel pomeriggio del 1° marzo, presso la Sala del regno dei Testimoni di Geova, al quartiere Carrassi, ove era in corso di svolgimento una funzione religiosa alla quale partecipavano oltre 70 fedeli, tra cui diversi bambini, un uomo – descritto dai presenti dalla apparente età di 40 anni, con occhiali da vista, italiano – ha chiesto di poter assistere alla cerimonia.

Accolta la richiesta, l’uomo si è accomodato nella zona posteriore della sala, poggiando una busta di colore celeste, di cui era munito, sul pavimento. Il forte odore di benzina proveniente dalla busta ha provocato immediatamente allarme tra i presenti che hanno così chiamato il numero di emergenza 112 Nue, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine.

L’uomo vistosi scoperto ha quindi abbandonato la busta e si è velocemente allontanato. Sopraggiunti gli equipaggi della Digos, delle Volanti e gli artificieri della Questura hanno constatato che all’interno della busta vi era un manufatto costituente un ordigno incendiario rudimentale, immediatamente reso inoffensivo dagli artificieri.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Digos, anche mediante l’esame delle immagini registrate da alcuni impianti di videosorveglianza di esercizi commerciali della zona, l’uomo ha raggiunto il menzionato luogo di culto a bordo di una bicicletta a noleggio di una nota società di BIKE SHARING, portando con sé una busta di colore celeste con all’interno una tanica di plastica che poco prima aveva riempito di benzina presso una stazione di servizio ubicata nella stessa zona. Alla tanica era collegato un dispositivo rudimentale di accensione che fungeva da innesco.

Accogliendo la ricostruzione investigativa, la locale Procura della Repubblica ha chiesto ed ottenuto, dal Giudice per le indagini preliminari, l’odierna misura che dispone l’applicazione della misura cautelare dell’arresto in carcere nei confronti del sospettato.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, l’eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti dell’indagato che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, è da presumersi innocente fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo e imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo allo stesso.

Dona un rene al marito, al Policlinico di Bari trapianto senza trasfusioni per scelta religiosa: entrambi stanno bene

Un trapianto di rene da donatore vivente senza l’utilizzo di trasfusioni di sangue, per scelta religiosa del paziente, è stato eseguito al Policlinico di Bari dal professore Pasquale Ditonno, direttore dell’unità operativa di urologia e trapianto rene del Policlinico di Bari.

In sala operatoria una coppia di coniugi, entrambi testimoni di Geova attivamente impegnati nella loro comunità religiosa. La moglie di 35 anni ha scelto di donare un rene al marito di 49 anni, in grave insufficienza renale.

La donazione è avvenuta prima che il paziente iniziasse il percorso di dialisi, riducendo così i rischi di complicanze e l’attesa di un organo compatibile, che può arrivare anche a tre anni. “Abbiamo maturato un’esperienza importante al Policlinico di Bari nell’esecuzione di trapianti di rene da donatore vivente, in questo caso però – spiega Ditonno – non potevamo commettere errori e far ricorso a trasfusioni nel rispetto delle volontà dei pazienti”.

“Tutte le scelte di donazione da vivente – aggiunge il professor Loreto Gesualdo coordinatore del Centro regionale trapianti – sono importanti e il Centro regionale trapianti le sottopone, come previsto, alla valutazione di una commissione terza. In questo caso la scelta religiosa ci ha messo davanti a una sfida importante”.

“I coniugi – sottolinea – nonostante il rischio intrinseco legato alla loro decisione, hanno affrontato l’intero percorso con una straordinaria determinazione, certi della scelta di affidarsi al Policlinico di Bari e con il supporto della loro comunità religiosa che li ha sostenuti in ogni fase del percorso”.

“Il successo dell’intervento – conclude il direttore generale dell’azienda ospedaliero universitaria barese, Antonio Sanguedolce – conferma ancora una volta l’elevata specializzazione del Policlinico di Bari nell’attività trapiantologica”.