Bari, ripristinato il murale dedicato a Falcone e alle vittime della strage di Capaci: “Risposta immediata”

Questa mattina l’assessore alla Legalità e Antimafia sociale Nicola Grasso e la presidente della Giunta distrettuale di Bari dell’Associazione nazionale magistrati Antonella Cafagna si sono recati nel parco Maugeri, insieme agli artisti Gianfranco Susca e Noemi Mastrorillo del collettivo Sungre, per ripristinare il murale dedicato a Giovanni Falcone e alle vittime della strage di Capaci, vandalizzato nei giorni scorsi.

L’opera, realizzata lo scorso maggio nell’ambito delle iniziative promosse dall’ANM per ricordare la strage di Capaci, era stata deturpata con scritte e disegni sui volti raffigurati nel murale. L’amministrazione comunale e l’Associazione nazionale magistrati hanno voluto intervenire immediatamente per restituire alla città l’opera e riaffermarne il valore di presidio di memoria e legalità.

“L’amministrazione comunale ha voluto dare una risposta immediata all’imbrattamento del murale che, nel mese di maggio, avevamo voluto realizzare come presidio di legalità all’interno del parco Maugeri – ha dichiarato l’assessore Nicola Grasso -. Ripristinare quest’opera significa restituire alla città un angolo di bellezza e di arte, ma soprattutto ribadire quale debba essere il modo di vivere questo spazio cittadino. Ciò che è pubblico non è terra di nessuno: è patrimonio di tutti e, proprio per questo, ciascuno di noi è chiamato a rispettarlo e a prendersene cura. Vogliamo che il parco Maugeri sia sempre più un luogo di aggregazione sana, aperto e pienamente fruibile da tutti i cittadini. È un impegno che l’amministrazione comunale intende portare avanti insieme alla Polizia locale, alle istituzioni e a tutti i soggetti che vorranno collaborare, a partire dagli stessi cittadini che ogni giorno vivono questo spazio”.

“Abbiamo scelto l’arte come strumento per consegnare ai cittadini di questo quartiere e alla città di Bari un segno permanente dell’impegno delle istituzioni nel contrasto all’illegalità – ha dichiarato Antonella Cafagna -. Abbiamo deciso di reagire in maniera celere e tempestiva all’imbrattamento dell’opera che avevamo eretto a presidio permanente di memoria civile. Lo abbiamo fatto perché questo murale possa continuare a conservare, agli occhi dei cittadini, il significato che avevamo inteso attribuirgli quando lo abbiamo immaginato e consegnato alla città: rappresentare uno strumento visivo per ricordare il significato che quelle stragi hanno avuto nella storia d’Italia e il sacrificio pagato dai magistrati e da quanti hanno perso la vita per difendere lo Stato e la legalità”.

Ruvo, vandalizzata la targa in memoria delle vittime della strage ferroviaria Andria-Corato: “Vergogna”

Un grave atto di vandalismo ha colpito la targa commemorativa dedicata alle 23 vittime del disastro ferroviario del 12 luglio 2016 sulla tratta Andria-Corato. Il monumento, situato nel piazzale della stazione di Ruvo di Puglia, è stato divelto e distrutto, probabilmente da un gruppo di giovanissimi secondo le prime testimonianze raccolte.

L’episodio assume un significato ancora più doloroso perché avvenuto a pochi giorni dal decimo anniversario della tragedia. La segnalazione, diffusa inizialmente sui social, ha suscitato profonda indignazione tra i cittadini, che hanno condannato il gesto definendolo una grave mancanza di rispetto nei confronti delle vittime e delle loro famiglie.

Le autorità stanno svolgendo gli accertamenti per individuare i responsabili, mentre numerosi residenti chiedono che la targa venga ripristinata in tempo per le commemorazioni del 12 luglio.

Bari, tentata strage nella Sala del Regno dei Testimoni di Geova: chiesto il giudizio immediato per il 39enne Cuoccio

Prove ritenute evidenti e richiesta di giudizio immediato: è questa la posizione della Procura di Bari nei confronti di Francesco Cuoccio, 39enne incensurato, accusato di aver pianificato un attacco incendiario all’interno di un luogo di culto.

Secondo il procuratore aggiunto Marcello Quercia, gli elementi raccolti dagli inquirenti sarebbero sufficienti a evitare la fase dell’udienza preliminare e procedere direttamente al processo. I fatti risalgono al 1° marzo scorso, quando l’uomo si è introdotto nel tempio dei Testimoni di Geova nel rione Carrassi, dove erano presenti circa 70 fedeli, tra cui anche alcuni bambini.

Cuoccio si era presentato con occhiali da vista e una busta azzurra. All’interno, come accertato successivamente, erano nascosti una tanica di benzina e un innesco artigianale, configurando un potenziale ordigno incendiario.

L’uomo è stato arrestato pochi giorni dopo dagli agenti della Digos di Bari nel suo appartamento. Le indagini hanno ricostruito i suoi movimenti: era arrivato sul posto con una bicicletta a noleggio ed era stato ripreso dalle telecamere di un distributore di carburante mentre riempiva la tanica.

Le accuse nei suoi confronti sono gravi: fabbricazione o detenzione di materie esplodenti, fabbricazione e porto di ordigno incendiario e turbamento di funzioni religiose. Durante gli interrogatori, Cuoccio non avrebbe fornito alcuna spiegazione plausibile sul movente del gesto.

Bari, tentata strage nella Sala del Regno dei Testimoni di Geova: arrestato il 39enne Francesco Cuoccio

È Francesco Cuoccio, 39 anni, residente a Bari, l’uomo arrestato con l’accusa di fabbricazione e porto abusivo di ordigni e turbamento di funzioni religiose dopo aver tentato di introdurre un ordigno incendiario nella Sala del Regno dei Testimoni di Geova in via Buccari, nel quartiere Carrassi.

Secondo il gip Nicola Bonante, che ha disposto la custodia cautelare in carcere su richiesta del pm Marcello Quercia, l’uomo aveva preparato un congegno artigianale composto da una tanica con benzina, fiammiferi e una sigaretta, con cui avrebbe potuto provocare un incendio durante una cerimonia religiosa. Nella sala erano presenti circa 78 fedeli, tra cui anche bambini.

Il piano è stato sventato grazie ai volontari della comunità, che hanno avvertito odore di benzina e hanno allontanato l’uomo prima che l’ordigno potesse essere attivato. Le indagini hanno ricostruito i suoi movimenti: prima l’acquisto della benzina in una stazione di servizio nel sottopassaggio di piazza Sant’Antonio, poi il trasporto del contenitore fino al luogo di culto in una busta blu utilizzando una bicicletta a noleggio. Telecamere e testimonianze hanno confermato la sua responsabilità.

Il giudice ha evidenziato la pericolosità sociale dell’indagato e il rischio di reiterazione del reato, ritenendo il carcere l’unica misura adeguata. I motivi del gesto non sono ancora chiari, ma non si esclude una possibile matrice teologica o fanatismo religioso. Cuoccio è ora detenuto in attesa dell’interrogatorio di garanzia, mentre proseguono le indagini.

Molfetta, l’ex carabiniere che ha fermato il ladro col kalashnikov: “Ho evitato una strage ma non sono un eroe”

“Tutto sommato bene. Ho una frattura della tibia e la rotula è completamente andata”. Inizia così il racconto di Carlo Piazzolla, il carabiniere in pensione di 65 anni che ieri ha fermato nel parcheggio il rapinatore che ha seminato il panico al Gran Shopping di Molfetta.

L’uomo, che è stato arrestato con le accusa di rapina, lesioni e porto d’arma da guerra, ha svaligiato indisturbato una gioielleria. Era armato e sono stati esplosi alcuni colpi di kalashnikov all’esterno. Piazzola è ricoverato al Policlinico.

“Mi trovavo al centro commerciale per caso. Stavo prendendo un caffè con mia sorella e ho iniziato a sentire un po’ di trambusto – le parole di Piazzolla a La Repubblica -. Volevo capire cosa stesse succedendo e mi hanno detto che c’era un uomo armato che stava facendo una rapina. Sono andato a vedere nonostante mia sorella mi dicesse di lasciar perdere. Ero in una zona defilata e l’ho visto riempire i due sacchi di merce. Così l’ho seguito nel parcheggio. Poi è successo quello che tutti hanno visto nei video. Ho visto subito che era un kalashnikov AK-47, l’ho riconosciuto”.

“Non mi aspettavo che sparasse. Io però sono andato subito diretto verso di lui. Lui ha capito le mie intenzioni e ha alzato subito l’arma contro di me. Ho pensato: ‘Se non reagisco, mi spara nello stomaco’. Volevo immobilizzarlo. Il mio scopo era quello di saltargli addosso e renderlo innocuo. Poi ha sparato. Fortunatamente sono riuscito ad abbassare la canna della mitragliatrice. I colpi mi hanno preso la gamba. Nell’attimo in cui ha sparato ho subito spostata l’arma. Avrebbe potuto colpire i passanti e tutti quelli che erano lì intorno. E intanto mi avrebbe preso, perché aveva l’arma rivolta verso di me.

“Mi sono tappato i buchi fatti dai proiettili, da cui ha cominciato a uscire il sangue – ha aggiunto -. Sono anche cardiopatico, per cui ho chiesto subito di chiamare un’ambulanza perché temevo un’emorragia. Non ho pensato di morire.  Ho fatto il carabiniere per quarant’anni, ero luogotenente. Queste cose o ce le hai o non ce le hai. Ora sono in pensione, non l’ho fatto per qualche ricompensa o avanzamento di carriera. Lui era a terra e ho pensato: finalmente l’incubo è finito. Poi mi sono preoccupato dalle mie ferite. Non mi sento un eroe, assolutamente no”.

La strage dei ciclisti di Andria a Terlizzi, eseguite le autopsie: “Gravi traumi, fratture e lesioni agli organi interni”

Sono state eseguite nell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari le autopsie sui corpi di Sandro Abruzzese, Vincenzo Mantovani e Antonio Porro, i ciclisti travolti e uccisi domenica scorsa da un’auto mentre percorrevano la provinciale 231 in direzione sud, vicino a Terlizzi.

Sui corpi sono stati rilevati gravi traumatismi, fratture e lesioni agli organi interni. Sono in corso altri accertamenti che riguardano anche le divise indossate delle vittime che erano tutte di Andria e componenti di CicloAvis, la sezione cittadina degli amanti della bici dell’Avis. Le salme saranno riconsegnate domani alle famiglie.

La Procura di Trani ha aperto una inchiesta per omicidio stradale plurimo per fare chiarezza ed ha iscritto nel registro degli indagati il conducente dell’auto che ha investito i tre. Si tratta di un 30enne del Barese.

La strage dei ciclisti di Andria a Terlizzi, al via le autopsie: il 30enne di Ruvo indagato per omicidio non ricorda nulla

Al via le autopsie sui corpi del 70enne Antonio Porro, del 50enne Vincenzo Mantovani e del 30enne Sandro Abruzzese, i tre ciclisti tutti andriesi del gruppo sportivo Avis di Andria deceduti domenica mattina sulla provinciale 231 all’altezza di Terlizzi dall’auto guidata da un 30enne di Ruvo.

Il gruppo era composto da 5 ciclisti, i due in coda sono stati solo sfiorati, mentre i tre davanti colpiti in pieno e morti sul colpo. L’automobilista è sceso dall’auto (schiantata sullo spartitraffico centrale della provinciale) dopo l’impatto e ha chiamato i soccorsi, prima di buttarsi disperato sull’asfalto, disperato.

È rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale in stato di choc, continua ad affermare di non ricordare nulla dell’accaduto e di non averli visti a causa del sole. Ora risulta indagato per omicidio stradale plurimo.

Le indagini dei carabinieri sono coordinate dalla Procura di Trani, dalle prime ricostruzioni l’auto andava a 150 chilometri all’ora quando il limite è di 90. È stato sequestrato il suo telefonino, così come i mezzi coinvolti nel tragico schianto, e si stanno passando a setaccio le chat e i tabulati telefonici. Si attende l’esito dei test su droga e alcol eseguiti sul 30enne.

La violenza dell’impatto è impressa nelle condizioni delle tre bici. Una ruota posteriore piegata in due, l’altra spezzata a metà, mentre una delle tre bici è volata oltre il guardrail fino al margine esterno della carreggiata complanare. 

I tre ciclisti, dopo un volo di diversi metri, sono caduti sanguinanti e immobili sull’asfalto. Quando i soccorritori del 118 sono arrivati sul posto per i tre non c’era più nulla da fare. Una volta concluse le autopsie, le salme saranno riconsegnate alle famiglie per i funerali. Ad Andria è già annunciato il lutto cittadino per quel giorno.

Bari, decine di gomme forate fuori dal Municipio 1: sulle tracce dello psicopatico di via Garruba

Un altro mistero avvolge la città di Bari. Questa volta ci troviamo in via Garruba dove uno psicopatico ha forato una decina di gomme fuori dal Municipio I sabato scorso.

Un’altra vicenda su cui Quinto Potere accende inevitabilmente i suoi riflettori, alla ricerca del responsabile. Chissà che un aiuto non possa arrivare dalle diverse telecamere di videosorveglianza posizionate nella zona.