Mamma e figlio morti a Calimera, oggi i funerali del piccolo Elia Perrone: proclamato lutto cittadino

Si terranno oggi 26 novembre alle 14.30 a Calimera (nella Chiesa della Madonna della Fiducia), in provincia di Lecce, i funerali di Elia Perrone, il bambino di 8 anni ucciso nella notte tra lunedì e martedì scorsi dalla mamma, Najoua Minniti, nell’appartamento in cui viveva. La donna si è poi suicidata. Il cadavere della 35enne era stato rinvenuto in mare a Torre Dell’Orso poche ore prima di quello del figlio.

Al momento l’ipotesi prevalente della Procura di Lecce, che ha aperto un’inchiesta contro ignoti per omicidio volontario e istigazione al suicidio, è che la 35enne, dopo aver soffocato e ucciso il figlio nel sonno, ha raggiunto a bordo della propria auto un tratto del litorale adriatico della provincia di Lecce, per suicidarsi gettandosi in mare. Anche l’autopsia, disposta dalla Procura, ha confermato la morte per soffocamento del piccolo.

Nel comune salentino, in occasione dei funerali, il sindaco Gianluca Tommasi ha proclamato il lutto cittadino. Oggi è stata aperta la camera ardente. “Custodiremo il suo sorriso e la sua innocenza – si legge in una manifesto dell’amministrazione comunale – con rispetto e commozione”. La salma della 35enne è rientrata in Calabria dove vivono i genitori.

Mamma e figlio morti a Calimera, ritrovata l’auto di Najoua: era nelle acque di Roca. Attesa per le autopsie

È stata ritrovata nelle acque di Roca la Lancia Y di Najoua Minniti, la 35enne che nei giorni scorsi ha ucciso a Calimera il figlio Elia di 8 anni prima di togliersi la vita.

Il corpo della 35enne è stato rinvenuto martedì pomeriggio nelle acque di Torre Dell’Orso, marina di Melendugno. La stessa sera è stato trovato morto il piccolo Elia, nell’appartamento in cui vivevano.

L’ipotesi prevalente della Procura di Lecce è quella dell’omicidio-suicidio. La 35enne, dopo aver soffocato e ucciso il figlio nel sonno, ha raggiunto a bordo della propria auto un tratto del litorale adriatico della provincia di Lecce, per suicidarsi.

S’indaga anche per istigazione al suicidio a carico di ignoti, un atto dovuto per effettuare l’autopsia anche sul corpo della donna che potrebbe essere svolta oggi, così come quella sul corpo di Elia. La Procura procedeva già per omicidio volontario sempre contro ignoti. Ci sono alcuni punti oscuri ancora da chiarire nella vicenda.

Il papà di Elia, a dicembre scorso, aveva parlato ai servizi sociali delle intenzioni di Najoua nei confronti del piccolo. Il legale della donna ha invece accusato l’uomo, parlando della condanna ricevuta per maltrattamenti. 

 

Mamma e figlio morti, s’indaga per istigazione al suicidio e si cerca l’auto di Najoua: in campo anche i droni

S’indaga anche per istigazione al suicidio in relazione alla morte di Najoua Minniti e di suo figlio di 8 anni, Elia Perrone, trovati morti martedì sera a Calimera. Il corpo della 35enne è stato rinvenuto martedì pomeriggio nelle acque di Torre Dell’Orso, marina di Melendugno. La stessa sera è stato trovato morto il piccolo Elia, nell’appartamento in cui vivevano.

L’ipotesi prevalente della Procura di Lecce è quella dell’omicidio-suicidio. La 35enne, dopo aver soffocato e ucciso il figlio nel sonno, ha raggiunto a bordo della propria auto un tratto del litorale adriatico della provincia di Lecce, per suicidarsi. L’auto (una Lancia Y) non è stata ancora trovata ma si stanno utilizzando anche i droni nelle ricerche.

L’indagine per istigazione al suicidio, a carico di ignoti, è un atto dovuto per effettuare l’autopsia anche sul corpo della donna che potrebbe essere svolta lunedì, così come quella su Elia. La Procura procedeva già per omicidio volontario sempre contro ignoti. Ci sono alcuni punti oscuri ancora da chiarire nella vicenda.

Il papà di Elia, a dicembre scorso, aveva parlato ai servizi sociali delle intenzioni di Najoua nei confronti del piccolo. Il legale della donna ha invece accusato l’uomo, parlando della condanna ricevuta per maltrattamenti. 

 

Madre e figlio morti a Calimera, il legale di Najoua: “Non è un mostro l’ex è stato condannato per maltrattamenti”

“Si sta costruendo un mostro ammesso che sia stata la mia assistita ad ammazzare il piccolo Elia ma la storia è un’altra: le responsabilità morali vanno riequilibrate e collocate in un contesto altamente conflittuale con il suo ex compagno”.

Armando Cazzetta, legale di Najoua Minniti, rompe il silenzio sul caso che ha sconvolto la comunità di Calimera e l’Italia intera e difende la donna 35enne, accusata di aver ucciso il figlio piccolo Elia Perrone in casa, prima di togliersi la vita nelle acque di Torre dell’Orso.

“In realtà le tensioni tra padre e madre erano molto più acute, sfociate in continue denunce tra le parti che i due spesso formalizzavano direttamente in caserma dopo la separazione”, ha poi aggiunto. 

E nella vicenda spunta un retroscena che fin qui non era ancora emerso. Il papà di Elio, lo stesso che a dicembre scorso aveva depositato un esposto ai servizi sociali sottolineando perché preoccupato dalle intenzioni della madre nei confronti del piccolo, è stato condannato nel 2023 per aver picchiato la donna davanti al figlioletto al termine del processo celebratosi in abbreviato davanti a un giudice del tribunale di Lecce. Un episodio che, secondo l’avvocato, ha avuto un peso sull’equilibrio psichico della donna.

“Mi era sembrata abbastanza serena e mai avrei pensato che potesse arrivare a compiere un gesto del genere. Aveva sì dei problemi economici – la sua unica fonte di sostentamento era l’assegno di mantenimento – ma è sempre stata una madre affettuosissima a cui il suo bambino era morbosamente legato: non la perdeva di vista un secondo e aveva il terrore di poterlo perdere”, ha poi concluso il legale.

Mamma e figlio morti a Calimera, si cerca ancora l’auto di Najoua: attesa per le due autopsie

Continuano le ricerche in provincia di Lecce della Lancia Y usata per allontanarsi dall’abitazione in cui viveva da Najoua Minniti, la 35enne il cui cadavere è stato scoperto in mare nel tardo pomeriggio di martedì, e madre di Elia Perrone, il bimbo di 8 anni trovato morto nello stesso appartamento a Calimera poche ore dopo.

L’ipotesi prevalente al momento della Procura di Lecce, che coordina le indagini, è quella dell’omicidio-suicidio. La donna avrebbe prima ucciso il figlio nel sonno, soffocandolo, per poi decidere di raggiungere con la propria auto un tratto del litorale adriatico a non molta distanza da Calimera e tuffarsi in mare, dove poi è annegata. Punto che non è stato ancora individuato.

Al momento si è in attesa anche del conferimento dell’incarico per poter eseguire le due autopsie, atto che non è stato ancora disposto, dal pubblico ministero Erika Masetti.

Mamma e figlio morti a Calimera, la denuncia del papà un anno fa ai servizi sociali: “Disse di volergli fare male”

Il 16 dicembre 2014 il padre del piccolo Elia, ucciso a Calimera dalla mamma Najoua Minniti che si è poi suicidata, aveva presentato un esposto ai servizi sociali in cui annunciava le intenzioni dell’ex compagna.

“Ho ricevuto una visita della mia ex compagna. Dopo una breve conversazione sulla divisione delle feste natalizie la signora ha dichiarato di ritenermi responsabile di qualsiasi cosa capitasse a lei e al bambino”, si legge nel messaggio.

Nell’esposto vengono riportate anche alcune frasi dette dalla donna come “Saluta bene Elia perché lo porto con me” o “è già capitato che io sia andata di fronte al mare con la macchina” e ancora “ritieniti responsabile di qualsiasi cosa capiti a me e ad Elia”.

Il bimbo di 8 anni è deceduto per asfissia meccanica nel sonno, l’autopsia stabilirà se per soffocamento o strangolamento. Non sono emersi altri segni di violenza sul corpo. Questo è quanto filtra secondo le ricostruzioni avvenute in giornata. Elia ha perso la vita quasi certamente nella notte tra il 17 e il 18 novembre.

Dopo aver ucciso il figlio, Najoua Minniti è salita sull’auto e ha raggiunto una località di mare, prima di tuffarsi in acqua e morire annegata. Il cadavere è stato recuperato dopo la segnalazione da parte di un sub nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera.

La donna litigava spesso con il papà di Elia, tanto da denunciarsi a vicenda diverse volte. Il piccolo Elia era in affidamento congiunto. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, la donna era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Il sindaco di Calimera ha affermato che Najoua era seguita dai servizi sociali, mentre lo zio dell’uomo ha parlato di maltrattamenti ai danni del piccolo Elia. 

Mamma e figlio morti a Calimera, il piccolo Elia ucciso nel sonno: nessuna ferita sul corpo

Nessun segno di ferite sul corpo del piccolo Elia Perrone, il bimbo di 8 anni trovato morto in casa a Calimera, a differenza di quanto emerso inizialmente. Il decesso è avvenuto per asfissia meccanica nel sonno, l’autopsia stabilirà se per soffocamento o strangolamento.

Questo è quanto filtra secondo le ricostruzioni avvenute in giornata. Elia ha perso la vita quasi certamente nella notte tra il 17 e il 18 novembre, la madre, morta suicida in mare, è la principale sospettata.

Dopo aver ucciso il figlio, Najoua Minniti è salita sull’auto e ha raggiunto una località di mare, prima di tuffarsi in acqua e morire annegata. Il cadavere è stato recuperato dopo la segnalazione da parte di un sub nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera.

La donna litigava spesso con il papà di Elia, tanto da denunciarsi a vicenda diverse volte. Il piccolo Elia era in affidamento congiunto. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, la donna era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Il sindaco di Calimera ha affermato che Najoua era seguita dai servizi sociali, mentre lo zio dell’uomo ha parlato di maltrattamenti ai danni del piccolo Elia. 

Mamma e figlio morti, il sindaco: “Najoua era seguiti dai servizi sociali”. Lo zio del padre: “Maltrattava Elia”

“La donna era seguita dai servizi sociali. Ora i miei sentimenti sono di dolore, come quello che sentono tutti i cittadini di Calimera”. Lo ha detto con la voce riotta dal pianto il sindaco di Calimera Gianluca Tommasi, in riferimento alla morte della 35enne Najoua Minniti e del figlio Elia Perrone di 8 anni, i cui cadaveri sono stati scoperti ieri in due luoghi diversi a distanza di poche ore.

La donna, nata e cresciuta in Calabria con la madre di origine tunisine, è stata trovata morta in acqua nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera. Poco dopo suo figlio, Elia Perrone di 9 anni, è stato trovato senza vite nella camera da letto dell’abitazione della donna, in via Montinari a Calimera, con segni di ferite da taglio e di strangolamento.

L’ipotesi è quella dell’omicidio-suicidio. Ieri mattina la donna non ha accompagnato il figlio a scuola. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Per il piccolo erano state avviate le pratiche per l’affidamento.

“Una notizia inaspettata, per una famiglia comune a cui tutti volevamo bene, che s’incontrava per strada ogni giorno perché – ha aggiunto Tommasi. – Calimera è questa: fatta di piccole strade e piazze dove tutti ci incontriamo e parliamo”. “Conosco il padre del bimbo, la madre no. Il papà l’ho incontrato personalmente andando a prendere il bambino a scuola ogni giorno. Ieri sera, apprendendo tutto dai social, sono andato sul posto ed ho visto la bara bianca che usciva di casa. Ad oggi – conclude Tommasi – non ho notizie della data dei funerali. Sarà proclamato il lutto cittadino”.

“La nostra comunità è sconvolta. Siamo stati questa mattina prima con i più piccoli della scuola primaria. Occorre tanta delicatezza per accompagnare i bambini, ma anche il personale. Siamo stati anche con le famiglie dei bambini che più direttamente conoscevano il bimbo per poter condividere anche le parole giuste”. Queste invece le parole della direttrice scolastica dell’Istituto comprensivo di Calimera (Lecce), Elisabetta Dell’Atti, frequentato da Elia. “Abbiamo anche attivato contatti con professionisti, con psicologi. Faremo anche questo incontro in serata – ha aggiunto – per uno ‘sportello di ascolto'”.

“E poi stiamo lavorando anche con l’utilizzo di albi illustrati per accompagnare il tema della rielaborazione della perdita”. “La scuola sta mantenendo la sua centralità di essere un riferimento in questo momento, e fare rete con i professionisti e con le famiglie. Con tutte le reti del territorio – ha concluso Dell’Atti – insieme al sindaco e le altre istituzioni”.

Brizio Tommasi, lo zio del papà del piccolo Elia, muove le prime accuse. “C’era astio tra mio nipote e l’ex moglie. Lei non è che non stava bene, lei è sempre stata un tipo sui generis. Erano separati da due anni, avevano già avuto la sentenza dei giudici di affidamento congiunto. Vivevano in case diverse – le sue parole -. Il papà di lei è turco e i genitori abitano in Calabria. Mio nipote faceva l’infermiere professionale in un ospedale a Parma e lì sono incontrati, hanno convissuto insieme, poi hanno avuto il bambino. Mio nipote non aveva mai pensato ad un epilogo di questo tipo, altrimenti avrebbe preso provvedimenti”.

“Il bambino era intelligente e sveglio. Lei lo maltrattava, gli diceva ‘sei una m…a”. Queste sono cose che devono far pensare a tutti”, ha poi aggiunto. Davanti all’abitazione in cui è stato trovato il corpo senza vita del piccolo Elia è apparso un mazzo di roselline bianche. A deporlo il nonno paterno del piccolo, Fernando, visibilmente commosso.

Madre e figlio morti a Calimera, s’indaga per omicidio-suicidio: Najoua era in causa per l’affidamento del piccolo

“Ogni tanto riusciamo a riunire tutta la famiglia”. Questa è la didascalia dell’ultima foto pubblicata sui social, lo scorso 7 settembre, da parte di Najoua Minniti in compagnia del figlio e della sua famiglia di origine. Sullo sfondo c’è il mare. Proprio in mare ha deciso di porre fine alla sua vita.

La donna, nata e cresciuta in Calabria con la madre di origine tunisine, è stata trovata morta in acqua nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera. Poco dopo suo figlio, Elia Perrone di 9 anni, è stato trovato senza vite nella camera da letto dell’abitazione della donna, in via Montinari a Calimera, con segni di ferite da taglio e di strangolamento.

L’ipotesi è quella dell’omicidio-suicidio. Ieri mattina la donna non ha accompagnato il figlio a scuola. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Per il piccolo erano state avviate le pratiche per l’affidamento.

“Le ultime ore hanno profondamente sconvolto la nostra comunità in questo momento così duro, desidero esprimere la più sincera vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che conoscevano e volevano bene queste due vite spezzate. Un pensiero particolare va ai bambini e ai ragazzi del nostro paese, che più di tutti rischiano di essere colpiti dalla paura e dalla confusione – le parole del sindaco Tommasi -. La scuola è già attiva per offrire ascolto, sostegno e un ambiente sereno in cui elaborare quanto accaduto con delicatezza e professionalità. Come comunità abbiamo il dovere di proteggerli, accompagnandoli con attenzione e con il giusto linguaggio, senza esporli a informazioni o commenti che possano generare ulteriore ansia. Le forze dell’ordine stanno lavorando con rigore e dedizione per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Vi chiedo di lasciare spazio al loro lavoro, evitando la diffusione di voci, supposizioni o ricostruzioni non verificate, che rischiano solo di aumentare lo smarrimento e il dolore. Oggi più che mai dobbiamo restare uniti. Raccogliamoci nel silenzio, nella vicinanza reciproca e nel rispetto. La nostra comunità ha sempre saputo reagire con dignità nei momenti più difficili, e anche questa volta sapremo farlo, insieme”.