Femminicidio a Mariotto, comunità sotto choc. Il sindaco di Bitonto: “Siamo feriti non ci sono parole”

“Questa mattina, a Mariotto, una donna è stata uccisa. È stata spezzata una vita e con essa il respiro dell’intera comunità. Nel tempo Pasquale, in cui la sofferenza della Madonna Addolorata ci parla di un dolore muto, lacerante, questo fatto risuona con un’eco ancora più cupa. Non ci sono parole giuste. C’è solo il silenzio di chi osserva l’ingiustizia e ne resta ferito. Bitonto oggi è ferita. E piange in silenzio con Mariotto, con chi ha conosciuto questa donna, con chi ne sentirà l’assenza”.

Questo il messaggio diffuso sui social dal sindaco di Bitonto, Francesco Paolo Ricci, dopo il femminicidio avvenuto a Mariotto. Un pensionato ha ucciso la moglie con un coltello e poi ha chiamato i carabinieri confessando il delitto con una telefonata: “Ho ucciso mia moglie, venite”.

All’arrivo dei carabinieri della compagnia di Modugno, si era barricato in bagno. I militari sono riusciti a entrare e a bloccarlo. Avrebbe tentato senza successo di togliersi la vita.

Femminicidio a Bitonto, uccide la moglie 74enne a coltellate e chiama i Carabinieri: fermato un 80enne

Femminicidio a Mariotto, frazione di Bitonto, dove un uomo di 80 anni ha ucciso la moglie di 74 anni con un coltello e poi ha chiamato i carabinieri, tentando anche il suicidio.

È accaduto in via della Libertà, a pochi passi da piazza Roma. Secondo le prime informazioni l’uomo avrebbe chiamato il 112 confessando il delitto con una telefonata: “Ho ucciso mia moglie, venite”, le sue parole.

All’arrivo dei carabinieri l’80enne si era barricato in bagno. I militari sono riusciti a entrare e a bloccarlo. La vittima aveva 74 anni, ne avrebbe compiuti 75 a settembre

“Questa mattina, a Mariotto, una donna è stata uccisa. È stata spezzata una vita e con essa il respiro dell’intera comunità – le parole del sindaco Francesco Paolo Ricci -. Nel tempo pasquale, in cui la sofferenza della Madonna Addolorata ci parla di un dolore muto, lacerante, questo fatto risuona con un’eco ancora più cupa. Non ci sono parole giuste. C’è solo il silenzio di chi osserva l’ingiustizia e ne resta ferito. Bitonto oggi è ferita. E piange in silenzio con Mariotto, con chi ha conosciuto questa donna, con chi ne sentirà l’assenza. Non aggiungo altro. Non servono parole, oggi”.

Femminicidio ad Andria: Luigi Leonetti chiede scusa in aula dopo aver ucciso la moglie Vincenza Angrisano

Luigi Leonetti ha confessato di aver ucciso la moglie Vincenza Angrisano la sera del 28 novembre del 2023 nella loro abitazione alla periferia di Andria, alla presenza dei due figli minori.

L’uomo, ascoltato nell’aula della corte d’assise del tribunale di Trani, ha chiesto anche scusa ai figli, alla vittima e a tutti i parenti. Ha confermato di aver ucciso la donna perché esasperato dopo aver scoperto la relazione della vittima con un altro uomo.

Leonetti è accusato di omicidio volontario con la aggravante della premeditazione, di averlo commesso per motivi abietti e futili, alla presenza dei figli minori, nei confronti del coniuge, maltrattamenti in famiglia e lesioni. L’omicidio è avvenuto al termine dell’ennesimo litigio dopo aver scoperto la volontà di lei di andar via da casa. Prossima udienza il 20 giugno per la requisitoria del pm.

Femminicidio ad Apricena, uccisa la 44enne Giovanna Frino: il marito Angelo Di Lella condannato all’ergastolo

Angelo Di Lella, ex guardia di giurata di 58 anni, è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso a colpi di pistola la moglie, Giovanna Frino, 44 anni, ad Apricena, in provincia di Foggia, il 16 dicembre 2022.

La donna fu uccisa in cucina mentre in casa c’era una delle tre figlie della coppia. Secondo quanto ricostruito dalle indagini il marito sparò tre colpi di pistola, due dei quali raggiunse la donna al torace. L’uomo dopo aver sparato si barricò in casa, sul posto arrivarono i carabinieri e dopo qualche minuto di trattativa il 58enne si consegnò ai militari.

Leporano, 70enne trovata morta in un’auto nel cortile di una villa: ipotesi femminicidio

Il cadavere di una donna di circa 70 anni è stato trovato riverso in una pozza di sangue all’interno di un’auto parcheggiata nel cortile di una villa sulla litoranea ionico-salentina, nel territorio di Leporano (Taranto).

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, il pm di turno Salvatore Colella e il medico legale. Si sospetta l’omicidio, ma sono in corso gli accertamenti per comprendere la natura delle ferite e fare piena luce sull’accaduto.

Femminicidio a Gravina, uccide la moglie e muore in carcere: disposta l’autopsia sulla salma di Lacarpia

Verrà conferito domani, al professor Biagio Solarino dell’istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari, l’incarico per svolgere l’autopsia sul cadavere di Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina in Puglia (Bari) morto ieri nella sua cella del carcere di Bari in cui era recluso per l’omicidio della moglie, Maria Arcangela Turturo.

Lacarpia si sarebbe tolto la vita la notte tra ieri e lunedì, legando un’estremità del lenzuolo al suo collo e l’altra alle sbarre del letto della sua cella. L’allarme è stato lanciato dagli altri detenuti, ma all’arrivo degli agenti della polizia penitenziaria non c’era già più niente da fare. Nel pomeriggio di lunedì, poco prima di morire, aveva visitato la tomba della moglie nel cimitero di Gravina. Dopo l’autopsia la salma sarà restituita ai familiari e si potranno svolgere i funerali. Lacarpia finì in carcere lo scorso 6 ottobre con l’accusa di omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà, della moglie: prima avrebbe tentato di darle fuoco mentre la donna si trovava in macchina, poi l’avrebbe uccisa a mani nude.

Femminicidio a Gravina, Lacarpia si toglie la vita in carcere a Bari. Dubbi sulla morte: aperta inchiesta

La Procura vuole vederci chiaro sulla morte di Giuseppe Lacarpia, il 65enne che si è tolto la vita nella sua cella del carcere di Bari nella notte tra lunedì e martedì. L’uomo era stato arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie, la 60enne Maria Arcangela Turturo, a Gravina.

Lunedì aveva fatto visita per un’ora alla tomba della moglie nel cimitero di Gravina, dopo aver chiesto e ottenuto il permesso. Poche ore dopo si sarebbe tolto la vita in cella. La figlia, dopo aver “festeggiato” sui social la morte del padre, ha poi precisato: “Non è un festeggiamento, è giustizia per la mia mamma. Sono tutte preghiere fatte per lei”.

Le indagini dovranno stabilire se ci sono state falle nel sistema di sicurezza e se il suicidio poteva essere evitato. In passato Lacarpia infatti aveva già tentato due volte di togliersi la vita, senza successo, tanto da finire anche in ospedale. Bisogna capire anche perché ad esempio non è stata disposta la sorveglianza a vista per 24 ore. Sul corpo verrà effettuata l’autopsia.

Lacarpia si toglie la vita in carcere: 24 ore fa il permesso per visitare la moglie al cimitero di Gravina

Lacarpia, il 65enne che si è tolto la vita in carcere dopo aver ucciso la moglie Maria Arcangela Torturo, proprio nella giornata di ieri era riuscito ad ottenere il permesso per visitare la lapide della donna al cimitero di Gravina. La sua salma ora resta sotto sequestro nel carcere di Bari. Lacarpia è stato trovato sotto le coperte e avrebbe utilizzato una busta di plastica nera avvolgendola intorno alla testa. La sua morte sarebbe arrivata dunque per soffocamento, ma saranno gli accertamenti medici a stabilirlo.