Bari, stop alle occupazioni selvagge in spiaggia: rimossi gazebo, tavolate e fornelli. Scattano le multe

Sono proseguiti anche ieri sera i servizi congiunti della Polizia Locale di Bari e della Guardia Costiera con gli operatori di Amiu Puglia, lungo tutta la litoranea barese, finalizzati a garantire il rispetto dell’Ordinanza Balneare 2026 e la corretta fruibilità delle aree demaniali costiere.

Venti le unità complessivamente impiegate nei servizi mirati, iniziati alle 17 dalla spiaggia cittadina di Pane e Pomodoro e proseguiti poi in direzione sud. Alle 19, inoltre, i controlli congiunti hanno interessato anche il litorale nord (Santo Spirito, Palese e San Girolamo), con l’obiettivo di ripristinare la corretta fruizione del patrimonio costiero.

Decine le sanzioni elevate anche per violazioni al Codice della Strada e quelle rilevate per l’inosservanza del Codice della Navigazione, che prevede sanzioni sia di tipo amministrativo che penale. Rimossi gazebo, tavolate per picnic già allestite, fornelli e piccole braci. I controlli hanno riguardato anche il corretto smaltimento dei rifiuti prodotti dai bagnanti.

“Abbiamo spiagge bellissime, con servizi che devono essere a disposizione di tutti – ha commentato l’assessora alla Vivibilità urbana e Protezione civile Carla Palone -. Non è accettabile che chi arriva prima, si impossessi di intere porzioni di litorale, sottraendolo alla libera fruizione di tutti. Il rispetto del bene comune e dell’ambiente devono essere una responsabilità condivisa: per questo come amministrazione comunale continueremo a lavorare senza sosta, con l’aiuto e il costante monitoraggio di tutte le forze di polizia presenti sul territorio. Il nostro intento, ci tengo sempre a sottolinearlo, è prevenire i comportamenti scorretti e gli illeciti, di modo da consentire a tutti di trascorrere un sereno agosto sulle spiagge della città”.

Confisca revocata a Bari, restituiti beni per 10 milioni di euro alla famiglia Fornelli: ci sono anche appartamenti e ville

Beni immobili e quote societarie per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro, sequestrati nel 2003 e confiscati nel 2009, vengono restituiti ai legittimi proprietari dopo che la Corte d’appello di Bari ha revocato il decreto di confisca emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Bari. La sentenza d’appello, che ha capovolto quella di rigetto della revoca della confisca emessa dal Tribunale nel 2022, è diventata definitiva dopo che la Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso del procuratore generale.

I beni erano di proprietà di Mario Coluccia, di 58 anni, del quale si sono perse le tracce nell’aprile 2003, all’epoca ritenuto vicino al gruppo criminale che fa capo alla famiglia Fornelli. Tra i beni che stanno per essere restituiti alla moglie Nicoletta Fornelli, curatrice dello scomparso Coluccia, vi sono sette appartamenti a Bari in via Amendola e in via Fanelli, sette locali commerciali a Bari e Foggia, tra cui un capannone industriale, due ville nel complesso residenziale di Rosa Marina nel Brindisino, due palazzine a Casamassima (Bari) e un appartamento a Lecce.

Secondo il ricorso presentato dal legale di Nicoletta Fornelli, avv. Francesco Racanelli, e accolto dai giudici di secondo grado, l’annullamento della misura personale dell’obbligo di soggiorno e della confisca va riconosciuto perchè Coluccia, in quanto scomparso, non ha potuto non ha mai ricevuto la notifica si alcun atto e non ha mai potuto difendersi e non si può procedere nei confronti di un soggetto che risulta essere inesistente. L’illegittimità del provvedimento di confisca, quindi, è ‘ab origine’ perché né il provvedimento di sequestro preventivo del novembre 2003 (emesso sette mesi dopo la scomparsa) né la confisca del novembre 2009 sono stati notificati all’interessato per il quale è in corso la dichiarazione di morte presunta. Questo errore logico ha viziato l’intero provvedimento di confisca che è stato ritenuto dai giudici “illegittimo ab origine”.