Abusivi a Bitonto, minaccia il sindaco Ricci durante la trasmissione Fuori dal Coro: 50enne condannato a 13 mesi

Si è concluso con una condanna a 13 mesi di reclusione il processo, celebrato con rito abbreviato davanti al gup Flavia Lombardo Pijola, nei confronti di Antonio Cipriano, 50 anni, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo era accusato di aver minacciato un pubblico ufficiale, il sindaco di Bitonto Francesco Paolo Ricci.

I fatti risalgono a settembre 2005, durante le riprese di un servizio televisivo del programma “Fuori dal Coro” di Rete4 sulle occupazioni abusive. In quell’occasione Cipriano avrebbe rivolto gravi minacce di morte al primo cittadino, arrivando a insultarlo pubblicamente. Due mesi dopo, nei suoi confronti era stato disposto il divieto di avvicinamento.

A seguito della denuncia del sindaco e delle indagini condotte dai carabinieri, la Prefettura di Bari aveva inoltre adottato misure di sicurezza rafforzate per tutelare Ricci. Sia il sindaco sia il Comune di Bitonto si sono costituiti parte civile nel procedimento.

Soddisfazione è stata espressa dal primo cittadino, che ha definito la sentenza «un ristabilimento del giusto ordine delle cose», sottolineando come il verdetto rappresenti «un segnale chiaro contro violenza e prepotenza» e un riconoscimento del valore della legalità e del rispetto nella comunità.

Bari, case popolari nelle mani dei clan. Il reportage shock (non per noi) di Fuori dal Coro: minacce alla troupe

Bari ormai è finita al centro della cronaca nazionale. Ha fatto scalpore il reportage realizzato per il programma Fuori dal coro di Rete 4 condotto da Mario Giordano e andato in onda nella puntata di ieri, mercoledì 3 aprile. La giornalista, scortata dalla Polizia e accompagnata dall’Avv. Pietro Augusto De Nicolò, Amministratore Unico dell’ARCA Puglia Centrale (che a noi non ha mai risposto), si è recata nei quartieri San Paolo e Japigia per indagare sulle case popolari, sulle occupazioni abusive e sulla gestione da parte dei clan.

L’accoglienza riservata alla troupe di Mediaset è stata agghiacciante tra minacce, intimidazioni e insulti. Nel reportage emerge come diverse abitazioni siano state occupate abusivamente mentre altre siano state ricavate da spazi condominiali e costruite senza alcun autorizzazione. Nulla di nuovo per noi, che denunciamo tutto questo dai tempi del Quotidiano Italiano. Un lavoro portato avanti poi anche su Quinto Potere. Cose che denunciamo da anni senza essere riusciti ad attirare le attenzioni dei distratti vertici di Arca e Regione Puglia.

C’è chi è lì da 20 anni o addirittura 30, senza alcun titolo. L’inchiesta si concentra poi su un palazzo dove vive la famiglia Diomede che ha accumulato una morosità di 10mila euro nel corso degli ultimi anni. La sorella del boss afferma di non pagare nulla dal 2009, mentre è stata anche allestita una piccola palestra abusiva nel palazzo in cui nessuno paga da anni. Tra i familiari c’è anche la nipote del boss, Lucia Bosco, consigliere comunale a Modugno.

Dal San Paolo a Japigia, la giornalista si presenta poi nello stabile in cui vivevano Savinuccio Parisi, il figlio Tommy e altri vicini al clan. C’è anche la compagna di uno degli arrestati coinvolti nella maxi inchiesta della Dda di Bari di fine febbraio, che ora vive abusivamente in una delle abitazioni, dopo il sequestro dei beni (tra cui l’autolavaggio e la villa a Torre a Mare). Ribadisce, tra una intimidazione e l’altra, di non voler assolutamente lasciare la casa e addirittura minaccia di far saltare in aria il palazzo se sarà costretta ad andarsene.