Carcere scongiurato. La richiesta di messa alla prova è stata accolta e Sonia sconterà gli 8 mesi di condanna, per oltraggio a pubblico ufficiale, da ottobre con volontariato dopo aver preso a calci un’auto della Polizia Locale. Un nuovo, l’ennesimo, colpo di scena con la speranza che Sonia possa intraprendere la direzione giusta una volta per tutte dopo gli errori fatti nel passato.
Chiama “ciucci” i colleghi della centrale 118, Papappicco: “Voglio la messa alla prova per protesta”
Spesso non corre buon sangue tra gli operatori del 118 impegnati sul territorio e chi gestisce tutto dalla centrale operativa del 118. Le interviste fatte di recente a Francesco Papappicco, medico che ai nostri microfoni ha parlato delle ambulanze come corrieri Amazon, hanno creato ulteriori polemiche.
Un operatore della centrale operativa del 118 ci ha contattato per rispondere alle sue parole. Papappicco è finito a processo per diffamazione dopo aver definito sui social “ciucci” e “incompetenti” i colleghi della centrale operativa.
Lo stesso Papappicco è stato ascoltato e ha chiesto la messa in prova, senza presentare memoria. Una scelta provocatoria per far accendere i riflettori sull’emergenza 118.
Bari, picchia un coetaneo per una ragazza: reato estinto per 15enne dopo la messa alla prova
Si è conclusa positivamente la messa alla prova per un giovane barese che, all’età di 13 anni, nel 2023 aggredì un 15enne nei pressi dell’istituto professionale De Lilla di Bari.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alla base dell’episodio ci sarebbe stato un litigio legato a una ragazza. Il minorenne avrebbe colpito il rivale con pugni al volto e alle tempie e una ginocchiata al petto, provocandogli lesioni che resero necessario il ricovero al Policlinico.
La vittima riportò un trauma cranico-facciale, amnesia retrograda, escoriazioni diffuse e una frattura delle ossa nasali, successivamente corretta con un intervento chirurgico.
Il Tribunale per i minorenni ha dichiarato l’estinzione del reato dopo il buon esito del percorso di messa alla prova, che ha previsto anche attività di volontariato. Il ragazzo era assistito dall’avvocato Antonio La Scala.
Bari, tasse evase grazie al software informatico: 13 dentisti chiedono di patteggiare o la messa alla prova
Sono 13, su 27, i dentisti accusati di frode con visite e interventi in nero che hanno chiesto di patteggiare o di ottenere la messa alla prova. Nella mattinata di ieri si è tenuta davanti al gup del Tribunale di Bari, Antonella Carfagna, l’udienza preliminare.
Per l’accusa, negli anni tra il 2015 e il 2020, gli indagati avrebbero evaso imposte per oltre 6 milioni di euro. Le indagini, partite da una verifica fiscale avviata dal nucleo di polizia economico-finanziaria della finanza di Bari, hanno consentito di individuare un software gestionale che permetteva ai professionisti che lo utilizzavano di tenere una contabilità dei compensi ricevuti ma non dichiarati.
Il sistema gestionale avrebbe consentito di creare delle “schede cliente” nelle quali, dopo aver premuto il tasto F12 della tastiera e digitato una password, era possibile rendicontare i compensi percepiti in nero. Il gestionale permetteva anche di memorizzare la contabilità parallela su supporti esterni, rimovibili in caso di controlli e non accessibili senza prima aver premuto F12 e digitato la password.
Il sistema permetteva quindi di tenere distinti due archivi informatici: uno interno definito “gestionale” con i dati delle fatture, uno esterno chiamato “storico” per raccogliere “i dati nella loro totalità”, come spiega la finanza in un comunicato, e dunque anche quelli non annotati nella contabilità ufficiale. A processo anche il creatore del software, l’ingegnere informatico di Palo del Colle di 60 anni, Tommaso Carbone.
Molti degli imputati hanno nel frattempo regolarizzato la rispettiva posizione fiscale, presupposto indispensabile per accedere ai patteggiamenti: l’ipotesi per alcuni è di chiudere con una pena di un anno e 4 mesi. Il gup ha rinviato al 13 aprile per la decisione.
Bari, 15enne pestato per equivoco sentimentale: 3 coetanei si pentono e superano messa alla prova con volontariato
Pestano un 15enne per un equivoco sentimentale, lo minacciano con un’arma puntata contro, finiscono a processo e davanti al giudice del Tribunale per i Minorenni, dopo aver chiesto scusa alla vittima dell’aggressione, ottengono la messa alla prova. Protagonisti tre ragazzini baresi, tra i 14 e i 16 anni. La vicenda giudiziaria si è chiusa ieri, con la sentenza del Tribunale, dopo mesi di volontariato. L’episodio risale al 2021 e l’inchiesta nacque dopo la denuncia della vittima. Il suo racconto fu confermato dalla testimonianza dei suoi amici e dalle immagini delle telecamere di sorveglianza della piazza dove è avvenuta l’aggressione,. Al centro della vicenda una sua telefonata alla fidanzata di uno degli aggressori, ma in realtà il 15enne aveva iniziato una frequentazione con un’amica della stessa.
“Il primo che si è scagliato contro di me mi ha tirato dal giubbotto, mi sono difeso spingendolo e poi sono stato aggredito contemporaneamente dai tre i quali mi colpivano ripetutamente con pugni al volto, inoltre cercavano anche di tirare dei calci che fortunatamente non andavano a segno in quanto riuscivo a scansarmi”, il racconto del 15enne pestato. La vicenda si è chiusa a distanza di anni, i tre si sono pentiti e hanno superato la messa alla prova. L’esito positivo della prova comporta l’estinzione del reato.
Bari, soldi in cambio di voti: l’ex consigliere De Giosa si propone per lavori di pubblica utilità
L’ex consigliere, insieme ad altri 9 imputati, ha chiesto la messa alla prova e si è proposto per lavori di pubblica utilità.
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