Incidente in minicar, 16enne muore a Bari. La promessa social della sorella: “Sofia avrai la giustizia che meriti”

“È da martedì che la vita di una famiglia unita è improvvisamente cambiata ed è stata tragicamente distrutta, per sempre. La mia famiglia e la mia vita, inevitabilmente, non saranno più come prima, come erano fino a lunedì sera. Dopo una perdita così grande, non hai più forze: di mangiare, di bere, di dormire e di ragionare. Ti senti frastornata, intontita, pensi costantemente di stare vivendo solo un brutto sogno e che vuoi solo svegliarti subito. Ma la realtà è che, in quei pochi attimi in cui acquisisci un po’ di lucidità, prendi consapevolezza che tutto quello che stai vivendo è, purtroppo, la vita vera. Una durissima e dolorosissima realtà”.

Inizia così il post straziante pubblicato sui social dalla sorella di Sofia Lorusso, la 16enne morta nell’incidente stradale avvenuto in via Tatarella. La giovane vittima era alla guida di una minicar che si è ribaltata dopo lo schianto con una Volvo, guidata da un 25enne di Adelfia, indagato per omicidio stradale.

“Esattamente quello che è accaduto a me e alla mia famiglia. Ed è vero: la vita cambia da un momento all’altro, un po’ come nella canzone di Vasco: “la vita è un brivido che vola via”. Inizi a dirti che ormai nulla ha più senso, soprattutto quando ogni cosa che si faceva – come mangiarsi un gelato e chiacchierare sul terrazzo di casa o guardare un film sul divano – la si faceva insieme – si legge -. Tutto, sempre insieme. L’uno sempre presente per l’altro. Ed è proprio questo uno dei dolori che ti lacera: non poter più riavere indietro quei momenti lì, “piccoli”, semplici e “banali”. “Non è possibile che stia succedendo a me”, dici. Invece sì. E il momento più difficile, con cui inevitabilmente devi iniziare di nuovo a fare i conti, è proprio la quotidianità. Il tornare a casa e non trovare Sofia. Le sue scarpe all’ingresso, le sue chiamate, i suoi messaggi, sentire la sua voce con i suoi: “Mari, domani ho l’interrogazione, mi fai un riassunto o una mappa?” È proprio questa, la parte più dura: Il silenzio assordante e la tranquillità che fino a qualche giorno fa non appartenevano a noi, perché la nostra casa era un continuo via vai di amiche e amici, di risate, urla e musica a tutto volume. Perché Sofia era questa. Anzi, è questa. Sofia è voglia di vivere, spensieratezza, giocosità. E tutto questo lo ha insegnato e trasmesso a chiunque, dal più piccolo al più grande. Ma Sofia è anche senso di giustizia: se vedeva qualcuno prendere in giro qualcun altro, lo prendeva per le orecchie e diceva che fare il “di più” con una persona più fragile non era giusto. Stavolta però sarò io, attraverso le istituzioni, a dire che non è giusto che qualcuno abbia fatto il “di più” con te, ti abbia strappato a noi e alla vita”.

“Perché io, stavolta, nel potere dello Stato ci credo. Nella magistratura ci credo. E non a caso studio proprio questo, perché il mio sogno è difendere i diritti e la vita dei singoli cittadini. “Ogni persona ha diritto alla vita” – Art. 2, comma 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. E questo, Sofia, è il diritto che devo e dobbiamo rivendicarti. Il nostro, invece, è quello a un ricorso effettivo. E le autorità competenti ci stanno già lavorando. La prontezza, l’attenzione e il tatto che hanno dimostrato dal primo momento sono la dimostrazione del fatto che Sofia è entrata nel cuore di tutti. Perché Sofia è davvero figlia di Bari – aggiunge la sorella -. Amava alla follia la sua città, non voleva partire perché preferiva restare qui con i suoi amici. E i suoi amici lo possono confermare. Sofia poteva essere la figlia di chiunque. Ed è anche per questo che è entrata nel cuore di tutti. I social sono pieni di foto e articoli su di te, Sofi, anima mia, bella mia. Della disperazione dei tuoi amici, ma anche di numerosissimi articoli e titoli “acchiappa like”, e commenti di gente cattiva. La mia domanda è questa: perché, ogniqualvolta accadono tragedie di questo tipo, la colpa viene attribuita solo alle vittime, ai genitori delle vittime e/o ai tipi di vetture? “I genitori che stavano facendo? A dormire?” “Sono scatole di plastica, quelle minicar.” “Andava sicuramente veloce la ragazzina, se l’è cercata.” “Guidava senza patente, ma come si fa?” “A quell’ora in giro, ma come si fa?” E tante altre ancora… Ora mi viene spontaneo chiedere a tutte queste persone: ma quando parlate, ragionate? O parlate solo per il gusto di commentare e prendere qualche like? Io e Sofia abbiamo la fortuna di avere dei genitori che dal primo giorno sono sempre stati presenti. In ogni singolo momento. Mia madre e mio padre non sono mai stati menefreghisti: anzi, finché io e Sofia non rientravamo a casa, rimanevano svegli ad aspettarci seduti in cucina. E nel frattempo ci mandavano tremila messaggi per sapere dove e con chi fossimo. Tuttora lo fanno con me, che ho 23 anni. I miei genitori hanno i numeri di tutti i nostri amici e, se a volte Sofia diceva che doveva uscire con qualcuno che mamma e papà non conoscevano, loro pretendevano di avere il numero di telefono. Per ogni fase della vita, ognuno di noi ha degli obiettivi. Molti ragazzi e ragazze, a 16 anni, vogliono prendere la patente. E così ha fatto Sofia. Mia sorella, lunedì sera, stava tornando a casa con la sua migliore amica, a bordo della sua minicar”.

“A tutti questi leoni da tastiera: Voi, o i vostri figli, a 16 anni a che ora tornavate e tornano a casa? Alle 10? Alle 9? Con la scuola quasi al termine, anzi, è anormale per me – e lo stesso vale per molti altri – non avere la voglia di iniziare a respirare quel clima di leggerezza delle vacanze estive alle porte, e andare a farsi un giro, magari per un gelato o al bar con gli amici. Le minicar, pur essendo 50, non arrivano nemmeno a 40 km/h. Quindi come, e secondo quale dinamica, mia sorella se la sarebbe andata a cercare con l’alta velocità? In città la velocità massima è di 50 km/h. Mia sorella stava procedendo sulla sua corsia quando una macchina, evidentemente, ha scambiato quella strada per un circuito di Formula 1. Nessuna distrazione da parte di Sofia, perché la dinamica è evidente. E anche quella macchina – quella maledetta foto di cui il web è intasato – parla chiaro: è stata tamponata, e l’impatto è stato violento – conclude -. Sapete quando qualcuno gioca a bowling? Qualcuno ha fatto strike, ma non ha vinto niente, purtroppo. Abbiamo solo perso. Tutti. A causa della non prudenza e dell’alta velocità di questi “campioni”, a pagarne sono sempre gli innocenti. Come Sofia. Ma Sofia, come sempre, “dà una lezione”. Vi prego: andate piano. Rispettate gli altri e voi stessi. Rispettate le vite altrui. Proteggete la leggerezza della vita, che a noi è stata ormai tolta. Godetevi ogni singolo istante: non litigate, fate festa, ridete, sorridete, abbracciatevi e amate, perché da un momento all’altro la vita può cambiare. Apprezzate i piccoli – ma grandi – gesti e momenti. A te, Sofi, URAGANO DI VITA E DI SOGNI. Finché io, mamma e papà avremo possibilità, ti daremo la giustizia che meriti”.

Bari, schianto auto-minicar in via Tatarella: oggi l’ultimo saluto alla 16enne Sofia. I punti dell’inchiesta aperta

Si terranno questo pomeriggio, nella cattedrale di Bari, i funerali di Sofia Lorusso, la 16enne deceduta a causa delle ferite rimediate nello scontro avvenuto su via Tatarella, nel quartiere Poggiofranco di Bari.

Un 25enne di Adelfia è indagato per omicidio stradale nell’inchiesta aperta, si tratta del conducente della Volvo. La giovanissima vittima era alla guida della minicar che sarebbe stata tamponata violentemente dall’altra auto e si sarebbe ripetutamente capovolta.

Il 25enne si è fermato per i soccorsi ed è risultato negativo all’alcol e al drug test. La vittima è rimasta intrappolata nelle lamiere della minicar e per estrarla, si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco.

Trasportata in condizioni disperate al Policlinico di Bari, è entrata presto in coma irreversibile ed è morta dopo poche ore. L’amica che era con lei, nell’impatto, è stata sbalzata fuori dall’abitacolo e ha riportato ferite giudicate guaribili in 30 giorni.

Nell’ambito dell’inchiesta sono stati ascoltati alcuni testimoni, tra cui uno presente sua via Tatarella al momento dell’incidente. “Ho visto la minicar carambolare più volte fino a sbattere”, le sue parole.

I due veicoli sono stati sequestrati per tutti gli accertamenti, bisogna accertare la dinamica dell’impatto e a quale velocità procedessero. Al momento l’ipotesi più concreta è quella del tamponamento, anche perché gli airbag della Volvo si sono aperti. Resta da verificare se al momento dell’impatto il 25enne stesse utilizzando il cellulare.

Schianto minicar-auto in via Tatarella, Bari piange la 16enne Sofia Lorusso: “Abbiamo perso una figlia”

“Oggi Bari ha perso una figlia. Una ragazza di 16 anni. Una vita spezzata troppo presto, troppo ingiustamente. E io non riesco a trovare pace”. Queste le dolorose parole postate sui social dall’assessora alla Polizia locale del Comune di Bari, Carla Palone.

Sofia Lorusso, la 16enne rimasta vittima in un incidente stradale nella notte tra il 26 e il 27 maggio in via Tatarella, non ce l’ha fatta. Le sue condizioni erano apparse disperate e critiche.

Trasportata in Rianimazione, è entrata in coma irreversibile dopo essere rimasta incastrata nella minicar che si è ribaltata dopo lo scontro contro una Volvo. Il conducente, secondo quanto ricostruito, si è fermato per prestare i soccorsi. I mezzi procedevano nello stesso senso di marcia. Sul caso indaga la Polizia locale di Bari, i due mezzi coinvolti nell’incidente sono stati sequestrati.

L’amica che era con lei a bordo della vettura è stata sbalzata fuori dall’abitacolo. Ha riportato ferite serie, ma giudicate guaribili in 30 giorni. Erano uscite per prendere insieme un gelato. I familiari hanno saputo dell’incidente grazie a un’app presente sul cellulare della ragazza che ne monitorava le attività.

“Quando perdiamo una ragazza così giovane, non è solo una tragedia privata: è una ferita che colpisce tutti noi. Un banco che resterà vuoto. Un compleanno che non arriverà mai. Una madre e un padre che non saranno mai più gli stessi – ha aggiunto la Palone -. Abbiamo bisogno di più responsabilità, più ascolto, più amore per la vita. Non solo da parte dei giovani, ma anche da parte di noi adulti, che dovremmo dare l’esempio. E soprattutto, dobbiamo smettere di pensare che queste tragedie non ci riguardino”.