Omicidio Di Giacomo, ergastolo per Vassalli. Il figlio della vittima sui social: “Ergastolo anche per la mia famiglia”

“C’è da essere contenti, ma non è una vittoria. Anche noi stiamo subendo un ergastolo, però senza sconti di pena. Tuttavia da una tragedia deve nascere una speranza. Nessuno deve subire quello che abbiamo subito noi”.

Inizia così il post pubblicato sui social da Luca Di Giacomo, il figlio di Mauro, il fisioterapista ucciso la sera del 18 dicembre 2023 a Poggiofranco sotto la sua abitazione.

Ieri Salvatore Vassalli, l’operaio 60enne di Canosa reo confesso dell’omicidio, è stato condannato all’ergastolo. “Nessuno deve essere vessato in questo modo. Occorre prendere delle contromisure serie perché purtroppo, in queste mondo, esiste la malvagità”, si legge nel post.

“Le persone feroci esistono, e vanno fermate. TUTTE. È successo a PAPÀ e a tanti altri. E non deve succedere più – conclude -. Non bisogna permettere a NESSUNO di poter cambiare arbitrariamente in peggio la propria vita. Solo così possiamo auspicare a un cambio di passo in quella che è una società malata”.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, Vassalli condannato all’ergastolo: “Ha agito con crudeltà e premeditazione”

La Corte di Assise di Bari ha condannato alla pena dell’ergastolo Salvatore Vassalli, l’operaio 60enne di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani) imputato per l’omicidio del fisioterapista 63enne barese Mauro Di Giacomo, ucciso la sera del 18 dicembre 2023.

Dopo oltre sette ore di camera di consiglio, i giudici (presidente Sergio Di Paola, a latere Michele Parisi) hanno ritenuto Vassalli responsabile di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dall’aver agito per motivi futili, come contestato dalla Procura, escludendo l’aggravante della minorata difesa.

Stando alle indagini della squadra mobile di Bari, coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dal sostituto Matteo Soave, movente del delitto sarebbe una causa civile in corso tra la vittima e la figlia dell’imputato, per una manovra fisioterapica che avrebbe causato alla donna lesioni ad un braccio.

La sera dell’omicidio Vassalli, arrestato il 16 maggio 2024 e tuttora detenuto in carcere, attese Di Giacomo nel piazzale davanti la casa del professionista, nel quartiere Poggiofranco di Bari, e, dopo una breve discussione verbale, esplose sette colpi di pistola che colpirono la vittima al volto e alle spalle, per poi infierire sul corpo esanime di Di Giacomo – di qui l’aggravante della crudeltà – colpendo il volto con il calcio dell’arma. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni.

I giudici hanno, inoltre, condannato l’imputato a risarcire le parti civili costituite, la moglie e i due figli, assistiti dagli avvocati Michele Laforgia e Antonio Del Vecchio, con provvisionali immediatamente esecutive di 75mila euro per la moglie e 50mila per ciascuno dei due figli. “Sicuramente è stata fatta giustizia – il commento dell’avvocato Laforgia -. Nessuno può essere contento quando viene comminato un ergastolo, ma questo è stato un fatto drammatico per la famiglia e per la città”.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, oggi la sentenza. Vassalli rischia l’ergastolo: “Ho distrutto due famiglie”

È attesa nelle prossime ore la sentenza nei confronti di Salvatore Vassalli, il 59enne operaio di Canosa reo confesso dell’omicidio del fisioterapista barese Mauro Di Giacomo, ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco con 7 colpi di pistola sotto la sua abitazione.

L’imputato ha fornito dichiarazioni spontanee questa mattina in Corte d’Assise, chiedendo scusa alla famiglia della vittima e alla sua. “Sono consapevole di aver distrutto la mia e la sua famiglia, e non me lo perdonerò ma. Vi giuro che non erano queste le mie intenzioni quella sera – le sue parole -. Da genitore, provo un enorme dispiacere nei confronti dei due figli per la perdita del padre e per tutta la brutta storia che li ha travolti, non chiedo loro perdono perché una persona che ti priva di un padre non può essere perdonato, ma spero che con il tempo il loro odio si plachi e trovino serenità nella vita”.

L’accusa ha invocato l’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalla minorata difesa della vittima.  Secondo quanto ricostruito l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via. 

Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Omicidio a Poggiofranco, choc in aula. Il legale di Vassalli: “Ha sparato perché provocato da Di Giacomo”

“Vassalli è una persona perbene, ha sempre lavorato, mai sanzionato, mai una multa per guida spericolata. Ha sempre vissuto in maniera onesta. Voleva parlare da uomo a uomo quella sera”. Queste le parole in aula del legale di Salvatore Vassalli, l’operaio a processo per l’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco nei pressi della sua abitazione.

Secondo l’avvocato Vassalli avrebbe sparato dopo essere stato provocato e minacciato dalla vittima. Le dichiarazioni hanno provocato l’indignazione dei parenti della vittima in aula.

Secondo la difesa di Vassalli inoltre il decesso sarebbe avvenuto anche a causa del ritardo dell’ambulanza sul posto. L’avvocato, al termine della sua arringa, ha anche chiesto il minimo della pena, ricordando che il suo assistito ha offerto come risarcimento anche la casa e l’auto in suo possesso. La sentenza è attesa per l’8 gennaio 2026, l’accusa ha invocato l’ergastolo.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, la famiglia chiede oltre 2 milioni di danni: “Vassalli lucido nel delitto”

La famiglia di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco da Salvatore Vassalli, operaio di Canosa, con 7 colpi di pistola, ha chiesto un risarcimento danni complessivo da 2 milioni di euro.

Nel corso dell’udienza celebrata ieri è stato il turno delle parti civili, ovvero della moglie e dei due figli della vittima. Alla sbarra c’è Vassalli, reo confesso, con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalla minorata difesa della vittima. Per lui è stata invocata la condanna alla pena massima dell’ergastolo con isolamento diurno per 10 mesi.

Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e ilpm Matteo Soave l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via.

“Nessuno potrà restituire loro un marito, un padre, ma la giustizia penale serve anche a fare chiarezza, a eliminare le ombre, a ristabilire la verità, a restituire dignità ai vivi e ai morti – le parole dell’avvocato Laforgia che assiste la famiglia Di Giacomo -. Abbiamo assistitoa un reo confesso di omicidio volontario che si è difeso nel processo puntando il dito contro la vittima. Sottolineo l’ossessione, la determinazione, la lucida determinazione maturata da Vassalli nel corso degli anni e dei mesi precedenti, senza le quali il delitto non troverebbe spiegazione logica. Perché Vassalli non voleva solo uccidere Di Giacomo, lo voleva fare a viso aperto (e scoperto), da uomo a uomo”.

“Il suo comportamento è univoco e dimostra la lucida preparazione del delitto. Non c’è nulla che consenta di ritenere che l’arma sia stata contesa e abbia esploso colpi a casaccio. Neanche uno: sono tutti diretti verso parti vitali della vittima, a distanza ravvicinata – ha poi aggiunto -. Vassalli ha agito per vendetta, per la convinzione che il giudizio civile avrebbe avuto esito sfavorevole, con l’ovvia conseguenza che non sarebbe stata soddisfatta la pretesa risarcitoria della figlia. Un disegno che l’imputato ha pervicacemente continuato a perseguire in aula, offendendo la memoria della vittima”.

Si tornerà in aula il 13 novembre quando la parola passerà alla difesa dell’imputato. Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, Vassalli choc in aula: “Rimpiango tutto non per lui ma per mia figlia”

“Rimpiango tutto quello che è successo. Ma non per Di Giacomo, per mia figlia”. Sono le parole pronunciate in aula oggi da Salvatore Vassalli, l’operaio di Canosa di Puglia imputato per l’omicidio del fisioterapista Mauro Di Giacomo, commesso a Bari la sera del 18 dicembre 2023.

“Non avrei mai voluto uccidere il dottor Di Giacomo, mi sono pentito. Mi sono subito assunto le mie responsabilità, non ho mai trovato scuse. Non mi sono costituito subito perché avevo paura per l’incolumità della mia famiglia e delle mie due figlie – ha aggiunto -. Volevo incontrarlo per sensibilizzarlo e dirgli di prendersi le sue responsabilità”.

Il riferimento è alla causa civile che la figlia dell’imputato, negli anni precedenti, aveva intentato nei confronti del fisioterapista per una presunta manipolazione che le avrebbe causato lesioni permanenti.

“Lo raggiungo, gli dico come mi chiamo e lui come sente il mio nome si altera – ha ricostruito Vassalli -. Inizia a dire ‘mi state rovinando la carriera con questa storia, morti di fame andate in cerca di soldi’. Iniziamo a litigare e a spingerci, io gli ho tirato un ceffone e lui ha iniziato a colpirmi con le buste della spesa. Cercavo qualcosa di pesante per potermi difendere, con la pistola in mano lo colpisco forte alla testa. Mi fermo per qualche secondo, lui alza le mani e acchiappa la pistola, continuiamo a litigare. Mentre lui mi tira la pistola partono i primi 2-3 colpi, la pistola era vicina al volto di entrambi. Continuiamo a litigare e continuano a partire i colpi. Mettere il dito sul grilletto è stato probabilmente un gesto automatico. Io cercavo di difendermi, Di Giacomo mi stava sopraffacendo”

La versione, secondo gli inquirenti, non rispecchia quanto emerso dalle indagini e dall’autopsia. Tesi sostenuta anche dalla difesa dei familiari, costituiti parte civile nel processo. “Di Giacomo non ha mai tentato di scappare, ha solo tentato di liberarsi quando era a terra durante la lite”, le parole del legale.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, il figlio rompe il silenzio: “Vogliamo giustizia. I Vassalli lo hanno perseguitato”

“Su nostro padre sono state riportate troppe cose inesatte. Era un professionista esemplare, ci manca tantissimo e non ha mai avuto problemi con nessuno. Nei cinque mesi di indagine abbiamo scelto di rimanere in silenzio, affidando le nostre speranze al lavoro della magistratura. Ora però abbiamo deciso di chiarire alcune cose sulla causa civile iniziata del 2019 e ripresa contro me, mio fratello e mia madre, gli eredi di mio padre. La cosa principale, e che non sempre è stata riportata correttamente, è che la causa è ancora in corso e ancora non c’è nulla di concreto. E poi che si tratta di una causa civile”.

Queste sono le parole di Luca Di Giacomo, figlio di Mauro, il fisioterapista ucciso a Bari la sera del 18 dicembre 2023 sotto la sua abitazione a Poggiofranco da Salvatore Vassalli.

“Era un punto di riferimento per tutti quelli che hanno lavorato con lui – le sue parole in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno -. E lo testimonia il fatto che in oltre 30 anni di carriera sia stato costretto a difendersi solo in un’occasione, nel 2019. Quella della famiglia di Vassalli è stata una vera e propria persecuzione nei confronti di mio padre, che ormai dura da sei anni. Trovo sia assurdo che si ostinino a cercare un qualcosa da noi. Da parte loro non sono mai arrivate scuse, né una lettera né nulla. Anzi, dalla scelta della figlia di far ripartire la causa contro la mia famiglia si capisce come vogliano fare di tutto, tranne che porgerci delle scuse”.

“Noi stiamo andando avanti, ognuno di noi con la propria vita e i propri problemi. Dopo il delitto sono entrato in terapia, e questo penso possa far capire che brutta botta sia stata. Ma per quanto possibile, io e la mia famiglia cerchiamo di essere presenti a ogni udienza. Speriamo ci sia giustizia per papà, perché se lo merita e perché si è cercato in ogni modo di infangare la sua memoria – conclude -. Cosa mi manca? Tutto, a partire dalla sua presenza. Mi manca non poter andare allo stadio con lui o non poterci contare. Collaborava con me a una testata per la quale lavoro, aiutandomi con pareri medici sugli infortuni dei calciatori. Il pomeriggio di quel maledetto 18 dicembre mi mandò un messaggio, chiedendomi se andasse bene una foto a corredo del pezzo che aveva mandato. Rivedere quei messaggi mi fa sentire ancora di più la sua mancanza”.

Di Giacomo ucciso in 3 minuti da Vassalli: in aula la ricostruzione e i retroscena dell’omicidio a Poggiofranco

Salvatore Vassalli ha impiegato solo tre minuti per uccidere Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ammazzato nel piazzale sotto casa, in via Tauro nel quartiere Poggiofranco, la sera del 18 dicembre 2023.

Nella giornata di ieri il commissario Roberto Stramaglia ha illustrato in Corte d’Assise lo svolgimento delle indagini da parte della Polizia sull’omicidio, basate su tabulati telefonici, testimoni oculari, visione delle telecamere di videosorveglianza e i 7 bossoli trovati sull’asfalto.

Vassalli ha colto di sorpresa la vittima sotto casa mentre rientrava dal lavoro, ha scaricato l’intero caricatore di una pistola 7.65, ha inferito sul corpo esanime colpendo la vittima al volto prima di fuggire via. Il 59enne di Canosa è a processo con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato da premeditazione, crudeltà, minorata difesa e futili motivi.

All’origine del delitto la causa civile della figlia contro il fisioterapista barese per una presunta manovra che nel 2019 le avrebbe causato un danno ad un braccio. Per la famiglia Vassalli era diventata un’ossessione, tanto che nel 2022 il killer aveva prenotato una seduta con lo stesso Di Giacomo a nome di un noto mafioso lucano, ex datore di lavoro dello stesso Vassalli. Sul pc della figlia invece è stato trovato un file word chiamato “Merda” in cui venivano descritti tutti i contatti avuti nel tempo con Di Giacomo. Il 25 febbraio si tornerà in aula per sentire gli ultimi testimoni dell’accusa.

Omicidio a Poggiofranco, i legali dei familiari di Di Giacomo: “Proposta di risarcimento di Vassalli irricevibile”

“Qualche giorno fa, abbiamo ricevuto a mezzo posta elettronica la generica offerta – palesemente irricevibile nella forma e nei contenuti – di un immobile di valore non specificato e dell’autovettura di proprietà dell’imputato, la stessa auto utilizzata per raggiungere il luogo dell’omicidio. Non una parola di scuse, nessuna manifestazione di resipiscenza. Ogni ulteriore commento ci pare superfluo”. Così gli avvocati Antonio Del Vecchio e Michele Laforgia, difensori dei parenti di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso a Bari la sera del 18 dicembre 2023. E’ a processo il 59enne di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani) Salvatore Vassalli, imputato per omicidio aggravato dalla crudeltà, dalla premeditazione, dalla minorata difesa della vittima e dai futili motivi.

“Precisiamo – scrivono ancora gli avvocati in una nota – che nell’udienza tenutasi ieri davanti alla Corte di Assise di Bari non è stata avanzata alcuna proposta risarcitoria da parte dell’imputato nei confronti dei familiari della vittima”. Quella sera, dopo aver aspettato Di Giacomo sotto casa, Vassalli lo avrebbe ucciso sparando sette colpi di pistola da distanza ravvicinata prima di fuggire a bordo della sua auto. Il movente, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe riconducibile a una vertenza civile per responsabilità professionale che la figlia di Vassalli, ex paziente di Di Giacomo, aveva intentato qualche anno prima nei confronti del fisioterapista.