Emiliano: “L’accordo per l’ex Ilva ancora deve maturare. Orizzonte difficile e vicenda drammatica”

“L’accordo di programma ha ancora bisogno di maturare dentro la logica degli enti locali, perché purtroppo l’Italia sta delegando al Comune di Taranto, ancora una volta, il suo destino industriale e nel frattempo però nessuno fa sentire al sindaco di Taranto la sua vicinanza, perché lui, appena eletto, dovrà andare a dire ai suoi cittadini a nome dell’Italia intera che devono sopportare e soffrire per altri tot anni una situazione in cui le fonti inquinanti sono ancora aperte”.

Lo afferma il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al suo arrivo al tavolo sull’ex Ilva al ministero delle Imprese. “L’orizzonte è difficile – aggiunge – perché questa vicenda è una vicenda drammatica lasciata a marcire per anni e anni e anni”.

Taranto, l’annuncio del ministro Urso dopo il Cdm: “Stanziamento di 200 milioni per ex Ilva”

“Per la siderurgia c’è uno stanziamento di 200 milioni di euro in favore di Adi (Acciaierie d’Italia, ex Ilva) in amministrazione straordinaria per garantire la continuità produttiva e mettere in sicurezza gli impianti”.

Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso illustrando il decreto sulla siderurgia approvato dal Cdm.

Il testo contiene anche una norma che istituisce un commissario per la concessione di autorizzazioni “nel caso di significativi investimenti esteri” e la “possibilità per la regione di utilizzare i residui di bilancio per l’indotto”.

Ex Ilva, polveri sul rione Tamburi di Taranto: indagati due ex direttori per inquinamento ambientale – NOMI

Nonostante le coperture realizzate per contenere i parchi minerali, le polveri provenienti dall’ex Ilva continuano ad abbattersi sul rione Tamburi di Taranto. Lo sostiene la Procura che ha chiuso un’indagine per inquinamento ambientale e getto pericoloso di cose a carico di due ex direttori dello stabilimento: Loris Pascucci, in carica durante la gestione ArcelorMittal, e Vincenzo Dimastromatteo, suo successore dal 26 aprile 2021.

La notizia è riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Filomena Di Tursi, si basa in particolare su una relazione di Arpa Puglia. L’Agenzia, analizzando la nube polverosa sollevatasi il 4 luglio 2020 a seguito di una tromba d’aria, ha accertato il rilascio di una “macroscopica quantità di polveri” composte da ferro, carbonio e altri metalli tipici delle lavorazioni siderurgiche. Analisi successive hanno confermato che le polveri che si depositano quotidianamente sulle abitazioni del quartiere sono “compatibili” con le attività dell’ex Ilva.

L’indagine trae origine da un esposto dell’associazione Giustizia per Taranto, presentato nel 2020 da due residenti e dal presidente Massimo Ruggieri. All’atto erano allegati video e fotografie che documentavano la presenza costante di polveri sulle abitazioni, nonostante i lavori di copertura dei parchi minerali, costati circa 300 milioni di euro. In un primo momento la Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma l’opposizione dell’associazione, accolta dal gip Gianna Martino, ha portato a nuove indagini.

Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare, Giovanni Caroli, che dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio dei due ex dirigenti, assistiti dagli avvocati Daniele Ripamonti, Roberto Di Marzio e Vincenzo Vozza.

Ex Ilva, la premier Meloni: “Situazione complessa. C’è il bisogno dell’aiuto di tutti basta bastoni tra le ruote”

“Sull’ex Ilva “c’è bisogno che tutti gli attori diano una mano e non ci siano attori che preferiscano mettere i bastoni tra le ruote: credo tutti comprendano cosa c’è in ballo”.

Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, intervenendo all’Assemblea di Confindustria a Bologna. La situazione “che abbiamo ereditato” è “molto complessa”, ma “il governo continuerà a fare la propria parte e sono certa che ognuno farà la sua parte”.

Ex Ilva, esposto dei cittadini in Procura: “Gestione scellerata degli impianti indagate il ministro Urso”

“Abbiamo chiesto alla procura di Taranto di indagare il ministro Urso e tutti i responsabili della gestione scellerata degli impianti dello stabilimento a causa delle sue chiare responsabilità legate all’incidente che ha posto a rischio la vita degli operai e dei cittadini di Taranto”.

Lo annunciano l’attivista Luciano Manna, fondatore di Veraleaks, e Carla Luccarelli, madre di Giorgio Di Ponzio, il 15enne di Taranto morto il 25 gennaio del 2019 per un sarcoma ai tessuti molli, malattia che i genitori mettono in relazione alle emissioni dello stabilimento siderurgico.

Il riferimento è a una denuncia penale depositata oggi, presso il commissariato borgo della polizia di Taranto, “nei confronti dei responsabili della conduzione degli impianti dello stabilimento”.

Manna e Luccarelli riferiscono di essere in possesso e di aver depositato anche “un video inedito che mostra chiaramente l’inferno che si è scatenato il 7 maggio sull’altoforno1 dell’ex Ilva (sottoposto a sequestro probatorio, ndr) e la totale impreparazione di chi interviene sul luogo dell’incidente, gente che è intervenuta a spegnere l’incendio su afo1 come se stesse spegnendo il fuoco del barbecue nel giardino della villa al mare”. Il video è anche allegato alla nota in cui riferiscono dell’esposto.

Alla procura, concludono, “abbiamo fornito evidenze circa le critiche condizioni delle cokerie dove di recente sono avvenuti incidenti analoghi a quelli dell’altoforno”.

Sciopero e presidio all’ex Ilva di Taranto durante vertice a Palazzo Chigi: operai occupano statale Appia

“È solo l’inizio cara azienda, è un ricatto occupazionale alzare i numeri della cassa integrazione. Salute, ambiente e occupazione: non si ricattano i lavoratori. Il rilancio di un’azienda non è mandare a casa i lavoratori. Produzione, rispetto per la città e i lavoratori. Non ci sono lavoratori di serie A e serie B”.

Così alcuni delegati sindacali, che hanno acceso fumogeni e preso la parola ai megafoni durante il presidio di lavoratori di AdI in As, di Ilva in As e dell’appalto davanti alla portineria Direzione dello stabilimento siderurgico di Taranto. Una iniziativa assunta da Fim, Fiom e Uilm in occasione dello sciopero di 4 ore in tutti i siti del gruppo, in concomitanza con la riunione del tavolo permanente per l’ex Ilva che si tiene presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

A Taranto è stato predisposto un maxischermo per il collegamento video con Palazzo Chigi. Il vertice con il governo è stato sollecitato per avere aggiornamenti della situazione sia alla luce dell’incidente di qualche giorno fa all’altoforno 1, con il conseguente annuncio di raddoppiare la cassa integrazione dei lavoratori, sia per avere chiarezza sul futuro del gruppo a seguito della gara di assegnazione dello stesso mentre è in corso un negoziato con gli azeri di Baku Steel.

“A seguito di una valutazione dell’esito dell’incontro a Palazzo Chigi – hanno avvertito Fim, Fiom e Uil – verranno decise ulteriori iniziative per chiedere, come fatto in questi anni di lunghissima vertenza, una fabbrica rispettosa di ambiente, salute e occupazione”.

Alcune decine di lavoratori e delegati sindacali dell’ex Ilva di Taranto hanno occupato un tratto della statale Appia nei pressi dello stabilimento siderurgico in occasione dello sciopero di 4 ore e del vertice a Palazzo Chigi. Alcuni manifestanti si sono sdraiati sull’asfalto.

Ex Ilva, Salvini all’attacco: “O acquirente serio o lo Stato si faccia carico della gestione e del rilancio”

“Per quello che riguarda Ilva o c’è un acquirente serio oppure è giusto che sia lo Stato che si faccia carico della gestione e del rilancio perché da troppi anni i tarantini aspettano invano. Ci sono delle offerte, vediamo se ci saranno offerte finalmente serie, se no l’Italia faccia l’Italia”.

Lo ha detto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, a Taranto per partecipare a un incontro in vista degli appuntamenti elettorali.

“A noi – ha aggiunto – l’acciaio serve per i prossimi anni. Poi a Bruxelles parlano di armi, se noi svendiamo il nostro patrimonio andiamo a comprar le fionde più che altro. Abbiamo peraltro un piano di rilancio infastrutturale tra ponti, porti, aeroporti, strade, autostrade e ferrovie”.

“Ripeto: o c’è un acquirente serio che garantisca i livelli occupazionali e garantisca le bonifiche e la salute, altrimenti lo Stato deve fare lo Stato, si è perso troppo tempo”, ha concluso Salvini.

Ex Ilva, il ministro Urso attacca la Procura di Taranto: “Magistratura ha detto il falso sugli interventi urgenti”

“Siamo di fronte a una gravissima anomalia istituzionale. I documenti resi noti oggi dimostrano che la Procura ha fornito informazioni non corrispondenti al vero. È stato affermato che nessuno aveva chiesto interventi urgenti per la salvaguardia dell’altoforno, ma gli atti dicono il contrario”.

È quanto ha detto, stamani a Fabriano (Ancona), il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, commentando quanto accaduto nelle ultime ore all’ex Ilva di Taranto, in merito al sequestro dell’altoforno 1 deciso dalla magistratura.

“Parliamo di un impianto industriale strategico per il Paese che, a causa di una gestione non coordinata dell’atto giudiziario, rischia ora danni irreversibili, l’impianto è compromesso”, ha proseguito Urso. “In sede di sequestro non sono stati autorizzati interventi tecnici che i responsabili dell’impianto avevano segnalato come indispensabili per evitare il collasso dell’altoforno”, ha ricordato Urso.

“È inaccettabile – ha aggiunto – che una comunicazione ufficiale della Procura abbia negato la richiesta di tali interventi, quando oggi emergono prove che tali richieste erano state presentate fin dal primo momento”. “Ciò compromette gravemente la possibilità di ripristinare l’impianto e rischia di mettere in ginocchio l’intero comparto siderurgico, con ripercussioni drammatiche sull’occupazione”, ha sottolineato.

“Mi appello – ha concluso il ministro – al concorso leale di tutte le istituzioni. Serve responsabilità e trasparenza. Quanto accaduto a Taranto è un monito: senza collaborazione istituzionale non può esserci rilancio né tutela dell’interesse nazionale”.

Ex Ilva senza pace, la paura dei lavoratori: “Basta siamo stanchi e preoccupati. Il Governo ci tuteli”

“Siamo preoccupati e stanchi di essere usati come bancomat”. Piero, di 46 anni, operaio del reparto Grf dell’ex Ilva di Taranto, teme che la situazione dello stabilimento possa “ulteriormente precipitare”.

“In questi ultimi anni – afferma – hanno pensato a fare assunzioni di dirigenti e direttori a go go mentre si continuava a prorogare la cassa integrazione. Oggi diciamo basta. Siamo stanchi e temiamo di essere arrivati al capolinea. Vogliamo una soluzione definitiva e chiediamo al governo di prendere realmente in mano le redini del azienda, pretendiamo il risarcimento con strumenti straordinari, prepensionamenti e legge speciale per Taranto”.

Qui, osserva l’operaio, “si vive con la paura di non tornare a casa per il rischio incidenti sul lavoro e non intravediamo un futuro. Invito tutti i lavoratori a fare gruppo e pretendere tutele, è arrivato il momento, il giocattolo si è rotto”.

Vernile sostiene che “in un paese normale, il ministro Urso dopo le dichiarazioni sui ritardi nelle autorizzazioni alla messa in sicurezza dell’Afo1 e la risposta a mezzo stampa della magistratura, si dovrebbe dimettere. Invece, si continua a giocare sulla e con la pelle dei lavoratori e dei cittadini di Taranto”.

Francesco, anche lui 46enne, operaio della Colata Continua dell’Acciaieria 2, evidenzia “la paura che domina tra i lavoratori per la situazione che si è venuta a creare con lo spegnimento dell’Afo1. Non si sa cosa accadrà all’impianto che già era in gravi condizioni. C’è incertezza anche per le dichiarazioni del ministro Urso per il quale Taranto potrebbe essere una futura Bagnoli. In questo momento bisogna capire lo Stato come interverrà nei nostri confronti”.

Il lavoratore ammette anche “tensioni a livello psicologico. Nello stabilimento ormai danni si vive quasi nel terrore. Come si andrà avanti? Apprendiamo ora che i fondi stanno finendo e non si prospetta alcun futuro se lo Stato non prenderà in mano la situazione per avere continuità”.