Voto di scambio e mafia, la Dda incastra Giacomo Olivieri: “Non aveva pudore si è posto alla pari dei boss”

“Giacomo Olivieri non aveva pudore e nella ricerca dei voti per la moglie si è posto alla pari dei boss mafiosi”. Queste sono le parole utilizzate dal pm della Dda di Bari, Marco D’Agostino, durante la requisitoria davanti al gup Giuseppe De Salvatore per discutere della posizione dell’ex consigliere regionale, in carcere da febbraio e al centro della maxi inchiesta Codice Interno.

“Non è necessario dimostrare che i voti siano stati ottenuti con violenza o minaccia, basta provare la consapevolezza degli indagati rispetto alla natura mafiosa dei loro interlocutori – le sue parole -. La caratura mafiosa dei soggetti che vengono contattati da Olivieri, Nacci e Lorusso ci consentono di ritenere che le modalità mafiose di riferimento del voto siano in re ipsa quando ci si rivolge ad un soggetto di questo tipo”.

D’Agostino ha poi rimarcato le intercettazioni in cui alcuni degli imputati usano la parola rispetto parlando di Olivieri. “Rispetto significa potere criminale. Significa fama criminale. Significa quindi criminale capacità di intimidazione derivata dall’esistenza del vincolo associativo”, ha aggiunto.

Ma non finisce qui perché D’Agostino ha poi tracciato tutti i legami tenuti da Olivieri con i principali clan mafiosi di Bari. Nelle conversazioni l’ex consigliere regionale utilizza “un linguaggio tipicamente mafioso”. “Emergono accordi chiari sul reperimento dei voti, accompagnati dalla promessa di favori economici e lavorativi in cambio del sostegno elettorale”, ha sottolineato D’Agostino.

 

Voto di scambio e mafia, respinto il ricorso della difesa: Giacomo Olivieri resta in carcere

Resta in carcere Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale pugliese arrestato lo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. La decisione è stata presa dal tribunale del Riesame di Bari, che ha rigettato l’appello della difesa contro la decisione del gup che aveva già negato la sostituzione della misura carceraria con i domiciliari presentata la scorsa settimana dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta.

Olivieri è uno dei personaggi chiave dell’inchiesta di Dda e squadra mobile di Bari ‘Codice interno’, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina. Secondo l’accusa, nel 2019 avrebbe favorito l’elezione al Consiglio comunale di Bari della moglie, Maria Carmen Lorusso (per circa otto mesi ai domiciliari), raccogliendo voti dai clan Parisi, Strisciuglio e Montani di Bari.

L’inchiesta si è poi divisa in due filoni processuali: Olivieri è imputato in abbreviato insieme ad altri 107 imputati, Lorusso è invece in ordinario con altri 14. Gli oltre 130 arresti di febbraio scorso – insieme alla disposizione dell’amministrazione giudiziaria per l’Amtab, la municipalizzata dei trasporti – convinse il Viminale a nominare una commissione d’accesso per valutare eventuali infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale. Sul tavolo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che dovrà scegliere se proporre o meno al Consiglio dei ministri lo scioglimento del Comune, c’è da metà novembre la relazione del prefetto di Bari Francesco Russo.

Bari, Olivieri vuole uscire dal carcere: la difesa insiste per i domiciliari. Per Procura e Dda è ancora pericoloso

Il Tribunale della Libertà ha discusso nella giornata di ieri il ricorso presentato dai legali di Giacomo Olivieri. L’ex consigliere regionale si trova ancora chiuso nel carcere di alta sicurezza di Lanciano. Si trova lì dal 26 febbraio, perché considerato al centro della maxi inchiesta Codice Interno sui rapporti tra mafia e politica nella città di Bari.

Dopo 9 mesi di carcere la difesa ha chiesto di farlo tornare a casa con il braccialetto elettronico. Per la Dda deve ancora restare in carcere perché c’è il pericolo di reiterare il reato. La detenzione in regime As3 è la misura massima prevista prima del 41bis, la difesa punta sul fatto che Oliveri è incensurato e i reati contestati siano lontani nel tempo. La tesi della Dda è avvalorata dal fatto che Olivieri era pronto a ripetere lo stesso modus operandi in occasione delle ultime elezioni comunali.

 

 

Processo Codice Interno, Nacci in aula: “Ho ricevuto soldi e buoni pasto da Giacomo Olivieri in cambio di voti”

Ha raccontato di aver ricevuto da Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale pugliese in carcere da febbraio per scambio elettorale politico-mafioso, soldi e altre utilità (come buoni pasto e benzina) per «procacciare voti» in vista delle comunali di Bari del 2019, in cui era candidato in ticket con la moglie di Olivieri, Maria Carmen Lorusso. Michele Nacci, imputato nel processo (in abbreviato) nato dall’inchiesta della Dda di Bari ‘Codice interno’, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina, nel corso dell’udienza di oggi ha rilasciato spontanee dichiarazioni al gup Giuseppe De Salvatore, ammettendo alcuni episodi di compravendita di voti.

A processo in abbreviato ci sono 108 imputati, altri 15 (tra cui Maria Carmen Lorusso) sono a dibattimento. Per l’accusa, nel 2019 Olivieri avrebbe comprato voti da tre clan di Bari per favorire l’elezione al consiglio comunale della moglie. Nacci risultò primo dei non eletti. Assistito dall’avvocato Carlo Russo Frattasi, Nacci ha spiegato di essersi attivato per «interesse personale» (perché candidato) e precisato che soldi e regali servivano per convincere persone con cui non aveva particolare confidenza o che non conosceva.

Nacci ha anche spiegato di non aver avuto contatti con i cugini di sua suocera Bruna Montani, Leonardo e Bruno Montani, ritenuti appartenenti all’omonimo clan del quartiere San Paolo. Nel corso dell’udienza di oggi ha parlato anche la stessa Bruna Montani, che ha detto di aver chiesto voti ai suoi cugini (referenti di due gruppi della curva nord di Bari) ma di essere stata «rispedita al mittente».

I tre Montani sono tutti a processo tra ordinario e abbreviato. Nelle prossime sei udienze davanti al gup (la prima il 4 dicembre) inizierà la discussione dei pubblici ministeri. Solo in un momento successivo – ha deciso il gup – ci sarà l’interrogatorio di Giacomo Olivieri, del boss del quartiere Japigia Savino Parisi e di suo figlio Tommaso, cantante neomelodico.

Mafia a Bari, processo parallelo e imputati in comune: saltano gli esami in aula di Olivieri, Savinuccio e Tommy Parisi

Giacomo Olivieri, Savinuccio Parisi e Tommy Parisi potranno tornare a parlare solo nel 2025. Il giudice ha infatti disposto il differimento dell’esame dei tre imputati, previsto per oggi nell’ambito della maxi inchiesta Codice Interno, a data da destinarsi. Il motivo? In giornata è previsto un altro processo, sempre legato alla mafia baresi, in cui sono coinvolti imputati in comune, dove verranno discusse le posizioni di ben 49 soggetti.

“Essendo stati pianificati gli esami richiesti da tre imputati di reati caratterizzati da particolare complessità, si ritiene indispensabile una riorganizzazione delle attività al fine di garantire, nel rispetto di tutte le parti, un equilibrato svolgimento di entrambi i processi”, si legge nell’ordinanza del gup De Salvatore. Gli esami degli imputati saranno programmati nuovamente, ma con una certezza: saranno fissati nel 2025.

Voto di scambio e mafia, ricorso respinto: Giacomo Olivieri resta in carcere. La difesa annuncia il ricorso

Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale arrestato il 26 febbraio nell’ambito del blitz Codice Interno, resta in carcere. È stata respinta l’istanza di domiciliari presentata dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta che hanno già annunciato il ricorso.

Olivieri, lo ricordiamo, si trova in carcere a Lanciano in un reparto di alta sicurezza ed è accusato di associazione a delinquere finalizzata al voto di scambio politico-mafioso per aver comprato voti a favore della moglie Maria Carmen Lorusso per le elezioni comunali di Bari del 2019.

Olivieri, la spesa e il giro di birre. Antonio smonta Realtà Italia al Libertà: “A Bari si deve…”

Un gesto simbolico che sognavamo di fare da tempo. Coincidenza vuole che, proprio quando il Tribunale di Bari rendeva del tutto libera Maria Carmen Lorusso, l’ex consigliera di Bari al centro dell’inchiesta Codice Interno, Antonio e Tino si sono recati in via Petrelli al Libertà per “smontare” nel vero senso della parola Realtà Italia, partito riconducibile a Giacomo Olivieri.

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Voto di scambio e mafia, dopo 8 mesi Mari Lorusso torna libera. E Olivieri ora spera di lasciare il carcere

Maria Carmen Lorusso lascia i domiciliari dopo 8 mesi. Nella giornata di ieri il Tribunale di Bari ha accolto il ricorso presentato dai legali della ex consigliera comunale di Bari, al centro dell’inchiesta Codice Interno sui rapporti tra mafia e politica. All’origine della scelta il fatto che non ha più avuto contatti con le persone che avrebbero procacciato voti a suo favore su input del marito Giacomo Olivieri. I giudici si sono uniformati alle recenti decisioni della Cassazione sulla permanenza delle esigenze cautelari a carico degli incensurati accusati di concorso in associazione mafiosa.

E attenzione a Olivieri. Dopo la libertà concessa alla moglie, in attesa dell’esito del processo, l’ex consigliere regionale, la mente del sistema di compravendita di voti secondo l’accusa, potrebbe ottenere l’attenuazione della misura cautelare e i domiciliari, visto che pure lui è incensurato e che sono già stati ritenuti insussistenti i rischi di inquinamento probatorio.

Voto di scambio e mafia, la strategia di Olivieri: processo con l’abbreviato per evitare i 10 anni di condanna

Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale e marito di Maria Carmen Lorusso è finito in carcere lo scorso 26 febbraio con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso ed estorsione, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato condizionato. L’obiettivo è quello di evitare la condanna di 10 anni, da scontare comunque in carcere, cercando di avvicinarsi più ai 5 anni di pena.

Tutti i 124 indagati dell’inchiesta Codice Interno che ha evidenziato l’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico, politico e sociale della città di Bari saranno processati a luglio. Oltre a Giacomo Olivieri, ci sono la moglie Maria Carmen Lorusso (ex consigliera comunale di Bari), il padre di lei, Vito Lorusso, ex primario dell’Oncologico di Bari, ma anche gli esponenti dei clan Parisi-Palermiti (Savino Parisi, Eugenio Palermiti, Tommy Parisi, Giovanni Palermiti, Tommaso Lovreglio) Montani e Strisciuglio.

La prima udienza è stata fissata il 2 luglio davanti alla Seconda sezione penale. Gli imputati, nel corso degli interrogatori, non hanno cambiato il quadro accusatorio e ora toccherà ai loro avvocati cercare di capovolgere la situazione. Il reato di voto di scambio politico-mafioso è contestato a 19 persone, in totale sono 38 i capi di imputazione invece per l’associazione mafiosa Parisi-Palermiti.

Olivieri si trova nel carcere di massima sicurezza di Lanciano. Trattandosi di fatti di mafia, si trova lì perché deve trascorrere la custodia cautelare nel circuito della cosiddetta alta sicurezza. È rinchiuso in una cella doppia della sezione Alta Sicurezza 3 (tra cui ci sono i reati mafiosi), il regime carcerario però è durissimo e sotto solo a quello del 41bis. Sono previste solo 4 telefonate al mese con i familiari, mentre con la moglie i colloqui e i contatti sono interrotti dal giorno dell’arresto. Nei suoi confronti va ricordato che è stato aperto anche un procedimento da parte dell’Ordine degli avvocati.

“La caccia è a te sei fatto”, Olivieri svela la talpa nell’interrogatorio: “Canonico mi disse che ero intercettato”

Canonico, va precisato, non risulta indagato in questo filone d’inchiesta, ma nell’altro in cui il reato è sempre quello del voto di scambio in cui sono coinvolti l’ex consigliera comunale di Bari, Francesca Ferri, e il suo compagno Filippo Dentamaro. Il caso però è spinoso e riguarda la possibile ennesima fuga di notizie.

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