Scandali all’Oncologico di Bari: il generale della Finanza Mattiace nominato responsabile dell’anticorruzione

Un generale della Guardia di Finanza come responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Si tratta del Generale di brigata Mercurino Mattiace, che come ultimo incarico era stato comandante provinciale della Guardia di Finanza di Barletta.

“Il generale Mattiace – afferma il direttore generale Alessandro Delle Donne – sarà un punto di riferimento dell’Ente, grazie alla sua esperienza e ai 42 anni di onorato servizio allo Stato. Sarà un presidio di legalità, valore fondamentale da sempre per questa direzione strategica. Il suo arrivo è stato possibile grazie a una particolare normativa che consente alle amministrazioni pubbliche di richiedere agli Stati maggiori della Difesa, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza la riammissione in servizio. Ringrazio per questo l’autorizzazione che il Comandante generale della Guardia di finanza ha concesso per il rientro in servizio del Generale Mattiace nel nostro Istituto”.

L’Ufficiale, che nel corso della carriera ha prestato servizio in reparti ad alta proiezione operativa e di direzione strategica, maturando esperienze professionali in ambito fiscale, societario, fallimentare, penale comune e penal tributario. Tra le varie esperienza, al Comando Regionale Puglia Guardia di Finanza ha assolto all’incarico di capo Ufficio pianificazione, programmazione e gestione di controllo. Ha, inoltre, svolto attività di docente in materia di “Frode fiscale e accessi bancari” all’Università degli Studi di Bari.

“Ringrazio il direttore generale – dice Mattiace – e tutti gli organi di indirizzo e gestione dell’oncologico di Bari per aver pensato alla mia persona quale responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza dell’Istituto. Nel delicato incarico mi impegnerò al massimo delle mie capacità per mettere a sistema tutte le competenze acquisisce e capitalizzate nel corso della carriera professionale. È una opportunità che mi consente di fornire un contributo per la salvaguardia di un bene primario della collettività, la salute, specialmente se indirizzata in un settore particolarmente sentito come quello della clinica e della ricerca oncologica. Ringrazio l’Autorità di vertice per aver favorevolmente considerato la mia riammissione in servizio”.

“Diamo il benvenuto nella nostra squadra – dichiara Gero Grassi, presidente del Consiglio di indirizzo e verifica dell’oncologico barese – al generale Mattiace, convinti che con le sue competenze fornirà un valido e importante contributo all’Ente”.

Oncologico Bari, 135 nuove assunzioni: oggi la firma di 3 biologi. In arrivo 48 infermieri e 39 medici

Nuove assunzioni all’Oncologico di Bari, sono in tutto 135 e i primi tre, biologi, hanno firmato oggi. “La firma dei contratti e la presa in servizio delle prime unità – afferma il direttore generale dell’oncologico Alessandro Delle Donne – arriva ad appena un mese dall’approvazione regionale del nuovo tetto di spesa per il piano delle assunzioni, che vede un aumento di ben 9 milioni e 200mila euro. I nostri uffici amministrativi sono stati celeri e sul pezzo per arruolare nuovo personale”.

“Il capitale umano – prosegue – è indispensabile per dare maggiori risposte alla domanda assistenziale oncologica che si rivolge al nostro Istituto e che ultimamente è cresciuta in modo esponenziale. Andiamo così a concretizzare il nostro piano di rilancio e per questo ringrazio ancora una volta il Presidente Michele Emiliano e poi gli uffici regionali, in particolare il capo di gabinetto Giuseppe Catalano, il direttore del Dipartimento Salute Vito Montanaro e la dirigente Antonella Caroli”. Oltre ai biologi, sono previste le assunzioni di 48 infermieri, 39 medici, 23 tecnici di laboratorio. Poi arriveranno nuovi anestesisti per le sale operatorie, chirurghi, infermieri specializzati, radiologi, tecnici di radiologia e medici e infermieri di medicina nucleare.

Oncologico Bari, soldi dai pazienti: l’ex primario Vito Lorusso torna in carcere

Vito Lorusso, l’ex primario dell’Oncologico di Bari, torna in carcere. L’uomo si trova da qualche giorno nell’istituto di Turi dopo che la sua condanna a 5 anni, patteggiata il 14 maggio scorso, è diventata definitiva.

Lorusso è stato accusato di peculato e concussione perché avrebbe chiesto soldi a pazienti malati di cancro per visite, ricoveri e per velocizzare pratiche burocratiche. Nei suoi confronti è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione. L’oncologo, padre dell’ex consigliera comunale di Bari, Maria Carmen Lorusso, arrestata lo scorso 26 febbraio con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019, era stato arrestato la scorsa estate ed era tornato in libertà. Nell’ambito dell’indagine in cui è coinvolta la figlia, lo stesso Vito Lorusso era stato nuovamente arrestato perché – secondo l’accusa – per favorire l’elezione della figlia avrebbe stretto un accordo con Massimo Parisi, fratello del boss ‘Savinuccio’: in cambio dei voti alla figlia avrebbe curato un nipote del capoclan, poi deceduto.

Oncologico Bari, furto di farmaci e dpi: 7 ex dipendenti patteggiano. Tra loro anche l’ex primario Vito Lorusso

Alcuni dei dipendenti ed ex dipendenti dell’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, accusati di aver rubato medicinali e dispositivi sanitari dalla struttura con il fine di utilizzarli in visite private in nero, hanno scelto la strada del patteggiamento fino a 2 anni di reclusione che prevede il risarcimento del danno economico che ammonta a poco più di 3.500 euro.

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“Sostegno psicologico in ambito oncologico”, ok della Regione Puglia: assistenza a pazienti e familiari

Approvata all’unanimità la proposta di legge “Disposizioni in materia di sostegno psicologico in ambito oncologico”, presentata dal consigliere regionale della provincia di Foggia del Gruppo Misto.

La finalità della legge è quella di introdurre, in via sperimentale per un periodo di due anni, sull’esempio di quanto fatto in altre Regioni, la possibilità per le aziende sanitarie regionali di sostenere psicologicamente pazienti e familiari coinvolti in diagnosi oncologiche attraverso l’assunzione a tempo determinato di figure qualificate. Detto supporto viene contestualmente allargato agli operatori sanitari poiché, come verrà esplicato nella presente relazione, anche questo è un fattore determinante per la qualità della vita dei pazienti e dell’offerta sanitaria che viene erogata.

La Regione Puglia promuove l’inserimento del servizio di assistenza psicologica all’interno delle aziende ospedaliere della Regione per i malati oncologici, per le famiglie dei pazienti, per l’equipe oncologica e gli operatori dei reparti di oncologia. Nel raggiungimento delle finalità preposte, viene riconosciuto l’approccio multidisciplinare/professionale all’interno della Rete Oncologica dello psico-oncologo inserendo detta figura nelle equipe interdisciplinari, nonché prevedendo la presenza dello psico-oncologo con equipe multidisciplinare/multiprofessionale nei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) per patologie oncologiche.

Oncologico Bari, soldi dai pazienti per saltare le liste d’attesa: chiesto il rinvio a giudizio per Vito Lorusso

L’oncologo è il padre dell’ex consigliera comunale di Bari, Maria Carmen Lorusso, arrestata lo scorso 26 febbraio con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019. Nell’ambito di questa indagine lui stesso è stato nuovamente arrestato ed è attualmente ai domiciliari perché, per favorire l’elezione della figlia, avrebbe stretto un accordo con Massimo Parisi,

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Tumori del fegato, 150esimo trattamento di radioembolizzazione: traguardo speciale per l’Oncologico di Bari

Importante traguardo per l’Istituto Tumori di Bari dove, nei giorni scorsi, è stata eseguita la 150° procedura di radioembolizzazione di un tumore del fegato, un intervento che prevede la somministrazione di un farmaco radioattivo, l’ittrio 90, per distruggere il tumore salvaguardando i tessuti sani dell’organo. Si tratta di una tecnica eseguita in pochi centri in tutta Italia, per la quale l’Istituto Tumori di Bari è punto di riferimento, sia per il numero di trattamenti eseguiti, sia l’esperienza maturata negli anni: la prima radioembolizzazione è stata fatta qui nel 2016.

«In 8 anni, 150 interventi», così il direttore generale Alessandro Delle Donne. «Questo significativo risultato rappresenta una garanzia per i pazienti e motivo d’orgoglio per il personale impegnato, i team di oncologia interventistica e di fisica sanitaria, che possono vantare professionalità e competenze acquisite negli anni, in sala operatoria e al letto del paziente. Grazie al loro lavoro, questo Istituto ha la possibilità di proporre a tanti pazienti con un tumore grave, spesso non operabile, un’opzione terapeutica efficace, poco invasiva, tarata a misura del singolo paziente».

La tecnica prevede la somministrazione di un farmaco radioattivo che viene importato dall’estero, nella dose terapeutica specifica per singolo paziente. Il farmaco viene quindi iniettato nell’arteria epatica con una semplice puntura dell’arteria femorale, senza incisioni. L’intera procedura, durante la quale il paziente è sveglio e vigile, dura appena qualche minuto. Il farmaco iniettato resta attivo per circa 3 mesi e agisce portando alla necrosi del tumore senza danneggiare i tessuti sani del fegato. Il paziente può essere sottoposto a questo tipo di procedura solo dopo attenta valutazione del team multidisciplinare che lo segue e dopo una prima fase di diagnosi che verifica la fattibilità del trattamento. L’intera procedura è resa possibile anche grazie alla collaborazione con l’unità operativa di medicina nucleare del Policlinico di Bari, con la quale l’istituto oncologico ha sottoscritto una specifica convenzione. Dopo l’intervento, il paziente si sottopone ad una serie di controlli per verificare l’efficacia del farmaco sul tumore.

«Questi interventi di alta complessità – commenta il presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica dell’Istituto, Gero Grassi – hanno consentito in questi anni a tanti pazienti pugliesi di curarsi a casa propria, senza faticosi e costosi viaggi della speranza».