Viene licenziato dopo un post sui social, vigilante reintegrato: Pegaso Security condannata a riconoscere 8 mensilità

Il Tribunale del lavoro di Trani ha disposto il reintegro di un dipendente della Pegaso Security spa, licenziato lo scorso marzo in seguito a due contestazioni disciplinari.

Con la prima si addebitava al lavoratore di essersi recato in un’area diversa da quella assegnata durante il turno di lavoro. La seconda contestazione faceva riferimento alla pubblicazione sui social di articoli denigratori e offensivi contro l’azienda.

Il licenziamento però è stato dichiarato illegittimo, per il giudice la società non ha dimostrato con precisione la gravità dei fatti tali da compromettere il rapporto fiduciario. “Le condotte contestate non sono state provate come comportamenti talmente gravi da porre irrimediabilmente fine al vincolo fiduciario tra le parti”, si legge nella motivazione.

Nel post contestato dall’azienda, ad esempio, non sono emersi espressioni offensive o commenti tali da evidenziare un atteggiamento lesivo. Così il lavoratore è stato quindi reintegrato in servizio e la Pegaso Security è stata condannata a corrispondergli 8 mensilità di risarcimento con i relativi contributi, oltre a 3mila euro per le spese legali sostenute.

In carcere ma spunta un post su Facebook, Tommy Parisi ai fan: “Siete la mia forza nei momenti bui”

“A volte mancano gli abbracci. A volte manca il palco, manca il cantare a squarciagola. Ma nei momenti più bui c’è sempre una forza che mi rialza: siete voi”. Inizia così il post pubblicato sul profilo Facebook di Tommy Parisi, figlio 42enne del boss di Japigia Savino finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno.

Resta da individuare l’autore del post, qualcuno ha pensato erroneamente anche che il cantante neomelodico fosse tornato in libertà. “Il vostro affetto, i vostri messaggi, la vostra presenza anche a distanza mi ricordano ogni giorno perché faccio quello che faccio – si legge ancora -. Siete il mio motore, la mia voce quando la mia si spegne, la luce che mi accompagna quando tutto sembra più scuro.Un abbraccio grande a tutti”.

Tommy Parisi ha sempre dichiarato la propria estraneità al contesto criminale familiare, l’accusa per lui ha chiesto però 16 anni di reclusione. La sentenza è attesa in autunno.