Bisceglie, i compagni di classe e catechismo ricordano Alicia: veglia di preghiera per la 12enne schiacciata da albero

“È un momento di preghiera nato dal cuore dei ragazzi e questo mi ha colpito molto: volevano consolazione per un dolore che per la loro età è troppo pesante da affrontare”.

La voce di don Michele Torre, parroco della chiesa dedicata alla Madonna di Costantinopoli a Bisceglie, è commossa quando parla di chi poco più che bambino, gli ha chiesto aiuto dopo la morte di Alicia Amoruso, la 12enne travolta e uccisa da un pino sradicato dal vento lunedì scorso.

I suoi compagni di classe e di catechismo hanno chiesto al sacerdote conforto e per questo ieri sera hanno deciso di organizzare una veglia di preghiera nella loro parrocchia. Oggi pomeriggio ci saranno i funerali della giovane che, per scelta della famiglia, si svolgeranno senza la presenza di componenti dell’amministrazione comunale.

“Non sapevano che fare, ma volevano essere vicini alla famiglia di Alicia – continua don Michele – Lei in questa chiesa, ha mosso i suoi primi passi della iniziazione cristiana. Sabato scorso era qui al catechismo, domenica ha partecipato alla messa e l’anno prossimo avrebbe ricevuto il sacramento della confermazione. Quanto accaduto è inspiegabile e loro sono molto scossi”.

Prima di entrare in chiesa, le amiche di Alicia hanno voluto lasciare a pochi passi dall’albero che l’ha strappata alla vita, un cartellone rosa su cui hanno scritto: “Dove sei ora Alicia? Qui, continui a mancare”. “Io non ci credo ancora, devo realizzare”, dice sottovoce Felisia mentre abbraccia Silvia. Con la vittima hanno frequentato le scuole elementari, ora le medie e il catechismo. “L’ho saputo dai social – continua Silvia – e sono scoppiata a piangere”.

La 12enne è morta, secondo quanto emerso dall’esame autoptico, per uno schiacciamento toracico – addominale. “Davanti al mistero della morte dobbiamo imparare a fare silenzio – ha sottolineato don Michele – Il cuore di ognuno di noi rifletta su quanto sta vivendo e su quanto la vita sia un dono prezioso”.

Benito, in carcere 19 anni dopo la condanna. Maria convocata dai Carabinieri: “Ho pregato tanto”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni la condanna. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Dopo aver parlato con un amico di Benito e con il sindaco Giuseppe Cosola, abbiamo incontrato nuovamente Maria che nelle settimane scorse ha avviato la procedura per richiedere la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E ci sono sviluppi importanti. Nel video allegato tutti gli aggiornamenti.