Bari, condannato con l’accusa di aver tentato di rapinare una bimba di 5 anni: 36enne assolto e scarcerato

La Corte d’Appello di Bari ha assolto Lamanuzzi Giuseppe, il 36enne barese accusato di aver tentato di sequestrare una bambina di 5 anni lo scorso 2 gennaio mentre passeggiava con la madre nel quartiere San Pasquale.

I giudici hanno annullato la sentenza di condanna a 4 anni rimediata in primo grado. Il presunto tentativo di rapimento della piccola viene definito “assurdo e contrario ad ogni logica”.

“Appare più veritiero che vi sia stata una fase ideativa del furto di un borsello che la mamma della bambina aveva in mano”, si legge nelle carte. Il 36enne è stato scarcerato.

 

Droga e armi, gli affari del clan Velluto a Carrassi. Scarcerato Giovanni Belviso: rigettato il ricorso di altri 7 affiliati

Il Tribunale della Libertà ha scarcerato Giovanni Belviso (difeso dall’avvocato Nicola Quaranta), uno degli 8 arrestati ad inizio luglio e dei destinatari del provvedimento cautelare dopo la condanna, in primo grado, perché ritenuti membri dell’organizzazione criminale del clan Velluto, diretta da Velluto Domenico e Fasano Giovanni, oltre che dell’associazione autonoma finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso e dall’uso delle armi e dal numero di partecipanti superiore a dieci persone. Rigettato il ricorso degli altri 7:  Domenico Velluto, Giovanni Fasano, Carlo Biancofiore, Alessandro Pace, Arcangelo Vacca, Angelo Spano e Vito Pinto.

L’operazione, composta dalle deposizioni rese dai testimoni, dai collaboratori di giustizia e dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché dalle numerose attività di riscontro svolte nel corso dell’attività d’indagine, hanno provato l’esistenza di tutti gli elementi costitutivi sia dell’associazione di tipo mafioso che dell’associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti.

Le esigenze cautelari, che hanno portato all’odierna esecuzione dei provvedimenti restrittivi, sono emerse dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, oltre che dagli ulteriori elementi univoci indicativi del fatto che i condannati, ritenuti delinquenti abituali in ragione delle numerosissime condanne, continuano ad essere inseriti nel circuito criminale, a frequentarsi tra loro, a vivere di proventi delle attività illecite, risultando infatti privi di reddito ed in gran parte sorvegliati speciali di P.S., oltre che per essere coinvolti, di recente, in altri gravi fatti di reato.

Dagli elementi sopravvenuti è emersa la piena operatività del clan Velluto e dell’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, laddove il boss, Domenico Velluto, dal carcere ha continuato a capeggiare il clan omonimo tramite il socio in affari Giovanni Fasano, considerato la mente del clan, oltre che con l’ausilio di altri sodali facenti parte del gruppo di fuoco del clan, con disponibilità di armi.

L’indagine, che ha portato alle condanne di primo grado, avviata nel 2002 e condotta fino al 2016, è stata incentrata su uno specifico contesto territoriale di riferimento ossia il quartiere Carrassi di Bari e la zona di San Marcello. In tali aree, a seguito del pentimento dell’allora capo clan di riferimento, Giuseppe Cellamare, prese potere una diversa associazione criminale avente al suo apice la diarchia rappresentata da due esponenti carismatici della malavita barese: Velluto Domenico e Fasano Giovanni.

Nel periodo oggetto d’indagine è stato quindi giudizialmente acclarato che il sodalizio mafioso in disamina avesse a disposizione un gran numero di armi, le quali erano state utilizzate in efferati fatti di sangue, compiuti al fine di assoggettare e controllare il territorio di influenza con la forza di intimidazione.

 

Bari, armi portate in discoteca: scarcerato Savino Parisi jr. Resta in carcere il baby Palermiti

Il tribunale del Riesame di Bari ha rimesso in libertà il 29enne Savino Parisi, nipote del boss del quartiere Japigia di Bari ‘Savinuccio’, annullando l’ordinanza con cui lo scorso 17 gennaio era finito in carcere per detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Il Riesame (presidente Giovanni Anglana) ha dunque accolto il ricorso degli avvocati Nicola Oberdan Laforgia e Michele Dell’Erba, che avevano richiesto la scarcerazione di Parisi.

Rimane invece in carcere il 21enne Eugenio Palermiti, nipote omonimo dell’altro capoclan di Japigia, arrestato insieme a Parisi con le stesse accuse. A Palermiti, il pm Federico Perrone Capano della Dda di Bari contestava l’aver portato armi in almeno due occasioni in due discoteche del nord Barese, a Parisi era contestato un solo episodio.

Palermiti sarebbe stato armato la sera tra 22 e 23 settembre nella discoteca ‘Bahia’ di Molfetta, quando insieme ad altri tre amici rimase ferito nella sparatoria in cui fu uccisa la 19enne Antonia Lopez.

A sparare fu un altro giovanissimo, il 21enne Michele Lavopa, che – come ha poi confessato – avrebbe avuto come obiettivo proprio Palermiti, con cui in passato aveva avuto degli screzi. Parisi e Palermiti, sempre secondo la Dda, sarebbero stati armati anche in un’occasione di una serata al ‘Divinae Folliè di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani) e avrebbero eluso dei controlli di polizia grazie all’aiuto di bodyguard compiacenti.

Processo Codice Interno a Bari, torna libero l’autista di Tommy Parisi: scarcerato il 41enne Carlo Fiore

Fabio Fiore, 41enne vicino al clan Parisi, ha lasciato il carcere dopo 9 mesi. Era stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa lo scorso 26 febbraio dopo essere rimasto coinvolto nella maxi inchiesta Codice Interno. Nella giornata di ieri il Tribunale del Riesame di Bari ha disposto la sua scarcerazione, dopo che la Cassazione ha ritenuto cessate le esigenze cautelari. Secondo l’accusa Fiore è “estremamente vicino” a Tommy Parisi, il figlio cantante del boss Savinuccio di Japigia e svolgerebbe il ruolo di autista. Il suo nome appare anche nella vicenda con protagoniste le due vigilesse baresi, poi licenziate per aver chiesto aiuto al clan con l’obiettivo di vendicarsi di un automobilista.