Bari, Leccese scrive al neo commissario dell’Asp: “Eliminare subito lo scempio dell’Opera Pia Di Venere a Ceglie”

Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha inviato una nota al neo commissario straordinario dell’Asp Opera Pia Di Venere, Marco Preverin, recentemente nominato, chiedendo un intervento urgente per definire il futuro del grande complesso di Ceglie del Campo, originariamente destinato a diventare una casa di riposo per anziani e da troppo tempo in totale stato di abbandono.

Si tratta di una struttura costata oltre tre miliardi di lire e mai completata, che da quasi trent’anni incombe su un’area periferica già segnata da criticità e bisognosa di interventi di riqualificazione e di una rinnovata attenzione istituzionale.

Nella lettera il sindaco sollecita l’Asp a “individuare una soluzione utile a risolvere una volta per tutte questa vicenda”, così da “sanare una ferita aperta e restituire fiducia a una comunità rassegnata, che vede ormai nello scheletro dell’Opera Pia Di Venere un elemento immodificabile del paesaggio urbano”.

Già prima della nomina di Preverin, Leccese aveva richiamato l’attenzione degli amministratori dell’Azienda di Servizi alla Persona “Opera Pia Di Venere” sulla necessità di intervenire sul rudere, anche alla luce del tragico episodio avvenuto nel 2024, quando un cittadino indiano senza fissa dimora fu assassinato con un colpo di pistola proprio all’interno della struttura abbandonata.

Il sindaco conclude esprimendo fiducia sul fatto che la nomina del nuovo commissario “possa segnare una svolta in questa storia incompiuta, evitando che quel rudere torni a essere oggetto di raid vandalici o, peggio, teatro di eventi criminosi”, e ribadisce la piena disponibilità dell’amministrazione comunale a collaborare per una soluzione definitiva di questa annosa vicenda.

Bari, scempio a Poggiofranco: rubata l’auto della responsabile del Coordinamento regionale delle malattie rare

“Ieri, in data 5 maggio, durante un congresso riguardante le malattie rare, in zona Hotel Nicolaus Sheraton di Bari, è stata rubata una Kia Sportage del 2018 con targa FW516LS, l’auto della dottoressa Annicchiarico (che è anche mia madre). Ma questa non è solo la storia generica di un furto di un’auto in quanto, seppure un piccolo mezzo, bisognerebbe comprendere il valore di cosa significhi quell’auto sia per me che per tutti noi”.

Inizia così il post di denuncia pubblicato sui social dal figlio di Giuseppina Annichiarico, responsabile del Coordinamento regionale delle malattie rare. “Oltre ad essere un’auto adattata alla guida per chi ha una disabilità molto specifica come la mia (particolari modifiche su misura che compromettono di fatto in maniera sostanziale le funzioni e l’estetica dell’auto, dovendo aggiungere in plancia tutta una serie di controlli per luci, frecce e segnali acustici, più un adattamento vistoso al volante), al suo interno c’era la mia sedia a rotelle, il cartellino per i disabili e la borsa da medico lì pronta per essere disponibile a chiunque la chiami a qualsiasi ora del giorno e notte”, si legge nel post.

“Ricreare adesso tutti questi accorgimenti sarebbe davvero difficile e, vista la mia condizione, sicuramente si allontana sempre più anche solo la possibilità di sperare di poter riprendere a guidare – aggiunge Ettore -. Ma non è tutto. Quell’auto significa anche ben altro per tutti noi perché, sin da quando ha sostituito la sua predecessora, è stato il mezzo che ha potuto permettere tutti gli spostamenti quotidiani in ogni parte di Italia da parte di un medico che si batte ogni giorno annullando quasi completamente se stessa e sottraendo tempo e energie alla propria famiglia affinché, me, noi, i nostri figli, zii, genitori, parenti stretti o lontani o amici possano in qualche modo beneficiare di tutte quelle accortezze di cura e sostegno che il nostro Stato prevede ma che aspetta e, ahimè, necessita costantemente di qualcuno che li renda effettivi”.

“Quell’auto, tra mille urgenze, permetteva a una donna sempre pronta a servire la comunità di essere dove più serviva. E quindi chiedo che questo comunicato si diffonda il più possibile, affinché, cortesemente, l’auto possa essere ritrovata e continuare a svolgere il suo piccolo grande compito”, conclude.

Da rifugio a discarica, topi e rifiuti nel rudere al Libertà: “Uno scempio va messo in sicurezza”

Ci troviamo in corso della Carboneria, a pochi passi da via Nazariantz, lì dove sorgeva un tempo il palazzo della Procura di Bari, purtroppo per denunciare un altro grave episodio di inciviltà. Tralasciando le condizioni dei cassonetti, purtroppo la discarica a cielo aperta, nata in ruderi abbandonati e un tempo abitati da cittadini rumeni, è ancora lì nonostante le diverse segnalazioni. Uno scempio che lascia impietriti. Si può trovare davvero di tutto e il luogo sembra ancora frequentato viste le tracce lasciate. Chiunque sia il proprietario, ci auguriamo un pronto intervento per porre rimedio alla situazione e scongiurare anche eventuali catastrofi. Anche se la polvere non può essere più nascosta sotto il tappeto, prevenire è sempre meglio che curare.