Bari dice addio ad un altro pezzo di storia: il negozio di intimo e corredi Manzari chiude dopo 60 anni

Bari dice addio ad un’altra storica attività. Dopo 60 anni chiude le saracinesche anche Manzari, negozio di intimo e corredi situato in corso Alcide De Gasperi.

La scelta difficile di Gianni, 64 anni, è dettata dall’avvento del commercio online, dalla concorrenza delle catene multinazionali e dal mancato ricambio generazionale al comando dell’attività. Per anni Manzari è stato il punto di riferimento per i residenti del quartiere Carrassi, ma non solo.

 

Omicidio Magellano a Bari, Pastore resta in silenzio davanti al gip: fermo convalidato

Convalidato il fermo di Maurizio Pastore, il 42enne barese accusato di aver ucciso a coltellate il 39enne Amleto Magellano sabato scorso in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi.

L’uomo è stato interrogato ieri dal gip e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Pastore è accusato di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Fondamentale la testimonianza di una persona che ha riferito di aver visto il killer in volto con il coltello, arma del delitto, sporco di sangue.

Pastore avrebbe preteso soldi per i lavori di ristrutturazione della sua abitazione che la vittima gli avrebbe negato. All’origine del tragico delitto quindi ci sarebbe un risentimento datato

Pastore, secondo quanto ricostruito, avrebbe raggiunto la vittima alle spalle e dopo poche parole l’avrebbe colpita ripetutamente all’addome e al torace per poi fuggire a piedi. Magellano, 39 anni, è morto al Policlinico di Bari per le ferite riportate,

Fondamentali anche le dichiarazioni della moglie della vittima. La donna ha raccontato del litigio tra i due risalente ad un anno fa legato ai lavori di ristrutturazione a casa del 42enne che l’aggressore avrebbe preteso venissero pagati dalla vittima.

Stando a quanto riferito dalla moglie di Magellano, al rifiuto Pastore lo avrebbe rincorso impugnando un martello, senza riuscire e colpirlo e, nei mesi successivi, sui social avrebbe continuato a inviare messaggi – poi puntualmente cancellati – contenenti minacce e richieste di denaro.

Omicidio Magellano a Bari, fermato il 42enne Maurizio Escobar Pastore: “Voleva i soldi per rifare il bagno di casa”

Maurizio Pastore, il 42enne fermato con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà di Amleto Magellano, avrebbe preteso un anno fa soldi per i lavori di ristrutturazione della sua abitazione che la vittima gli avrebbe negato.

All’origine del tragico delitto quindi ci sarebbe un risentimento datato. Due testimoni, che hanno assistito all’omicidio, hanno fornito agli investigatori elementi utili sull’aggressione che hanno portato all’identificazione del killer.

Pastore, secondo quanto ricostruito, avrebbe raggiunto la vittima alle spalle e dopo poche parole l’avrebbe colpita ripetutamente all’addome e al torace per poi fuggire a piedi. Magellano, 39 anni, è morto al Policlinico di Bari per le ferite riportate,

Fondamentali anche le dichiarazioni della moglie della vittima. La donna ha raccontato del litigio tra i due risalente ad un anno fa legato ai lavori di ristrutturazione a casa del 42enne che l’aggressore avrebbe preteso venissero pagati dalla vittima.

Stando a quanto riferito dalla moglie di Magellano, al rifiuto Pastore lo avrebbe rincorso impugnando un martello, senza riuscire e colpirlo e, nei mesi successivi, sui social avrebbe continuato a inviare messaggi – poi puntualmente cancellati – contenenti minacce e richieste di denaro.

Omicidio Magellano, quartiere Carrassi in fermento: “Sanno tutti chi è l’assassino. Nu malannate”

Un amico di Carrassi, uno di quelli che sanno vita, morte e miracoli di tutti i residenti, giura di sapere chi ha ammazzato Amleto Magellano. Si tratterebbe dello stesso nome fatto da alcuni degli amici ascoltati dagli investigatori.

“Vedrai è lui”, mi dice davanti a un caffè. “Cudde ié nu malannate (Quello è un poco di buono) – è cattivo dentro -, dice la fonte. Vai a vedere di cosa si voleva vendicare, magari qualche vecchio conto rimasto sospeso o qualche cazzata più recente”.

Di sicuro la vittima, pregiudicata che ormai aveva cambiato vita da molto tempo, non aveva a che fare coi giri dell’assassino. “Uno che si fa chiamare come un noto trafficante internazionale, ma non vale la sua unghia”, spiega l’amico.

“Mi hanno detto – continua -, che qualche giorno prima dell’omicidio l’assassino e la vittima avevano avuto un faccia a faccia e l’aggressore le aveva prese”.

Ciò che ancora non si sa è il movente, ciò per cui i due si erano affrontati già la prima volta. Gira voce che chi ha inferto le dieci coltellate, sia sparito per un paio di giorni e sia riapparso l’altra sera.

“Va dicendo che non gli interessa nemmeno dell’ergastolo – tuona la fonte -, perché sta talmente messo male che muore prima. Un omicidio che non ci sarebbe dovuto essere visto che l’assassino é ai domiciliari”.

Questo è uno di quei casi risolti in partenza, dove tutti sanno tutto, ma chi deve far scattare le manette deve sbrigare prima le scartoffie. L’assassino è stato in passato fidanzato con la ragazza protagonista dell’accoltellamento del tassista sempre a Bari.

“Pochi giorni ancora – conclude il tizio -, vedrai che lo vanno a prendere. Ha le ore contate. Amleto era un buono, in passato si è fatto trascinare e ha pagato per i suoi errori, ma era un brav’uomo non meritava la fine che ha fatto”.

Tentato omicidio per il controllo di Carrassi, vittima un 25enne: arrestati 4 affiliati al clan Palermiti – I NOMI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di quattro persone, accusate a vario titolo, in concorso, di “tentato omicidio premeditato” e “detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da fuoco”, aggravati dalle modalità mafiose.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e dalla testimonianza di un militare dell’Arma dei Carabinieri che aveva occasionalmente assistito all’evento, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tutti appartenenti alla compagine del quartiere Carrassi del più ampio clan Palermiti, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso consumato nel quartiere Carrassi di Bari il 28 dicembre 2023, mentre la vittima percorreva a bordo del proprio motociclo l’intersezione tra via Timavo, via Petrera e via Montegrappa – arteria stradale caratterizzata da intenso flusso veicolare e presenza di numerose abitazioni – in fascia oraria (circa le ore 20:00) di elevata frequentazione, anche in ragione dell’apertura degli esercizi commerciali della zona e del periodo di festività natalizie, veniva fatta segno di un azione di fuoco, alla presenza di ignari passanti, da parte di un commando composto dagli indagati, uno dei quali esplodeva, all’indirizzo della vittima, un 25enne, almeno 4 colpi d’arma da fuoco.

L’indagine ha consentito di ricondurre l’evento delittuoso ad un quadro di situazione più ampio individuato da un lato nelle condotte prevaricatrici messe in atto dalla vittima, la quale approfittando della lunga detenzione del referente del quartiere Carrassi (clan Palermiti), tentava di assumere il controllo dei traffici illeciti del quartiere e dall’altro, nella condotta reattiva degli indagati, i quali al fine di interrompere le condotte prevaricatrici della vittima, commissionavano ed eseguivano materialmente un azione armata, nei suoi confronti.

I nomi dei 4 arrestati: Saverio Giliberti, Francesco Soloperto, Francesco Cascella e Carlo Biancofiore. È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Tentato omicidio a Carrassi, ferito 25enne in moto: 4 arresti. È stato un agguato di mafia

Dalle prime ore di questa mattina, è in corso un’operazione del Comando Provinciale Carabinieri di Bari, delegata dalla locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – finalizzata all’arresto dei presunti responsabili (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) del tentato omicidio premeditato aggravato dalle modalità mafiose, commesso nel quartiere Carrassi di Bari, in via Timavo, il 28 dicembre 2023 in danno di un 25enne verso il quale erano esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco.

Dopo essere stato raggiunto da diversi colpi di pistola il giovane era riuscito a salire sul suo scooter e dirigersi verso il policlinico di Bari, accasciandosi al suolo poco prima di arrivare. A distanza di meno di due anni, i Carabinieri hanno arrestato quattro persone, con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Sfondano la porta e lo portano in Psichiatria, prorogato il TSO a Luca: è il terzo. Caso complesso

La storia di Luca ha sconvolto la nostra community e l’Italia intera. Siamo tornati al quartiere Carrassi di Bari a casa di papà Vittorio (ultra 80enne). A Luca è stato prorogato il TSO (il terzo) e anche su questa vicenda ci sono diversi dubbi.

Sul posto c’è ancora la porta che è stata sfondata con la fiamma ossidrica, alle 6 del mattino, dalla forza pubblica dopo il provvedimento firmato dall’assessore alla Polizia Locale di Bari, Carla Palone.

Il tutto è stato immortalato anche da una diretta Facebook sul profilo di Luca. Papà Vittorio resta disperato, al suo fianco c’è Donato Cippone di Rete Civica. La storia è davvero controversa, resta complessa e pone diversi interrogativi. Nel video allegato gli ultimi aggiornamenti del caso.

Aprono la porta con la fiamma ossidrica ed eseguono il TSO. Il padre disperato: “Luca non è malato”

La storia che vi stiamo per raccontare è davvero assurda. Ci siamo recati al quartiere Carrassi di Bari a casa di Vittorio (ultra 80enne) e Luca (47enne). Il secondo è stato sottoposto al TSO dopo diversi tentativi a vuoto.

L’ultimo è stato portato a termine e Luca è stato portato in Psichiatria. Sul posto c’è la porta che è stata sfondata con la fiamma ossidrica, alle 6 del mattino, dalla forza pubblica dopo il provvedimento firmato dall’assessore alla Polizia Locale di Bari, Carla Palone.

Il tutto è stato immortalato anche da una diretta Facebook sul profilo di Luca. Papà Vittorio è disperato e difende in lacrime il figlio. Sul posto abbiamo incontrato anche Donato Cippone di Rete Civica. La storia è davvero controversa e pone diversi interrogativi.

“In carcere fino al 2050”, calcoli sbagliati per il boss di Carrassi Pinuccio Diomede: sarà libero nel 2026

Giuseppe Diomede, boss di Carrassi, lascerà il carcere nel 2026 e non nel 2050. Il pluripregiudicato si trova in carcere dal 2000 e nel corso degli anni ha accumulato diverse condanne per droga, omicidio, estorsione e mafia.

In totale ha collezionato 42 anni di reclusione, ridotti a 30 anni tra limiti previsti dal codice penale e continuazione. La Procura Generale però, in maniera errata, aveva calcolato che i 30 anni fossero da scontare a partire dal 28 maggio 2020, data dell’ultima condanna, e non dal 2000.

 

Bari, rapina nell’ufficio postale di Carrassi: collaboratori di giustizia incastrano il commerciante basista

Gennaro Lepenne, commerciante di Bari, è finito a processo con l’accusa di rapina in concorso per aver assunto il ruolo di “basista” nel colpo effettuato il 9 giugno 2017 nell’ufficio postale di via Garrone nel quartiere Carrassi.

Quel giorno i quattro rapinatori, arrivati sul posto a bordo di due scooter, sono riusciti a fare irruzione portando via con loro 1500 euro in contanti, carte libretto e carte Postamat.

Secondo quanto è stato ricostruito dalle indagini, il 59enne Lepenne avrebbe dato il suo contributo sfruttando la conoscenza con il direttore dell’ufficio postale con l’obiettivo di sapere dove fossero custoditi i contanti. Ma non solo, avrebbe dato ai rapinatori un deposito adiacente al suo negozio di scarpe, in via Giulio Petroni, come base logistica e nascondiglio per gli scooter, in più avrebbe fornito anche un casco per nascondere il viso. Sarebbe stato proprio lui poi a dare il il via libera al colpo dopo un sopralluogo e avrebbe anche rallentato una pattuglia della Polizia per facilitare la fuga dei rapinatori. Nel suo negozio, durante le indagini, fu anche trovata una maschera in lattice.

A confermare agli inquirenti il suo ruolo attivo nel colpo è stato il collaboratore di giustizia Antonio De Manna, uno degli esecutori materiali della rapina (giudicato separatamente insieme all’altro che entrò nel locale). Ieri, nell’udienza svolta in Tribunale, sono state acquisite le sue dichiarazioni e quelle di un altro pentito, Nicola De Santis.