Molfetta, quattro gattini abbandonati tra i rifiuti sotto il sole: sul trasportino la scritta choc “In regalo”

Una scena di estrema crudeltà riporta al centro dell’attenzione il fenomeno dell’abbandono estivo degli animali. Nella zona industriale di Molfetta quattro gattini sono stati trovati chiusi all’interno di un trasportino di plastica, abbandonato tra i rifiuti sotto il sole cocente.

A fare la scoperta è stato un passante, richiamato dai miagolii dei piccoli. I cuccioli erano ammassati in uno spazio angusto, impauriti, disidratati e costretti a vivere tra feci e urine. Provvidenziale l’intervento che ha permesso di salvarli prima che fosse troppo tardi. A rendere la vicenda ancora più sconcertante è stata la scritta riportata sul trasportino: “In regalo”, lasciata da chi aveva deciso di disfarsi degli animali.

A denunciare l’accaduto è l’associazione Lo Stregatto di Molfetta, intervenuta dopo la segnalazione del cittadino per recuperare i gattini e prestar loro le prime cure. “‘In regalo’ suona come una beffa. Peccato per chi li ha abbandonati, perché queste piccole vite sono davvero un regalo per chi decide di accoglierle”, ha scritto l’associazione in un post pubblicato sui social.

L’episodio ha suscitato un’ondata di indignazione tra i cittadini. Numerosi i commenti di condanna: c’è chi parla di un gesto “da carcere”, chi si chiede come sia possibile “abbandonare così quattro anime indifese” e chi ringrazia i soccorritori per aver dato ai piccoli una seconda possibilità.

L’associazione Lo Stregatto fa sapere che i gattini sono ora al sicuro e invita chi fosse interessato ad adottarli o a ricevere maggiori informazioni a contattare direttamente i volontari, da anni impegnati nella tutela dei felini sul territorio.

Casamassima, investiti e uccisi due gattini a Barialto. La denuncia del Nogez: “Perso il valore della vita”

“Che possa accadere che accidentalmente un animale venga investito è concepibile, ma ha del diabolico la sofferenza causata intenzionalmente. Nel complesso residenziale Barialto vive serenamente da tempo una colonia felina che nella serata del 4 settembre è stata presa di mira da qualcuno dal cuore arido, che ha fatto carambola con i gatti presenti, in attesa della cena che le volontarie forniscono giornalmente agli animali”.

Inizia così il post di denuncia del Nogez. “Due poveri gatti hanno così perso la vita, uccisi investiti da chi non ha rispetto per la vita – si legge ancora -. È sempre più avvilente venire a conoscenza di questi atti ignobili, che sia un essere umano o un animale, si è perso ormai il valore e il rispetto per la vita. Invitiamo alla riflessione e auspichiamo al cambiamento”.

“Ricordiamo che dal 1 luglio è in vigore la legge n. 82 del 6 giugno 2025 che sancisce pene più severe per chi commette #reati contro gli animali – conclude il Nogez -. Nel caso specifico si sta provvedendo a visualizzare le telecamere poste sul luogo dove staziona la colonia felina”.

Gattini impiccati e uccisi a Bitonto, caccia al killer: l’associazione AIDAA mette una taglia da 1000 euro

Non si placa l’orrore a Bitonto per il ritrovamento nei giorni scorsi di tre gattini di soli due mesi uccisi ed impiccati (due per la testa ed uno per le gambe). Stando alle testimonianze degli animalisti locali purtroppo questo non sarebbe l’unico caso in quanto vi sarebbero stati altri gatti uccisi.

La paura è che tutti i casi siano opera della stessa mano. Per questo motivo si sta cercando di trovare il responsabile o i responsabili di questa barbarie. Sulla vicenda interviene l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente AIDAA che ha messo una taglia sulla testa dei responsabili di mille euro che sarà pagata a chi con la sua denuncia formale, rilasciata secondo i termini di legge alle forze dell’ordine, aiuterà ad identificare e a far condannare in via ufficiale il responsabile o i responsabili di questo atto criminale.

Sdegno a Cellamare, avvelenati 3 gattini. Il sindaco Vurchio: “Atto indegno di un cittadino di merda e senza cuore”

“Ancora una volta, a distanza di meno di un anno e nella stessa zona, si ritiene che vi sia stato un avvelenamento di tre gattini, di circa cinque mesi. Questo, ovviamente, non lo dico io ma un medico veterinario che, nel contempo, ci mette in allerta su possibili avvelenamenti messi in atto. Ed io, al medico veterinario, ci credo perché in quella stessa zona circa un anno fa è avvenuto un episodio similare”. Inizia così la denuncia social del sindaco di Cellamare, Gianluca Vurchio.

“E se il medico veterinario mi/ci mette in allerta, io invece ho più di un dovere sul tema: il primo è quello di avviare ogni utile accertamento, attraverso l’Asl competente, che si tratti di avvelenamento e per questo ho chiesto che si avvii ogni utile procedimento autoptico sui corpi dei piccoli gattini, affinché venga accertato dai medici dell’area veterinaria della Asl Bari l’avvelenamento – le sue parole -. Il secondo sarà, una volta accertato e diagnosticato l’avvelenamento, quello di recarmi presso i Carabinieri per denunciate formalmente quanto avvenuto contro ignoti, ma specificando che il tutto si è consumato in Via Nino Bixio e che esattamente 45 settimane fa (conservo ogni utile documentazione), sempre nella stessa via, si è riverificato un atto simile. Se qualcuno pensa di poterla fare franca o di continuare a perpetrare ai danni di animali tali atti, è completamente fuori strada. Un atto indegno, spregevole e che solo un cittadino senza cuore e senza un minimo di amore verso il prossimo, potrebbe aver compiuto. Una merda di persona, insomma. Come Comune di Cellamare, nel corso di questi anni, grazie al consigliere delegato, Rita Traversa prima e Patrizia Di Gioia dopo, assieme al delegato al randagismo Lucia Lafaenza, abbiamo fatto tantissimo sulla tutela degli animali e sul loro benessere e non permeteremo che ci sia gente che avvelena gli animali. Questo, oltre che ad esser indicibile in un paese civile, è un reato che viene punito dalla Legge ed io, assieme all’Amministrazione Comunale ed ai cittadini per bene, ci batteremo affinché chi compie tali gesti venga assicurato nelle mani dell’Autorità Giudiziaria”.