Mafia, estorsioni e droga. Blitz a Bari: 29 ordini di carcerazione. Colpito il clan Strisciuglio

Carabinieri e polizia stanno eseguendo 29 ordini di carcerazione, emessi dalla Procura generale di Bari, per altrettante persona condannate in via definitiva nell’ambito dell’operazione definita ‘Vortice Maestrale’.

Un’operazione che, nel 2021, portò a numerosi arresti tra il clan Strisciuglio di Bari per i reati – contestati a vario titolo – di associazione mafiosa, estorsioni, lesioni e traffico di droga. Nel luglio scorso, per alcuni di loro, il processo si era definito in appello, dopo le condanne in primo grado del 2023.

Nell’ambito del processo celebrato con rito abbreviato, i boss Vito Valentino, Lorenzo Caldarola e Saverio Faccilongo erano stati condannati a 20 anni di reclusione. Lo scorso 11 dicembre, invece, altri 9 imputati che avevano scelto il rito ordinario sono stati condannati – in primo grado – a pene da due a 21 anni di reclusione.

Voto di scambio e mafia, la Dda incastra Giacomo Olivieri: “Non aveva pudore si è posto alla pari dei boss”

“Giacomo Olivieri non aveva pudore e nella ricerca dei voti per la moglie si è posto alla pari dei boss mafiosi”. Queste sono le parole utilizzate dal pm della Dda di Bari, Marco D’Agostino, durante la requisitoria davanti al gup Giuseppe De Salvatore per discutere della posizione dell’ex consigliere regionale, in carcere da febbraio e al centro della maxi inchiesta Codice Interno.

“Non è necessario dimostrare che i voti siano stati ottenuti con violenza o minaccia, basta provare la consapevolezza degli indagati rispetto alla natura mafiosa dei loro interlocutori – le sue parole -. La caratura mafiosa dei soggetti che vengono contattati da Olivieri, Nacci e Lorusso ci consentono di ritenere che le modalità mafiose di riferimento del voto siano in re ipsa quando ci si rivolge ad un soggetto di questo tipo”.

D’Agostino ha poi rimarcato le intercettazioni in cui alcuni degli imputati usano la parola rispetto parlando di Olivieri. “Rispetto significa potere criminale. Significa fama criminale. Significa quindi criminale capacità di intimidazione derivata dall’esistenza del vincolo associativo”, ha aggiunto.

Ma non finisce qui perché D’Agostino ha poi tracciato tutti i legami tenuti da Olivieri con i principali clan mafiosi di Bari. Nelle conversazioni l’ex consigliere regionale utilizza “un linguaggio tipicamente mafioso”. “Emergono accordi chiari sul reperimento dei voti, accompagnati dalla promessa di favori economici e lavorativi in cambio del sostegno elettorale”, ha sottolineato D’Agostino.

 

Alleanze storiche e con organizzazioni criminali, l’allarme della Dia: “La mafia estende il controllo in Puglia”

“Si osserva una costante tendenza all’espansione dei territori controllati dai clan anche al di fuori degli ambiti regionali e permangono alleanze storiche con altre organizzazioni criminali, anche straniere”. Così, nella relazione al Parlamento, la Direzione investigativa antimafia definisce il contesto criminale della Puglia nel secondo semestre del 2023 quando non sono state registrate “mutazioni significative nel quadro di riferimento generale del crimine organizzato pugliese”.

Il report elenca le maggiori inchieste antimafia condotte nelle singole province della regione e tra queste spiccano il sequestro “anticipato” di beni “provento di attività illecite” del valore complessivo pari a 18 milioni di euro nei confronti di un imprenditore. Il decreto è stato eseguito dalla Dia di Bari. Nel Foggiano la mafia è composta da “una pluralità di identità mafiose distinte: la società foggiana, la mafia garganica, la mafia dell’alto Tavoliere e la malavita cerignolana”. Le indagini hanno confermato che “sotto il profilo delle relazioni criminali, le quattro principali organizzazioni mafiose foggiane risultano essere tra loro collegate, secondo logiche di condivisione di strategie, di interessi, di campi d’azione e di reciproco supporto”. Nel secondo semestre 2023 sono stati emessi 17 provvedimenti interdittivi antimafia da parte della Prefettura di Foggia.

Nella provincia di Brindisi “non sono stati registrati sostanziali cambiamenti negli assetti criminali rispetto al semestre precedente”, evidenzia la relazione spiegando che nel Tarantino “quello degli stupefacenti permane il settore di interesse maggiore per la criminalità ionica”. A Lecce e provincia “non sono state registrate sostanziali variazioni degli assetti criminali” e sono stati emessi tre provvedimenti interdittivi antimafia e due di prevenzione collaborativa, da parte della Prefettura di Lecce. La provincia di Barletta – Andria – Trani è infine definita una zona dal contesto criminale “eterogeneo” in cui convivono “clan storici sopravvissuti nel tempo e gruppi criminali emergenti” che sono “animati da forte ambizione di potere” ma che “subiscono le influenza esterne dei grandi sodalizi foggiani: società foggiana, malavita cerignolana e baresi”.

Mafia a Bari, la DdA chiede 49 condanne fino a 20 anni di reclusione: nel mirino il clan Parisi-Palermiti – NOMI

La Dda di Bari ha chiesto condanne dai 3 ai 20 anni di reclusione per 49 imputati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, reati in materia di armi e droga, tentato omicidio, estorsione, minaccia, danneggiamenti e usura, con l’aggravante mafiosa.

Si tratta dei 49 imputati, a processo in abbreviato, coinvolti nel filone dell’inchiesta ‘Codice interno’ riguardante nello specifico gli affari del clan mafioso Parisi-Palermiti del quartiere Japigia di Bari In questo filone non è contestato lo scambio elettorale politico mafioso. La richiesta del pm Federico Perrone Capano è stata avanzata davanti alla gup Isabella Valenzi.

La pena di 20 anni è stata chiesta per il boss Eugenio Palermiti, per suo figlio Giovanni, per Michele e Radames Parisi e per altri otto considerati a vario titolo promotori, organizzatori, dirigenti e finanziatori dell’associazione (Raffaele Addante, Raffaele Castoro, Umberto Lafirenze, Filippo Mineccia, Michele e Sebastiano Ruggieri, Silvio Sidella e Francesco Triggiani). La gup, su richiesta dei difensori, ha anche acquisito l’ordinanza di custodia cautelare di Genova con cui, lo scorso 19 novembre, è stato arrestato in Liguria il collaboratore di giustizia barese Domenico Milella, per gli inquirenti ancora dedito allo spaccio di droga nella sua sede protetta. Milella, nel corso di oltre 4 anni di collaborazione, ha reso varie dichiarazioni importanti per ricostruire le dinamiche del clan di Japigia e per chiarire aspetti decisivi della guerra di mafia che ha interessato il quartiere nel 2017.

Mafia a Bari, processo parallelo e imputati in comune: saltano gli esami in aula di Olivieri, Savinuccio e Tommy Parisi

Giacomo Olivieri, Savinuccio Parisi e Tommy Parisi potranno tornare a parlare solo nel 2025. Il giudice ha infatti disposto il differimento dell’esame dei tre imputati, previsto per oggi nell’ambito della maxi inchiesta Codice Interno, a data da destinarsi. Il motivo? In giornata è previsto un altro processo, sempre legato alla mafia baresi, in cui sono coinvolti imputati in comune, dove verranno discusse le posizioni di ben 49 soggetti.

“Essendo stati pianificati gli esami richiesti da tre imputati di reati caratterizzati da particolare complessità, si ritiene indispensabile una riorganizzazione delle attività al fine di garantire, nel rispetto di tutte le parti, un equilibrato svolgimento di entrambi i processi”, si legge nell’ordinanza del gup De Salvatore. Gli esami degli imputati saranno programmati nuovamente, ma con una certezza: saranno fissati nel 2025.

Droga, armi e mafia a Bari: eseguiti 5 ordini di carcerazione per condanne definitive fino a 15 anni – I NOMI

I carabinieri di Bari hanno eseguito cinque ordini di carcerazione nei confronti di altrettante persone destinatarie di sentenze definitive di condanna, da uno a 15 anni di reclusione, per i reati – contestati a vario titolo – di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. I fatti per cui i cinque sono stati condannati risalgono agli anni tra il 2015 e il 2018. Le indagini della Dda di Bari partirono dopo il ferimento di uno spacciatore del 23 settembre 2016, commesso – secondo quanto accertato – per motivi legati al «dominio delle piazze di spaccio» nel quartiere Poggiofranco.

Gli accertamenti successivi hanno consentito anche di svelare l’esistenza di un’associazione che spacciava «ingenti quantitativi» di hashish e marijuana. Riconducibile all’associazione anche un’arma – provento di furto – e 52 chili di hashish trovati e sequestrati il 5 giugno 2018. Nel corso delle indagini sono state arrestate 17 persone, sequestrate armi e considerevoli quantitativi di sostanze stupefacenti. I destinatari dell’ordine di carcerazione sono Maurizio Larizzi (41 anni, condannato a 15 anni e 10 mesi), Giorgio Larizzi (34 anni, condannato a 14 anni e 5 mesi), Vittorio Russo (28 anni, condannato a un anno), Nicola Ratti (29 anni, condannato a 3 anni e 3 mesi) e Federico Tamma (28 anni, condannato a 2 anni e cinque mesi con pena sospesa).

Estorsioni, armi e droga. Arrestati 4 affiliati al clan Strisciuglio: tra loro il 25enne Ivan Caldarola – TUTTI I NOMI

Sono Ivan Caldarola (25 anni), Antonio Raggi (25 anni), Francesco Mastrogiacomo (34 anni) e Saverio De SAntis (36 anni) i 4 affiliati al clan Strisciuglio di Bari arrestati questa mattina perché accusati di estorsione e tentata estorsione nei confronti dei titolari delle bancarelle di fuochi d’artificio (abusivi) nel quartiere Libertà di Bari, di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco – armi usate anche per intimidazioni -, detenzione al fine di spaccio e spaccio di cocaina, hascish e marijuana sempre nel quartiere Libertà. Agli arrestati è contestata anche l’aggravante mafiosa, i fatti risalgono ai mesi di novembre e dicembre 2018. L’ordinanza, richiesta dalla Dda di Bari, è stata emessa dal gip.

Questi arresti, spiegano gli investigatori, costituiscono gli “ultimi provvedimenti cautelari derivanti dalle indagini avviate nel 2018 dalla Procura Distrettuale Antimafia, a seguito del duplice tentato omicidio di due pregiudicati del clan Palermiti, consumato nel quartiere Madonnella di Bari”. Nell’estate del 2018, infatti, il clan Strisciuglio del quartiere San Paolo provò a conquistare la piazza di spaccio del Madonnella estromettendo i Palermiti, da sempre egemoni sul quartiere. Una faida, questa, che il 24 settembre di quell’anno – dopo il tentato omicidio di due pregiudicati dei Palermiti – portò all’omicidio di Walter Rafaschieri e al grave ferimento del fratello, Alessandro. Per quella vicenda, di recente, Giovanni Palermiti (figlio del boss Eugenio) è stato condannato a 20 anni di reclusione in Appello. In primo grado era stato condannato all’ergastolo.

Ai venditori abusivi di fuochi d’artificio del quartiere Libertà di Bari avrebbero chiesto soldi (tra i 100 e i 300 euro per bancarella) o batterie di fuochi per poterli vendere nel territorio di competenza del clan Strisciuglio. A due venditori, poi, il 25enne Ivan Caldarola avrebbe chiesto 5mila euro in fuochi pirotecnici per “dare il pensiero a papà” Lorenzo, capo dell’articolazione del Libertà del clan, e per mantenere amici e compagni in carcere. Caldarola, oggi, è finito in carcere insieme a Antonio Raggi (25 anni), Francesco Mastrogiacomo (34) e Saverio De Santis (36), con le accuse a vario titolo di estorsione e tentata estorsione, detenzione e porto illegale di arma da fuoco (reati con aggravante mafiosa), detenzione a fine di spaccio e spaccio di cocaina, hascisc e marijuana. Le armi sarebbero state usate in più occasioni per alcune plateali intimidazioni, i fatti si riferiscono ai mesi di novembre e dicembre 2018.

Processo Codice Interno a Bari, voto di scambio e mafia: Olivieri chiede di lasciare il carcere. La Dda si oppone

Gli avvocati di Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale pugliese in carcere dallo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione, hanno chiesto al gup di Bari Giuseppe De Salvatore la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. La Dda ha dato parere negativo, la decisione del giudice non è ancora arrivata.

Olivieri è una delle figure chiave dell’inchiesta ‘Codice interno’, che ha svelato i presunti incroci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina e portato all’esecuzione di 130 arresti. Secondo l’accusa, avrebbe comprato i voti dai clan Parisi, Strisciuglio e Montani per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari, nel 2019, della moglie Maria Carmen Lorusso. Anche Lorusso è coinvolta nell’inchiesta, e dopo aver trascorso diversi mesi ai domiciliari è recentemente tornata in libertà.

Oggi era in tribunale per un’udienza del suo processo accanto agli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, gli stessi di Olivieri. L’indagine si è divisa in due filoni processuali: in abbreviato ci sono 109 imputati, tra cui Olivieri, che verrà sottoposto a esame il prossimo 27 novembre. In ordinario ce ne sono 15, tra cui Lorusso e il padre Vito, oncologo in carcere per altre vicende.