Bufera al liceo Flacco, prof contro la lista Sfrascio: “Chi vi ha votato ha il cervello degli elettori di Meloni e Salvini”

“Mi giungono voci, e in quanto tali spero nella non veridicità di quanto riferitomi, che una Professoressa al Liceo Flacco di Bari, avrebbe riferito oggi in classe quanto segue: ‘I ragazzi che ieri hanno votato la lista a sfrascio hanno lo stesso cervello di chi vota Salvini e Meloni'”. Inizia così la denuncia social di Daniele Bretone, ex studente del Flacco e coordinatore della Lega giovani in Puglia, candidato nella lista di centrodestra “Bari per Fabio Romito”, in occasione delle ultime elezioni comunali. Il riferimento è alle elezioni dei rappresentanti d’istituto.

“Una mancanza di rispetto non solo per le Istituzioni, e già questo basterebbe, ma soprattutto per i ragazzi che si sono candidati con impegno, passione e dedizione per le elezioni studentesche – si legge nel post pubblicato su Facebook -. Un’azione vile e gravissima per screditare i candidati attraverso valutazioni politiche personali nei confronti di ragazzi di 16 anni”.

Lo spione dei conti bancari, la premier Meloni: “Accanimento su mia sorella Arianna aveva solo 2100 euro”

“Perché tanto accanimento su sua sorella Arianna? È la persona che il bancario di Bari ha spiato più di tutte. Quando è uscita questa notizia, mia sorella mi ha mandato la foto dell’estratto del suo conto in banca. C’erano 2100 euro. Mi ha scritto: ‘Se me l’avessero chiesto, lo avrei detto io quanto avevo sul conto’, con la faccina che ride. Credo che si accaniscano su Arianna perché non ha le tutele che posso avere io, ma colpire lei è come colpire me. Purtroppo per loro, hanno a che fare con un’altra persona che non ha scheletri nell’armadio”.

Queste sono le parole che la premier Giorgia Meloni ha rilasciato nell’intervista concessa a Bruno Vespa e riportata nel nuovo libro del giornalista in uscita il 30 ottobre. Il riferimento è al caso del bitontino Vincenzo Coviello, 52enne ex dipendente di Intesa Sanpaolo, indagato per aver spiato i conti di diversi personaggi del mondo della politica, tra cui la stessa Meloni, e non solo.

“Le inchieste dicono che il dossieraggio su di me è cominciato già alla fine del governo Draghi quando si capiva che sarei potuta andare al governo. Sulla vicenda mi aspetto che la magistratura vada fino in fondo, perché, nella migliore delle ipotesi, alla base di questo lavoro c’era un sistema di ricatto ed estorsione, ma nella peggiore siamo davanti al reato di eversione. Nessuno Stato di diritto può tollerare una cosa del genere”, ha aggiunto.

Festival delle Regioni a Bari, videomessaggio della Meloni: “Autonomia differenziata sfida per amministratori”

“Spetta ovviamente anche agli amministratori regionali e locali fare la propria parte, e io sono convinta che l’autonomia differenziata possa essere un’occasione per dimostrare il proprio valore e le proprie capacità”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, in un videomessaggio inviato al Festival delle Regioni, in corso a Bari: “Perché, anche qui, il punto che non si è colto è che questa riforma rappresenta anche e soprattutto una sfida per le Regioni e per le sue classi dirigenti, sulla spesa e sui servizi. Ogni Regione ha la possibilità di dimostrare che serietà, competenze e responsabilità sono una vera opportunità.
In primis – ha precisato la premier – per i cittadini, che possono giudicare chi li governa sulla base della qualità del loro lavoro e dei servizi erogati”.

Il governo, ha aggiunto, sta cercando “di dare alle imprese e ai cittadini del Mezzogiorno la possibilità concreta di dimostrare il loro valore” e “lo abbiamo fatto con la riforma delle politiche di coesione; alzando al 40% la spesa infrastrutturale obbligatoria per le regioni del Sud; mobilitando 3,3 miliardi di euro per il credito d’imposta nella Zes Unica; prorogando ‘Decontribuzione Sud’ e i robusti incentivi per creare buona e nuova occupazione, in particolare di giovani e donne”.

“Ma penso anche agli oltre 41 miliardi di euro previsti nel nuovo Pnrr per accompagnare la Pubblica amministrazione nella transizione digitale e all’investimento che stiamo facendo per rendere dell’Italia, Sud in testa, l’hub di approvvigionamento energetico del Mediterraneo”, ha aggiunto la presidente del Consiglio, dicendosi “orgogliosa del fatto che i cittadini e le imprese del Mezzogiorno abbiano colto questo cambio di paradigma, e stiano credendo insieme a noi in una nuova stagione di sviluppo e crescita”.

Emiliano attacca la premier Meloni: “Non è a Bari perché evita di parlare della manovra lacrime e sangue”

“Ho l’impressione che la premier Meloni ha anche evitato di venire qui fisicamente perché avrebbe dovuto rispondere alle domande sulle sue scelte politiche sulla legge di bilancio. Invece, siccome è un dramma, in questo momento non sa ancora esattamente cosa deve dire agli italiani. Lo farà a tempo debito. Ho capito che ha questa necessità di riflettere su questa catastrofe economico-finanziaria che deve gestire”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano parlando con i giornalisti a margine della giornata conclusiva del Festival delle Regioni a Bari.

“Sinceramente, questo – ha aggiunto il governatore – era il momento di venire a guardare in faccia governatori, sindaci e cittadini e dire le cose come stanno. Questa è una manovra lacrime e sangue e non potevamo certo avallarla”.

Slitta due volte il blitz della Meloni a Bari, Emiliano ricorda: “In tanti attendono la firma del Patto per la Puglia”

“Voglio evitare di dare scuse di qualunque genere a chiunque, perché alle volte non si rendono conto che c’è tanta gente in attesa del Patto per la Puglia, compresa la scuola, perché questa manifestazione è stata fatta anche utilizzando soldi che hanno quella origine. Sono tante le cose che sono ferme da due anni e adesso speriamo che, superate tutte le emergenze di governo, si possa arrivare alla firma”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a Bari a margine dell’inaugurazione della fiera Didacta Italia-edizione Puglia, rispondendo a una domanda sul possibile rinvio della firma con la premier Giorgia Meloni del Patto per la Puglia che sbloccherebbe le risorse del fondo di coesione.

La premier, in un videomessaggio durante la cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante, lo scorso 28 settembre, aveva annunciato che presto avrebbe firmato il patto di coesione anche con la Puglia. E si era ipotizzato che l’intesa sarebbe stata siglata in occasione del Festival delle Regioni in programma a Bari dal 19 al 22 ottobre prossimi. Al momento, però, nel programma ufficiale dell’evento non è prevista la presenza della presidente del Consiglio.

Slitta la visita a Bari della premier Meloni: dopo la Fiera del Levante forfait anche per il Festival delle Regioni

Dopo il forfait alla 87esima edizione della Fiera del Levante la premier Giorgia Meloni non parteciperà neppure al Festival delle Regioni a Bari. La sua partecipazione era stata annunciata e confermata dal presidente, Massimiliano Fedriga, in vista del 22 ottobre, ma non è più presente nel programma della manifestazione che verrà inaugurata il 20 ottobre al Teatro Piccinni alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La presenza della premier Meloni sarebbe stata importante anche per l’assegnazione alla Puglia dei Fondi per lo Sviluppo e la Coesione. La Meloni potrebbe sbarcare in Puglia alla fine di novembre. Da Palazzo Chigi affermano che la partecipazione della Meloni non era in agenda, ma il suo forfait ha lasciato sorpresi gli organizzatori del Festival.

Conti dei politici spiati, inchiesta a Bari: 7mila accessi tra il 2022 e il 2024. Emiliano: “Nessuno mi ha avvertito”

Inchiesta della procura di Bari su un ex dipendente bitontino di Intesa Sanpaolo che avrebbe effettuato oltre 6mila accessi a conti correnti, “tutti abusivi”. Nel mirino ci sono finiti militari, vip e soprattutto politici a partire dalla premier Giorgia Meloni, sua sorella Arianna, capo della segreteria politica di FdI e anche l’ex compagno, il giornalista Andrea Giambruno, i ministri Daniela Santanchè e Guido Crosetto, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il procuratore della Dna Giovanni Melillo e il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano. “Nessuno mi ha avvertito di nulla”, ha fatto sapere il presidente della Regione che appare nell’elenco assieme ad altri parlamentari pugliesi di maggioranza e opposizione.

Sono solo una parte delle migliaia di nomi titolari di conti correnti – ricostruisce il quotidiano – sbirciati e monitorati dall’ex dipendente della banca. Il funzionario, licenziato lo scorso 8 agosto dopo l’apertura di un procedimento disciplinare, rischia grosso, visto che potrebbe aver violato la segretezza di dati ipersensibili su personalità politiche. Al licenziamento è seguito l’avvio di un procedimento di indagine, ancora in corso, da parte della procura di Bari. Secondo il quotidiano la procura sta cercando di capire il perché di questi accessi illegali, una domanda che al momento rimane senza risposta. La mole degli accessi sarebbe enorme e a differenza di quanto accaduto nel caso dell’indagine di Perugia sulla fuga di notizie, non si tratta, spiega ancora Domani, di segnalazioni di operazioni sospette della Uif o di dati di inchieste giudiziarie, ma di notizie molto più private e delicate, come i movimenti dei conti correnti.

Gli accessi sarebbero stati quasi settemila, realizzati tra il 21 febbraio del 2022 e il 24 aprile del 2024, e avrebbero più in particolare riguardato gli oltre tremilacinquecento clienti portafogliati di 679 filiali di Intesa Sanpaolo, sparse in tutta Italia. Tra i nomi anche quello del governatore del Veneto Luca Zaia, del procuratore della Repubblica di Trani, Renato Nitti, di ufficiali dell’Arma e della Guardia di finanza. L’indagine è partita quasi per caso, grazie al lavoro della sicurezza della banca, che si è accorta che qualcosa non andava. Adesso toccherà alla magistratura e al Garante per la privacy, dove pende una denuncia della banca, far luce sulle possibili conseguenze di quanto accaduto.

“Un’altra inchiesta in cui al centro ci sarebbero accessi illegali ai conti correnti di numerosi esponenti politici. La Procura di Bari ha aperto un fascicolo su un ex dipendente di Banca Intesa Sanpaolo, accusato di aver effettuato oltre seimila accessi non autorizzati ai conti correnti. In Italia, a quanto pare, spiare sta diventando uno sport nazionale: è evidente, quindi, che non sia più procrastinabile intervenire con l’inasprimento delle pene e con regole più restrittive. Ci lavoreremo con serietà: è una questione intollerabile”. Lo afferma in una nota il vicepresidente della Commissione nazionale Antimafia, Mauro D’Attis, a proposito della notizia sull’inchiesta sugli accessi illegali a conti correnti bancari di politici e altri personaggi pubblici di Intesa Sanpaolo

“La recente inchiesta aperta dalla Procura di Bari, che riguarda l’accesso illecito ai conti correnti di politici e altre figure di rilievo, solleva preoccupazioni profonde non solo per la privacy delle persone coinvolte, ma anche per la sicurezza dei cittadini in generale.” Lo afferma in una nota il senatore di Fratelli d’Italia Renato Ancorotti. “Questo episodio – continua – evidenzia quanto sia essenziale garantire una protezione adeguata dei dati personali in un’epoca in cui le informazioni sono vulnerabili a violazioni su vasta scala. Confidiamo che le autorità competenti portino avanti le indagini con la massima trasparenza, affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto e si possano rafforzare i sistemi di sicurezza a tutela non solo dei rappresentanti delle istituzioni, ma di tutti i cittadini.” Conclude poi Ancorotti: “È fondamentale che simili episodi non si ripetano e che la fiducia nelle nostre istituzioni bancarie e nella tutela dei dati personali venga preservata”.

“Sconvolge ma purtroppo non stupisce la nuova inchiesta portata alla luce dal quotidiano Domani dalla quale emerge che i conti correnti del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di ministri, magistrati e imprenditori, venivano spiati da un dipendente di banca infedele. Si parla di oltre seimila operazioni non autorizzate e in violazione della privacy che interessano i ministri Daniela Santanchè e Guido Crosetto, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto e molti altri. L’auspicio è che la magistratura faccia presto chiarezza sull’accaduto per stabilire se ci troviamo di fronte a uno scandalo di portata maggiore, che si aggiunge all’inchiesta di Perugia sul dossieraggio ancora aperta e tutta da verificare”. Così il vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli.

Spia i conti bancari, nei guai ex dipendente Intesa Sanpaolo di Bitonto: tra loro Emiliano e Meloni. Inchiesta a Bari

Un bitontino risulta indagato per aver spiato migliaia di conti bancari, tra qui quelli della premier Meloni, di sua sorella Arianna, del suo ex compagno Giambruno e dei ministri Santanché e Crosetto.

Ma non solo. Nella lista ci sono anche il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, Ignazio La Russa, Raffaele Fitto, Luca Zaia, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, i nomi di alcuni sportivi, militari e imprenditori. L’inchiesta è curata dalla Procura di Bari, come riportato dal quotidiano Domani. Lo scorso 8 agosto il funzionario della banca è stato licenziato, ma rischia grosso dopo aver violato nel norme sulla privacy. L’indagine è nata dalla denuncia di un correntista, resta da capire perché lo abbia fatto e se ci sono altre persone coinvolte.

“Neonazista e poveretta”, la premier Meloni ritira la querela e Canfora accetta la rimessione: processo chiuso

La Procura di Bari ha chiesto il proscioglimento del filologo Luciano Canfora, rinviato a giudizio ad aprile per diffamazione aggravata nei confronti della premier Giorgia Meloni. La richiesta è arrivata dopo che la difesa di Canfora (avvocato Michele Laforgia) ha comunicato l’accettazione della remissione di querela, notificata da Meloni lo scorso 30 settembre insieme alla revoca della costituzione di parte civile.

Meloni aveva querelato Canfora dopo che il filologo, nel corso di una conferenza nel liceo scientifico “Fermi” di Bari del 2022, l’aveva definita “neonazista nell’anima”. Ad aprile Canfora era stato rinviato a giudizio. La remissione di querela è stata trasmessa al Tribunale di Bari dalla difesa della presidente Meloni lo scorso 30 settembre e oggi in udienza il legale del professor Canfora, l’avvocato Michele Laforgia, ha depositato l’accettazione della querela. Il giudice si è riservato.