Molfetta, la Corte di Cassazione annulla senza rinvio l’arresto dell’ex sindaco Minervini: accolto il ricorso della difesa

La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, i provvedimenti cautelari nei confronti dell’ex sindaco di Molfetta, nel Barese, Tommaso Minervini, accusato della concessione di appalti in cambio di voti al Comune di Molfetta.

In particolare, la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa di Minervini, l’avvocato Mario Malcangi, annullando sia l’ordinanza cautelare genetica del gip di Trani del 6 giugno 2025, che aveva disposto gli arresti domiciliari, sia il provvedimento del Riesame di venti giorni dopo che aveva stabilito il divieto di dimora presso i locali di Palazzo di città.

Molfetta, 13 consiglieri si dimettono. Si chiude l’era Minervini: Armando Gradone nominato commissario

Francesco Russo, prefetto di Bari, ha nominato Armando Gradone, prefetto a riposo, commissario prefettizio per la gestione provvisoria del Comune di Molfetta dopo le dimissioni di 13 consiglieri comunali dello scorso 16 ottobre che hanno portato alla fine dell’era Minervini.

Minervini è stato arrestato il 4 giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti ed era stato sospeso dalla carica.

Contemporaneamente è stato sospeso il consiglio comunale. “Il provvedimento si è reso necessario a seguito delle dimissioni contestuali di tredici consiglieri comunali, che hanno fatto venir meno il quorum strutturale in seno al Consiglio”, si legge nella nota ufficiale. Gradone aveva ricoperto il ruolo di prefetto di Perugia.

Appalti in cambio di voti a Molfetta, 13 consiglieri si dimettono: si chiude l’era Minervini

Tommaso Minervini non è più il sindaco di Molfetta. Sono 13 i consiglieri (Annamaria Gagliardi, Felice Spaccavento, Girolamo Lanza, Giovanni Infante, Domenico Gagliardi, Gabriella Azzollini, Alberto d’Amato, Pietro Mastropasqua, Mauro Binetti e Ippolita Germinario) che hanno firmato le dimissioni facendo cadere l’amministrazione.

Minervini è stato arrestato il 4 giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti ed era stato sospeso dalla carica. Toccherà ora al prefetto di Bari nominare un commissario. 

 

“Appalti in cambio di voti” a Molfetta, arriva la sospensione bis: Minervini non può fare il sindaco da casa

Il prefetto di Bari, Francesco Russo, ha adottato un nuovo decreto di sospensione nei confronti di Tommaso Minervini. Dopo la decisione del Tribunale del Riesame che ha revocato i domiciliari, il 70enne non potrà comunque ricoprire il ruolo di primo cittadino e potrà avvicinarsi agli uffici del Comune solo su autorizzazione del gip di Trani, Marina Chiddo.

In base al decreto 235/2012 il divieto di avvicinamento comporta la sospensione dalle cariche elettive “quando riguarda la sede dove si svolge il mandato elettorale”.

Minervini era stato arrestato il 4 giugno nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti. Il primo cittadino ha lasciato gli arresti domiciliari ed è tornato in libertà, come stabilito dal tribunale del Riesame che ha però disposto la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per un anno..

 

Appalti in cambio di voti a Molfetta, Minervini lascia i domiciliari ma non torna sindaco: un anno di interdizione

Il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, lascia gli arresti domiciliari e torna in libertà. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame che ha però disposto per il primo cittadino la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per un anno. Quindi non potrà tornare a fare il sindaco.

Minervini era stato arrestato il 4 giugno nell’ambito di una inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti. Accolto anche il ricorso della dirigente Lidia De Leonardis, che lascia i domiciliari con una interdizione dai pubblici uffici di sei mesi.

Il sindaco di Molfetta, alla guida di una lista civica che unisce centrodestra e centrosinistra, era finito agli arresti domiciliari perché coinvolto in una inchiesta della Procura di Trani su presunte irregolarità relative all’affidamento di appalti. Misura che la gip Marina Chiddo aveva disposto anche per la dirigente comunale Lidia De Leonardis, 58 anni di Bari.

Le accuse, contestate a vario a tutti gli indagati, erano di corruzione, rivelazione di segreti di ufficio, turbativa d’asta, frode, truffa e falso.

Gli avvocati Michele Laforgia e Alessandro Dello Russo, che difendono De Leonardis, sottolineano che “la dottoressa De Leonardis non ha pilotato nessuna gara pubblica e non ha depistato le indagini. La gravità indiziaria è stata riconosciuta, allo stato, solo per i reati di peculato e falso asseritamente commessi per effetto delle stesse indagini, e cioè nella rimozione delle microspie collocate nel suo ufficio dagli inquirenti per cercare la prova di reati che non aveva commesso. Con il dovuto, reciproco rispetto che ha contrassegnato tutte le fasi di questa delicata vicenda giudiziaria, e del quale diamo atto ai pubblici ministeri, al gip e al Tribunale, aspettiamo le motivazioni del provvedimento che ha restituito la libertà a una dirigente pubblica dalla carriera, sino ad oggi, trasparente e specchiata. Vedremo se l’impianto accusatorio residuo reggerà nelle fasi successive

“Appalti in cambio di voti” a Molfetta, arrestato il sindaco Minervini: ai domiciliari anche dirigente comunale

Il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza su presunte irregolarità relative all’affidamento di appalti in cambio di voti.

Lo ha deciso il gip a seguito dell’interrogatorio preventivo cui il 2 maggio erano state sottoposte otto persone. L’ordinanza cautelare ha disposto i domiciliari anche per la dirigente comunale Lidia De Leonardis, 58 anni, di Bari.

La gip di Trani, Marina Chiddo, ha disposto l’interdizione per un anno per i dirigenti comunali Alessandro Binetti e Domenico Satalino, il divieto di dimora a Molfetta per l’ex luogotenente della Guardia di Finanza, Michele Pizzo, e il divieto di contrarre per un anno con la Pubblica amministrazione per l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo.

Nei confronti di Minervini, che è alla guida di una coalizione civica che raggruppa il centrodestra e il centrosinistra, la gip ha riconosciuto quasi tutte le contestazioni avanzate dalla Procura. Le accuse, contestate a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso.

Tutto ruota attorno alla realizzazione del nuovo porto commerciale di Molfetta, già al centro di un’inchiesta per corruzione da tempo a dibattimento. L’accusa ritiene che Minervini abbia promesso all’imprendtore portuale barese Totorizzo la gestione per trent’anni delle nuove banchine portuali in cambio di sostegno elettorale.

“Appalti in cambio di voti” a Molfetta, il sindaco Minervini interrogato per 8 ore: “Mio operato corretto”

“Ha risposto su tutto con grande puntualità, spiegando la correttezza del suo operato, improntato esclusivamente al bene pubblico. Confidiamo nel giudice che ha mostrato estrema attenzione durante l’interrogatorio”.

Queste le parole dell’avvocato Tommaso Poli al termine dell’interrogatorio del sindaco Minervini per il quale sono stati chiesti gli arresti domiciliari il 24 aprile scorso. Con lui restano indagate altre 7 persone con le accuse, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso, per un totale di 21 capi di imputazione.

L’interrogatorio è durato dalle 9.30 alle 17.30. Secondo l’accusa, il primo cittadino avrebbe scambiato favori con sostegno elettorali.  Nell’ambito della stessa inchiesta sono indagati anche i dirigenti comunali Alessandro Binetti e Lidia De Leonardis, Domenico Satalino, e il funzionario Mario Morea. Ci sono poi l’autista del sindaco, Tommaso Messina, l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo, e il luogotenente della Gdf Michele Pizzo.

Appalti in cambio di voti a Molfetta, in 8 rischiano i domiciliari. Tra loro il sindaco Minervini: “Chiarirò” – I NOMI

“Carissimi tutti, purtroppo devo darvi una brutta notizia. Dopo lunghi anni di indagini, mi hanno notificato un avviso di comparizione per il 2 maggio p.v. di fronte al Gip di Trani ove, unitamente ad altri dovrò essere interrogato preventivamente in relazione a vicende amministrative con riferimento alle quali la Procura chiede misure cautelari. Sono profondamente addolorato e mortificato per quanto accaduto perché, a giudicare dalle contestazioni a me elevate, vengono letti in chiave di penale rilevanza fatti e circostanze della gestione politico-amministrativa della città che, invece, ad una lettura semplice e lineare, disvelano condotte svolte sempre nell’interesse della collettività e poste in essere, paradossalmente, proprio per evitare le collusioni e le irregolarità di cui mi si accusa”.

Inizia così il post pubblicato sui social da Tommaso Minervini, sindaco di Molfetta per il quale la Procura di Trani ha chiesto l’arresto ai domiciliari per un presunto sistema di scambi di favori tra politica e imprenditori.

Il primo cittadino, al suo secondo mandato e a capo di una giunta di liste civiche, è coinvolto in una inchiesta che conta complessivamente otto indagati, relativa a presunti favori fatti a imprenditori in cambio di sostegno elettorale. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, sono corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso, per un totale di 21 capi di imputazione. L’attività di indagine è successiva agli accertamenti fatti dai finanzieri che tre anni fa hanno iniziato a indagare su possibili irregolarità nella gara per la realizzazione della nuova area mercatale: il cantiere fu poi sequestrato. Da queste verifiche sarebbero emerse altre irregolarità.

Oltre a Minervini, i dirigenti comunali Alessandro Binetti, 58 anni di Bari, Lidia De Leonardis, 58 anni di Bari, Domenico Satalino, 54 anni di Bari, il funzionario Mario Morea, 64 anni di Bari, l’autista e cugino del sindaco, Tommaso Messina, 66 anni di Molfetta che risponde di peculato per l’utilizzo dell’auto di servizio, l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo, 79 anni di Bari e un luogotenente della Finanza, Michele Pizzo, 60 anni, residente a Molfetta.

“Spero, pertanto, di non essere bersaglio di comportamenti di sciacallaggio mediatico in quanto sapete benissimo voi tutti, così come l’intera cittadinanza, che ho sempre agito nell’interesse pubblico e non mi sono mai appropriato di un solo centesimo ne’ per me, ne’ per altri – aggiunge Minervini -. Avrò anche questa volta, statene certi, la forza d’animo, datami dalla onestà intellettuale con la quale ho sempre agito, di rappresentare tutto al Giudice ed agli organi di Giustizia, nella quale continuo a credere con rispetto e fiducia, dimostrando con elementi concreti la correttezza di ogni procedimento, mio e dell’apparato comunale. Confido, ed auspico, di poter risolvere quanto prima ogni profilo di questa incresciosa ed imbarazzante situazione”.