Chiusa l’inchiesta sulla morte del cane eroe Bruno, la Procura di Taranto: “È stata simulata dall’istruttore”

La Procura di Taranto ha chiuso l’inchiesta sul 51enne Arcangelo Caressa, istruttore del cane Bruno, confermando l’accusa di simulazione di reato. Il 4 luglio 2025 l’uomo aveva annunciato sui social la morte dell’animale, sostenendo che fosse stato ucciso dopo aver ingerito polpette contenenti chiodi.

Secondo gli inquirenti, però, la presenza dei bocconcini vicino alla carcassa sarebbe stata simulata attraverso fotografie e dichiarazioni poi risultate non corrispondenti alla realtà.

A mettere in dubbio la ricostruzione anche l’autopsia eseguita dal consulente nominato dalla Procura, Orlando Paciello, docente della Federico II di Napoli. Dall’esame è emerso che stomaco e intestino del cane erano completamente vuoti e che Bruno non avrebbe mangiato da almeno 20 ore, forse fino a 36. Per il consulente, inoltre, la morte non sarebbe stata provocata dall’ingestione di sostanze dannose.

Caressa ha ora 20 giorni per chiedere di essere interrogato o presentare una memoria difensiva tramite il suo avvocato Alessandro Scapati. Al termine, il pm Raffaele Casto dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Morte del cane-eroe Bruno, l’istruttore indagato per reato simulato: “È stato ucciso lo dimostrerò”

La Procura di Taranto ha completamente ribaltato la storia di Bruno, il cane molecolare di Taranto trovato morto lo scorso luglio nel centro di addestramento. Una storia che aveva commosso l’Italia intera, tanto da spingere la premier Meloni anche a ricordare Bruno sui social.

Nel corso della sua carriera Bruno ha ritrovato nove persone disperse ed era stato anche premiato dalla stessa premier. L’istruttore Arcangelo Caressa aveva presentato una denuncia ai carabinieri, ma secondo quanto sostenuto dalla Procura l’uccisione del cane sarebbe stata simulata.

E per questo proprio Caressa è stato iscritto nel registro degli indagati per simulazione di reato. Nei suoi confronti sono stati disposti perquisizioni e i sequestri di telefoni, computer e documentazione.

A ribaltare lo scenario è stata l’autopsia. Nello stomaco e nell’intestino del cane non è stata trovata traccia di chiodi o di sostanze tossiche. Per gli inquirenti l’intera scena sarebbe stata costruita ad arte, anche attraverso un seppellimento avvenuto senza avvisare né le forze dell’ordine né l’Asl. Ecco il racconto dell’indagato, Arcangelo Caressa.