Flotilla, il Consiglio della Regione Puglia denuncia il governo israeliano: “Atti di violenza e reati gravissimi”

La Regione Puglia denuncia il Governo israeliano per il sequestro e l’arresto di cittadini italiani e pugliesi impegnati nella missione di pace denominata “Global Sumud Flotilla” in seguito all’illegale sequestro e arresto da parte della forze armate israeliane di cittadini italiani, fra i quali almeno tre pugliesi, impegnati a portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza su piccole barche battenti bandiera italiana in acque internazionali.

“La consumazione di atti di violenza a bordo di imbarcazioni italiane e in danno di concittadini inermi, arbitrariamente sequestrati e condotti nelle carceri israeliane, assieme al sequestro e successivo affondamento delle stesse imbarcazioni, configurano reati gravissimi che ledono i valori e i principi fondamentali dello Statuto della Regione Puglia che è persona offesa e danneggiata dalle azioni criminali del governo di Israele”, le parole di Emiliano. 

Regione Puglia, trattamento di fine mandato: il Consiglio dice ancora no con 35 voti

Nonostante un nuovo tentativo, il Consiglio regionale della Puglia ha respinto il ripristino del trattamento di fine mandato.

L’emendamento a firma di Napoleone Cera (Lega) e Antonio Scalera (La Puglia Domani), inserito nella legge sui debiti fuori bilancio, è stato respinto con 35 voti, l’unanimità dei votanti (ma non dei presenti).

Non ha partecipato al voto lo stesso Cera dopo numerosi interventi dai banchi della maggioranza che annunciavano l’abbandono dell’aula se fosse stato richiesto il voto segreto.

Il trattamento di fine mandato fu abrogato con la legge 34 del 2012. Nel corso di questa legislatura sono stati diversi i tentativi di ripristinare il Tfm, mai andati a buon fine.

“Cozze tarantine alla diossina”, Magistà travolto dalle polemiche. Attacco dalla Regione: “Parli senza cognizione”

“Difendere le cozze di Taranto significa difendere l’identità stessa della città e della Puglia. Per questo respingiamo con fermezza le affermazioni rilasciate dall’ex direttore Enzo Magistà in una trasmissione Rai, dichiarazioni che rischiano di ledere ingiustamente un settore sano, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Le cozze tarantine non sono un semplice alimento, ma un patrimonio identitario che intreccia storia, tradizioni, economia e cultura. Sono presidio Slow Food e rappresentano un elemento distintivo del prodotto turistico enogastronomico pugliese, contribuendo a valorizzare l’immagine della nostra regione nel mondo”.

Inizia così la dura presa di posizione da parte dell’assessore al Turismo, Sviluppo e impresa turistica, Gianfranco Lopane dopo le dichiarazioni fatte da Vincenzo Magistà, ex direttore di Telenorba, durante la puntata di Mi Manda Rai Tre focalizzata sulla truffa delle orecchiette di Barivecchia che ha visto anche la nostra partecipazione in studio.

“Prima di diffondere opinioni in un contesto nazionale, è doveroso verificare con rigore i fatti: parlare senza cognizione significa arrecare un danno non solo alla reputazione dei nostri mitili, ma anche a mitilicoltori, produttori e a chi ogni giorno lavora con onestà per garantire qualità, sicurezza e genuinità – aggiunge Lopane -. Non consentiremo che questo patrimonio venga svilito da notizie imprecise o strumentali. Al contrario, ribadiamo il nostro impegno affinché la filiera della mitilicoltura continui a rispettare standard elevati, trasparenti e verificabili, e affinché ogni interlocutore istituzionale riconosca e valorizzi la dignità di un settore che è pilastro della nostra comunità. Ci aspettiamo da Magistà un passo indietro: un gesto di responsabilità necessario per ristabilire la verità e restituire dignità a un comparto che è motivo di orgoglio per Taranto e per l’intera Puglia”.

Gli fa eco il consigliere Scalera (LPD). “Chi contribuisce ad infangare la città di Taranto, la sua storia, le sue tradizioni, la sua economica e il suo percorso di rivincita e di rinascita è complice del danno che arreca ad una intera comunità che sta cercando, tra mille sforzi ed enormi sacrifici, di rialzarsi dopo anni in cui è stata dimenticata, tradita e ferita – si legge nella nota diffusa -. Taranto rispedisce al mittente la dichiarazione resa dall’ex direttore di Telenorba, Enzo Magistà, nella quale afferma che la cozza tarantina è inquinata dalla diossina. Da anni, i mitilicoltori, a costo di enormi sacrifici, continuano a portare avanti un’attività di tradizione, che rappresenta vanto ed orgoglio per Taranto, la capitale della Magna Grecia”.

“Le acque di Taranto sono le più controllate d’Italia con 52 punti di rilevazione e controllo in cui vengono fatte costanti verifiche da parte dell’ASL jonica e dalla autorità competenti. Tra l’altro le acque del secondo seno, dove si completa la crescita della cozza sono state classificate “A”. Ciò significa che i mitili una volta prelevati dal mare possono essere portati direttamente ai centri di spedizione o di trasformazione senza subire il processo di stabulazione – continua -. Il Mar Piccolo custodisce i segreti e le influenze di 3000 anni di storia. Il destino moderno di questa città antichissima è legato al suo rapporto con il mare e nonostante le polemiche e la continua diatriba tra salute e lavoro, la sua gente è ancora aggrappata al mare e alla sua mitilicoltura, attività di tradizione millenaria. L’ormai ex direttore Magistà abituato a stare comodamente seduto dietro una poltrona, con quella sua dichiarazione, ci fa pensare che non si è mai informato di ciò che accadeva in Puglia ed in particolar modo nella città di Taranto. Se non ha elementi a suffragio della sua tesi che metterebbero in discussione tutto quello che viene certificato continuamente dalla ASL e dalle autorità competenti, chieda scusa lasci perdere la nostra città e si occupi di altro se ne è capace”.

Regionali Puglia, Delli Noci: “La mia candidatura non è stata considerata opportuna. Dimostrerò la mia innocenza”

“Mi avete tenuto in piedi. È questa l’unica grande verità di questi mesi infiniti e dolorosi. Mi avete ricordato ogni giorno, con affetto e stima, chi sono, cosa ho fatto nella mia vita politica, le nostre battaglie, la nostra visione, le speranze, la forza di immaginare un Salento e una Puglia innovativi, moderni, migliori. Mi avete ricordato cosa significa per me fare politica, occuparmi del mio territorio, delle persone, programmare, progettare azioni che consentano lo sviluppo economico, sociale e culturale di una terra che ha le potenzialità ma a cui manca qualche volta il coraggio. Tutto questo, la certezza della mia innocenza che dimostrerò nei tempi della giustizia, la forza del movimento politico che rappresento mi hanno portato ad una decisione complicata, che ho condiviso faticosamente con la mia famiglia, nel pieno rispetto della Magistratura, un rispetto istituzionale che ho dimostrato in questi mesi indimenticabili e che mi ha sempre contraddistinto. Spinto dal mio movimento e dal vostro affetto, avevo deciso di mettere nuovamente a disposizione del mio territorio la mia candidatura, per continuare quel lavoro svolto che ha portato la Puglia a importanti risultati di crescita. La mia decisione, però, condivisa ieri con il candidato presidente Antonio Decaro, è stata considerata non opportuna in questo momento”.

Alessandro Delli Noci, l’ex assessore allo Sviluppo Economico della Regione che si è dimesso lo scorso giugno a causa di un’inchiesta per corruzione e frode, ha annunciato in un post pubblicato sui social che non ripresenterà la candidatura alle elezioni regionali. “Vorrei dirvi molte cose, ma rischierei di alimentare una polemica che non mi appartiene e mai mi ha appassionato. Oggi, nella massima sincerità, riesco solo a dirvi che tutto quel dolore è ritornato, ripiegandomi, nonostante l’amore che mi circonda e di cui non finirò mai di ringraziarvi”, si legge.

“Il giustizialismo, ben diverso dalla giustizia, mi hanno colpito di nuovo, più forte, e lasciato senza la forza recuperata – aggiunge -. Grazie per aver sperato con me, grazie per aver combattuto con me, grazie per la fiducia, per la stima, la lealtà. Grazie perché niente è scontato, l’ho imparato a mie spese. Come mi ricordava mia madre stamattina, citando Stefano Benni la vita è piena di porte che si aprono e di stanze che non conosciamo. Oggi è il compleanno della mia Beatrice, vorrei fosse il mio unico pensiero felice. Vi abbraccio uno ad uno”.

Regionali Puglia, Vendola apre alla presidenza Decaro: “Profilo migliore per età, esperienza e storia”

“In questo momento credo che il profilo giusto, per ragioni anagrafiche, di esperienza e di storia, sia quello di Antonio Decaro”. Nichi Vendola, ex governatore della Puglia, apre alla candidatura dell’ex sindaco di Bari alla presidenza della Regione. L’intervento è avvenuto a Bisceglie, in occasione dell’anteprima di Libri nel borgo antico.

“Esorterei i miei alleati a fare un salto di qualità. A occuparsi di ciò che immaginiamo debba essere la Puglia del 2050 – ha aggiunto -. Penso che non abbiamo mai smesso di parlarci. E continueremo a farlo. Poi è difficile che ci sia un passo indietro, anche perché non lo considero un veto, è una discussione che impropriamente tira in ballo me”.

“Riguarda, piuttosto, questioni interne al Pd, che deve sciogliere certi nodi. Certo, servono delle discontinuità da creare, che io stesso invoco da anni. Il centrosinistra deve essere uno spazio di trasparenza, cambiamento, servizio al bene comune”, ha continuato Vendola.

“Non deve mai accettare le dinamiche opache del trasformismo. Su questa discontinuità io voglio dare una mano: al futuro governatore della Puglia, a un centrosinistra che, dopo vent’anni di radicamento, non può essere un sistema di potere, ma una speranza per i giovani”, precisa l’ex governatore.

Regione Puglia, confermati i 50 seggi nel Consiglio: scongiurato il taglio a 40. La reazione nella politica

La Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge che conferma anche nella prossima legislatura 50 seggi al Consiglio regionale della Puglia. Ora, dunque, è legge e scongiura il taglio a 40 dei consiglieri regionali per effetto del decremento della popolazione.

Per il segretario pugliese di Forza Italia, Mauro D’Attis, e il vice segretario, Dario Damiani proponenti della proposta, “è salva la rappresentanza in Puglia. Abbiamo scongiurato – dicono – il rischio che migliaia di cittadini si recassero alle urne per poi non avere alcun rappresentante del proprio territorio. Il taglio del numero di consiglieri regionali – continuano – in virtù della lievissima riduzione della popolazione, avrebbe causato un cortocircuito serio del principio di rappresentatività nelle istituzioni: avremmo avuto il numero di componenti del Consiglio regionale pari a quello di Regioni con due milioni abitanti, ovvero quasi la metà della nostra Puglia”.

Per il deputato del Pd Claudio Stefanazzi, “all’interno di un provvedimento discutibile, la Camera ha approvato la norma che conserva a 50 il numero dei consiglieri regionali della Puglia. Era un provvedimento atteso e coerente con la complessità logistica e sociale della Puglia. 50 consiglieri sono il numero congruo per assicurare una giusta rappresentanza dei cittadini in Consiglio Regionale. Ora potremo, finalmente, formalizzare la campagna elettorale e la sfida per mantenere la Puglia saldamente nel perimetro di centrosinistra”.

Punta Perotti, caso chiuso: Comune di Bari e Regione Puglia non devono riconoscere più danni ai costruttori

La Cassazione si è pronunciata sul ricorso avanzato dalle amministrazioni pubbliche contro la sentenza della Corte di Appello e ha stabilito che il Comune di Bari, la Regione Puglia e il ministero della Cultura non devono riconoscere ulteriori danni ai costruttori di Punta Perotti. Tutto è stato già coperto dopo la sentenza del 2012 della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Nel 2022 la Corte di Appello aveva riconosciuto altri 1,3 milioni alla Mabar della famiglia Andidero, ora i giudici hanno stabilito che i 49 milioni riconosciuti ai costruttori (Sud Fondi della famiglia Matarrese, Mabar e Iema) bastano per coprire il danno derivante dall’illegittimo rilascio del permesso di costruire che portò nel 2006 all’abbattimento di Punta Perotti sul lungomare di Bari.

Regione Puglia, la Corte Costituzionale boccia la norma anti sindaci: “Irragionevole”

È incostituzionale la norma della regione Puglia sui termini anticipati entro i quali i sindaci devono dimettersi per rimuovere l’impossibilità a candidarsi a presidente della Regione e a consigliere regionale.

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale. La legge pugliese, soprannominata “anti-sindaci” prevedeva le dimissioni dei primi cittadini che intendono candidarsi alle regionali, 180 giorni prima della fine della legislatura. La Corte ha ritenuto che tale disciplina è “irragionevole e sproporzionata, e lesiva del diritto di elettorato passivo, in violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione”.

“La sproporzione – ha osservato la Corte – deriva innanzi tutto dalla notevole anticipazione del termine stabilito dal legislatore regionale rispetto al giorno fissato per la presentazione delle candidature, mentre altre normative regionali prevedono termini molto più contenuti. La sproporzione della norma deriva anche dal fatto che essa si applica indistintamente a tutti i sindaci, mentre altre leggi regionali limitano l’ineleggibilità ai sindaci di comuni con popolazione superiore a certe soglie”.

“Giù le mani dai sindaci. Lo abbiamo detto dal minuto dopo l’approvazione di quell’emendamento presentato, che altro non era se non un tentativo disperato di impedire, di fatto, agli amministratori locali di competere ad armi pari alle elezioni regionali e la Corte Costituzionale oggi lo ha ribadito, mettendo un pietra tombale su questa indecorosa pagina istituzionale – dichiara il sindaco di Bari, Vito Leccese, che all’indomani dell’approvazione dell’emendamento alla legge di bilancio regionale che imponeva ai sindaci che intendessero candidarsi alle prossime elezioni regionali di decidere 180 giorni prima del voto, si era fatto promotore di una serie di iniziative contro la norma -. Sono passati diversi mesi dall’approvazione dell’emendamento, e da più parti si sono levate voci per denunciare l’incostituzionalità di questa norma, lesiva dei diritti dei sindaci, alla pari dei cittadini italiani, cui l’art. 51 dalla Costituzione riconosce piena libertà di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza e sulla base dei soli requisiti di legge. Ma in questo tempo il Consiglio regionale non ha trovato né la voglia né la maggioranza per abrogarla. Oggi ci ha pensato la Corte costituzionale, sancendo di fatto il fallimento di questo tentativo, piuttosto maldestro, di alterare il gioco eliminando per legge gli avversari potenzialmente più scomodi, quelli più vicini alle comunità degli elettori”.

La Corte dei Conti: “Giudizio positivo sul bilancio della Puglia ma ci sono criticità”. Problemi nella Sanità

“La gestione finanziaria della Regione Puglia per l’esercizio 2024 rispetta i principi fondamentali di regolarità, veridicità, attendibilità e sostenibilità. Il giudizio, quindi, è complessivamente positivo”.

La Corte dei Conti della Puglia certifica la parificazione del bilancio della Regione. Nelle relazioni della presidente della sezione Controllo, Cinzia Barisano, e della procuratrice regionale Carmela de Gennaro, emergono però delle criticità.

“I problemi che vanno risolti – spiega Barisano – sono quelli che riguardano la sanità, e il recupero delle liste d’attesa ma su questo fronte la Regione sembra che si stia muovendo anche affrontando delle misure organizzative migliori. Problemi che riguardano anche il rispetto dei tetti di spesa che prevede la legislazione nazionale sulla farmaceutica e sui dispositivi medici, la Regione ha rispettato il tetto di spesa sul personale ed è comunque un punto di approdo importante”.

Ulteriori criticità evidenziate dalla Corte riguardano “le concessioni demaniali su tutto il litorale e la gestione degli immobili detenuti dall’ente fiera e date in locazione alla Regione”. Nelle relazioni sono evidenziate anche “preoccupazioni” per la tenuta dei conti delle società partecipate come Aeroporti di Puglia. Un faro è acceso anche sui consorzi di bonifica che, per i giudici contabili, hanno “una condizione strutturalmente problematica”.

Emersi, inoltre, ritardi nei pagamenti del Pnrr e dei fondi strutturali. Su questo, ha spiegato la presidente Barisano, “stiamo monitorando, facciamo una relazione semestrale, ne abbiamo fatte due nel 2024 e un’altra a giugno del 2025 proprio di monitoraggio rispetto ad una serie di Comuni superiori ai 30.000 abitanti per seguire l’evoluzione della realizzazione delle opere finanziate con i fondi di Pnrr e del rispetto anche dei cronoprogrammi perché sappiamo che a dicembre 2026 gli obiettivi devono essere raggiunti. Quindi bisognerà accertare che ci sia un’accelerazione fino al 2026 per rispettare i target”.