Omicidio Di Giacomo, ergastolo per Vassalli. Il figlio della vittima sui social: “Ergastolo anche per la mia famiglia”

“C’è da essere contenti, ma non è una vittoria. Anche noi stiamo subendo un ergastolo, però senza sconti di pena. Tuttavia da una tragedia deve nascere una speranza. Nessuno deve subire quello che abbiamo subito noi”.

Inizia così il post pubblicato sui social da Luca Di Giacomo, il figlio di Mauro, il fisioterapista ucciso la sera del 18 dicembre 2023 a Poggiofranco sotto la sua abitazione.

Ieri Salvatore Vassalli, l’operaio 60enne di Canosa reo confesso dell’omicidio, è stato condannato all’ergastolo. “Nessuno deve essere vessato in questo modo. Occorre prendere delle contromisure serie perché purtroppo, in queste mondo, esiste la malvagità”, si legge nel post.

“Le persone feroci esistono, e vanno fermate. TUTTE. È successo a PAPÀ e a tanti altri. E non deve succedere più – conclude -. Non bisogna permettere a NESSUNO di poter cambiare arbitrariamente in peggio la propria vita. Solo così possiamo auspicare a un cambio di passo in quella che è una società malata”.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, oggi la sentenza. Vassalli rischia l’ergastolo: “Ho distrutto due famiglie”

È attesa nelle prossime ore la sentenza nei confronti di Salvatore Vassalli, il 59enne operaio di Canosa reo confesso dell’omicidio del fisioterapista barese Mauro Di Giacomo, ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco con 7 colpi di pistola sotto la sua abitazione.

L’imputato ha fornito dichiarazioni spontanee questa mattina in Corte d’Assise, chiedendo scusa alla famiglia della vittima e alla sua. “Sono consapevole di aver distrutto la mia e la sua famiglia, e non me lo perdonerò ma. Vi giuro che non erano queste le mie intenzioni quella sera – le sue parole -. Da genitore, provo un enorme dispiacere nei confronti dei due figli per la perdita del padre e per tutta la brutta storia che li ha travolti, non chiedo loro perdono perché una persona che ti priva di un padre non può essere perdonato, ma spero che con il tempo il loro odio si plachi e trovino serenità nella vita”.

L’accusa ha invocato l’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalla minorata difesa della vittima.  Secondo quanto ricostruito l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via. 

Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Omicidio a Poggiofranco, choc in aula. Il legale di Vassalli: “Ha sparato perché provocato da Di Giacomo”

“Vassalli è una persona perbene, ha sempre lavorato, mai sanzionato, mai una multa per guida spericolata. Ha sempre vissuto in maniera onesta. Voleva parlare da uomo a uomo quella sera”. Queste le parole in aula del legale di Salvatore Vassalli, l’operaio a processo per l’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco nei pressi della sua abitazione.

Secondo l’avvocato Vassalli avrebbe sparato dopo essere stato provocato e minacciato dalla vittima. Le dichiarazioni hanno provocato l’indignazione dei parenti della vittima in aula.

Secondo la difesa di Vassalli inoltre il decesso sarebbe avvenuto anche a causa del ritardo dell’ambulanza sul posto. L’avvocato, al termine della sua arringa, ha anche chiesto il minimo della pena, ricordando che il suo assistito ha offerto come risarcimento anche la casa e l’auto in suo possesso. La sentenza è attesa per l’8 gennaio 2026, l’accusa ha invocato l’ergastolo.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, la famiglia chiede oltre 2 milioni di danni: “Vassalli lucido nel delitto”

La famiglia di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco da Salvatore Vassalli, operaio di Canosa, con 7 colpi di pistola, ha chiesto un risarcimento danni complessivo da 2 milioni di euro.

Nel corso dell’udienza celebrata ieri è stato il turno delle parti civili, ovvero della moglie e dei due figli della vittima. Alla sbarra c’è Vassalli, reo confesso, con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalla minorata difesa della vittima. Per lui è stata invocata la condanna alla pena massima dell’ergastolo con isolamento diurno per 10 mesi.

Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e ilpm Matteo Soave l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via.

“Nessuno potrà restituire loro un marito, un padre, ma la giustizia penale serve anche a fare chiarezza, a eliminare le ombre, a ristabilire la verità, a restituire dignità ai vivi e ai morti – le parole dell’avvocato Laforgia che assiste la famiglia Di Giacomo -. Abbiamo assistitoa un reo confesso di omicidio volontario che si è difeso nel processo puntando il dito contro la vittima. Sottolineo l’ossessione, la determinazione, la lucida determinazione maturata da Vassalli nel corso degli anni e dei mesi precedenti, senza le quali il delitto non troverebbe spiegazione logica. Perché Vassalli non voleva solo uccidere Di Giacomo, lo voleva fare a viso aperto (e scoperto), da uomo a uomo”.

“Il suo comportamento è univoco e dimostra la lucida preparazione del delitto. Non c’è nulla che consenta di ritenere che l’arma sia stata contesa e abbia esploso colpi a casaccio. Neanche uno: sono tutti diretti verso parti vitali della vittima, a distanza ravvicinata – ha poi aggiunto -. Vassalli ha agito per vendetta, per la convinzione che il giudizio civile avrebbe avuto esito sfavorevole, con l’ovvia conseguenza che non sarebbe stata soddisfatta la pretesa risarcitoria della figlia. Un disegno che l’imputato ha pervicacemente continuato a perseguire in aula, offendendo la memoria della vittima”.

Si tornerà in aula il 13 novembre quando la parola passerà alla difesa dell’imputato. Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, chiesto l’ergastolo per il killer Salvatore Vassalli: “Lo ha ucciso in due minuti”

La Procura di Bari ha chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per 10 mesi per Salvatore Vassalli, l’operaio di Canosa di Puglia a processo per l’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso a Bari la sera del 18 dicembre 2023 a colpi di pistola.

Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e ilpm Matteo Soave l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via.

Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, ascoltati i poliziotti intervenuti sul luogo del delitto: a novembre la sentenza

Ieri, dinanzi alla Corte di Assise di Bari, è andata in scena l’udienza del processo sull’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso nel quartiere Poggiofranco di Bari la sera del 18 dicembre 2023.

Salvatore Vassalli, operaio 59enne di Canosa, è imputato per omicidio volontario pluriaggravato. Nell’udienza di ieri sono stati ascoltati gli ultimi testimoni, i due poliziotti arrivati per prima sul luogo del delitto.

Si è cercato di stabilire la dinamica dell’aggressione. Vassalli ha sostenuto di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste però erano intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

L’istruttoria è stata dichiarata chiusa, a novembre è attesa la sentenza. A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

 

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, la figlia del killer Vassalli ascoltata in aula: “Io vittima di malasanità”

“Sono stata vittima di malasanità, adesso ogni volta che devo fare una visita mi accerto chi ho di fronte. Quelle manipolazioni mi hanno cambiato la vita: non potevo stare nel letto, in piedi o seduta, avevo il busto e il collare. La mia preoccupazione non era la causa civile, ma ritornare a stare bene”.

Lo ha detto nell’aula della Corte d’Assise di Bari Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio (Salvatore Vassalli) imputato per l’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso a Bari la sera del 18 dicembre 2023.

La donna è stata sentita come testimone della difesa: qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

“Quella sera (il 18 dicembre, ndr) chiamai mio padre ma non notai nulla di strano, ci sentivamo una volta al giorno. Vidi da Facebook che Di Giacomo era stato ucciso, decisi di riprendere la causa civile  anche nei confronti degli eredi autonomamente, senza consultarmi con i miei genitori”.

Nel corso dell’udienza di oggi, l’avvocato Michele D’Ambra – che assiste Vassalli – ha chiesto alla Corte di disporre una perizia sul materiale trovato sotto le unghie della vittima: l’esame è finalizzato a capire se ci siano tracce biologiche di Vassalli e di polvere da sparo, elementi che – per la difesa – potrebbero provare come tra il fisioterapista e l’imputato ci sia stata una colluttazione prima dell’omicidio. La Corte scioglierà la riserva sul punto nella prossima udienza del 13 luglio.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, Vassalli in aula: “Pistola fatta a pezzi il giorno dopo e buttata sulla statale 98”

La pistola usata per uccidere il fisioterapista Mauro Di Giacomo sarebbe stata distrutta il giorno dopo il delitto da Salvatore Vassalli, l’operaio imputato per omicidio pluriaggravato dalla crudeltà, dai futili motivi, dalla minorata difesa della vittima e dalla premeditazione.

È quanto emerso ieri, nell’aula della Corte d’Assise di Bari, nel corso dell’esame dello stesso Vassalli. L’omicidio per cui Vassalli è in carcere dal maggio scorso risale alla sera del 18 dicembre 2023, nel quartiere Poggiofranco di Bari.

La mattina del 19 dicembre, poche ore dopo il delitto, Vassalli avrebbe recuperato la pistola dalla sua Hyundai e l’avrebbe fatta «a pezzettini con un flessibile», per poi buttarne i pezzi «per strada, facendo la statale 98». L’arma non è mai stata ritrovata.

Quella pistola, come ha spiegato Vassalli, non era dichiarata (a differenza di altre due che l’operaio aveva in una cassaforte in casa) ed era nascosta in un muretto a secco nelle campagne della Murgia. «Trovai quella pistola nel 1995, nel corso di alcuni lavori fatti in un rudere a Canosa. Insieme all’arma c’erano anche dei proiettili, una cinquantina. Ogni tanto andavo a provarla e a pulirla».

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, il racconto del testimone oculare: “Li ho visti litigare e poi ho sentito gli spari”

“Ho visto due uomini litigare, in un primo momento pensavo fosse uno scherzo. Sono andato via e poi mi sono girato quando ho sentito gli spari”. Questo è il racconto in aula dell’unico testimone oculare dell’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso a Poggiofranco sotto la sua abitazione a colpi di pistola la sera del 18 dicembre 2023. A sparargli Salvatore Vassalli, carpentiere di Canosa.

Il testimone, all’epoca dei fatti minorenne, stava parcheggiando il suo scooter. “Ho visto un uomo sdraiato a terra, un altro su di lui che lo colpiva non so con che cosa. Non aveva la pistola in mano. Poi è scappato e ha raggiunto la macchina correndo”, ha poi aggiunto il 18enne.

La prossima udienza è fissata il 13 maggio quando sarà ascoltato Vassalli a cui sono contestate le aggravanti della crudeltà, della premeditazione, della minorata difesa della vittima e dei futili motivi.

Vassalli avrebbe nutrito un forte rancore nei confronti di Di Giacomo per una causa civile che sua figlia, negli anni precedenti, aveva intentato contro il fisioterapista, accusato di averle procurato delle lesioni permanenti dopo una manipolazione. La vittima fu aggredita poco dopo aver parcheggiato l’auto. Dopo aver esploso i colpi, Vassalli avrebbe infierito sul corpo del fisioterapista colpendolo per quattro volte alla testa.

Omicidio a Poggiofranco, il medico legale in aula: “Di Giacomo a terra inerme colpito alla testa da Vassalli”

Dopo aver sparato sette colpi di pistola in direzione di Mauro Di Giacomo, sei dei quali andati a segno, Salvatore Vassalli avrebbe “verosimilmente” raggiunto la vittima “quando era a terra inerme” e l’avrebbe colpita quattro volte alla testa, presumibilmente con il calcio dell’arma, e “anche alla mano destra, forse mentre cercava di proteggersi”.

I “colpi mortali” raggiunsero l’aorta e i polmoni di Di Giacomo, causandone il decesso “in pochi minuti”. È quanto detto oggi nell’aula della Corte d’Assise di Bari dal professor Francesco Introna, direttore dell’istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari. Introna è stato ascoltato nel corso di un’udienza del processo in cui Vassalli, 59enne operaio di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani), è imputato per l’omicidio del fisioterapista Mauro Di Giacomo, ucciso la sera del 18 dicembre 2023 a pochi metri dalla sua casa nel rione Poggiofranco di Bari. A Vassalli sono contestate le aggravanti della crudeltà, della premeditazione, della minorata difesa (la vittima in quel momento non era nelle condizioni di difendersi, trovandosi con due buste della spesa e uno zaino tra le mani) e dei futili motivi.

Introna è stato ascoltato in qualità di medico legale che ha compiuto l’autopsia sul fisioterapista. Vassalli, secondo quanto raccontato dal medico, avrebbe esploso un primo colpo da distanza di circa 30 centimetri, prima di esploderne altri due “in rapida successione” da distanza ancora inferiore, che colpirono il fisioterapista al volto. I colpi sarebbero stati sparati tutti quando Di Giacomo era ancora in piedi e la vittima, sempre secondo il racconto di Introna, si sarebbe girata prima di cadere, fratturandosi l’omero nell’impatto con il suolo. “Non ho segni che mi giustificano una colluttazione tra due persone”, ha concluso il medico rispondendo a una domanda dell’avvocato Michele D’Ambra, difensore di Vassalli. Il processo continuerà nella prossima udienza del 3 dicembre, data in cui verranno ascoltati alcuni testimoni oculari dell’omicidio. La moglie e i figli del fisioterapista sono assistiti dagli avvocati Antonio Del Vecchio e Michele Laforgia.