“Il centro migranti di Palese un posto degradante”: il Ministero dell’Interno condannato a risarcire il Comune di Bari

La Corte d’Appello di Bari ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire 20mila euro (oltre rivalutazione e interessi) il Comune di Bari per la gestione del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Bari Palese.

“C’è stata una vera e propria negazione della dignità delle persone straniere trattenute che venivano trattenute in condizioni estremamente degradate, causando così una lesione del diritto di identità della città di Bari”, affermano i giudici.

Secondo quanto sostenuto non è stato creato un danno d’immagine alla citta per il turismo e per l’economia, ma la vicenda ha pesato sui “valori umanitari e solidaristici, oltre che costituzionalmente protetti, riconducibili all’identità storica, culturale, politica e sociale della città di Bari e dunque costituenti patrimonio dell’intera comunità cittadina” e “ha inciso negativamente sulla collettività barese, producendo concrete ripercussioni sul sentimento e sull’agire di quest’ultima improntati ai predetti valori”.

 

Cara Palese, 20 dipendenti per 750 ospiti. Sit-in davanti alla Prefettura di Bari: “Condizioni di lavoro insostenibili”

“Chiediamo condizioni dignitose per i lavoratori e per gli ospiti, perché nel Cara di Bari non sono garantite condizioni igienico-sanitarie adeguate. Le nuove gare hanno tagliato la spesa e quindi non è possibile garantire un numero di unità e di ore lavorative adeguate”.

Lo ha detto Antonio Ventrelli, segretario generale della Filcams Cgil Bari, durante il presidio dei lavoratori delle pulizie e dell’accoglienza del Centro per richiedenti asilo di Bari Palese, che oggi hanno manifestato davanti alla Prefettura del capoluogo pugliese. Una delegazione è stata infine accolta per un confronto.

Al momento, spiega il sindacalista, “i dipendenti sono venti, per circa 750 ospiti. Per mantenere dignitose le condizioni igienico-sanitarie di quel luogo ci vorrebbe il doppio dei lavoratori”. Ventrelli ha parlato di “condizioni di lavoro insostenibili” e di dipendenti esposti “a rischi in tema di salute e sicurezza. Inoltre non vengono garantite retribuzioni dignitose”.