Processo Codice Interno, è il giorno di Giacomo Olivieri: l’ex consigliere regionale torna a parlare in aula a Bari

Giacomo Olivieri ha lasciato il carcere di Lanciano ed è tornato a Bari per rispondere in aula alle domande dei pm nell’ambito del processo Codice Interno. L’ex consigliere regionale, a distanza di un anno dall’arresto, avvenuto il 26 febbraio scorso, è accusato di voto di scambio politico-mafioso e concussione.

Oggi sarà interrogato e le previsioni parlano di un esame fiume. Si trova a processo con il rito abbreviato, l’accusa ha chiesto per lui la condanna a 10 anni di reclusione con le accuse di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione.

I pm Marco D’Agostino e Fabio Buquicchio hanno evidenziato “il ruolo di primo piano” giocato da Olivieri nel reperire voti mafiosi in tre diversi clan della città nel 2019 per ottenere l’elezione al Consiglio comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso, oltre che la capacità di piegare “tutto e tutti” alle proprie “spregevoli e bieche esigenze di profitto personale”, anche nella vicenda dell’estorsione all’ex presidente della Banca Popolare di Bari.

Processo Codice Interno, Giacomo Olivieri torna a parlare: interrogatorio in presenza fissato il 12 febbraio

Giacomo Olivieri, a distanza di un anno dall’arresto, tornerà a parlare. Mercoledì 12 febbraio sarà infatti interrogato durante il processo in abbreviato. L’ex consigliere regionale è al centro dell’inchiesta Codice Interno ed è finito in carcere lo scorso 26 febbraio.

La Dda di Bari ha chiesto per lui la condanna a 10 anni di reclusione con le accuse di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. I pm Marco D’Agostino e Fabio Buquicchio hanno evidenziato “il ruolo di primo piano” giocato da Olivieri nel reperire voti mafiosi in tre diversi clan della città nel 2019 per ottenere l’elezione al Consiglio comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso, oltre che la capacità di piegare “tutto e tutti” alle proprie “spregevoli e bieche esigenze di profitto personale”, anche nella vicenda dell’estorsione all’ex presidente della Banca Popolare di Bari.

Olivieri, difeso dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, sostiene di essersi rivolte a quelle persone per rapporti passati e non per la loro riconducibilità alle organizzazioni mafiose. Una tesi che a maggio scorso non ha convinto il procuratore Rossi durante l’interrogatorio.

Codice Interno, l’imprenditore Petroni: “Incontrato Olivieri una sola volta. Sono estraneo agli accordi illeciti”

Ha parlato per circa quattro ore l’imprenditore barese Antonio Petroni, titolare di un centro scommesse, finito in carcere (ma da due mesi e mezzo è ai domiciliari) nell’ambito dell’inchiesta ‘Codice internò, di Dda e squadra mobile di Bari, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina.

Petroni è a giudizio in abbreviato insieme ad altri 107 imputati, tra cui l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, accusato di aver raccolto i voti di tre clan per favorire l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso, nel 2019, al consiglio comunale di Bari.

Petroni, assistito dall’avvocato Massimo Chiusolo, ha detto di aver incontrato Olivieri solo in un’occasione, nella cena organizzata a maggio 2019 in un noto ristorante di Bari. A quella cena era stato invitato da Gaetano Strisciuglio, figlio di Francesco, reggente (insieme ai fratelli Domenico e Sigismondo) dell’omonimo clan mafioso. Da Olivieri, in quell’occasione, non avrebbe ricevuto proposte di accordi illeciti, ma si sarebbe invece accordato con Michele Nacci (candidato al consiglio comunale in ticket con Lorusso) per scambiarsi reciprocamente dei voti, non in cambio di denaro o altri regali.

Petroni, infatti, era candidato come consigliere municipale ma non risultò eletto. L’imprenditore ha detto poi di aver saputo che Strisciuglio aveva ricevuto un assegno da 20mila euro da Olivieri, come ‘pegnò per la promessa, fatta da Olivieri, di trovare un posto di lavoro per la madre di Strisciuglio. Quell’assegno, come ha raccontato agli inquirenti lo stesso Strisciuglio, fu poi riconsegnato a Olivieri in cambio di buoni benzina.

Petroni ha infine raccontato di aver avuto una dura lite con Nacci perché quest’ultimo, diversamente da quanto pattuito, avrebbe dirottato voti su un’altra candidata per la circoscrizione. E ha aggiunto anche di aver saputo delle voci sul fatto che, in quell’ambiente, girassero soldi in cambio di voti, ma di non averne avuto niente a che fare. Nell’udienza precedente la Dda di Bari aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione per Petroni «in considerazione del ruolo di stretta collaborazione con Strisciuglio nella ricerca di voti presso il clan». Per Olivieri, invece, è stata chiesta la condanna a 10 anni. Il processo proseguirà nella prossima udienza del 3 febbraio.

Inchiesta a Bari, maresciallo della Finanza come talpa: nuovi guai per Olivieri. Retroscena su indagini e arresto

Giacomo Olivieri poteva contare su alcune talpe infiltrate nelle Forze dell’Ordine e una di queste è costata caro all’ex consigliere regionale, in carcere dal 26 febbraio con l’accusa di voto di scambio politico mafioso. Olivieri risponde anche del reato di di concorso in rivelazione di segreto di ufficio. La talpa in questione è un maresciallo della Guardia di Finanza di Bari che avrebbe raccontato allo stesso Olivieri alcuni retroscena su un’indagine della Dda. Lo stesso Olivieri è riuscito ad essere informato 5 giorni prima del suo arresto. Il gip Giuseppe Montemurro non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Bari, fissando una camera di consiglio per il 16 gennaio.

Inchiesta Codice Interno, il Consiglio dei ministri prende tempo: la decisione su Bari slitta nel 2025. Lo scenario

Tutto rimandato al 2025. Slitta la decisione su Bari da parte del Consiglio dei Ministri che tornerà a riunirsi nell’anno nuovo. Dopo il lavoro della Commissione d’accesso nominata dal Viminale, la decisione finale spetta al ministro Piantedosi. Tutto ruota intorno alla maxi inchiesta Codice Interno che ha svelato l’infiltrazione mafiosa nei tessuti economici, politici e sociali della città di Bari. Difficile, quasi impossibile, la strada che porta allo scioglimento del Comune di Bari. Più plausibile che le aziende municipalizzate vengano commissariate. 

Il sindaco Vito Leccese ha dichiarato di essere “molto tranquillo”, pur riconoscendo che l’attesa del verdetto “è un fatto che impatta emotivamente”. “Avendo nel mio passato conosciuto profondamente l’amministrazione comunale sono molto tranquillo rispetto al fatto che in tutti questi anni non ho mai avvertito né condizionamenti né visto tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata all’interno dell’amministrazione comunale”, ha poi aggiunto il primo cittadino.

Codice Interno, attesa per la decisione del Viminale su Bari. Leccese: “Sono tranquillo ma impatto emotivo forte”

“Sono molto tranquillo anche se non vi nascondo che, da un punto di vista emotivo, avere la scure sulla testa dell’esito della commissione ispettiva, è un fatto che impatta emotivamente”. Lo ha detto il sindaco di Bari, Vito Leccese, incontrando i giornalisti per un saluto in vista della fine dell’anno. Il sindaco si è riferito alla eventualità che il Comune sia commissariato per infiltrazioni mafiose. E’ attesa, infatti, la decisione del Viminale sulla base del lavoro della commissione ispettiva inviata dopo gli oltre 130 arresti dello scorso febbraio per voto di scambio politico-mafioso (tra cui l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri e sua moglie, ex consigliera comunale di Bari Maria Carmen Lorusso). L’inchiesta aveva portato anche all’amministrazione giudiziaria di Amtab, la municipalizzata dei trasporti per presunte infiltrazioni mafiose, in particolare nella gestione delle assunzioni.

“Leggo sui giornali – ha aggiunto Leccese – che oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe occuparsi della città di Bari. Non so se succederà realmente che oggi si saprà l’esito del lavoro della commissione ispettiva, ma come spesso ho detto sono molto tranquillo anche perché, avendo nel mio passato conosciuto profondamente l’amministrazione comunale (da capo di Gabinetto, ndr), sono molto tranquillo rispetto al fatto che in tutti questi anni non ho mai avvertito né condizionamenti né visto tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata all’interno dell’amministrazione comunale”. “Quei fatti che si sono consumati, così come emerge dall’inchiesta giudiziaria, e come sta emergendo dal dibattimento processuale – ha rilevato – riguardano casi circoscritti all’interno di alcune società partecipate”.

“Qualche giorno dopo la mia elezione – ha ricordato infine – non ero stato ancora proclamato sindaco, sono stato audito dalla commissione ispettiva su determinati eventi che si sono consumati dieci o undici anni fa, e ovviamente tutto questo ha determinato un impatto emotivo fortissimo, anche in chi come me crede fermamente che questa amministrazione sia sana, pulita, e che non abbia nulla da temere”.

Processo Codice Interno, Nacci in aula: “Ho ricevuto soldi e buoni pasto da Giacomo Olivieri in cambio di voti”

Ha raccontato di aver ricevuto da Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale pugliese in carcere da febbraio per scambio elettorale politico-mafioso, soldi e altre utilità (come buoni pasto e benzina) per «procacciare voti» in vista delle comunali di Bari del 2019, in cui era candidato in ticket con la moglie di Olivieri, Maria Carmen Lorusso. Michele Nacci, imputato nel processo (in abbreviato) nato dall’inchiesta della Dda di Bari ‘Codice interno’, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina, nel corso dell’udienza di oggi ha rilasciato spontanee dichiarazioni al gup Giuseppe De Salvatore, ammettendo alcuni episodi di compravendita di voti.

A processo in abbreviato ci sono 108 imputati, altri 15 (tra cui Maria Carmen Lorusso) sono a dibattimento. Per l’accusa, nel 2019 Olivieri avrebbe comprato voti da tre clan di Bari per favorire l’elezione al consiglio comunale della moglie. Nacci risultò primo dei non eletti. Assistito dall’avvocato Carlo Russo Frattasi, Nacci ha spiegato di essersi attivato per «interesse personale» (perché candidato) e precisato che soldi e regali servivano per convincere persone con cui non aveva particolare confidenza o che non conosceva.

Nacci ha anche spiegato di non aver avuto contatti con i cugini di sua suocera Bruna Montani, Leonardo e Bruno Montani, ritenuti appartenenti all’omonimo clan del quartiere San Paolo. Nel corso dell’udienza di oggi ha parlato anche la stessa Bruna Montani, che ha detto di aver chiesto voti ai suoi cugini (referenti di due gruppi della curva nord di Bari) ma di essere stata «rispedita al mittente».

I tre Montani sono tutti a processo tra ordinario e abbreviato. Nelle prossime sei udienze davanti al gup (la prima il 4 dicembre) inizierà la discussione dei pubblici ministeri. Solo in un momento successivo – ha deciso il gup – ci sarà l’interrogatorio di Giacomo Olivieri, del boss del quartiere Japigia Savino Parisi e di suo figlio Tommaso, cantante neomelodico.

Processo Codice Interno a Bari, torna libero l’autista di Tommy Parisi: scarcerato il 41enne Carlo Fiore

Fabio Fiore, 41enne vicino al clan Parisi, ha lasciato il carcere dopo 9 mesi. Era stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa lo scorso 26 febbraio dopo essere rimasto coinvolto nella maxi inchiesta Codice Interno. Nella giornata di ieri il Tribunale del Riesame di Bari ha disposto la sua scarcerazione, dopo che la Cassazione ha ritenuto cessate le esigenze cautelari. Secondo l’accusa Fiore è “estremamente vicino” a Tommy Parisi, il figlio cantante del boss Savinuccio di Japigia e svolgerebbe il ruolo di autista. Il suo nome appare anche nella vicenda con protagoniste le due vigilesse baresi, poi licenziate per aver chiesto aiuto al clan con l’obiettivo di vendicarsi di un automobilista.

Processo Codice Interno a Bari, voto di scambio e mafia: Olivieri chiede di lasciare il carcere. La Dda si oppone

Gli avvocati di Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale pugliese in carcere dallo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione, hanno chiesto al gup di Bari Giuseppe De Salvatore la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. La Dda ha dato parere negativo, la decisione del giudice non è ancora arrivata.

Olivieri è una delle figure chiave dell’inchiesta ‘Codice interno’, che ha svelato i presunti incroci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina e portato all’esecuzione di 130 arresti. Secondo l’accusa, avrebbe comprato i voti dai clan Parisi, Strisciuglio e Montani per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari, nel 2019, della moglie Maria Carmen Lorusso. Anche Lorusso è coinvolta nell’inchiesta, e dopo aver trascorso diversi mesi ai domiciliari è recentemente tornata in libertà.

Oggi era in tribunale per un’udienza del suo processo accanto agli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, gli stessi di Olivieri. L’indagine si è divisa in due filoni processuali: in abbreviato ci sono 109 imputati, tra cui Olivieri, che verrà sottoposto a esame il prossimo 27 novembre. In ordinario ce ne sono 15, tra cui Lorusso e il padre Vito, oncologo in carcere per altre vicende.