Panico a Foggia, detenuto nasconde droga nel colon e tenta l’evasione: tre poliziotti penitenziari feriti

Oltre 160 grammi di cocaina nascosti nel colon retto sono stati sequestrati dalla polizia penitenziaria a un detenuto di 44 anni originario della provincia di Brindisi, rientrato nel carcere di Foggia dopo un permesso premio. L’episodio è avvenuto sabato 20 giugno ed è stato reso noto dal Sappe, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria.

Dopo un primo controllo in istituto, l’uomo è stato accompagnato agli Ospedali Riuniti di Foggia, dove gli esami diagnostici hanno evidenziato la presenza di sette ovuli contenenti droga. Durante la permanenza al pronto soccorso il detenuto avrebbe tentato di allontanarsi, ma è stato bloccato dagli agenti. Tre poliziotti penitenziari sono rimasti feriti, riportando lesioni guaribili in pochi giorni.

Al termine degli accertamenti e dell’espulsione degli ovuli, il 44enne è stato ricondotto in carcere. Nei suoi confronti sono stati contestati i reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tentata evasione e resistenza a pubblico ufficiale.

Il segretario nazionale del Sappe, Federico Pilagatti, ha denunciato le difficili condizioni di lavoro del personale, evidenziando il forte sovraffollamento del carcere di Foggia e la carenza di organico che costringe gli agenti a turni superiori alle 12 ore.

Corato, va in ospedale per un mal di pancia e scopre un grosso tumore benigno al colon: operata d’urgenza

Arriva in Pronto Soccorso all’ospedale ‘Umberto I’ Corato con dolori addominali e stipsi e finisce con l’essere operata con urgenza per un raro e voluminoso tumore benigno del colon destro in fase subocclusiva. È stato provvidenziale l’intervento dell’équipe di Chirurgia Generale, diretta da Pasquale Cianci, per risolvere positivamente il caso.

La paziente pensava di essere afflitta da un banale quanto fastidioso mal di pancia. Gli approfondimenti diagnostici eseguiti, infatti, hanno chiarito un quadro clinico complesso e rivelato, grazie ad una Tac all’addome, la subocclusione intestinale dovuta alla presenza di una massa tumorale di oltre 6 centimetri di diametro, sviluppatasi all’interno della parete del colon destro, confermata da una successiva colonscopia.

Dopo il completamento delle indagini strumentali e un’attenta valutazione anestesiologica, la paziente è stata sottoposta ad Emicolectomia destra laparoscopica, un intervento chirurgico mini-invasivo per la rimozione del tumore annidato nella parte destra del colon. Il decorso postoperatorio, con dimissione dopo dieci giorni, è stato seguito in stretta collaborazione con il team di cardiologi e internisti del presidio.

“La diagnosi istologica, effettuata presso l’Istituto Oncologico di Bari, è stata di “Lipoma sottomucoso maturo” che, seppur benigno, rappresenta una evenienza non comune”, spiega Cianci. “Questi tumori hanno una prevalenza tra lo 0.035% e il 4.4% di tutte le neoplasie benigne non epiteliali del tratto gastrointestinale e, in genere, non causano sintomi se non di grandi dimensioni come nel nostro caso. L’approccio laparoscopico ha sicuramente ridotto i tempi di ripresa, le complicanze postoperatorie e nel complesso la degenza ospedaliera. I numeri della Chirurgia, del resto, confermano la crescita di attività sia in volume sia in qualità dell’assistenza sanitaria. Dal 1° gennaio 2025, infatti, nell’Unità operativa di Chirurgia Generale dell’Ospedale Umberto I di Corato, sono stati effettuati 418 interventi chirurgici, di cui 102 in urgenza e 316 in elezione. Gli interventi con approccio mini-invasivo laparoscopico, con tecniche chirurgiche che utilizzano piccole incisioni per ridurre il trauma, il dolore, il sanguinamento e i tempi di recupero – conclude – sono stati complessivamente 129, il 30,9 per cento del totale”.

Tumore al colon, diagnosi precoce dal microbioma valutato dall’IA: lo studio dell’Università di Bari

Il microbioma intestinale può predire il rischio di sviluppare il tumore al colon-retto, per questo attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale presto potrebbe diventare un sensore precoce di salute grazie a nuovi test di screening non invasivi e personalizzati.

A svelarlo è uno studio congiunto tra l’università Aldo Moro di Bari, con il dipartimento interuniversitario di Fisica e il dipartimento di Scienze del suolo della pianta e degli alimenti, l’università di Firenze e l’Istituto nazionale di fisica nucleare.

Lo studio, nato nell’ambito di un progetto finanziato dal Pnrr, è coordinato dalla docente di UniBa Sabina Tangaro, ed è stato pubblicato su ‘Gut Microbes’, rivista internazionale di riferimento per la ricerca sul microbioma intestinale.

Il lavoro utilizza la cosiddetta intelligenza artificiale spiegabile (Xai) per analizzare i profili microbici intestinali. Per predire il rischio di tumore oggi lo standard diagnostico prevede la colonscopia, un’analisi invasiva con limitata adesione da parte della popolazione.

Il nuovo studio ha utilizzato invece l’intelligenza artificiale spiegabile (XAI) per analizzare dati di sequenziamento genetico da campioni di 453 pazienti, con l’obiettivo di identificare biomarcatori microbici predittivi della presenza di adenomi o del tumore. Il modello ha mostrato ottime prestazioni, raggiungendo un livello di precisione pari all’89% nel riconoscere i casi realmente a rischio e riducendo al minimo i falsi allarmi.