Femminicidio nel Salento, niente permessi premio al killer: la mamma di Noemi Durini deposita proposta legge

La proposta di legge di iniziativa popolare ‘Noemi Durini’, finalizzata a non concedere permessi premio a chi si macchia di delitti efferati come il femminicidio, sarà depositata questa mattina a Roma presso la Cassazione da parte di dieci promotori, primi firmatari Imma Rizzo e il suo avvocato Valentina Presicce.

Imma Rizzo è la madre di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia (Lecce) uccisa e sepolta quando era ancora viva dal suo fidanzato anche lui minorenne , il 3 settembre 2017. La proposta di legge sarà pubblicata oggi, 23 febbraio, sulla Gazzetta Ufficiale, segnando l’inizio della raccolta delle 50.000 firme necessarie.

“Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo in vita. Non mi basta e non accetto solo restrizioni dei permessi premio. Mia figlia è sottoterra, non tornerà più a casa, aveva tutta la vita davanti e il suo assassino respira già aria di libertà, quella libertà che lei non potrà più avere. A chi si macchia di reati così efferati non devono essere concessi benefici di pena” dichiara Imma Rizzo”.

Lucio Marzo, assassino reo confesso della 16enne “ha beneficiato di più permessi premio, – prosegue la donna – a distanza di soli tre anni dall’omicidio e a un anno dalla sentenza definitiva di condanna a 18 anni e 8 mesi. Durante uno di questi permessi, nel 2023, è stato fermato ubriaco alla guida. Permessi concessi anche dopo il rientro positivo ai cannabinoidi o per motivazioni incomprensibili, come la partecipazione alle partite del Cagliari, la frequentazione di una ragazza o il permesso premio per recarsi alle urne per votare nonostante l’interdizione dai pubblici uffici. Una situazione inaccettabile in un paese civile come l’Italia”.

“Oggi Noemi sarà con noi, – afferma l’avvocato Valentina Presicce – insieme al progetto di legge abbiamo depositato anche una sua immagine. Una promessa che le abbiamo fatto e abbiamo mantenuto. Aiutateci a portare avanti l’urlo di giustizia di Noemi e di tutte le vittime per restituire loro la dignità che meritano”.

Femminicidio ad Anguillara, suicidi i genitori del killer Claudio Carlomagno: la mamma era originaria di Altamura

Maria Messenio, la mamma di Claudio Carlomagno che si è tolta la vita nella villa ad Anguillara assieme al marito Pasquale Carlomagno, era originaria di Altamura.

La donna, fino a qualche giorno fa, era assessora alla sicurezza del Comune di Anguillara. Dopo il ritrovamento del corpo della nuora, Federica Torzullo, e l’arresto del figlio (che ha confessato l’omicidio), ha presentato le dimissioni.

I genitori dell’uomo sono stati trovati impiccati. Il figlio ha saputo della morte dei genitori in carcere ed è sorvegliato a vista.

Omicidio a Mariotto, Lucia uccisa con venti forbiciate dal marito: disposta la perizia psichiatrica per l’uomo

La Corte di Assise di Bari ha disposto una perizia psichiatrica per il 75enne Vincenzo Visaggi, imputato – reo confesso – per l’omicidio della moglie, la 74enne Lucia Chiapperini, uccisa con più di venti colpi di fobici la mattina del 18 aprile scorso a Mariotto, frazione di Bitonto, nel Barese.

Il perito dovrà verificare la capacità di intendere e volere al momento del fatto, la capacità di stare in giudizio e la pericolosità sociale. Si tornerà in aula a marzo per l’esame del perito. Intanto i giudici, sulla base di una nota trasmessa dal carcere di Trani dove l’uomo è detenuto, hanno disposto il ricovero provvisorio dell’imputato – non ancora eseguito – in una struttura psichiatrica con piantonamento.

Stando alle indagini dei carabinieri, coordinate dalla pm Angela Maria Morea, l’uomo colpì a morte la moglie al culmine dell’ennesimo litigio. Da qualche giorno la donna aveva lasciato l’abitazione coniugale proprio a causa delle continue discussioni e dopo essere stata minacciata dal marito con un coltello. Quella mattina, dopo l’ennesima lite al telefono, la moglie era tornata a casa per un chiarimento.

Lì, ad attenderla, c’era lui con un paio di forbici in mano. L’omicidio fu interamente registrato ‘in direttà, in audio, dalle telecamere installate all’interno della loro abitazione. Fu il marito a chiamare il 112. Finì in cella il giorno stesso e ora è a processo per omicidio volontario, in attesa di perizia psichiatrica.

Femminicidio a Mariotto, uccide la moglie Lucia Chiapperini a forbiciate. Visaggi in aula: “Ero solo come un cane”

Vincenzo Visaggi, pensionato di Mariotto a processo con l’accusa di aver ucciso la moglie Lucia Chiapperini il 18 aprile scorso nel bagno della loro abitazione con un paio di forbici, nel corso dell’udienza che si è celebrata ieri ha ricostruito le fasi dell’omicidio.

“In quel momento ho perso la testa, ero arrabbiato . Mi sono sentito abbandonato, era quasi Pasqua ed io ero da solo. Sono stato io. Mi sono sentito come un cane abbandonato”, le sue parole. La vittima, a causa di continui litigi con il marito legati a eredità, da alcuni giorni era andata via di casa. Sono stati ascoltati anche i figli di Visaggi.

“Il cervello si è bloccato, mi sono perduto, mi vergogno per quello che ho fatto. La testa mi ha abbandonato – ha poi aggiunto -. Sul lavandino del bagno c’erano le forbici da parrucchiere di solito altrove: non so, il diavolo me le ha fatte trovare”. Il prossimo 16 dicembre la Corte deciderà se disporre o meno una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto.

Femminicidio a Foggia, l’ultimo saluto della città a Hayat Fatimi: “Cicatrice aperta chiediamo tutti perdono”

È stato dato questa mattina l”ultimo saluto della città di Foggia ad Hayat Fatimi, la 46enne marocchina uccisa a coltellate dal suo ex compagno la notte tra il 6 e 7 agosto scorso a pochi metri dalla sua abitazione nel centro storico di Foggia.

L’uomo è stato fermato dalle forze dell’ordine ore dopo a Roma dove era riuscito a fuggire. Il breve saluto si è svolto, su espressa volontà dei familiari, davanti all’obitorio del policlinico Riuniti.

Presenti, tra gli altri, esponenti dell’amministrazione comunale, operatrici del centro antiviolenza che hanno seguito la vittima nel suo percorso di richiesta di aiuto e denuncia e diversi operatori sanitari. Tanta la commozione e gente in lacrime al passaggio del feretro. L’amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino e ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile nel processo a carico dell’ex compagno.

“È una nostra cittadina naturalizzata da circa un ventennio nella nostra città la sindaca Maria Aida Episcopo – oltretutto con un comportamento lodevolissimo, da encomio. La piangono e la rimpiangono anche i suoi datori di lavoro. Per noi è un lutto con una cicatrice aperta che sgorga sangue perchè Hayat è una di noi, è una donna di Foggia, è una donna delle nostre, come le nostre sorelle e amiche più care. Per cui noi la accompagneremo anche simbolicamente in questo suo ultimo viaggio (verso il Marocco)”.

“C’è una mamma anziana che l’aspetta – ha detto ancora – e che è ancora incredula e sbigottita di quanto accaduto a sua figlia. Devo dire che la dignità umana della famiglia di Hayat è da encomio”.

Secondo la sindaca, per questa morte “deve chiedere perdono la comunità intera, le istituzioni, lo Stato. Ma non generalizzando perché ci sono state delle istituzioni presentissime. La mia vicinanza va all’impegno del centro antiviolenza, c’è stato ascolto, richiesta di aiuto, un sos anche nero su bianco. Hayat di suo ci ha messo la fiducia in se stessa, la sicurezza che certe cose non possano accadere. Invece accadono davanti casa e dietro l’angolo ed è vergognoso”.

Femminicidio a Foggia, Hayat Fatimi e la telefonata al 113 prima di morire: “Lui è dietro di me”. Poi le coltellate

“Ho finito di lavorare, il tempo di arrivare a casa e lui sta correndo dietro di me, sta dietro di me. L’ho denunciato, sta arrivando verso di me”. Sono queste le ultime parole al telefono alla Polizia di Hayat Fatimi, la 46enne uccisa a coltellate dall’ex compagno la notte del 7 agosto scorso a Foggia.

La telefonata è finita tra gli atti dell’inchiesta. “Io ho chiamato anche l’altra volta. Ho la minaccia di uno, un ragazzo marocchino come me. Mi seguiva tutti i giorni, però lui ha il divieto che non può entrare a Foggia, mi minacciava sempre. Mo’ tutti i giorni viene vicino casa mia: lo caccio, ma lui viene lo stesso. Mo’ ho finito di lavorare, il tempo di arrivare a casa e lui sta correndo dietro di me, sta dietro di me. L’ho denunciato, mo’ sta arrivando verso di me”, le parole della vittima dopo aver visto Tariq El Mefedel nei pressi della sua abitazione in vico Cibele.

La conversazione poi si interrompe e il poliziotto sente le urla della donna mentre viene colpita a coltellate. Gli agenti arrivano sul posto e la 46enne viene ritrovata riversa a terra in una pozza di sangue. Per lei non c’è nulla da fare, l’uomo viene arrestato poche ore a Roma con gli abiti sporchi di sangue.

Si trova nel nel carcere di Regina Coeli ed è a processo con l’accusa di omicidio aggravato da premeditazione e dall’essere stato commesso ai danni di una donna già vittima di stalking. 

Femminicidio a Foggia, la 46enne Fatimi Hayat uccisa dall’ex: presidio in piazza per dire no alla violenza

Centinaia di persone hanno affollato la piazza centrale della città di Foggia per dar vita al presidio rumoroso organizzato per non dimenticare Fatimi Hayat, la 46enne uccisa nelle settimane scorse davanti alla sua abitazione dall’ex compagno.

Un presidio spontaneo per “ribadire il no al patriarcato, ai femminicidi e a tutte le pratiche di normalizzazione della violenza maschile”. Presenti anche rappresentanti dei centri antiviolenza, associazioni e molti giovani, oltre ai rappresentanti dell’amministrazione comunale tra cui la sindaca Maria Aida Episcopo.

“C’è stata una risposta molto forte della cittadinanza. Una numerosa presenza di giovani”, ha sottolineato l’assessore alla legalità del comune di Foggia Giulio De Santis.

“Ma resta il fatto – aggiunge – che lo Stato ha fallito. Una persona, in questo caso Fatimi Hayat, ha denunciato ma è stata uccisa. Cosa non ha funzionato?”.

Nel giorno dei funerali, che saranno celebrati probabilmente domani, ci sarà un saluto religioso nella moschea di Foggia, secondo quanto comunicato dall’assessore De Santis con lutto cittadino già proclamato, poi la salma tornerà in patria come da volere dei familiari della 46enne.

Femminicidio a Foggia, attesa l’autopsia sul corpo di Fatimi Hayat. Proclamato lutto cittadino per i funerali

Lutto cittadino a Foggia il giorno dei funerali di Fatimi Hayat, la 46enne marocchina uccisa la notte del 7 agosto con alcune coltellate nei pressi della sua abitazione dall’ex compagno, Tariq El Mefedel.

L’uomo, con regolare permesso di soggiorno sul territorio nazionale ma senza fissa dimora, è stato catturato a Roma dopo un inseguimento dai carabinieri. Aveva ancora gli abiti sporchi di sangue. Nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia per stabilire il numero delle coltellate inferte alla donna e le modalità del femminicidio.

Fatimi stava tornando dal lavoro e si è accorta della presenza dell’uomo. Ha allertato la Polizia, ma non ce l’ha fatta. All’arrivo degli agenti era già riversa sull’asfalto. Aveva presentato una denuncia nei confronti del killer ed era protetta dalla normativa codice rosso.

Femminicidio ad Andria, Vincenza Angrisano uccisa dal marito davanti ai figli: Luigi Leonetti condannato all’ergastolo

La Corte di assise di Trani ha condannato alla pena dell’ergastolo Luigi Leonetti, il 51enne di Andria che il 28 novembre di due anni fa uccise a colpi di coltello la moglie, Vincenza Angrisano, di nove anni più giovane.

L’accusa aveva chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi. L’uomo, che si trova in carcere ed ha confessato il delitto, risponde di omicidio aggravato dall’aver agito per futili motivi e con premeditazione alla presenza dei figli di sei e 12 anni, che erano in casa nel momento del delitto ed è accusato anche di maltrattamenti in famiglia e lesioni colpose.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri coordinati dalla Procura di Trani, la 42enne sarebbe stata accoltellata a morte, con alcuni fendenti al torace e all’addome, dopo aver riferito al marito che non sarebbe rientrata a casa e che voleva mettere fine alla loro relazione.

“Attendiamo le motivazioni della sentenza e ricorreremo in appello”, dichiara Savino Arbore, difensore di Leonetti che al momento della lettura della sentenza non era in aula.