Liberato il giornalista Ahmed Shihab-Eldin: atteso a Bari dopo due mesi di detenzione in Kuwait

Dopo due mesi di reclusione nelle carceri del Kuwait, il giornalista Ahmed Shihab-Eldin è stato liberato. Docente di storytelling e public speaking presso il corso di laurea magistrale in Decision Science dell’Università di Bari, Shihab-Eldin aveva da tempo scelto Bari come sua seconda casa.

Il giornalista, di origini palestinesi e con doppia cittadinanza statunitense e kuwaitiana, era rientrato in Kuwait per far visita ai familiari quando, lo scorso 3 marzo, era stato arrestato. Le autorità lo accusavano di aver diffuso sui social media video legati alla guerra in Medio Oriente, ritenuti potenzialmente lesivi per la sicurezza nazionale.

Dopo settimane di detenzione, la svolta: le accuse nei suoi confronti sono state archiviate dalla giustizia kuwaitiana. Ora Shihab-Eldin è atteso a Bari, dove colleghi e studenti si preparano ad accoglierlo dopo la vicenda che ha suscitato preoccupazione.

“La liberazione di Ahmed Shihan Eldin è una notizia che attendevamo con ansia – dichiara il sindaco di Bari Vito Leccese -: il giornalista e docente dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, detenuto dal 3 marzo scorso in Kuwait, è stato scarcerato perché assolto da ogni accusa. Il merito va soprattutto alla mobilitazione internazionale che ha chiesto a gran voce la sua liberazione ribadendo che il diritto all’informazione e la libertà di stampa non possono e non devono essere assimilati a reati o minacce alla sicurezza, ma rappresentano pilastri fondamentali di ogni società democratica. La sua assoluzione ristabilisce non solo la verità dei fatti, ma anche il valore del lavoro giornalistico come strumento di conoscenza e responsabilità civile. È fondamentale che episodi come questo continuino a richiamare l’attenzione della comunità internazionale. Accogliamo con sollievo questa notizia, consapevoli che ora come non mai è necessario mantenere alta l’attenzione affinché simili vicende non si ripetano”.

Giornalista recluso in Kuwait, da Bari l’iter per la cittadinanza onoraria: “Ahmed Shihab-Eldin va liberato”

Il Consiglio comunale di Bari ha approvato un ordine del giorno per sollecitare il rilascio immediato e incondizionato di Ahmed Shihab-Eldin, giornalista e documentarista detenuto in Kuwait dallo scorso 3 marzo.

Il provvedimento impegna il sindaco e la giunta a prendere posizione pubblicamente, a trasmettere l’atto al Governo italiano e al Ministero degli Affari esteri e ad avviare l’iter per conferirgli la cittadinanza onoraria, riconoscendone l’impegno per la libertà di espressione.

Shihab-Eldin, 41 anni, ha collaborato con testate internazionali come Al Jazeera, BBC, The New York Times e Vice. È inoltre docente a contratto presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. L’arresto è avvenuto a Kuwait City, durante una visita familiare, dopo la condivisione sui social di un video relativo alla caduta di un jet militare statunitense.

Le autorità kuwaitiane lo accusano di diffusione di informazioni false e danno alla sicurezza nazionale. Accuse definite “vaghe” dal Committee to Protect Journalists, che denuncia un uso sistematico di tali imputazioni per colpire i giornalisti indipendenti. Il reporter è detenuto da oltre sette settimane e dovrà comparire davanti a un tribunale speciale.

La vicenda ha suscitato una forte mobilitazione a Bari: l’università ha lanciato un appello per la sua liberazione, sostenuto anche da Fnsi e Assostampa Puglia. Il sindaco Vito Leccese ha espresso preoccupazione, sottolineando il rischio che l’attività giornalistica venga assimilata a un reato.

L’ordine del giorno prevede inoltre la promozione di iniziative pubbliche sulla libertà di stampa, coinvolgendo Regione e atenei, e invita il mondo culturale e accademico a sostenere la campagna per il rilascio del giornalista.

Accusato di fake news sulla guerra: giornalista e docente a Bari arrestato in Kuwait. L’appello dell’Uniba

Un giornalista statunitense-kuwaitiano, Ahmed Shihab-Eldin, è stato arrestato e detenuto per settimane in Kuwait con accuse legate alla sicurezza nazionale. A denunciarlo è il Committee to Protect Journalists (Cpj), che parla di un caso emblematico della crescente repressione nei Paesi del Golfo contro chi diffonde contenuti sulla guerra tra Stati Uniti e Iran.

Secondo l’organizzazione, il giornalista – collaboratore di testate come The New York Times, PBS e Al Jazeera English – sarebbe stato fermato il 3 marzo durante una visita alla famiglia e incriminato per “diffusione di notizie false” e “minaccia alla difesa nazionale”. Da giorni non si hanno sue notizie pubbliche.

Al centro delle accuse ci sarebbe anche un video condiviso online, verificato dalla CNN, che mostrava lo schianto di un caccia statunitense nei pressi di una base in Kuwait. Il Cpj denuncia una «censura sempre più rigida» e chiede il rilascio immediato del giornalista e il ritiro delle accuse.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio: centinaia di persone sarebbero state arrestate nei Paesi del Golfo per aver diffuso immagini sugli effetti degli attacchi iraniani.

Docente dal 2025 presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove insegna storytelling e public speaking, Shihab-Eldin vive a Bari. L’ateneo ha espresso «piena solidarietà» e ha lanciato un appello per il suo rilascio, richiamando il rispetto dei diritti fondamentali sanciti dal diritto internazionale, tra cui la libertà di espressione e il diritto a un giusto processo.

Anche esponenti politici italiani, tra cui Nicola Fratoianni, hanno denunciato la vicenda, definendo le accuse «false e pretestuose» e parlando di un tentativo di mettere a tacere giornalisti e dissidenti.

Premiato a livello internazionale e candidato agli Emmy, nel 2024 il giornalista aveva ricevuto lo Human Rights Defender Award di Amnesty International Australia per il suo lavoro sulla crisi a Gaza, distinguendosi per l’uso innovativo dei social media e del citizen journalism.

Famiglia reale del Kuwait in lutto, niente Fiera del Levante per lo sceicco Al Sabah: salta il viaggio a Bari

Non solo l’assenza di Giorgia Meloni, anche lo sceicco Malek Humoud Al Sabah non farà ritorno a Bari in vista della 87esima edizione della Fiera del Levante. L’occasione sembra essere perfetta per il viaggio in città finalizzato ad eventuali incontri con le autorità istituzionali. Lo scorso 12 luglio, lo sceicco del Kuwait, aveva incontrato a Palazzo di Città il sindaco di Bari, Vito Leccese, manifestando l’interesse su possibili investimenti sul territorio e chiedendo informazioni sullo stato della Ssc Bari. Circa 10 giorni dopo l’incontro a Milano con il presidente del club biancorosso, Luigi De Laurentiis. Al momento non si registrano passi in avanti formali.

La decisione di rimandare il blitz a Bari è legato a “questioni di natura personale”, in particolare a “un grave lutto che ha colpito la famiglia reale del Kuwait”. Lo sceicco ha “annullato tutti gli impegni in agenda all’estero per stringersi intorno alla famiglia reale e concentrare le sue attenzioni verso il lungo cerimoniale delle condoglianze”.

Ssc Bari, Leccese: “Ho incontrato membro famiglia reale del Kuwait ma non alimentiamo false aspettative”

Il sindaco di Bari, Vito Leccese, chiarisce le indiscrezioni sull’incontro avvenuto venerdì con una delegazione proveniente dal Kuwait con cui “c’è stato un breve passaggio sulla squadra di calcio”, ma “parlare di un interesse sostanziale all’acquisto della società sportiva – avverte – mi sembra una iperbole”.

“Nei giorni scorsi – spiega il primo cittadino – mi è stato chiesto di incontrare un membro della famiglia reale del Kuwait, Malik Humoud Faisal Al-Sabah, a Bari per turismo. In considerazione della richiesta, non pervenuta attraverso gli ordinari canali diplomatici, ho deciso di incontrarlo in forma privata e non ufficiale. L’appuntamento, avvenuto nel pomeriggio di ieri, è stato una cordiale occasione per parlare di possibili interessi a investimenti nella nostra città e nel territorio dell’area metropolitana. Nella chiacchierata c’è stato anche un breve passaggio sulla squadra di calcio. Parlare di un interesse sostanziale all’acquisto della società sportiva mi sembra, però, una iperbole, sebbene suggestiva”. “Considerati soprattutto gli episodi del passato – conclude – ritengo non sia opportuno alimentare false aspettative”.