Flotilla, il papà dell’attivista barese La Piccirella dal sindaco Leccese: “Non ho notizie di Tony da giorni”

Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha ricevuto ieri nella sede del Comune Matteo La Piccirella, il padre di Antonio, uno degli attivisti parte dell’equipaggio della Global Sumud Flotilla, trattenuto in Israele dopo l’abbordaggio da parte della marina militare.

La Piccirella ha manifestato al sindaco preoccupazione «non avendo da giorni notizie di suo figlio», spiega una nota del Comune. Il sindaco, prosegue l’amministrazione, «ha già sentito la Farnesina, ricevendo rassicurazioni sul fatto che si sta lavorando per far rientrare gli italiani, al momento trattenuti in una struttura detentiva, il più presto possibile in Italia. Tra questi anche Tony».

Antonio La Piccirella è uno dei tre baresi impegnati nella missione. Gli altri sono Lorenzo D’Agostino, anche lui fermato, e Francesca Amoruso, che ieri ha annunciato il ritiro per problemi con la nave madre.

“Siamo costretti a fermarci, lo facciamo con rammarico. Ci abbiamo provato in tutti i modi, ma non potremmo proseguire in sicurezza il nostro viaggio e questo significherebbe mettere a rischio la nostra barca e la nostra vita, coinvolgendo moltissime altre persone. Siamo responsabili e riteniamo di doverci fermare”, le parole sui social dell’attivista Francesca Amoruso, a bordo di Al-Awda, una delle imbarcazioni della Freedom Flotilla Italia in rotta verso Gaza.

“Ci fermiamo in mare – prosegue – consapevoli di aver sollevato un moto di sdegno e indignazione nei confronti dell’azione del governo di Israele, ma torniamo convinti di non fermarci. Vogliamo ricongiungerci a tutti gli equipaggi di terra per continuare a lottare per una Palestina libera e per la fine di questo genocidio”. Amoruso era partita da Otranto (Lecce) lo scorso 25 settembre.

“La nostra nave di appoggio Ghassan Kanafani ha subito due avarie – racconta – ed è stata sottoposta a fermo dalla polizia portuale greca, adesso è a Heraklion (a Creta, ndr) sotto sequestro”.

“Noi – prosegue – eravamo più avanti come rotta, ma siamo stati abbordati dalla Capitaneria di porto greca in assetto antisommossa e siamo stati sottoposti a un controllo molto lungo. In questo modo abbiamo perso la possibilità di ricongiungerci con le altre navi della Flotilla e siamo stati costretti a fermarci per poi decidere di tornare a prestare soccorso alla nostra nave madre”.

“Questo – conclude l’attivista – ci ha fatto capire che non è possibile proseguire. Responsabilmente, senza nave di appoggio, abbiamo capito che in solitaria non è possibile andare avanti verso l’obiettivo ultimo, che è Gaza”.

Sciopero generale, in 4mila in piazza per Gaza e la Flotilla. Il sindaco Leccese: “Bari c’è ancora una volta” – FOTO

“Bari c’è, ancora una volta, e lo ha dimostrato in tutti questi mesi e lo fa anche oggi”. Queste le parole del sindaco di Bari, Vito Leccese, in occasione del corteo organizzato nel giorno dello sciopero generale per la Global Sumud Flotilla e il popolo palestinese.

“Anche oggi Bari si è mobilitata per essere accanto al popolo palestinese e chiedere a gran voce il cessate il fuoco, la pace e il riconoscimento dello Stato di Palestina”, ha aggiunto il primo cittadino.

Sono migliaia le persone, fra le quali tantissimi studenti, che si sono riuniti questa mattina davanti al centralissimo molo San Nicola, a Bari, per la manifestazione. In tantissimi indossano la kefiah e issano bandiere della Palestina.

Presenti anche l’eurodeputato e candidato per il centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia, Antonio Decaro, la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, e una delegazione di consiglieri comunali, assessori e rappresentanti del Municipi. Il corteo sta attraversando il centro della città. Fra gli slogan urlati dalla folla ‘Palestina libera’ e ‘chi non salta è sionista’. Il corteo passerà anche da via Calefati, dove si trova la sede del Consolato di Israele. Secondo gli organizzatori al momento ci sono circa quattromila persone.

Tre baresi a bordo della Global Sumud Flotilla: il sindaco Leccese ha scritto al ministro Tajani

Il sindaco di Bari Vito Leccese ha scritto al ministro degli Esteri Antonio Tajani per chiedere rassicurazioni sulle condizioni dei tre cittadini baresi che si trovavano a bordo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, assieme ad altri italiani, e che al momento risultano sotto la responsabilità delle autorità di sicurezza israeliane.

“Siamo profondamente preoccupati per i nostri concittadini Francesca Amoruso, Lorenzo D’Agostino e Antonio La Piccirella, impegnati in una spedizione di carattere umanitario e solidale – ha dichiarato il sindaco Leccese -. Per questo sollecitiamo sia le autorità diplomatiche sia il Governo italiano a fornirci al più presto informazioni chiare e dettagliate sulle loro condizioni attuali. Sappiamo che il Ministro Tajani sta seguendo con attenzione l’evolversi della vicenda. Ci auguriamo che, davanti a un fatto così delicato, tutte le istituzioni e le forze politiche sappiano mettere da parte sterili polemiche e lavorare insieme per garantire la tutela e la sicurezza dei nostri concittadini”.

Bari, polemiche sul cantiere di piazza Moro. Leccese: “Chieste garanzie su riapertura in vista del Natale”

Il sindaco di Bari Vito Leccese ha effettuato ieri un sopralluogo sul cantiere di piazza Moro per verificare lo stato di avanzamento dei lavori. Gli interventi, eseguiti da Direzione Stazioni del gruppo Ferrovie dello Stato, sono partiti lo scorso aprile. Il primo cittadino, constatata la presenza degli operai all’opera, ha chiesto rassicurazioni sullo stato di avanzamento dei lavori.

Lo scorso luglio, durante le operazioni di scavo per la posa di condotte idriche, hanno ricordato da Direzione Stazioni, era stato rilevato un complesso ipogeo che presumibilmente si configurava come struttura ad uso militare risalente al periodo delle guerre mondiali.

C’è stata un’interlocuzione con Prefettura e Soprintendenza che ha richiesto uno stop di circa un mese. Il cronoprogramma aggiornato prevede la chiusura dell’area nord della piazza con la riapertura al transito dei pedoni e dei veicoli entro fine anno. Seguirà poi la seconda fase dei lavori nell’area sud, immediatamente antistante la stazione.

In questo momento sono in fase di lavorazione le opere a verde, i cigli delle aiuole, le opere propedeutiche alla posa delle basole. È stata completata infatti la rimozione e la pulizia del basolato storico che si trovava al di sotto del manto stradale asfaltato e che sarà recuperato in accordo con la Soprintendenza.

“Questa mattina sono stato sul cantiere di piazza Moro dopo le sollecitazioni dei cittadini che chiedevano notizie sul rallentamento del cantiere – ha spiegato il sindaco Leccese -. Pur precisando che si tratta di un intervento eseguito da Direzione Stazioni, ho chiesto garanzie all’impresa sul fatto che la strada che collega via Niccolò dell’Arca con via Raffaele de Cesare sarà riconsegnato alla fruizione pubblica prima di Natale, in modo da allentare i disagi per cittadini e commercianti”.

Processo Codice Interno, 103 condanne a Bari. Leccese: “Segnale forte di difesa ma la città è stata ferita”

“La sentenza emessa dal gup del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, a seguito dell’inchiesta ‘Codice Interno’ è un segnale forte a difesa di chi crede fermamente nei valori della legalità e della lotta alla mafia. Il Tribunale ha accertato l’esistenza di reati gravi che hanno ferito enormemente la città. Per questa ragione il Comune si è costituito parte civile e il Tribunale ha condannato gli imputati al pagamento di una provvisionale di 200.000 euro. Restano in ogni caso gli enormi danni arrecati all’immagine della città oltre che alle regole della democrazia”.

È il commento del sindaco di Bari, Vito Leccese, alle 103 condanne inflitte ieri. “È vero che l’Amministrazione ha colto l’occasione drammatica dell’inchiesta per intervenire implementando anticorpi in sede di controllo – aggiunge – ma è importante sottolineare come la città intera debba riflettere sul nuovo monito della Magistratura: il pericolo delle infiltrazioni mafiose, purtroppo, attraversa molti settori della nostra comunità. Per questo nessuno deve chiamarsi fuori da una battaglia di civiltà, che riguarda il futuro stesso di Bari”.

Stop ai treni, il sindaco Leccese scrive al ministro Salvini: “Volare a Roma costa più di un Bari-New York”

Il sindaco di Bari Vito Leccese ha scritto al ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, esprimendo forte preoccupazione per l’aumento dei costi che cittadini e pendolari stanno sostenendo per viaggiare tra Bari e Roma.

Dal 15 settembre, infatti, a causa dei lavori di potenziamento della rete infrastrutturale programmati da Rete Ferroviaria Italiana sulla linea Caserta-Benevento-Foggia, i treni Frecciarossa e Frecciargento hanno subito limitazioni di percorso e cancellazioni, che proseguiranno fino al 27 settembre.

“Ci aspettavamo una maggiore attenzione da parte del Governo e del ministro Salvini per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini baresi e della Puglia – afferma Vito Leccese -: in assenza di treni diretti, un volo per la capitale arriva a costare anche più di 700€ per la sola andata. Più di un Bari-New York. E questo, ammesso che si trovi un posto disponibile. È evidente che le scelte compiute dal Governo, compresa quella di privatizzare ITA, hanno completamente abbandonato nelle mani del mercato i collegamenti con il Mezzogiorno. Faccio un appello al Ministro affinché si individui una soluzione per questi giorni, magari intensificando i collegamenti alternativi o individuando dei meccanismi per calmierare le tariffe. Temiamo per le ricadute economiche e sociali sul territorio. Andare a Roma non può essere un lusso per pochi”.

Disperso per ore nel Leccese: 65enne trovato svenuto e salvato dal cane Marley

Sparisce da casa per ore, ritrovato grazie al fiuto di uno dei cani delle unità cinofile dei Vigili del Fuoco di Lecce. Questo è quanto accaduto ad un uomo di 64 anni, di Campi Salentina (Lecce), scomparso nel pomeriggio di ieri dalla propria abitazione durante il tragitto casa-chiesa dove era solito recarsi.

Alle ricerche iniziate nella notte dopo la denuncia di scomparsa dei familiari ha partecipato anche Marley, un piccolo border collie a cui l’uomo deve la sua salvezza.

Il cane infatti abbaiando ha portato il conduttore nei pressi di un piccolo parco dove l’uomo è stato rinvenuto per terra privo di sensi ed è stato poi affidato alle cure dei sanitari del 118.

Fiera del Levante, al via l’88esima edizione. Leccese saluta Emiliano tra gli applausi: “Ti dobbiamo molto”

Si è aperta ufficialmente l’88esima edizione della Fiera del Levante. Nel discorso di apertura il sindaco Vito Leccese ha ringraziato il governatore uscente Michele Emiliano. In platea seduto anche il candidato presidente del centrosinistra alle prossime Regionali, Antonio Decaro.

“Accanto a me, su questo palco, ho l’onore di avere uno dei principali artefici di questa storia, con il quale sono orgoglioso di aver condiviso un pezzo di questo cammino. Grazie Michele Emiliano, questa città e questa regione devono molto al tuo lavoro, alla tua forza e alla tua capacità di immaginare un futuro migliore. Insieme abbiamo riscritto il nostro destino, e da terra di periferia siamo diventati centro di innovazione e di crescita. Oggi, alla vigilia di un nuovo capitolo, sono sicuro che insieme sapremo trovare parole e idee nuove, perché, come questo luogo ci insegna, la storia non si dimentica né si cancella. La storia ci insegna a interpretare meglio il futuro”, le sue parole accompagnate da un lungo applauso.

Il discorso di Emiliano è molto atteso anche perché, da quando è stato posto il veto sulla sua candidatura al Consiglio regionale alle prossime elezioni, non ha mai parlato. A chiedere e ottenere che non si ricandidasse è stato l’eurodeputato Antonio Decaro, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione. I due, entrando in Fiera, non si sono incrociati.

Bari, da Palazzo di Città a Palazzo della Città: via libera al cambio denominazione. Leccese spiega perché

Il Segretariato regionale per la Puglia (Bari) – Commissione regionale per il patrimonio culturale – Ministero della Cultura, ha autorizzato con decreto numero 160 il cambio di denominazione da “Palazzo di Città” a “Palazzo della Città”, accogliendo la richiesta avanzata dal Comune di Bari su impulso del sindaco Vito Leccese e recependo il parere favorevole della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari.

“Sin dal mio insediamento, con riferimento alla sede centrale degli uffici del Comune, ho sempre parlato di Palazzo ‘della’ Città per una ragione precisa e nient’affatto formale – spiega Vito Leccese -: non solo un cambio di preposizione, da semplice ad articolata, ma un cambio semantico, che sta a significare l’apertura della sede principale dell’attività amministrativa a tutta la città e ai suoi cittadini. Non un luogo per pochi, dunque, ma per tutti. Un luogo aperto ad accogliere le istanze e le iniziative della cittadinanza, un luogo in cui toccare con mano l’impegno e la portata delle attività in capo all’istituzione di maggior prossimità del nostro ordinamento. Oggi, ricevuta l’autorizzazione dalla sovrintendenza per i beni culturali questo cambio di denominazione diventa ufficiale e potrà essere utilizzato anche nelle comunicazioni istituzionali del Comune di Bari. Il mio auspicio, ovviamente, è che sempre più i cittadini e le cittadine di Bari possano percepire il Palazzo della Città come uno spazio familiare in cui sperimentare processi di partecipazione e percorsi di attivazione civica su temi di interesse collettivo, come avvenuto nei mesi scorsi con i Dialoghi per la pace, le mostre, le assemblee con la cittadinanza su opere e progetti specifici, le iniziative per i ragazzi, le giornate della prevenzione fino alla possibilità di ospitare le consultazioni elettorali delle comunità estere residenti a Bari. Perché non c’è forma più alta della democrazia se non il voto e vogliamo che tutti cittadini che vivono nella nostra città, riconoscano il questo Palazzo la casa dei valori democratici su cui si fonda l’idea stessa di cittadinanza”.

LA STORIA

La storia di Palazzo di Città è legata a doppio filo allo sviluppo del borgo murattiano e alla genesi del Teatro Piccinni: l’edificio che ospita il Comune di Bari si presenta, infatti, come un corpo unico con il Teatro, con cui ha condiviso origini e vicende lungo 185 anni di storia. Se il Comune di Bari può essere considerato l’istituzione più antica della città, visto che – come ricorda Vito Melchiorre nel suo volume “Bari il Palazzo di Città” (Adda editore, 1997) – se ne trova traccia già negli Annali di Tacito, in cui lo storico romano riferisce di un municipio dell’Apulia chiamato ‘Bari’, la prima testimonianza dell’esistenza di una sede municipale vera e propria si ritrova in un documento del 14 settembre 1466, citato da Giulio Petroni: in esso si fa menzione del theatrum, luogo in cui gli amministratori comunali erano soliti riunirsi nella maggiore piazza della città, piazza Mercantile. Il riferimento è al palazzo del Sedile, in cui era ospitata la cancelleria comunale, si sbrigavano le faccende pubbliche, si riuniva il parlamento cittadino, la Regia Corte e il governatore della città tenevano le udienze.

L’attività del Sedile come sede comunale continuò fino ai primi anni dell’Ottocento, quando – per ragioni logistiche e dubbi sulla sicurezza del palazzo – il Municipio si trasferì nella vicina strada che collega piazza Mercantile alla Basilica di San Nicola, che da allora prese il nome di via Palazzo di Città. La sede scelta, situata poco prima dell’arco che immette nella Corte del Catapano, per decenni è stata individuata dai residenti del centro storico come la Chemmuna vécchie (declinando al femminile il nome dialettale del ‘Comune’). Consultando gli archivi comunali, ricostruisce Vito Melchiorre nel suo volume dedicato alla storia del Palazzo di Città, nel 1814 figura nominato per la prima volta il nome “palazzo comunale” per riferirsi alla sede delle riunioni, fino a quel momento menzionata solo come “il solito luogo”.

Come per il Sedile, a metà Ottocento anche l’edificio di via Palazzo di Città si rivelò fatiscente e inadatto ad accogliere le funzioni sempre più importanti e complesse del governo municipale: cominciò così la ricerca di una nuova casa comunale. Scartata l’ipotesi di realizzare ex novo il Palazzo, si decise di incrociare i destini del Municipio e del futuro Teatro Piccinni.

La prima pietra del Teatro fu posata nel 1840, ma ci vollero 14 anni per inaugurarlo. L’edificio, però, non era completo e, come ricostruisce dettagliatamente Vito Melchiorre, l’edificazione dell’intero isolato comprendente il Teatro Piccinni e Palazzo di Città durò 75 anni (dal 1840 al 1915), mentre i diversi cantieri che hanno contribuito alla realizzazione del Palazzo di Città vero e proprio impegnarono l’arco temporale di 60 anni (dal 1857 al 1915).

Dopo il 1860 trovarono casa nella sede del Municipio della “Bari nuova”, gradualmente, tutte le funzioni amministrative e di governo, dalla Sala Consiliare alle sale per la rappresentanza civica, dall’Economato alla Ragioneria, alla farmacia comunale, al Segretario generale e al Gabinetto del sindaco. Il 21 luglio 1864, come risulta dagli atti, il Consiglio Comunale si riunì per la prima volta nella nuova sede, anche se non ancora completa.

I lavori terminarono definitivamente nel 1915, quando si concluse il percorso che in varie fasi vide il completamento dell’ala destra, dell’ala sinistra e del secondo piano del complesso. Considerando le mutate esigenze per l’aumento della popolazione, nel corso degli anni si decise di adibire a uffici comunali tutti gli spazi utili del Palazzo, in precedenza occupati dalla Borsa dei cambi, dalla Camera consultiva di Commercio, dal Tribunale del Commercio, dal Palazzo di Giustizia, dal liceo ginnasio Domenico Cirillo.

Le vicende relative alla costruzione della sede municipale di Bari si intrecciano con quelle che hanno caratterizzato l’ampliamento del tessuto urbano della città al di fuori delle mura antiche, come ricostruisce Antonio Labalestra nella pubblicazione “Una nazione giovane: l’Italia dei palazzi municipali, 1861-1911” (Edizioni Caracol, numero speciale 2024). La realizzazione del porto commerciale, l’arrivo delle ferrovie nazionali, lo sviluppo dei commerci, contribuirono in quegli anni a rendere Bari un centro strategico nel Mezzogiorno d’Italia. Il Palazzo di Città, in una fase di grande fermento, si collocava materialmente e idealmente in posizione centrale rispetto alla nuova Bari moderna, dinamica, operosa, proiettata nel futuro, diventandone anche per gli anni a seguire emblema e punto di riferimento.

Nel 1935 il Presidente del Consiglio dei Ministri, vista la domanda del Podestà di Bari diretta a ottenere il riconoscimento dello stemma e del gonfalone comunale, con decreto numero 708 ha così concesso il titolo di “Città di Bari”, autorizzandone l’iscrizione nel libro araldico degli Enti Morali, e riconoscendo il diritto di fare uso dello stemma e del gonfalone con l’incisione in oro “Città Di Bari”.

LE MOTIVAZIONI

Ora, con apposito provvedimento, l’amministrazione comunale intende cambiarne la denominazione, trasformando Palazzo di Città nel “Palazzo della Città”.

Da un punto di vista strettamente grammaticale, il cambio di denominazione si concretizza nella scelta di sostituire una preposizione semplice (di) con una preposizione articolata (della), passando così da un complemento di denominazione (Palazzo di Città) a uno di specificazione (Palazzo della Città).

Trasformare Palazzo di Città (traduzione del francese hôtel de ville, come riportato da Treccani), in “Palazzo della Città” rappresenta una precisa scelta istituzionale per sottolineare che l’edificio che ospita il Comune è la casa di tutte e di tutti, un luogo “aperto” per definizione, in grado di rispecchiare pienamente una delle caratteristiche più importanti di Bari, la sua spiccata vocazione all’apertura, all’accoglienza e al confronto, all’interno della sua comunità e nei confronti del mondo. La storia di Bari, infatti, è quella di una città plurietnica e multireligiosa, una matrice che è restata saldamente al centro dell’identità del capoluogo della Puglia.

Tali caratteristiche della città sono sottolineate dallo Statuto dell’Ente, che rappresentò il frutto di un grande processo di partecipazione voluto dal sindaco Enrico Dalfino, all’articolo 1, significativamente intitolato “Bari comunità aperta”, che descrive la città come un “luogo tradizionale di incontri e di scambi”, caratterizzato dalla “vocazione di legare civiltà, religioni e culture diverse, in particolare quelle del Levante e quelle Europee”.

Quanto alle implicazioni istituzionali che ne derivano, il cambio di denominazione risponde alla scelta di testimoniare l’ulteriore apertura della sede principale del Comune di Bari alla cittadinanza, con l’obiettivo di renderla, sempre più, punto di riferimento per l’ascolto delle istanze e per il confronto e la produzione di idee, in modo da dare ulteriore impulso alle iniziative delle associazioni e di tutte le forme di civismo attivo, e rafforzare ulteriormente l’azione complessiva dell’Ente per avvicinare sempre più le istituzioni alle persone e alle loro esigenze.

Il cambio di denominazione della sede principale dell’Ente rispecchierà, quindi, un processo e un percorso che, in particolar modo negli ultimi anni, ha visto l’edificio che ospita il Comune divenire sempre più un luogo aperto alle energie più attive della città: i suoi spazi, dalla sala Consiliare intitolata a Enrico Dalfino, alla sala Giunta, alla sala Massari, fino all’ex Tesoreria, ospitano quotidianamente, con la partecipazione dei rappresentanti istituzionali di ogni ruolo e appartenenza politica, iniziative di associazioni e di tante altre realtà impegnate in città e sul territorio su temi culturali, storici, sociali, ambientali.

Tra i tanti appuntamenti ospitati recentemente, “I martedì della Pace”, il programma di incontri di approfondimento rivolti a tutti i cittadini promosso da Comune di Bari e Anpi su un tema fondamentale per un ente il cui Statuto richiama apertamente l’impegno di Bari quale città operatrice di pace, una rassegna che si inserisce nella cornice dell’80° anniversario della Liberazione.

La sede del Comune, inoltre, è sempre aperta ai cittadini più piccoli, ospitando regolarmente visite guidate degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, a cura del personale dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco, che illustra alle alunne e agli alunni delle scuole i principali aspetti storici, artistici ed istituzionali del Palazzo.

Agendo nel segno di quella forte vocazione richiamata dal suo Statuto, la città di Bari, in questi anni – ispirandosi ai valori della libertà, della democrazia e della pace – ha continuato ad aprirsi al mondo attraverso la stipula di numerosi gemellaggi, il principale strumento istituzionale per il confronto fra diverse comunità, costruendo prospettive comuni in grado di rafforzare i legami tra persone di lingue e costumi diversi, favorendo lo scambio di idee e la scoperta del patrimonio culturale dell’altro.

Come ulteriore segno concreto di questa apertura al mondo e di sostegno alle comunità che arricchiscono la città di straordinaria diversità culturale, Palazzo di Città – che diventerà “Palazzo della Città” – in questi anni ha ospitato, e continuerà a ospitare, sportelli consolari itineranti e seggi allestiti per agevolare la partecipazione al voto di cittadini appartenenti a comunità straniere residenti in città e nei territori limitrofi in occasione di consultazioni elettorali nei relativi Paesi d’origine.

Il cambio di denominazione, da Palazzo di Città a “Palazzo della Città”, intende, quindi, richiamare queste esperienze e valorizzarle nell’ambito di una stagione che dovrà essere accompagnata da un ulteriore rilancio della partecipazione di cittadini, comitati e associazioni alla vita e al governo della città. Una stagione che vedrà l’amministrazione sostenere i dispositivi di co-gestione dei beni comuni e le esperienze di autodeterminazione civica, come le Reti Civiche Urbane, per promuovere in modo diffuso la cittadinanza attiva, la rigenerazione degli spazi pubblici e la creazione di legami sociali, proseguendo nel percorso per il decentramento amministrativo e l’autonomia dei Municipi, e continuando ad agire con fermezza per rafforzare il più possibile, nel segno della legalità, la trasparenza dell’azione pubblica, in modo da rendere, sempre più, l’amministrazione comunale un’autentica “casa di vetro”. Impegno, quest’ultimo, che ha avuto grande impulso con l’istituzione della nuova ripartizione Controlli, Legalità, Trasparenza e Antimafia sociale e del Nucleo per le ispezioni amministrative sulle aziende partecipate e con il percorso, accompagnato da un ampio coinvolgimento di tutte le forze politiche, per l’istituzione della Commissione antimafia, anticorruzione e legalità. Nel segno della partecipazione, il Municipio di corso Vittorio Emanuele e tutte le sedi decentrate, che costituiscono un corpo unico col Palazzo di Città, ospiterano i percorsi voluti dall’amministrazione comunale per coinvolgere la comunità alla definizione di processi e strategie che costruiranno un nuovo modello di città, dai forum per elaborare il primo ‘Piano per le politiche della notte di Bari’ agli Stati Generali dell’Urbanistica e dell’Infanzia.

L’impegno per avvicinare sempre più istituzioni e cittadini, in ogni comunità, non può che essere continuo e chiamato a proseguire e a perfezionarsi nel tempo, superando difficoltà e asperità.

Trasformare Palazzo di Città nel “Palazzo della Città” segna una tappa di questo percorso, che dovrà rafforzarsi con il contributo di tutte e di tutti.

Allarme sicurezza a Bari, no di Leccese all’Esercito nelle piazze: “C’è urgenza ma ci sono soluzioni alternative”

“Le piazze devono essere al centro della nostra attenzione e del lavoro dei prossimi mesi. Le soluzioni ci sono e noi dobbiamo impegnarci a realizzarle. Se rinunciassimo a trovare soluzioni dovremmo arrenderci ma questa parola non è presente nel nostro vocabolario”.

Queste sono le parole del sindaco di Bari, Vito Leccese, in un’intervista rilasciata a La Repubblica sul tema sicurezza dopo i recenti episodi di cronaca, con protagonisti alcuni gruppi stranieri, che hanno diffuso un clima generale di tensione e paura.

“Sin dai primi giorni del mio mandato mi sono occupato di piazza Umberto e di piazza Cesare Battisti assumendomi le responsabilità. Ho firmato un’ordinanza che ha attirato anche le critiche politiche anche della mia stessa maggioranza – le sue parole -. Ma questo non mi ha fatto desistere. È ovvio che l’amministrazione comunale può utilizzare gli strumenti a sua disposizione ma in questi mesi abbiamo sperimentato una collaborazione importante con la Prefettura e la Questura che ci vede lavorare insieme e in perfetta sinergia”.

Il Comune vorrebbe posizionare dei tavolini nelle piazze. “La nostra proposta ha destato grande curiosità e interesse e non appena si manifesteranno proposte concrete valuteremo il da farsi – continua Leccese -. È ovvio che l’occupazione dei tavoli non risolverà il problema ma sarà il primo passo per riportare le energie e la vita in quelle piazze. Serve senz’altro la repressione dei fenomeni criminali e illegali, ma non possiamo abdicare la vita di quelle aree ai presidi militari. In quelle piazze devono tornare le giostre per i bambini, i libri degli studenti universitari, il passeggio dei turisti e perché no, anche l’economia sana della nostra città”.

“Purtroppo la carenza legislativa in tal senso è un dato strutturale ormai denunciato da tutti i sindaci, indipendentemente dal colore politico. Ci tengo a dire che la sicurezza nelle piazze non può essere strumentalizzata come un tema politico né elettorale. Bisogna, appunto, trovare soluzioni, anche normative. Su questo io sono disponibile a dialogare con tutti. Avere un quadro normativo più chiaro credo sarebbe un deterrente importante per chi delinque così come dare la possibilità reale a tante persone che vivono da invisibili nella nostra città di accedere a servizi e quindi intraprendere un percorso di integrazione che sottragga le persone dalle attività criminali o dia loro un’alternativa di vita alla droga e alla miseria – ha aggiunto -. Non ho mai nascosto la polvere sotto il tappeto, né ho mai negato l’urgenza di intervenire in quelle piazze. Le critiche sono fisiologiche e importanti quando sono costruttive perché ci permettono di trovare soluzioni insieme. Altra cosa è la ridicolizzazione e la spettacolarizzazione per fini elettorali che sta portando avanti qualcuno”.