Equilibrio rotto per “cazzate” tra giovani, i figli di Lello Capriati: “Papà è morto per colpa nostra”. La sete di vendetta

«La colpa è nostra». Così Sabino “Bino” Capriati ha commentato, subito dopo l’omicidio del padre Lello Capriati avvenuto il 1° aprile 2024, le tensioni nate con il fratello Christian nell’ambito della faida con il clan Strisciuglio. Le parole emergono dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla guerra tra i clan baresi.

Secondo gli investigatori, Sabino Capriati avrebbe subito individuato il presunto responsabile dell’agguato, Luca Marinelli, annunciando anche l’intenzione di vendicarsi. “Se lo devo scannare lo scanno veloce”. Poco dopo, però, il giovane finì in carcere, lasciando ad altri esponenti del clan il compito della ritorsione. Tra questi il cugino Dylan Capriati, accusato dell’omicidio di Filippo Scavo avvenuto due anni dopo in una discoteca di Bisceglie.

Le intercettazioni mostrano come anche gli Strisciuglio attendessero una vendetta imminente. Nell’estate del 2024 alcuni affiliati parlavano della necessità di muoversi con guardaspalle persino per andare al mare. “Sono andati a rompere un equilibrio per le cazzate dei ragazzini”, commentava intercettato Antonio Manzari, riferendosi alle liti nate nella movida barese.

Secondo gli inquirenti, la nuova escalation mafiosa non sarebbe stata provocata da interessi economici o territoriali, ma da motivi banali: sguardi, spintoni e discussioni nei locali notturni. Una deriva che lo stesso Lello Capriati avrebbe cercato di evitare. Dopo 19 anni di carcere per l’omicidio di Michele Fazio, il boss — secondo diversi collaboratori di giustizia — voleva allontanarsi dalla violenza e concentrarsi sugli affari. Il suo obiettivo, raccontano i pentiti, era investire i proventi del traffico di droga in attività turistiche e commerciali a Barivecchia.

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Nella mattinata odierna, con un’azione congiunta della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, si è chiuso il cerchio sull’omicidio di Raffaele (Lello) Capriati, avvenuto il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua. Ma non solo perché le misure cautelari non riguardano solo quest’omicidio, ma anche altri gravi reati, tra cui un fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti.

Tornando all’omicidio di Lello Capriati, secondo quanto emerso dalle indagini, il presunto esecutore materiale sarebbe Luca Marinelli, 47 anni, considerato figura di spicco e numero tre del clan Strisciuglio. Marinelli è ritenuto infatti vicino ai vertici dell’organizzazione, legato da rapporti di sangue a Carlo Alberto Barresi e affiliato a Gino Strisciuglio, soprannominato “La Luna”.

All’epoca dei fatti Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA.

L’omicidio di Raffaele Capriati è stato portato a compimento con modalità plateali ed eclatanti: la vittima è stata raggiunta e freddata da due sicari a bordo di una motocicletta mentre si trovava in auto in compagnia di una donna che è rimasta miracolosamente illesa. Il tutto avvenne nel giorno di Pasquetta, in una centralissima via di Torre a Mare.

Tra gli arrestati anche Domenico Strisciuglio, 27 anni, figlio del boss Gino, oltre a Sabino Capriati (25 anni), Christian Capriati (21 anni), Angelo Vincenzo Caruso (26 anni), Ivan Caruso (23 anni), Nicola Cassano (23), Alessandro Esposito (28 anni), Onofrio Lorusso (30 anni), Nunzio Losacco (31 anni), Francesco Menolascina (24 anni), Luciano Perinetti (21 anni), Patrizio Perrone (66 anni) e Massimiliano Soloperto (51 anni). Tra i soggetti coinvolti nelle indagini compare anche Filippo Scavo, già ucciso a Bisceglie, segno di un contesto segnato da violente dinamiche interne tra gruppi criminali. Per il suo omicidio sono stati fermati Dylan Capriati, 22 anni Nicola Morelli, 21, e Aldo Lagioia, 22, di Corato. Capriati è figlio di Mimmo (ucciso a 49 anni nel novembre 2018) e nipote di Lello. Morelli, incensurato, e Lagioia erano in discoteca a Bisceglie con il primo.