Schianto sulla statale 89, tragedia nel Foggiano: il 30enne Luigi Martorelli muore dopo 7 giorni di agonia

Non ce l’ha fatta Luigi Martorelli. Il 30enne di Mattinata è deceduto dopo una settimana di agonia nella Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

Qui era ricoverato dopo essere rimasto coinvolto in un incidente stradale avvenuto il 19 gennaio scorso, sulla Statale 89 tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo.

Il 30enne era alla guida della sua auto, finita fuori strada e ribaltata. Per estrarre il suo corpo e affidarlo alle cure dei sanitari, si rese necessario l’intervento dei vigili del Fuoco.

A darne notizia è stato il sindaco di Mattinata, Michele Bisceglia. “Un’altra triste notizia ha colpito la nostra già ferita comunità – si legge -. Un altro giovane nostro concittadino ci ha lasciati. Interpretando il sentimento di smarrimento e cordoglio di ogni mattinatese esprimo la mia vicinanza più sincera e affranta alla famiglia Martorelli in questo momento così doloroso. Luigi era davvero un ragazzo perbene, solare, come la sua famiglia. È davvero un grande dolore”.

Omicidio Notarangelo nel Foggiano, indaga la Dda: si segue la pista dell’agguato mafioso

Potrebbe celarsi la mano della criminalità organizzata mafiosa dietro l’omicidio di Bartolomeo Pio Notarangelo, il 36enne ucciso in una zona impervia del Gargano, in località Tagliata a Mattinata in provincia di Foggia. A dare l’allarme nel pomeriggio di ieri ai carabinieri sarebbero stati i familiari che, non vedendolo rientrare, lo hanno cercato nei terreni di sua proprietà che aveva acquistato qualche anno fa. Hanno così ritrovato il corpo senza vita dell’uomo.

Ad occuparsi delle indagini sul delitto sono i carabinieri, coordinati dai magistrati della direzione distrettuale antimafia di Bari. Bartolomeo Pio Notarangelo, con precedenti per droga e armi, aveva legami di parentela con la famiglia Quitadamo, ritenuta vicina ad ambienti criminali. Antonio e Andrea Quitadamo – soprannominati Baffino – collaborano con la giustizia da alcuni anni e Notarangelo era cognato del più piccolo dei fratelli, Andrea. La vittima aveva anche legami di parentela con Angelo Notarangelo, il boss ucciso a Vieste nel 2015 in un agguato mafioso, di cui, di recente, si è autoaccusato Marco Raduano, il boss, un tempo braccio destro di Angelo Notarangelo, ora divenuto da alcune settimane collaboratore di giustizia.

I carabinieri sono al lavoro in un contesto molto complesso, considerata l’assenza di telecamere e possibili testimoni. Lo scorso anno l’azienda di allevamento di bestiame della vittima fu raggiunta da una interdittiva antimafia emessa dal prefetto di Foggia.