“Locò, ho molto rispetto di tuo padre. Lascia stare le orecchiette a Barivecchia: le hai rovinate”

Torniamo a parlare della truffa delle orecchiette di Barivecchia. Durante la registrazione di un servizio N’derre a la lanze il papà di una delle signore del borgo antico, ex collega del papà di Antonio, si è avvicinato alla nostra troupe e l’invito è stato quello di “lasciare perdere” l’inchiesta, con l’accusa di aver rovinato la tradizione. L’occasione è buona anche per fare il punto con gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda.

“Franca togli tutto ci sono Le Iene” e “orecchiette” nei cassonetti, Home Restaurant all’attacco: “Sconcertante”

“Una scena che ha del grottesco, immortalata in un video diventato virale in poche ore, squarcia il velo sull’iconica via delle orecchiette di Bari. Nel cuore del quartiere Arco Basso, una pastaia corre trafelata verso un’altra, gridando l’allarme: ‘Franca! Togli tutto che ci sono Le Iene!’. Un frammento di realtà che sembra confermare i sospetti e le denunce che da tempo aleggiano sulla presunta artigianalità delle celebri orecchiette baresi. Il servizio di Antonio Loconte, andato in onda oggi su Quinto Potere, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco, documentando il ritrovamento di cartoni di orecchiette di produzione industriale abbandonati nei cassonetti della spazzatura della zona”.

Inizia così il comunicato stampa di Home Restaurant Hotel. “Un’immagine che stride con il racconto poetico della tradizione e del ‘fatto a mano’ venduto ai turisti e celebrato a livello nazionale”, si legge.

La vicenda ha scatenato la durissima reazione di Gaetano Campolo, CEO di Home Restaurant Hotel, che da anni si batte per la regolamentazione e la trasparenza nel settore della ristorazione domestica. Campolo non usa mezzi termini e definisce il contesto un “sistema massolobbista di stampo mafioso”, un intreccio di omertà, reticenza e complicità che getterebbe ombre pesanti non solo su Bari, ma sull’intero Paese.

“È sconcertante quanto sta accadendo – ha dichiarato Campolo -. I cassonetti stracolmi di orecchiette industriali non sono solo lo specchio di una frode alimentare, ma anche della strafottenza di alcune pastaie e di un’amministrazione comunale che sta imbarazzando l’intera nazione”.

“Le accuse di Campolo puntano il dito contro un silenzio che considera assordante. Mentre le denunce si accumulano, gran parte della stampa locale sembra distogliere lo sguardo, lasciando a voci indipendenti come Quinto Potere il compito di illuminare una realtà che offende la tradizione gastronomica pugliese e danneggia l’immagine dell’Italia nel mondo. A rendere il quadro ancora più fosco, secondo il CEO, è la palese disparità di trattamento subita dal settore degli Home Restaurant, spesso ostacolato da quelle che definisce vere e proprie campagne mediatiche orchestrate da lobby di settore”, si legge nella nota.

“Nel novembre 2024 – ricorda Campolo – fummo contattati da Mi Manda Rai Tre per un intervento in trasmissione, salvo poi essere censurati all’ultimo momento per dare spazio esclusivamente a Fipe e Confcommercio. Quello fu solo l’inizio. L’apice di questa campagna denigratoria, prosegue, è stato raggiunto con titoli fuorvianti, come quello diffuso dall’ANSA a dicembre 2024 ‘Home Restaurant multata la Regina delle Orecchiette’. Una narrazione, secondo Campolo, costruita ad arte per spostare l’attenzione dalla vera truffa – quella delle false orecchiette artigianali – e che oggi, di fronte all’evidenza dei fatti, mostra tutte le sue crepe”.

“Il finto sciopero delle pastaie, durato meno di un giorno ma ripreso da tutta la stampa nazionale, è la prova più imbarazzante di questo sistema. Basti notare che lo striscione della protesta era scritto su un cartone di pasta industriale”, aggiunge.

L’attacco di Campolo è frontale anche nei confronti delle istituzioni locali. “L’assessore Pietro Petruzzelli e il sindaco Vito Leccese dovrebbero riflettere seriamente sulle proprie responsabilità e valutare le dimissioni”, afferma con durezza. “Dal 9 novembre 2024, giorno della trasmissione su Rai Tre, a oggi, si sono susseguiti episodi di censura e mistificazione che meritano spiegazioni davanti alle Autorità competenti”.

Home Restaurant Hotel chiede giustizia e rispetto, invocando un intervento deciso per fare luce su una vicenda che lede l’immagine della Puglia e inganna migliaia di consumatori. “Una parte malata dello Stato – conclude Campolo – sta cercando di massacrare il nostro settore con fake news e normative incostituzionali. Ma noi non ci fermeremo. Abbiamo già sporto denuncia in più procure e continueremo a lottare per un’Italia libera dalle lobby e più vicina ai cittadini”. Mentre il video di “Franca” continua a circolare, la domanda che resta sospesa è chi, tra le istituzioni e le associazioni di categoria, deciderà finalmente di rompere il silenzio e guardare dentro quei cassonetti.

“Orecchiette” buttate nei cassonetti. Il vecchio video svela la truffa: “Franca togli tutto le Iene”

Siamo stati letteralmente inondati di messaggi e segnalazioni sui nostri canali social nelle ultime ore. In tanti ci avete inoltrato il reel pubblicato su Instagram da Davide Petrelli.

Il video è stato registrato a novembre scorso, ma è stato diffuso sui social solo nei giorni scorsi. Un blitz all’Arco Basso di una troupe delle Iene genera il panico tra le signore delle orecchiette. Una ragazza corre spaventata per avvisare di “togliere tutto”.

A testimonianza di come i prodotti esposti sui banchetti e venduti ai turisti non siano artigianali, ma industriali. Quello che denunciamo da mesi. E da novembre scorso ad oggi la situazione non è assolutamente cambiata, come vi abbiamo raccontato. E siamo tornati anche rovistare nei cassonetti e ripescare i soliti cartoni.

Orecchiette Barivecchia, Home Restaurant: “Il vademecum del Comune sulle IAD è un pastrocchio legale”

“Prendiamo atto con un misto di plauso e rammarico del recente vademecum presentato dal Comune di Bari, relativo alla produzione e vendita di pasta fresca in casa”, chiosa Gaetano Campolo. “È lodevole che finalmente si parli di Imprese Alimentari Domestiche (IAD) e non più di Home Restaurant, riconoscendo la specificità di queste attività. È altrettanto apprezzabile che il comunicato faccia riferimento a tutte le pastaie, uscendo dall’ottica riduttiva che per troppo tempo ha concentrato l’attenzione su un singolo caso emblematico come quello di Nunzia”.

Inizia così il comunicato di Home Restaurant a firma di Gaetano Campolo. “Questi sono passi nella direzione giusta, che dimostrano una seppur tardiva consapevolezza della complessità della questione. Tuttavia, il plauso si ferma qui. Sfortunatamente, le linee guida presentate dall’assessore Petruzzelli e dai tecnici comunali rivelano una conoscenza lacunosa della normativa vigente, in particolare di quella nazionale – si legge ancora -. Il vademecum, pur affrontando aspetti importanti come l’igiene e la tracciabilità, ignora o interpreta erroneamente punti cruciali che rendono le proposte attuali insufficienti e potenzialmente fuorvianti. Innanzitutto, è fondamentale ribadire un concetto inequivocabile: le IAD non sono esercizi aperti al pubblico. Questo significa che la preparazione e la vendita dei prodotti non possono avvenire all’esterno dell’abitazione, né tantomeno attraverso banchetti su strada”.

“Il comunicato stesso, in un punto, afferma che ‘non si potrà preparare pasta fresca all’esterno, se non a scopo dimostrativo’, ma poi non chiarisce adeguatamente le modalità di vendita, lasciando spazio a pericolose ambiguità che potrebbero portare a una riproposizione di pratiche illegali. Purtroppo, la normativa regionale in materia, su cui si basano queste interpretazioni locali, è a nostro avviso incostituzionale – continua -. Non è un caso che già da marzo 2025 abbiamo sporto denuncia all’Antitrust proprio su queste incongruenze. Già in una video-intervista su Quinto Potere, ben prima di questo vademecum, parlavamo di IAD e delle loro peculiarità, ma la resistenza da parte di alcuni operatori a rimuovere i banchetti è stata forte, un segno di una radicata, ma errata, convinzione di legittimità. Non possiamo inoltre ignorare un aspetto cruciale: la maggior parte dei prodotti venduti su strada sono prodotti industriali. Dare il via libera alle IAD con un accesso al pubblico indiscriminato, come erroneamente suggerito da alcune pratiche attuali, significherebbe reintrodurre una situazione di illegalità diffusa e, cosa ben più grave, un pericolo per la salute pubblica. Non è solo una questione di concorrenza leale, ma di tutela dei consumatori”.

“Le IAD, per essere considerate legali e sicure, devono rispettare una normativa nazionale stringente in materia di abitazione, che include requisiti precisi su altezze, spazi predisposti alla preparazione dei prodotti e condizioni igienico-sanitarie. Il vademecum accenna a queste ultime, ma senza approfondire la necessità di conformità strutturale. La vendita dei prodotti delle IAD è possibile, ma in appositi mercati organizzati, dove si possano garantire controlli, tracciabilità e il rispetto delle norme fiscali – aggiunge Campolo -. Non è concepibile né legalmente ammissibile la vendita diretta davanti o all’interno della propria abitazione, che dovrebbe essere esclusivamente un luogo di produzione, non un esercizio commerciale aperto. Ogni transazione dovrebbe avvenire con un registratore di cassa, garantendo la piena regolarità fiscale”.

“Gli Home Restaurant, nati in assenza di una legge specifica ma operando con regole rigidissime e autoimposte per garantire qualità e sicurezza, si trovano oggi in una situazione paradossale. A Bari Vecchia, in particolare, si cercano soluzioni di fronte a quella che si configura sempre più come una truffa ai danni dei turisti – conclude -. La portata di orecchiette, per quanto artigianale, non potrà mai compensare un’offerta turistica completa e di qualità. Senza contare che la pasta fresca, per sua natura, non sarebbe idonea al trasporto all’estero, vanificando l’idea di un prodotto da “esportazione” per il turista. In conclusione, pur apprezzando il riconoscimento del termine IAD e l’apertura a tutte le pastaie, il Comune di Bari deve fare i conti con la realtà normativa. È indispensabile che gli assessori e i tecnici approfondiscano le leggi nazionali e regionali, evitando interpretazioni che, seppur ben intenzionate, rischiano di creare ulteriore confusione e alimentare pratiche illecite. La strada per una vera regolarizzazione è ancora lunga e richiede un impegno serio e una conoscenza approfondita della materia, ma intanto devono fermarsi”.

Barivecchia come una volta, ecco le nuove regole rigide per le pastaie: stop alla vendita delle orecchiette industriali

Ritorno alle origine per la tradizione delle orecchiette baresi. Oggi è in programma un incontro tra le pastaie di Barivecchia e l’amministrazione comunale, al centro il manuale di autocontrollo redatto da un tecnologo che impone regole rigide per la produzione e la vendita delle orecchiette nel borgo antico della città.

Le orecchiette saranno rigorosamente preparate in casa, dove dovranno essere posizionati anche tavoli in acciaio e lavabo. All’esterno potranno essere fatte solo dimostrazioni. Le pastaie, nella preparazione all’interno delle proprie abitazioni, dovranno indossare il cappellino e rispettare diverse misure igieniche.

Sarà assolutamente vietata la vendita di orecchiette industriali. Stesso discorso per i taralli, potranno essere venduti solo quelli prodotti artigianalmente. In più le pastaie dovranno specificare la provenienza della semola con semplici cartelli.

 

Truffa delle orecchiette, turisti “cornuti e contenti” a scuola di versi: “Loconte u ricottàre”

Torniamo ad occuparci dell’inchiesta della truffa delle orecchiette, dopo lo sciopero e la sceneggiata delle pastaie del borgo antico di Bari, multate per occupazione di suolo pubblico.

Le signore delle orecchiette hanno deciso giorni fa di incrociare i mattarelli e non impastare in segno di protesta, nonostante i vicoli siano stracolmi di turisti.

C’eravamo recati sul posto e ancora una volta l’accoglienza era stata tremenda. Siamo stati apostrofati nel peggiore dei modi e aggrediti. Il video ha fatto il giro d’Italia e magicamente si è tornato a parlare del caso delle orecchiette anche sulle emittenti televisive nazionali. 

Dopo aver visto alcuni collegamenti, tra cui quello di Mediaset per Mattino Cinque, e aver sentito l’assessore Petruzzelli al fianco di Nunzia, siamo stati colpiti da una forte sensazione di sconforto per come è stato trattato il caso. Sconforto dettato anche dai versi e dagli insulti che puntualmente sono indirizzati alla nostra troupe ogni volta all’Arco Basso. Il tutto davanti ai turisti “cornuti e contenti”.

Orecchiette in diretta nazionale, la truffa continua: “Sono negozi come gli altri non è folklore”

Torniamo ad occuparci dell’inchiesta della truffa delle orecchiette, dopo lo sciopero e la sceneggiata delle pastaie del borgo antico di Bari, multate per occupazione di suolo pubblico. Magicamente si è tornato a parlare del caso delle orecchiette anche sulle emittenti televisive nazionali e siamo stati colpiti da una forte sensazione di sconforto per come è stato nuovamente trattato il tutto.

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Truffa delle orecchiette, Home Restaurant presenta esposto in Procura: chieste le dimissioni di Petruzzelli

“L’esposto sarà presentato nelle prossime ore, ma per ragioni di trasparenza e tutela – sia della piattaforma che dell’informazione corretta – scegliamo di pubblicarlo in anteprima. In un momento in cui a Bari l’informazione è in lutto, oscurata da narrazioni parziali e omissive, è doveroso offrire una versione completa dei fatti. Tanto più che, come già accaduto, le notizie escono comunque dalla Procura e finiscono sui media senza contraddittorio. La nostra scelta vuole anche rispondere con chiarezza a chi ci segue e ci scrive, chiedendo verità e rigore”.

Inizia così il comunicato a firma di Gaetano Campolo, CEO del network Home Restaurant Hotel, pronto a presentare nelle prossime ore un esposto alla Procura della Repubblica di Bari e ad altre autorità competenti, in merito alla vicenda nota come “Truffa delle Orecchiette”, che ha investito le pastaie di Arco Basso.

Le Accuse: Abusivismo, Evasione e Truffa Commerciale

Nell’esposto si denunciano violazioni sistematiche da parte di nove pastaie sanzionate per attività abusiva: assenza di scontrini, occupazione del suolo pubblico senza autorizzazione, uso di abitazioni private come esercizi commerciali, e la vendita di orecchiette industriali spacciate per artigianali, ipotizzando una truffa commerciale penalmente rilevante.

Il Comportamento Contraddittorio delle Agenzie Stampa

A rendere il caso ancor più paradossale è, secondo Campolo, la condotta delle stesse agenzie di stampa. ANSA, ad esempio, lo scorso dicembre pubblicò con enfasi la notizia di una multa per “attività abusiva” a Nunzia Caputo pastaia finanziata da Molino Casillo, prima ancora della notifica ufficiale, con il titolo “Home Restaurant illegale”. Ora però, a fronte delle sanzioni alle pastaie dell’Arco Basso, nessuna notizia, nessun titolo, solo interviste pietiste e lacrime, senza spazio per la realtà giuridica delle sanzioni.

L’Assessore Petruzzelli nel Mirino – Chieste le Dimissioni

L’esposto prende di mira anche l’assessore Pietro Petruzzelli, che ha dichiarato pubblicamente a TG Norba e TeleBari che le pastaie possono continuare a produrre “se lo fanno in modo artigianale”. Campolo definisce queste affermazioni gravissime e fuorvianti, perché sembrano giustificare l’illegalità, travisando la distinzione tra illecito penale e semplice irregolarità amministrativa. Alla luce di ciò, Campolo chiede le dimissioni dell’assessore Petruzzelli, ritenendolo responsabile di un danno istituzionale e comunicativo che ha contribuito a confondere i cittadini e delegittimare l’operato della Procura.

Media, Tour Operator e Silenzi Pericolosi

Nell’esposto sono coinvolti anche Paola Laforgia (ANSA Puglia), Luigi Contu (direttore ANSA), RAI Puglia, La Repubblica Bari, Corriere della Sera Bari, accusati di aver negato il diritto di replica e di aver diffuso una narrazione a senso unico. Accuse anche ai tour operator locali, che continuano a portare turisti presso le pastaie, alimentando quella che viene definita una truffa commerciale aggravata.

Conclusione

Quella delle orecchiette di Arco Basso non è una favola popolare da proteggere, ma – secondo Campolo – un caso emblematico di illegalità normalizzata e informazione distorta. L’esposto che sarà presentato a breve punta a ripristinare la legalità e il diritto a un’informazione completa, chiedendo che anche la stampa e le istituzioni tornino ad assumersi le proprie responsabilità.