L’ospedale di Ostuni intitolato a Papa Francesco: è una delle prime strutture in Italia a farlo

È la città di Ostuni a ospitare una delle prime strutture in Italia ufficialmente intitolate a Papa Francesco. Ieri nel comune in provincia di Brindisi c’è stata la cerimonia d’intitolazione dell’ospedale al pontefice deceduto il 21 aprile scorso.

Presenti ieri mattina, tra gli altri, il vicepresidente e assessore regionale alla Sanità, Raffaele Piemontese, il prefetto di Brindisi, Luigi Carnevale, e il direttore generale dell’Asl Brindisi, Maurizio De Nuccio.

Nell’occasione sono stati presentati anche i reparti, attivi da poche settimane, all’interno del piano terra della nuova ala dell’ospedale di Ostuni: la radiologia con una Tac a 160 strati di ultima generazione, la rifunzionalizzazione del Laboratorio analisi e Centro prelievi e l’attivazione del Pronto soccorso.

“Io credo che oggi sia un giorno importante per la sanità pugliese. Abbiamo – ha spiegato Piemontese – condiviso l’idea di intitolare questo ospedale a Papa Francesco, un grande uomo che ha rivolto sempre il suo sguardo agli ultimi. Chi ha bisogno di cure ha bisogno di attenzione, per cui l’intitolazione a Papa Francesco era la migliore possibile”.

“Quella di oggi non è soltanto un’inaugurazione – ha affermato il direttore generale De Nuccio – è un atto di fiducia nella sanità pubblica, nella sua capacità di evolversi, di rispondere ai bisogni reali delle persone, di essere vicina, accogliente, giusta. Ostuni, città dalla posizione strategica e dal respiro sempre più internazionale, meritava una struttura all’altezza”.

Anche il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato (FdI), e l’europarlamentare Valentina Palmisano (M5S), entrambi assenti per altri impegni istituzionali, in un messaggio letto durante la cerimonia hanno sottolineato l’importanza dell’iniziativa.

Bari, il discorso del sindaco Leccese per il 25 aprile: “Sia festa di pace nel solco delle parole di Papa Francesco”

Questa mattina, presso il Sacrario militare dei Caduti d’Oltremare, la Città di Bari e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia hanno celebrato l’80° anniversario della Liberazione nazionale con una cerimonia commemorativa, alla quale hanno partecipato il sindaco di Bari.

Di seguito il testo dell’intervento:

“Autorità civili e militari, cittadine e cittadini, sono emozionato e onorato di indossare, per la prima volta, la fascia tricolore, qui, oggi per celebrare insieme a voi la giornata della Liberazione.

Vorrei dedicare questa emozione non solo al partigiano Zef della 18ma brigata Kukes che mi ha trasmesso i valori dell’antifascismo ma a tutti coloro che come lui l’8 settembre del 1943 non esitarono a fare una scelta di campo.

Non esitarono a mettere a disposizione la propria vita per conquistare la libertà e la democrazia. Questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Perché il 25 aprile segna l’esito di quella scelta. Perché il 25 aprile, da ottant’anni, celebra la liberazione dal nazifascismo perché migliaia di donne e di uomini si sono sacrificati per consegnare a noi tutti un Paese libero, democratico e antifascista.

Condizione che oggi ci sembra naturale come l’aria che respiriamo ma che un tempo non lo era affatto.

“Avevo dentro di me la sensazione di fare cosa proibita, non potevo ancora abituarmi all’idea che in Italia, ormai, ognuno poteva fare e dire quel che voleva; mi guardavo intorno temendo che d’improvviso, all’uscita, gente vestita di nero ci aspettasse per condurci in prigione. Ma le persone che vidi attorno mi assicurarono: non avevano l’aria di cospiratori, era tutta gente tranquilla dall’aspetto perbene, come di solito si immaginano gli insegnanti o gli scienziati. Lungo i palchi, tra gli angioletti musicanti, correvano alcune scritte recanti frasi che una volta si avrebbe avuto paura soltanto a pensare. Dicevano “viva quello o quell’altro”, ma tutte, insomma significavano: “viva la libertà”.

Con queste parole Alba De Cèspedes, scrittrice, poetessa, partigiana italiana, la Clorinda della storica voce di Radio Bari, descrisse l’ebbrezza della libertà nelle giornate del Congresso di Bari che si svolse nel teatro Piccinni il 28 e il 29 gennaio del 1944.

Parole di libertà, che finalmente non avevano più paura di uscire dalle bocche di chi aveva visto morire i propri fratelli, i propri figli, i propri mariti. Parole che finalmente avevano il suono della vita e non più quello della morte. Parole che avrebbero voluto pronunciare anche i ragazzi trucidati nella strage del 28 luglio del 1943, a Bari, in via Niccolò dell’arca.

Parole che per tanti sono state testimonianza di sacrificio. Penso al generale Bellomo, a Michele Romito e ai ragazzi della città vecchia che, opponendosi all’avanzata di una colonna di carri armati tedeschi, difesero strenuamente il porto di Bari dalla distruzione il 9 settembre dello stesso anno.

Ricordi che restano indelebili nella storia della città di Bari, impressi in quella medaglia d’oro al merito civile consegnata alla nostra città nel 2007.

Un riconoscimento al ruolo di Bari e dei suoi cittadini, che seppero unirsi a questo grido di libertà che dai palchi del Teatro Piccinni risuonò in tutta Europa aprendo le porte ad una stagione nuova che non lasciava spazio a dubbi né a indecisioni.

Perché l’Italia aveva già pagato caro il prezzo della sua debolezza, della sua accondiscendenza agli orrori del nazifascismo.

E da quella lezione noi oggi dovremmo saper trarre insegnamenti promettendo a noi stessi di non cadere più in tentazione, perché troppo spesso oggi le nostre libertà vengono date per scontate e messe in discussione sulla scia di rigurgiti neofascisti.

Ed ecco che torna, prepotente, l’esigenza dell’essere qui oggi, tutti insieme, sventolando il tricolore per ricordare a tutti che quella bandiera, la bandiera italiana, lo stesso tricolore che noi sindaci indossiamo sul cuore, non è un vessillo di parte ma rappresenta lo Stato Italiano che nel suo atto fondativo più importante, la nostra Costituzione, si è dichiarato antifascista.

Qualcuno ci chiede sobrietà ma io non conosco altri modi di sventolare la nostra bandiera se non con orgoglio e vigore. Perché è in quella bandiera che c’è la nostra storia. Basta con i se e con i ma: abbiamo permesso per troppo tempo che si indugiasse con parole ambigue.

Perché, come disse il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, “Il fascismo non è un’opinione: è un crimine”.

Purtroppo però, di tentativi maldestri di riscrivere la storia ce ne sono tanti. Ne leggiamo di continuo.

E ad ognuno di questi dobbiamo avere la forza di reagire. È accaduto qualche settimana fa per il manifesto di Ventotene. Eppure non credo ci sia un lascito più meraviglioso di un seme piantato per far crescere il futuro. Perché di questo si è trattato. Questo è il dono che vollero fare a noi Europei Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni con quel documento.

Ma chi disconosce la portata e il valore di quel manifesto forse ha dimenticato che sono altri i manifesti di cui vergognarsi. E che non furono scritti in tempi troppo lontani. Perché se a Ventotene si scrisse il futuro nonostante l’isolamento e le restrizioni dell’esilio, solo qualche anno prima in Italia c’era chi scriveva il manifesto della razza.

Questa è la storia e con questa storia noi dobbiamo fare i conti, perché solo guardando in faccia i nostri errori sapremo rinascere. Anche oggi, quando il mondo sembra aver smarrito la ragione, dobbiamo ricercare nel sacrificio delle donne e degli uomini che fecero il 25 aprile 1945 la forza e il coraggio di ritrovare la strada del dialogo, dei diritti, delle libertà e della pace.

Come disse, proprio a Bari nel luglio del 2018 quello straordinario Pastore di cui oggi tutti piangiamo la scomparsa, Papa Francesco, “Non si può alzare la voce per parlare di pace mentre si perseguono sfrenate corse al riarmo. È una gravissima responsabilità che pesa sulle coscienze delle nazioni, in particolare di quelle più potenti”.

Ho voluto ricordare nella giornata della resistenza e della liberazione queste parole affinché noi oggi tutti avvertissimo la responsabilità della nostra storia, passata, presente e futura. Una storia di cui dobbiamo farci artefici e non spettatori. Proprio come lo furono loro, le donne e gli uomini dell’Italia liberata! Viva la Liberazione, Viva la Repubblica, Viva l’Italia!”.

Al Bano: “Non sarò ai funerali di Papa Francesco per rispetto. La gente mi chiederebbe selfie e autografi”

“Per rispetto verso il Papa e la cerimonia. So che non potrei fare un passo senza che qualcuno mi chieda un autografo o un selfie. E, in un’occasione solenne come questa, mi dispiacerebbe molto. Quindi, preferisco evitare sia il funerale sia la visita nella Basilica di San Pietro”.

Con queste parole, Al Bano ha spiegato perché non sarà presente sabato mattina, in piazza San Pietro, per il funerale di Papa Francesco. E le sue dichiarazioni hanno creato polemica.

“È stata una botta per tutti, un grande choc – ha aggiunto ai microfoni del Corriere del Mezzogiorno -. Ci siamo incontrati un bel po’ di volte. Non ho mai trattato con lui l’argomento di Ylenia, cerco di evitarlo. Mi ero allontanato con rabbia dalla fede. Inveivo, mi sentivo abbandonato da Dio per il dolore stavo provando. Ma, proprio nella tragedia, ho scoperto la fede. Mi sono detto: da cristiano chi pensi di essere per non riuscire ad accettare quello che Dio ha provato, ovvero la morte di suo figlio in croce?”.

Morte Papa Francesco, lutto regionale in Puglia il 26 aprile. In Prefettura a Bari aperto il registro per le condoglianze

Il governatore Michele Emiliano ha proclamato lutto cittadino su tutto il territorio regionale per la giornata del 26 aprile, data dei funerali di Papa Francesco, disponendo l’esposizione della bandiera della Regione Puglia a mezz’asta su tutte le sedi istituzionali fino al giorno di celebrazione delle esequie.

È stato aperto presso la Prefettura-Ufficio territoriale del Governo un registro di condoglianze per i cittadini che desiderino manifestare, in forma diretta, il proprio cordoglio. Il registro è disponibile al pubblico nell’ingresso della Prefettura di Bari fino al giorno della celebrazione delle esequie di sabato 26 aprile.

Morte Papa Francesco: proclamati 5 giorni di lutto nazionale a partire da oggi

Cinque giorni di lutto nazionale, a partire da oggi fino a sabato 26 aprile (giorno dei funerali a San Pietro), per la morte di Papa Francesco. Lo ha deliberato il Consiglio dei ministri.

Il Consiglio dei ministri ha poi nominato Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione Civile, commissario per l’organizzazione e la gestione delle esequie di Papa Francesco, oltre che delle cerimonie che ne seguiranno.

I giorni di lutto nazionale non sono festivi e non avranno ricadute dirette sui cittadini.

Successore di Papa Francesco, tre cardinali pugliesi tra gli elettori nel Conclave: ecco chi sono

Sono tre i cardinali pugliesi elettori (in totale sono 137) che parteciperanno al Conclave per l’elezione del nuovo Papa dopo la morte di Papa Francesco. In totale sono cinque i cardinali pugliesi in vita, ma solo chi ha meno di 80 anni può votare.

Il primo è il 77enne Marcello Semeraro, nato il 22 dicembre 1947 a Monteroni di Lecce. Docente di Ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense di Roma, nel 1998 ha preso la guida della diocesi di Oria. Sei anni più tardi, papa Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo di Albano (Lazio). Nel 2009 papa Benedetto XVI lo ha indicato come componente della congregazione delle Cause dei santi. Nel 2013 il neo eletto papa Francesco lo ha indicato come segretario del Consiglio dei cardinali, chiamati a consigliare il pontefice nel governo della Chiesa. Il 15 ottobre 2020 è stato nominato prefetto del dicastero delle Cause dei santi. È creato cardinale nel 2021.

Il secondo è il cardinale Fernando Filoni nato a Manduria (Taranto) il 15 aprile 1946. Ha appena compiuto 79 anni. Ha frequentato le scuole medie a Galatone e il Ginnasio a Nardò, poi il seminario regionale a Molfetta. Da qui l’uscita dalla Puglia. A Viterbo ha condotto gli studi teologici, prima della laurea in Diritto canonico e in Filosofia. Ha conseguito pure il diploma in scienze e tecniche dell’opinione pubblica, specializzandosi in giornalismo. Nel 1981 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede ed è stato inviato nello Sri Lanka. Dal 1985 all’89 si è occupato di organizzazioni internazionali presso la segreteria di Stato della Santa Sede. Poi è stato in Brasile, Filippine e Hong Kong (per i rapporti con la Cina). Nel 2001 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato nunzio apostolico in Giordania ed Iraq. Durante la guerra in Iraq non ha abbandonato il paese dilaniato dalle bombe, affrontando quotidiani rischi personali e testimoniando più volte la vicinanza della Chiesa cattolica alle popolazioni martoriate. Da qui è poi tornato nelle Filippine. Papa Benedetto XVI, nel 2011, lo ha nominato prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. È creato cardinale da Benedetto XVI nel 2012 e ha partecipato come elettore al conclave che porta all’elezione di Francesco che lo ha inviato nel 2014 in Iraq a causa della grave situazione venutasi a creare a seguito della proclamazione dello Stato Islamico.

Il terzo è Angelo De Donatis, 71 anni compiuti a gennaio, nato a Casarano, in provincia di Lecce. Ordinato sacerdote nella parrocchia d’origine (San Domenico di Casarano), è stato incardinato nella diocesi di Roma, dove svolge gran parte del suo ministero. Il 10 aprile 1990 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato cappellano di Sua Santità. Nel 2014 è stato scelto come predicatore negli esercizi spirituali alla Curia romana in occasione della Quaresima, ai quali ha preso parte anche papa Francesco. Il 5 marzo scorso ha presieduto il rito delle Ceneri al posto del papa. Nel 2015 è stato nominato vescovo ausiliare di Roma e due anni dopo Francesco lo ha scelto come Vicario generale per la diocesi di Roma. È creato cardinale il 28 giugno 2018.

Gli altri due cardinali pugliesi, non elettori, sono Francesco Monterisi di Barletta, e Salvatore De Giorgi, nato 94 anni fa a Vernole (Lecce)

COME FUNZIONA IL CONCLAVE PER L’ELEZIONE DEL NUOVO PAPA

L’arrivo a Roma dei cardinali elettori, la messa nella basilica di San Pietro prima dell’ingresso nella cappella Sistina e l'”extra omnes” che dà ufficialmente il via alle elezioni.

Il conclave, la cui etimologia è ovviamente latina – da ‘cum clave’ cioè (chiuso) ‘a chiave’ – è il rito che da secoli accompagna la ‘nascita’ dei nuovi Papi, dalle votazioni sotto lo sguardo degli affreschi di Michelangelo fino all’iconica fumata bianca che precede il tradizionale ‘habemus papam’.

Prima dell’avvio ufficiale del conclave, i cardinali elettori raggiungono Roma dove trovano sistemazione a casa Santa Marta, lo stesso edificio nel quale aveva deciso di vivere Bergoglio rinunciando all’appartamento papale. Il giorno dell’assemblea raggiungono la basilica di San Pietro per la messa in vista dell’elezione, presieduta dal cardinale decano, in questo caso Giovanni Battista Re.

Subito dopo indossano l’abito corale e si avviano in processione verso la cappella Sistina, allestita per accogliere i cardinali con i banchi per elezioni e scrutini e la stufa dove saranno bruciati poi appunti e schede delle votazioni. Il numero massimo di cardinali elettori è stabilito in 120 anche se al momento gli aventi diritto al voto sono 135 e non è escluso, come avvenuto in passato, che possano essere concesse deroghe alla norma.

Per tutti è fatto divieto di utilizzare qualsiasi dispositivo o mettersi in contatto con l’esterno. È solo al termine del giuramento – che si conclude con la frase “extra omnes” (fuori tutti) – che prende il via ufficialmente il conclave, con la chiusura a chiave della porta di accesso alla cappella Sistina e l’avvio delle operazioni di voto. Nel caso in cui le elezioni iniziassero nel pomeriggio del primo giorno si terrà una sola votazione, mentre nei giorni successivi saranno quattro in totale, due la mattina e due il pomeriggio. Una volta scritto il nome sulla scheda sotto la frase ‘Eligo in Summum Pontificem’, ogni singolo cardinale elettore si avvia verso l’altare con la scheda piegata e ben visibile. La adagia su un piatto d’argento poggiato su un’urna e poi la lascia scivolare all’interno. Una volta conclusa la sessione di voto, i primi due scrutatori aprono e leggono in silenzio il nome scritto sulla scheda, mentre il terzo pronuncia il nome. Le schede vengono forate e legate insieme, per essere poi bruciate all’interno della stufa.

Nel caso di mancata elezione verrà aggiunta una miscela che colorerà il fumo di nero. In caso contrario, invece, il decano si rivolge al candidato eletto per chiedergli se accetta o meno l’incarico e quale sarà il nome scelto. Solo allora verranno bruciate le schede aggiungendo il colorante bianco che annuncerà dal comignolo della cappella Sistina l’elezione del nuovo Papa. Solo al termine si procede alla vestizione nella cosiddetta ‘stanza delle lacrime’ nella sagrestia della cappella Sistina. Toccherà poi al cardinale protodiacono dare l’annuncio dell’elezione dalla loggia centrale della basilica di San Pietro, dalla quale successivamente si affaccerà il nuovo Papa per la benedizione Urbi et Orbi.

Papa Francesco nella bara con la casula rossa, da domani salma esposta a San Pietro: i funerali sabato 26 aprile

I funerali di Papa Francesco si terranno sabato 26 aprile, alle 10, sul sagrato della basilica di San Pietro. La liturgia sarà presieduta dal cardinale decano Giovanni Battista Re.

Dopo i funerali, il feretro di Papa Francesco sarà portato nella Basilica di San Pietro e da lì nella Basilica di Santa Maria Maggiore per la tumulazione.

Questa mattina sono state diffuse le prime foto di Papa Francesco, deposto nella bara nella Cappella di Santa Marta, con un rosario tra le mani. Come atteso, è vestito con la casula rossa, il pallio e in testa la mitra bianca.

A partire da domani, mercoledì 23 aprile 2025 alle ore 9.00, la bara sarà invece portata dalla Cappella della Domus Sanctæ Marthæ alla Basilica Papale di San Pietro. “Dopo il momento di preghiera, presieduto da Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Kevin Joseph Farrell, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, ha inizio la traslazione. La processione percorrerà la Piazza Santa Marta e la Piazza dei Protomartiri Romani; dall’Arco delle Campane uscirà in Piazza San Pietro ed entrerà nella Basilica Vaticana attraverso la porta centrale – si legge nella nota dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche -. Presso l’altare della Confessione il Cardinale Camerlengo presiederà la Liturgia della Parola, al termine della quale avranno inizio le visite alla salma del Romano Pontefice”.

Morte Papa Francesco, Sudtirol-Bari rinviata: i tifosi salvano la trasferta con una grigliata nel settore ospiti

Il calcio si è fermato per la scomparsa di Papa Francesco. Le partite in programma a Pasquetta, dalla Serie A a tutti i campionati inferiori, sono state rinviate.

Una decisione che ha scatenato anche polemiche tra le tifoserie visto che in tanti avevano deciso di seguire la propria squadra in trasferta in un giorno di festa. Tra loro anche i baresi, costretti ad affrontare un viaggio di circa mille chilometri per raggiungere Bolzano in occasione di Sudtirol-Bari.

C’è chi però ha “svoltato” la trasferta, organizzando una mega grigliata nel parcheggio del settore ospiti. La 34a giornata sarà recuperata martedì 13 maggio. Confermate tutte le date di calendario previste, a partire dalla 35a giornata che si disputerà il prossimo venerdì 25 aprile. In seguito a questa scelta le date playoff e playout verranno riprogrammate nei prossimi giorni, allo stesso modo saranno comunicati gli orari della 34a giornata.

Trani, 16enne lotta contro il tumore. Papa Francesco lo videochiama e incoraggia: “Non mollare”

“Una luce che si accende nei momenti di buio, un segno di speranza per ognuno di noi”. Don Enzo de Ceglie, sacerdote della parrocchia dedicata ai Santi Angeli custodi di Trani è ancora emozionato quando ripensa a quando accaduto ieri a uno dei suoi parrocchiani più affezionati. Saverio, studente di 16 anni che da poco più di due mesi convive con una diagnosi oncologica, ha ricevuto una videochiamata da Papa Francesco che lo ha incoraggiato ad affrontare la malattia. E se a renderlo noto è stata la mamma Valentina attraverso un post pubblicato sui social, a renderlo possibile sono stati don Enzo e don Dino Cimadomo che lo scorso 24 dicembre hanno inviato una lettera al Santo Padre.

“È stata una nostra iniziativa, una piccola follia perché Saverio parte di questa comunità parrocchiale – racconta – da quando è ricoverato Policlinico di Bari ognuno di noi fa tutto ciò che può per stargli vicino: gli amici, i compagni di scuola, noi della parrocchia. Anche il nostro vescovo (mons. Leonardo D’Ascenzo, arcivescovo di Trani- Barletta – Bisceglie, ndr), ha voluto incontrarlo in ospedale. Per questo abbiamo deciso di raccontare la sua situazione al Pontefice inviandogli una lettera. Non ci aspettavamo che mostrasse la sua vicinanza così e in così breve tempo”. Bergoglio ha infatti videochiamato il 16enne e la sua mamma promettendo le sue preghiere e spingendo Saverio a non mollare. “Valentina era emozionata e quando ha squillato il telefono non voleva rispondere perché il numero era sconosciuto. C’è stato qualche istante di schermo nero e poi il volto sorridente di Papa Francesco”, prosegue don Enzo riferendo che “il Papa ha detto che richiamerà per avere aggiornamenti sulle condizioni di salute di Saverio che vuole incontrare”.

“La nostra è stata una pazzia – conclude don Enzo – e la risposta del Pontefice ci ha sorpreso. È un incoraggiamento per tanti ragazzi e bambini che vivono situazioni analoghe a quella di Saverio che sono davvero difficili”.