Grumo, l’ex sindaco Michele D’Atri viene assolto per l’ottava volta e scrive un record: era a processo per falso

L’ex sindaco di Grumo, Michele D’Atri, è stato assolto per l’ottava volta. Questa volta il processo riguardava tre delibere comunali, emanate fra il 2018 e il 2019. Assieme all’ex segretaria comunale, era accusato in concorso di falso. Entrambi sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”.

Per D’Atri, difeso dall’avvocato La Scala, si tratta dell’ottava assoluzione su otto (due per concussione, tre per falso ideologico, uno per furto aggravato, uno per abuso di ufficio e infine uno per diffamazione).

Titoli di studio falsi, Catalano assolta in Appello: “Sono rinata. Anch’io vittima delle Modaffari”

Travolti dallo scandalo sui titoli di studio falsi, Savino Cianci e Lucia Catalano, hanno scelto mesi fa quintopotere.it per dire la loro verità. Circa 800 persone finite in un giro di titoli senza alcun valore, vissuti a lungo con l’illusione di riuscire così a entrare per esempio nelle graduatorie per l’insegnamento nella scuola.

Un giro d’affari milionario partito da Reggio Calabria con l’operazione “Lucignolo” e sfociato a Trani in un’altra inchiesta, denominata “Zero titoli”. Un sistema partito dalla Calabria, firmato dalle sorelle Modaffari e dalla mamma Anna Maria.

Dopo la prima lunga testimonianza contenuta nel primo servizio, aver parlato con Cianci del tribunale mediatico e di quello social con la dottoressa Catalano, siamo arrivati ad un punto di svolta. La dottoressa Catalano, condannata in primo grado a 4 anni e 3 mesi, è stata assolta in Appello delle accuse. Confermate le condanne degli altri due imputati.

Trans uccisa a Bari, la difesa di Brandonisio chiede l’assoluzione: “Accusata la persona sbagliata”. Sentenza il 28 marzo

“L’imputato non ha mai conosciuto la vittima, non si conosce l’ora esatta del delitto. La sua macchina non è la stessa immortalata nei video, quel giorno il suo telefono aggancia celle telefoniche lontane del luogo del delitto. È evidentemente una persona diversa da quella ripresa dalle telecamere. È la persona sbagliata”.

Così gli avvocati Guglielmo Starace e Antonio Fatone hanno chiesto ai giudici della Corte d’assise di Bari l’assoluzione ‘per non aver commesso il fatto per il 53enne pescatore da diporto Francesco Brandonisio, in carcere dall’ottobre del 2022 con l’accusa di aver ucciso la trans barese Ambrà Dentamaro la notte del 23 settembre 2018. La vittima, secondo quanto ricostruito dalle indagini, sarebbe stata uccisa con una coltellata al collo in una strada isolata del quartiere San Giorgio, sulla litoranea a sud di Bari, e fu trovata senza vita all’interno della propria macchina poco dopo le 3 di notte.

La scorsa settimana la pm Larissa Catella aveva chiesto la condanna a 30 anni per il 53enne, individuato come presunto responsabile dell’omicidio: dalle immagini delle telecamere di sorveglianza si vede infatti un’auto, compatibile con quella di Brandonisio (con tanto di gommone sul tettuccio, tipico per i pescatori) allontanarsi dal luogo del delitto intorno alle 2.30 di notte.

Il suo telefono, sempre intorno a quell’ora, avrebbe agganciato delle celle telefoniche compatibili con quelle del quartiere San Giorgio. Una tesi respinta con forza dagli avvocati di Brandonisio, che oggi hanno anche chiesto ai giudici di “restituire dignità a un uomo che l’ha persa, ingiustamente detenuto da oltre due anni”. La sentenza dovrebbe arrivare nella prossima udienza del 28 marzo.

Omicidio Santa Scorese, Dimauro prosciolto per stalking alla sorella Rosa Maria: impugnata l’assoluzione

La Procura di Bari ha impugnato la sentenza di assoluzione di Giuseppe Dimauro. Il 64enne responsabile dell’omicidio di Santa Santa, la giovane attivista cattolica uccisa a coltellate a Palo del Colle il 15 marzo del 1991, è stato prosciolto dall’accusa di stalking nei confronti della sorella Rosa Maria perché ritenuto incapace di intendere e volere nonostante il percorso riabilitativo.

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Falso ideologico, assolti ex segretario comunale di Grumo e l’ex sindaco D’Atri: “Il fatto non sussiste”

Michele D’Atri, ex sindaco di Grumo Appula, e Marilena Cavallo, ex segretario comunale, sono stati assolti dall’accusa di falso ideologico dal Tribunale di Bari. Secondo la denuncia dell’opposizione, la Cavallo avrebbe attestato falsamente la presenza di due consiglieri a una seduta del 22 gennaio 2019 e non avrebbe riportato le contestazioni sollevate dai due consiglieri in un’altra seduta del 14 dicembre 2018. D’Atri, assieme a Cavallo, è finito a processo per un verbale di deliberazione relativo all’acquisto di servizi socio-assistenziali per la piscina comunale, facendo risultare “un parere unanime” nonostante l’opposizione del sindaco di un altro Comune. Gli imputati sono stati assolti in quanto il fatto non costituisce reato e perché il fatto non sussiste.

“Finalmente, dopo tanto tempo, si chiude una vicenda assurda nata a seguito di una denuncia formalizzata dall’opposizione. La sentenza, considerata mette in evidenza la correttezza delle procedure poste in essere dal sottoscritto. Questo lungo iter processuale, durato cinque anni, fa pienamente luce sulla regolarità e la correttezza degli atti e delle procedure adottate – le parole di D’Atri -. Con molto rammarico e grande tristezza penso che questo fare opposizione oltre che a danneggiare la comunità privandola di un’opera importante, rallentandone l’iter amministrativo, ha leso la mia persona con le reiterate denunce arrecandomi solo danni e fastidi. Rimane comunque l’amarezza per un’opera non realizzata, quale sarebbe stata la costruzione di una piscina comunale, che avrebbe creato un grande sviluppo alla nostra comunità ed ai paesi limitrofi. Sono stati messi in atto tutti gli espedienti per ostacolarne la costruzione privando il territorio di qualcosa di veramente importante per lo sviluppo futuro della nostra Comunità. Una certa opposizione a discapito della democrazia e di quanto scelto dagli elettori ha cercato con questi metodi di sovvertire il responso popolare non rendendosi conto che con questo modo di fare ha danneggiato la nostra Città”.