Cara Palese, 20 dipendenti per 750 ospiti. Sit-in davanti alla Prefettura di Bari: “Condizioni di lavoro insostenibili”

“Chiediamo condizioni dignitose per i lavoratori e per gli ospiti, perché nel Cara di Bari non sono garantite condizioni igienico-sanitarie adeguate. Le nuove gare hanno tagliato la spesa e quindi non è possibile garantire un numero di unità e di ore lavorative adeguate”.

Lo ha detto Antonio Ventrelli, segretario generale della Filcams Cgil Bari, durante il presidio dei lavoratori delle pulizie e dell’accoglienza del Centro per richiedenti asilo di Bari Palese, che oggi hanno manifestato davanti alla Prefettura del capoluogo pugliese. Una delegazione è stata infine accolta per un confronto.

Al momento, spiega il sindacalista, “i dipendenti sono venti, per circa 750 ospiti. Per mantenere dignitose le condizioni igienico-sanitarie di quel luogo ci vorrebbe il doppio dei lavoratori”. Ventrelli ha parlato di “condizioni di lavoro insostenibili” e di dipendenti esposti “a rischi in tema di salute e sicurezza. Inoltre non vengono garantite retribuzioni dignitose”.

I furbetti della colazione, intera squadra al bar ogni mattina con mezzi aziendali: Multiservizi licenzia 2 dipendenti

Due giardinieri della Bari Multiservizi sono stati licenziati per essersi allontanati dai luoghi di lavoro ed essersi recati nei bar, in tenuta da lavoro, per fare colazione utilizzando i mezzi dell’azienda.

In totale sono 5 i dipendenti coinvolti. L’azienda li ha fatti seguire e fotografare, salvo poi passare all’azione. Due operai sono stati licenziati (tra questi uno ha anche avuto un decreto penale di condanna), il terzo ha avuto un decreto penale di condanna e una sospensione di 10 giorni, il quarto solo la sospensione di 10 giorni e il quinto la sospensione di un solo giorno.

La Multiservizi, la società partecipata del Comune di Bari, dovrà nei prossimi 6 mesi trasmettere una serie di informative sui principali atti di gestione come stabilito dalla Prefettura dopo il lavoro svolto dalla commissione d’accesso antimafia nominata dal Viminale nel corso degli ultimi mesi dopo l’inchiesta Codice Interno.

Tutto ha avuto origine da alcuni controlli e dalle anomalie nel chilometraggio percorso da una squadra. Il bar era sempre lo stesso, quello di via Di Vittorio, e mezzi e attrezzature erano lasciati i custoditi. I dipendenti hanno ammesso e a loro dire l’azienda era “sempre a conoscenza” di questa abitudine e mai contestata.

Due dipendenti sono stati licenziati, poi una denuncia è stata presentata alla Procura che ha chiesto e ottenuto un decreto penale di condanna da 2mila 900 euro per altri due dipendenti accusati di truffa e peculato. I procedimenti penali nei confronti degli altri tre sono ancora in corso.

Depuratori d’acqua, caso “Biosalus-Soypura”. Qualità fai da te: recensioni scritte dai dipendenti

Da Biosalus a Soypura, torniamo ad occuparci dell’azienda dei depuratori d’acqua che si è trasformata cambiando nome. Biosalus non esiste più, ogni traccia anche su internet è stata rimossa, ma non è morta. Anzi.

Il modus operandi è lo stesso, le persone coinvolte sono le stesse, i testimonial pure, anche le offerte di lavoro e la truffa messa in piedi. Sono arrivate in redazione diverse segnalazioni e abbiamo deciso così di approfondire tutto. Questa volta parliamo delle recensioni fresche “farlocche” scritte dagli ex dipendenti di Biosalus.

Azienda del Foggiano salvata dai suoi dipendenti, riapertura a fine gennaio 2025: la storia dell’ex Dopla

Una fabbrica destinata a chiudere e che invece riaprirà i battenti a fine gennaio 2025. Una azienda che ha futuro grazie anche alla collaborazione dei propri dipendenti, 31 in tutto, che hanno avviato una raccolta fondi per conservare il posto di lavoro. È quanto accaduto alla ex Dopla di Manfredonia (Foggia), che fino a due anni fa produceva stoviglie monouso in plastica ma che adesso è pronta a farle in bioplastica.

“Un anno fa sembrava impossibile e invece oggi è realtà”, ha detto Giovanni Guerra, presidente della cooperativa di lavoratori nata lo scorso anno per acquisire la ditta. Questa mattina si è svolta una conferenza stampa a Bari, nella sede di Legacoop Puglia che ha assistito i lavoratori. “Stiamo chiudendo la lunga e difficile operazione che prevede l’acquisizione dei macchinari e dello stabilimento – ha continuato Guerra – ora oltre a riprenderci il lavoro vogliamo riscattare un territorio che vuole lavorare”.

“All’investimento di partenza da 1,5 milioni di euro – ha detto il presidente di Legacoop Puglia, Carmelo Rollo – si sono aggiunti 1,5milioni da impiegare nel processo produttivo e di formazione”. I fondi sono stati messi assieme grazie “all’investitore istituzionale per circa 900mila euro, 130mila euro da un primo intervento di Legacoop, 1,5 milioni di mutuo in corso di istruttoria con la garanzia di Cofidi.it, e 330mila di capitale dei lavoratori grazie all’anticipo della Naspi”. Importanti però sono stati i 30mila euro raccolti in 10 giorni con “crowdfunding popolare”, ha evidenziato Rollo auspicando che “la soluzione trovata alla crisi dell’azienda possa diventare esempio per altre aziende che dovessero trovarsi nella stessa situazione”.

Trani, furto nel locale con 12 dipendenti disabili. L’appello social dopo la chiusura: “Aiutateci”

Una richiesta di aiuto lanciata tramite social. Un appello per poter tornare a servire piatti succulenti preparati e portati a tavola da ragazzi e ragazze con problemi legati alla disabilità. La voglia di ripartire e le difficoltà nel farlo. Un post per raccontare cosa stanno vivendo. È quanto deciso dai responsabili del locale ‘La locanda del giullare’ di Trani, che nella notte tra venerdì e sabato scorsi ha subito un furto che ha comportato la chiusura. Uno stop forzato che sarà prolungato anche nei prossimi giorni e che non si sa quando terminerà.

“L’unica certezza amara che abbiamo è che la locanda è chiusa e resterà chiusa in un weekend, quello del ponte di Ognissanti, che generalmente ha registrato sold-out”, si legge su Facebook. “Chiunque abbia voglia di non far morire questo progetto, abbia voglia di accompagnarlo a una rinascita ci contatti, ci scriva, ci solleciti”, prosegue il post in cui si annuncia l’incontro “con la brigata della nostra Locanda” tenuta all’oscuro di quanto accaduto. Perché i dodici dipendenti della struttura, che si trova in pieno centro cittadino, hanno problematiche differenti: c’è chi ha un ritardo mentale, chi è affetto dalla sindrome di Down e chi ha disturbi dello spettro autistico.

“Capiremo insieme a tutti loro se ci saranno le condizioni per far ripartire questo progetto, se trasformarlo, se abbandonarlo”, prosegue il post. “Quanto successo è stato un episodio che ci sta facendo riflettere a fondo, che ci sta facendo analizzare le tante, troppe difficoltà che fino a oggi – si legge – abbiamo dovuto affrontare spesso, anzi spessissimo, da soli. Lontani dall’idea di doverci piangere addosso, ma con la dignità e responsabilità che crediamo ci abbia sempre contraddistinto, siamo qui a condividere con voi tutti ciò che ci succede. Come sempre – conclude il post – vi terremo aggiornati”

Crack Soa, dipendenti senza stipendio da mesi. Protesta in Procura: “Fate chiarezza siamo disperati”

L’inchiesta sulla presunta frode fiscale ha colpito i dipendenti che stanno pagando sulla propria pelle le conseguenze delle scelte dell’azienda, mentre la Procura ha chiesto il fallimento. Sono stati avviati i primi licenziamenti e la procedura di Fis, ma è da due mesi che gli stipendi non vengono riconosciuti. Una quarantina di dipendenti ha protestato davanti alla Procura di Bari, abbiamo raccolto le loro storie e lanciato il loro disperato appello. 

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