Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, oggi la sentenza. Vassalli rischia l’ergastolo: “Ho distrutto due famiglie”

È attesa nelle prossime ore la sentenza nei confronti di Salvatore Vassalli, il 59enne operaio di Canosa reo confesso dell’omicidio del fisioterapista barese Mauro Di Giacomo, ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco con 7 colpi di pistola sotto la sua abitazione.

L’imputato ha fornito dichiarazioni spontanee questa mattina in Corte d’Assise, chiedendo scusa alla famiglia della vittima e alla sua. “Sono consapevole di aver distrutto la mia e la sua famiglia, e non me lo perdonerò ma. Vi giuro che non erano queste le mie intenzioni quella sera – le sue parole -. Da genitore, provo un enorme dispiacere nei confronti dei due figli per la perdita del padre e per tutta la brutta storia che li ha travolti, non chiedo loro perdono perché una persona che ti priva di un padre non può essere perdonato, ma spero che con il tempo il loro odio si plachi e trovino serenità nella vita”.

L’accusa ha invocato l’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalla minorata difesa della vittima.  Secondo quanto ricostruito l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via. 

Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Imprenditori uccisi 25 anni fa a Brindisi: confermato l’ergastolo per i fratelli Enrico e Cosimo Morleo

La Corte d’Assise d’Appello di Lecce ha confermato l’ergastolo per Ernico e Cosimo Morleo, di 59 e 60 anni, ritenuti responsabili degli omicidi degli imprenditori Salvatore Cairo e Sergio Spada, avvenuti a Brindisi tra il 2000 e il 2001.

È stata esclusa l’aggravante del metodo mafioso, l’isolamento diurno è stato ridotto a 8 mesi per Enrico (rispetto ai 12 mesi inflitti in primo grado) e a 2 anni per Cosimo (rispetto ai 3 anni).

I resti di Salvatore Cairo, scomparso il 6 maggio di 24 anni fa, sono stati trovati in un pozzo della zona industriale della città il 20 dicembre dell’anno scorso. Era stato uno dei due fratelli, Enrico Morleo, a dichiarare nel corso dibattimento celebrato davanti alla Corte di assise di aver “fatto a pezzi” il cadavere di Cairo, ma di non averlo ucciso.

Il corpo di Sergio Spada fu trovato invece il 19 novembre 2001, poche ore dopo la scomparsa, nel piazzale di un’area di servizio dismessa sulla tangenziale di Brindisi. Secondo la Procura di Brindisi, che per i due fratelli aveva chiesto l’ergastolo, Enrico sarebbe stato l’esecutore materiale di entrambi gli omicidi, mentre il fratello Cosimo il mandante in quanto avrebbe voluto liberarsi di due concorrenti nei suoi affari legati alla vendita di articoli per la casa.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, chiesto l’ergastolo per il killer Salvatore Vassalli: “Lo ha ucciso in due minuti”

La Procura di Bari ha chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per 10 mesi per Salvatore Vassalli, l’operaio di Canosa di Puglia a processo per l’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso a Bari la sera del 18 dicembre 2023 a colpi di pistola.

Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e ilpm Matteo Soave l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via.

Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Omicidio Labarile a Santeramo, ucciso dopo lite per il bagno: chiesto l’ergastolo per Francesco Bradascio

Questa mattina la pm Carla Spagnuolo ha chiesto l’ergastolo per Francesco Bradascio, il 49enne a processo per l’omicidio di Luigi Labarile, il 71enne assicuratore di Santeramo ucciso a pugni e calci nel settembre 2023 perché non gli aveva consentito di utilizzare il bagno.

L’uomo è a processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Nella passata udienza è stata acquisita la testimonianza della psichiatra che ha stabilito come Bradascio fosse capace di intendere e di volere nonostante fosse affetto da semi infermità mentale. Nel processo la moglie e le figlie della vittima si sono costituite parte civile.

La mattina del 22 settembre 2023 Bradascio è entrato nell’agenzia assicurativa di Luigi Labarile e avrebbe chiesto di usare il bagno. Al rifiuto del titolare, ex consigliere comunale del comune Barese, lo ha aggredito “per futili motivi” per poi colpirlo “con ferocia e crudeltà ripetutamente al volto e al corpo in maniera prolungata”, come si legge nel capo d’imputazione.

Colpi che, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Bari, hanno causato la morte di Labarile. L’accusa inizialmente, era di omicidio preterintenzionale – dalle prime ricostruzioni sembrava che Labarile fosse morto dopo essere caduto e aver battuto la testa – poi riqualificata in omicidio volontario aggravato.

Omicidio Stasi a Francavilla, ergastolo per l’autista del killer: Candita condivideva il piano di Borraccino

Christian Candita è stato condannato alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per un anno nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del 19enne Paolo Stasi, ammazzato il 9 novembre del 2022 davanti alla sua abitazione a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, perché “condivideva l’idea di uccidere” la vittima con Luigi Borraccino, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio.

Questo è quanto si legge nelle motivazioni della sentenza depositata. Candita era alla guida dell’auto usata per raggiungere l’abitazione della vittima, il 24enne è stato ritenuto colpevole dell’omicidio volontario in concorso. Borraccino in primo grado è stato condannato dal tribunale per i minorenni a 20 anni di reclusione (pena poi ridotta a 16 anni con un concordato).

Per gli investigatori l’omicidio del 19enne è riconducibile a un debito di 5mila euro contratto con Borraccino da Stasi e dalla madre, Annunziata D’Errico, per il consumo di hascisc e marijuana che venivano confezionati ai fini di spaccio nell’abitazione della famiglia Stasi. La donna ed il figlio poi ucciso avrebbero consumato la droga, ma l’avrebbero pagata solo in parte.

Nell’ambito di questo processo davanti alla Corte d’Assise di Brindisi, lo stesso Borraccino e Candita erano imputati insieme ad altre persone, tra cui la madre di Stasi, per detenzione ai fini di spaccio per fatti anche successivi all’epoca del delitto. La Corte ha condannato Borraccino a nove anni di reclusione e a 50mila euro di multa ed ha assolto la mamma di Stasi, così come aveva chiesto l’accusa ritenendo che vi fosse una presunta responsabilità morale della donna.

Cristian Candita, pur partecipando all’omicidio di Paolo Stasi il pomeriggio del 9 novembre 2022 a Francavilla Fontana nel ruolo di conducente dell’auto con la quale insieme con Luigi Borraccino raggiunse la casa della vittima, ne «condivideva» comunque l’idea. E’ stato perciò condannato all’ergastolo con isolamento diurno per la durata di un anno, oltre al pagamento delle spese processuali in favore dello Stato e di quelle del mantenimento in carcere durante la custodia.

Barletta, il barista Giuseppe Tupputi ucciso per una birra negata: ergastolo confermato per Pasquale Rutigliano

La Corte d’assise d’appello di Bari ha confermato l’ergastolo con interdizione perpetua dai pubblici uffici, per Pasquale Rutigliano, l’uomo di 34 anni considerato l’autore dell’omicidio di Giuseppe Tupputi, il barista 43enne ucciso l’11 aprile del 2022 nel suo bar, il Morrison’s revolution, di via Rionero, a Barletta.

Il 33enne è accusato di omicidio volontario, porto abusivo di arma da fuoco e violazione della sorveglianza speciale. La vittima fu assassinata a colpi di pistola dopo una breve discussione per futili motivi con il presunto killer.

Omicidio Paolo Stasi a Francavilla: il 24enne Christian Candita condannato all’ergastolo con isolamento diurno

È stato condannato alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per un anno Christian Candita, di 24 anni, ritenuto colpevole dell’omicidio volontario in concorso del 19enne Paolo Stasi, ammazzato il 9 novembre del 2022 davanti alla sua abitazione a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi.

Lo ha deciso la Corte d’assise di Brindisi. Per l’uccisione di Stasi in primo grado è stato condannato dal tribunale per i minorenni a 20 anni di reclusione Luigi Borraccino (all’epoca dei fatti aveva 17 anni), ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Candita era alla guida dell’auto usata per raggiungere l’abitazione della vittima. Per gli investigatori l’omicidio del 19enne è riconducibile a un debito di 5mila euro contratto con Borracino da Stasi e dalla madre, Annunziata D’Errico, per il consumo di hascisc e marijuana che venivano confezionati ai fini di spaccio nell’abitazione della famiglia Stasi. La donna ed il figlio poi ucciso avrebbero consumato la droga, ma l’avrebbero pagata solo in parte.

Nell’ambito di questo processo davanti alla Corte d’Assise di Brindisi, lo stesso Borraccino e Candita erano imputati insieme ad altre persone, tra cui la madre di Stasi, per detenzione ai fini di spaccio per fatti anche successivi all’epoca del delitto. La Corte ha condannato Borraccino a nove anni di reclusione e a 50mila euro di multa ed ha assolto la mamma di Stasi, così come aveva chiesto l’accusa ritenendo che vi fosse una presunta responsabilità morale della donna. Candida dovrà risarcire in separata sede i famigliari di Stasi.

Femminicidio ad Andria, Vincenza Angrisano uccisa dal marito davanti ai figli: chiesto l’ergastolo per Luigi Leonetti

La Procura di Trani ha chiesto la condanna all’ergastolo con isolamento diurno per Luigi Leonetti, l’uomo di 53 anni reo confesso dell’omicidio della moglie, la 42enne Vincenza Agrisano, uccisa il 28 novembre di due anni fa mentre si trovava sull’uscio della porta del bagno dell’abitazione a tre chilometri dal centro abitato di Andria.

In casa c’erano anche i due figli della coppia che all’epoca avevano 6 e 11 anni. La richiesta è stata formulata nell’ambito del processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Trani. L’uomo è accusato di omicidio volontario con l’aggravante di aver compiuto il fatto ai danni del coniuge.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, l’uomo avrebbe sferrato tre fendenti alla vittima: quello mortale l’ha raggiunta al petto. La donna, che si occupava della vendita di prodotti per la casa, da quanto emerso dall’autopsia sarebbe morta in poco tempo tanto che al suo arrivo, il personale del 118 chiamato dal marito, ne constatò solo il decesso. La prossima udienza è prevista per l’11 luglio.

Imbavagliato, incappucciato e legato al tavolo: confermati tre ergastoli per l’omicidio Montinaro – NOMI

La Corte d’assise d’Appello di Lecce ha confermato il verdetto di primo grado per l’omicidio di Donato Montinaro, il falegname in pensione di Castri (Lecce) trovato senza vita in casa l’11 giugno 2022 percosso, legato e incappucciato, vittima di una rapina.

I giudici (presidente Teresa Liuni) hanno inflitto tre ergastoli e una condanna a 27 anni per i quattro imputati, accusati di omicidio volontario aggravato in concorso.

Ergastolo dunque confermato per Patrizia Piccinni, 49 anni di Alessano, con isolamento diurno di 18 mesi; per Angela Martella, 59 anni di Salve, con isolamento diurno per un anno; e per Emanuele Forte, 32 anni di Corsano con isolamento diurno per un anno.

Ventisette anni sono invece stati inflitti ad Antonio Esposito, 40 anni di Corsano, a cui sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche in quanto considerato l’unico ad aver collaborato all’accertamento della verità e ad aver mostrato un reale pentimento. Per tutti è stata disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Omicidio Carvone a Brindisi: ergastolo al 28enne Giuseppe Ferrarese. Isolamento diurno di 6 mesi

Giuseppe Ferrarese, 28enne di Brindisi, è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno di sei mesi con l’accusa di aver ucciso il 19enne Giampiero Carvone nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2019 in via Tevere.

La vittima fu freddata con diversi colpi di pistola calibro 7,65 alla testa, all’origine dell’omicidio, secondo l’accusa, la volontà di punire Carvone per non avere rispettato i codici mafiosi. Il 19enne avrebbe parlato in un caso con un pregiudicato del rione facendo i nomi dei complici con cui aveva rubato un’auto. Tra questi anche lo stesso Ferrarese.

Le accuse nei suoi confronti erano di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, che è stata esclusa dalla sentenza, oltre che dai motivi futili e abietti e dall’agevolazione dell’associazione mafiosa.

Una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, con interdizione di 5 anni dai pubblici uffici, è stata poi inflitta a Orlando Carella, 55enne di Brindisi accusato di favoreggiamento e intralcio alla giustizia, con l’aggravante del metodo mafioso.

Si sarebbe avvicinato all’ex fidanzata di Ferrarese con l’invito di coprirlo nelle testimonianze. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro tre mesi, successivamente i difensori potranno proporre appello.