Bari, il Comune avvio progetto per ridurre l’evasione della TARI da parte dei nuovi residenti: le info

Su proposta della vicesindaca e assessora ai Servizi demografici Giovanna Iacovone, la giunta comunale ha approvato ieri il progetto “Nuovi cittadini 2024/2026”, finalizzato a ridurre l’evasione relativa alla TARI affiancando all’attività ordinaria di accertamento e riscossione, un ulteriore approccio di natura preventiva, grazie alla collaborazione trasversale della ripartizione Servizi demografici e della ripartizione Tributi. Il Comune di Bari, annualmente, è interessato dall’iscrizione di circa 5.000 nuovi cittadini (3.500 famiglie) che, provenendo da altri Comuni o dall’estero, decidono di trasferire a Bari la propria dimora abituale.

Tale circostanza comporta che i nuovi cittadini debbano, da un lato, presentare dichiarazione di residenza all’Ufficio Anagrafe entro venti giorni dalla data di trasferimento (come previsto all’art. 13 del DPR n. 223/1989), dall’altro, presentare denuncia per il pagamento della TARI entro il primo giorno del quarto mese successivo alla data di inizio del possesso, occupazione o detenzione dell’immobile assoggettabile al tributo (ai sensi degli artt. 29 e 30 del vigente regolamento TARI del Comune di Bari).

Tuttavia, dall’incrocio della banca dati TARI con il dataset delle iscrizioni di famiglie provenienti da altri Comuni o dall’estero, è emerso che ogni anno, a ridosso della scadenza fissata, soltanto un terzo delle famiglie interessate presenta spontaneamente regolare denuncia TARI. Si tratta dunque di un fenomeno che comporta la creazione di nuove sacche di potenziale evasione e che l’amministrazione intende affrontare con la realizzazione del progetto obiettivo, approvato ieri dalla giunta per favorire l’adempimento degli obblighi contributivi da parte dei nuovi cittadini baresi.

“Il progetto Nuovi cittadini – spiega Giovanna Iacovone – è il frutto di un impegno interdisciplinare che abbiamo voluto mettere in campo per provare a colmare il mancato introito della Tari che nella nostra città, come in molte altre, si aggira annualmente intorno al 30%. Un dato significativo che, se in parte è da ascriversi alla mancata volontà dei nuovi baresi di ottemperare agli obblighi contributivi, in parte dipende dalle banche dati di cui disponiamo, non sempre aggiornate e allineate.

Grazie a questo progetto, quindi, potremo implementare le attività intersettoriali attraverso l’incrocio dei dati anagrafici dei nuovi iscritti con il database delle denunce TARI e aggiornare la banca dati TARI con le informazioni anagrafiche e catastali rivenienti dalle nuove denunce, realizzando al contempo un’azione di moral suasion sui nuovi cittadini da affidare a una campagna di comunicazione ad hoc e a un sistema informativo e di supporto dedicato. Conoscere con esattezza l’ammontare complessivo delle denunce attese, individuare ogni mancata denuncia e prevenire ogni tentativo di evasione tributaria sono gli output attesi del progetto, per il quale ringrazio l’assessore De Marzo e il personale delle due ripartizioni coinvolte.

Il recupero dell’evasione è non solo un atto dovuto ma anche un’azione di equità nei confronti della stragrande maggioranza dei cittadini baresi che ottempera ai propri doveri e che deve poter contare su servizi pubblici adeguati ed efficienti. Se pensiamo che nel 2021 su 66 milioni attesi per la TARI ne sono stati incassati 47, è facile capire come le sacche di evasione rappresentino a tuti gli effetti un danno per la comunità amministrata”.

“Si tratta di un progetto importantissimo per la nostra città – commenta l’assessore al Bilancio e Fiscalità locale Diego de Marzo -. Abbiamo iniziato sin da subito un lavoro complesso e delicato sulla lotta all’evasione fiscale creando sinergie con un apposito gruppo di lavoro. Il progetto Nuovi cittadini e il conseguente incrocio delle banche dati tra Tributi e Servizi demografici rappresenta un altro importantissimo passo avanti che sarà effettuato proprio per aumentare la capacità di riscossione dell’ente, obiettivo che rappresenta un pilastro per il presente e il futuro di ogni amministrazione”.

Nel dettaglio il progetto Nuovi cittadini prevede che, per accrescere la propensione al pagamento della TARI da parte dei nuovi contribuenti, si proceda sia con l’espletamento della regolare attività di accertamento e riscossione, unitamente a una corretta attività di programmazione e di controllo, sia con un “input autorevole” da parte dell’ente che possa persuadere i nuovi cittadini del valore etico dell’adempimento tributario, inducendoli al comportamento atteso.

A tal fine sarà promossa una campagna di comunicazione in grado di far leva sul sentimento di solidarietà sociale ed economica, coerentemente con il dettato costituzionale, e sarà attivato un servizio di invio di specifici messaggi/avvisi al contribuente, una sorta di reminder da veicolare grazie all’impiego di strumenti smart e ormai familiari ai più quali mail e notifiche tramite AppIO.

Contestualmente sarà necessario che all’interno dell’ente si costituisca un coordinamento intersettoriale tra le due ripartizioni comunali interessate, tanto con riferimento alle rispettive basi informative quanto alle competenze e conoscenze verticali degli addetti delle due strutture, in modo che il Comune di Bari disponga di dati aggiornati e allineati alla reale situazione anagrafica e catastale, aumentando così la propria capacità di riscossione complessiva.

Nelle attività progettuali saranno coinvolti 4 dipendenti della ripartizione Servizi Demografici (a cui si aggiungono due PoEQ – posizioni di elevata qualificazione della stessa ripartizione, con compiti di coordinamento e monitoraggio) e 11 dipendenti della ripartizione Tributi (a cui si aggiunge la PoEQ Tari, con compiti di coordinamento e monitoraggio).

Evasione dal carcere di Nuoro, notte in cantina per Raduano: complice fermato per un controllo fuori da carcere

La fuga era stata organizzata nei minimi dettagli ma il boss della mafia garganica Marco Raduano, evaso dal carcere di Nuoro il 24 febbraio 2023, quando si calò con un lenzuolo dal muro di cinta del carcere di Badu ‘e Carros, non trovò la staffetta che lo avrebbe dovuto prelevare e portare fuori dall’isola. Il suo favoreggiatore, Daniele Peron di Mestre, mandato a Nuoro da Marco Rinaldi parente di Raduano per aiutarlo nella fuga, era stato fermato poco prima a un posto di blocco nei pressi del carcere da un controllo predisposto dal questore di Nuoro Alfonso Polverino.

Questo episodio lo ha costretto ad allontanarsi e a ripartire la sera stessa in nave alla volta di casa. E’ quanto emerge il giorno dopo i 21 arresti della Dda.
Sia Peron che Rinaldi, infatti, sono finiti in manette, nell’inchiesta condotta dal Pm della Dda di Cagliari Danilo Tronci, tra le 14 persone arrestate tra la Sardegna, la Puglia, il Veneto e a Corsica, con l’accusa di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena aggravati dall’agevolazione mafiosa del clan foggiano di Raduano. La Direzione distrettuale antimafia sarda ha lavorato in collegamento con la Dda di Bari e con il coordinamento dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, e l’operazione ha portato in tutto a 21 arresti: oltre alle 14 arrestate dagli investigatori sardi altre sette misure cautelari sono state eseguite dalla Dda di Bari in un filone dell’indagine che ha smascherato una rete di traffico e spaccio di droga.

Oltre a Rinaldi e Peron, sono finiti in carcere l’agente penitenziario di Nuoro Salvatore Deledda, il corso Courbery Cedric, Elio, Mauro e Antonio Gusinu di Padru, Antonio Mangia e Pietro Antonio Tolu di Orune, Martino Contu e Massimiliano Demontis di Bitti, altri due corsi, Gerom Reggetti e Tommaso Ruffert, e Marco Furfaro veneto. È stato proprio il fermo di Daniele Peron a Nuoro, a far sospettare gli investigatori di Nuoro che grazie a lui sono risaliti a Rinaldi e quindi a tutta la banda dei foggiani.

La sera dell’evasione Raduano, che aveva con sé un telefono cellulare, ha dovuto rivedere i suoi piani servendosi di favoreggiatori sardi che lo hanno portato alcuni giorni a Bitti e poi 4 mesi in una tenda nelle campagne di Padru prima di partire per la Corsica, poi in Spagna, da cui – dopo l’arresto del suo braccio destro Gianluigi Troiano – è ritornato in Corsica dove è stato arrestato nel febbraio scorso.

Evasione del boss Raduano dal carcere di Nuoro: tra i 14 arrestati anche un agente della Polizia Penitenziaria

C’è anche un agente della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere nuorese di “Badu e Carros”, tra le 14 persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulla fuga del boss boss della mafia garganica Marco Raduano, avvenuta il 24 febbraio 2023, quando l’uomo si era calato con un lenzuolo dal muro di cinta dopo essere riuscito a uscire nel cortile interno della struttura.

Il poliziotto penitenziario, in base agli indizi finora acquisiti, avrebbe agevolato nella fuga Raduano, tra l’altro fornendogli telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici di comunicazione. L’operazione è scatta questa notte, nelle province di Nuoro, Sassari e Venezia, nonché in Corsica, con un blitz della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria, nell’ambito dell’inchiesta diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari in collegamento investigativo con la Direzione distrettuale antimafia di Bari e coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Le 14 persone sono indagate, a vario titolo, per favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, aggravati dall’agevolazione mafiosa in favore del clan foggiano Raduano, nonché per detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. L’indagine è stata avviata il 24 febbraio 2023 a seguito dell’evasione di Marco Raduano dal carcere nuorese di “Badu e Carros” e ha consentito di acquisire indizi circa le presunte responsabilità di quanti ne avrebbero agevolato l’evasione e favorito la latitanza: in particolare, si tratterebbe di diversi soggetti, alcuni di origine sarda, altri dimoranti in provincia di Venezia, nonché di alcuni cittadini francesi, dimoranti in Corsica.

Bari, litiga con la moglie ai domiciliari. Cacciato da casa viene arrestato per evasione: “Fatemi andare in carcere”

La moglie lo caccia da casa mentre è ai domiciliari dopo un litigio e viene arrestato per evasione. Protagonista un 56enne barese, scarcerato dopo l’udienza celebrata per direttissima. L’episodio domenica, l’uomo si è presentato con gli affetti personali presso la caserma dei Carabinieri chiedendo di scontare la pena in carcere. Al 56enne erano state tolte anche le chiavi dell’abitazione. Ora è costretto a tornare nella stessa casa, con la moglie e con i suoi due figli minori, e ad affrontare un processo a gennaio.

Bari, software per tenere contabilità in nero: dentisti evadono le tasse per 6 milioni. Sono 29 gli indagati

La Procura di Bari ha chiuso le indagini nei confronti di 28 dentisti di Bari e provincia, di tre società esercenti l’attività di studio odontoiatrico, dell’ingegnere informatico di Palo del Colle (Bari) Tommaso Carbone e di una sua società.

I 29 sono indagati per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. Le quattro società rispondono invece per la responsabilità amministrativa degli enti. Per l’accusa, negli anni tra il 2015 e il 2020, gli indagati avrebbero evaso imposte per oltre 6 milioni di euro. Le indagini, partite da una verifica fiscale avviata dal nucleo di polizia economico-finanziaria della finanza di Bari, hanno consentito di individuare in Carbone l’ideatore e il fornitore di un software gestionale che permetteva ai professionisti che lo utilizzavano di tenere una contabilità dei compensi ricevuti ma non dichiarati. Il sistema gestionale avrebbe consentito di creare delle “schede cliente” nelle quali, dopo aver premuto il tasto F12 della tastiera e digitato una password, era possibile rendicontare i compensi percepiti in nero. Il gestionale permetteva anche di memorizzare la contabilità parallela su supporti esterni, rimovibili in caso di controlli e non accessibili senza prima aver premuto F12 e digitato la password.

Il sistema permetteva quindi di tenere distinti due archivi informatici: uno interno definito “gestionale” con i dati delle fatture, uno esterno chiamato “storico” per raccogliere “i dati nella loro totalità”, come spiega la finanza in un comunicato, e dunque anche quelli non annotati nella contabilità ufficiale. Carbone avrebbe anche creato delle chat per parlare con i suoi clienti, “rimandando ulteriori spiegazioni ad incontri di persona e facendo riferimento alla contabilità ‘black'”, scrive sempre la finanza. A supporto delle indagini anche le dichiarazioni di diversi pazienti, che hanno dichiarato di aver versato importi in contanti dopo le visite senza ricevere fattura.

Evasione dal carcere di Lecce, il barese Vito Gassi catturato a Grumo: aveva con sé droga e un microcellulare

Vito Gassi, il detenuto barese arrestato a Grumo Appula due giorni fa dopo essere evaso dal carcere di Lecce, è riuscito a scappare sfruttando un ricovero in infermeria. Nel casolare di campagna dove si è rifugiato con la giovane moglie, sposata qualche giorno prima in carcere, i Carabinieri hanno trovato un microcellulare, utilizzato presumibilmente per organizzare la fuga, e circa 50 grammi di hashish.

Evasione a Lecce, il barese Gassi catturato e trasferito nel carcere di Taranto: la moglie non vuole rientrare a casa

Vito Gassi, il 29enne evaso dal carcere di Lecce il 14 settembre, è stato catturato nella giornata di ieri dagli agenti del Nic, il reparto specializzato della Polizia penitenziaria, in collaborazione con i Carabinieri. Si trovava in una masseria abbandonata a Grumo Appula, in provincia di Bari, in compagnia della moglie 24enne. Alla vista degli agenti della polizia penitenziaria e dei carabinieri non ha opposto resistenza.

Gassi è stato trasferito nel carcere di Taranto e non farà più ritorno a Lecce. Nei confronti della moglie al momento non è stato preso alcun provvedimento, la giovane ha espresso ai Carabinieri la volontà di non fare ritorno a casa dei genitori da dove è scappata.

Evasione dal carcere di Lecce, catturato il detenuto Vito Gassi: si nascondeva in un casolare abbandonato a Bari

Vito Gassi, il detenuto barese evaso dal carcere di Lecce nei giorni scorsi, è stato ritrovato e catturato a Grumo Appula (Bari). A dare l’annuncio è Domenico Mastrulli, presidente nazionale del CON.A.I.P.PE. Era in compagnia della moglie 24enne, non ha opposto resistenza alla vista delle Forze dell’Ordine.

“È terminata in queste ore drasticamente la latitanza del detenuto barese che ha fatto parlare molto in questi giorni oltre che riflettere sulla Sicurezza dentro e fuori i penitenziari. L’evaso che ha dato scacco matto alla Vigilanza nei giorni scorsi, appena terminato il colloquio visivo con la moglie che qualche settimana prima aveva sposato in carcere – si legge nella nota -. Interessante da subito capire quanto è costato allo Stato questa Evasione con impiego di uomini, mezzi e stanziamenti straordinari economici? Comunque, non posso che esternare tutta la nostra ammirazione e le congratulazioni agli uomini dell’arma che nella mattinata odierna, dopo lunghi appostamenti, hanno individuato e tratto nuovamente in arresto il detenuto evaso alcuni giorni fa dal Penitenziario di Lecce Nuovo Complesso. Comunque il soggetto recluso in ambiente psichiatrico penitenziario, ha creato grandi riflessioni sulle modalità, tempi e tecnica attuate nell’evasione, ma anche, la storia essendo stato il primo, fino a quel giorno, unico detenuto evaso dalla mastodontica cementificata struttura carceraria di Lecce. Auspicio che non ce ne siano altre evasioni nel prossimo futuro, e che tale criticità possa essere dal Governo dall’Amministrazione Penitenziaria considerata per la grave carenza di polizia penitenziaria stimata in oltre 100 cento unità rispetto all’attuale forza in organico e sovraffollamento dei reparti detentivi mai dimezzati”.

Evaso dal carcere, nessuna traccia del barese Vito Gassi. SAPPE: “Non doveva essere lì sicurezza ridicola”

“Ormai sono 5 giorni che il pericoloso detenuto evaso dal carcere di Lecce continua ad essere uccel di bosco, nonostante il sacrificio degli appartenenti alle forze dell’ordine compreso il reparto di polizia penitenziaria che gli stanno dando la caccia senza tregua. Il fatto che Gassi non è stato ancora rintracciato avvalora l’ipotesi che lo stesso possa godere di aiuti esterni, visto che comunque si trovava relativamente vicino casa”. Inizia così il comunicato stampa del SAPPE, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

“La preoccupazione è che – data la pericolosità del soggetto ( probabile pazzo disposto a tutto) – possa generare eventi drammatici nei confronti di persone che potrebbe trovare sulla propria strada – si legge nella nota -. Proprio per questo continuiamo a denunciare il fatto che quel detenuto a Lecce, in quel reparto non ci doveva stare. Della ridicola sicurezza della struttura che si trova all’esterno delle sezioni detentive e quindi fuori dal muro di cinta, (pare, secondo alcuni, che i dirigenti asl non volevano entrare nel carcere) nonostante le valutazioni negative dei vertici del carcere di allora abbiamo già parlato, come pure dell’enorme spreco di denaro pubblico per un progetto all’avanguardia che è miseramente fallito considerate le condizioni operative in cui versa quel reparto. Oltretutto, nessuno parla del comportamento tenuto dal detenuto per diversi mesi, ma secondo noi è molto importante poichè avvalora l’ipotesi che non doveva essere mandato in un posto ove la sicurezza è minima. Infatti ci è stato riferito che il GASSI con problemi psichiatrici (veri o falsi) ha girato tutte le carceri della Puglia da San Severo a Taranto, da Foggia a Bari ecc., per finire a Brindisi ove nel mese di Agosto è stato trasferito a Lecce per essere osservato. Le motivazioni di questo tour turistico sono sempre state le stesse, è cioè creare disordini, eventi critici nei confronti di poliziotti ed altri detenuti in tutti i penitenziari in cui è stato, senza che nessuno abbia preso provvedimenti drastici nei suoi confronti. Una sorta di immunità con licenza di fare quello che vuole. Peraltro-ci dicono- che lo stesso viaggiava con degli alert inerenti eventuali pericoli di evasione, per cui ci chiediamo nuovamente perché è stato mandato a Lecce? Perché dopo tutti i vari casini combinati presso le carceri pugliesi e considerato il pericolo di fuga l’ufficio romano dei detenuti dell’amministrazione penitenziaria non lo ha allontanato dalla Puglia, trasferendolo in altre regioni lontano da casa (con meno possibilità di aiuti esterni) in carceri con sezioni di osservazione più sicure?

“Il SAPPE ritiene che i dirigenti politici del ministero della giustizia dovrebbero accertare perché vengono prese certe decisioni al DAP – conclude -. Il SAPPE da parte sua non condivide assolutamente questa politica penitenziaria di gestione dei detenuti. Infatti la mancata equa distribuzione dei detenuti su tutto il territorio nazionale fa si che ci siano regioni che hanno un sovraffollamento di detenuti eccessivo (vedi Puglia e Lombardia per esempio quasi al 60%, mentre quello nazionale arriva al 25%)quando poi altre regioni sotto oppure rasentano la capienza regolamentare; è bene ricordare che a causa di questa politica i contribuenti italiani sono costretti a pagare centinaia di migliaia di euro per risarcire i detenuti che non hanno lo spazio vitale (sentenza Torregiani).
Come pure l’impunità dei violenti, poiché non si applica nei loro confronti l’articolo 14 bis o.p. (carcere più duro) e l’art.32 o.p. (trasferimento immediato in apposite sezioni detentive), fa si che le carceri italiane siano in mano ai violenti e prepotenti ed a farne le spese sono i detenuti più deboli. Il SAPPE purtroppo sta osservando che invece di ricercare i veri responsabili di un evasione annunciata, l’amministrazione penitenziaria sta cercando di scaricare tutte le colpe sul personale di Polizia Penitenziaria di Lecce, cosa che non permetteremo mai, e che contrasteremo anche con forme di protesta eclatanti e clamorose”.