Carabiniere ucciso, dito medio durante la fuga: la sfida di Mastropietro e Giannattasio a Legrottaglie e il suo collega

Michele Mastropietro, il rapinatore che ha ucciso Carlo Legrottaglie a Francavilla e poi morto nel secondo conflitto a fuoco con la Polizia a Grottaglie, e Camillo Giannattasio, il complice arrestato e ora in carcere con l’accusa di concorso in omicidio, hanno mostrato il dito medio ai Carabinieri che li stavano seguendo.

Questo è quanto emerge dalle indagini sull’omicidio del brigadiere capo dei Carabinieri ucciso il 12 giugno. Sono infatti state ricostruite le fasi dell’inseguimento grazie anche racconto del compagno di pattuglia con Legrottaglie.

I due rapinatori, entrambi armati, durante la fuga si sono presi gioco dei Carabinieri insultandoli. Mastropietro, dopo aver sparato contro Legrottaglie, avrebbe impugnato la pistola e puntata anche contro l’altro militare che si è salvato solo perché è riuscito ad afferrargli gli avambracci. Camillo Giannattasio risponde di concorso in omicidio anche perché nell’auto che guidava c’era un arsenale.

“La morte del brigadiere Carlo Legrottaglie era un evento ampiamente prevedibile e quantomeno accettato da Giannattasio, atteso che nell’auto da egli condotta vi erano armi cariche di munizioni pronte ad offendere in maniera letale”, le parole del gip Simone Orazio di Brindisi nel valutare le responsabilità dell’uomo attualmente detenuto nel carcere di Taranto.

Va ricordato che anche gli agenti di Polizia che hanno partecipato alla seconda sparatoria sono indagati. Oggi, il sottosegretario al ministero dell’Interno, Nicola Molteni, sarà al commissariato di Grottaglie insieme al presidente onorario del Sap e responsabile nazionale del dipartimento sicurezza e immigrazione della Lega, Gianni Tonelli. Alle 17,30 tutti saranno a Bari per un incontro sul decreto Sicurezza.

Ucciso il killer del carabiniere Legrottaglie, a Grottaglie sit-in per i due agenti indagati: “Va cambiata la norma”

Si è tenuto questa mattina, davanti alla sede del commissariato di Grottaglie (Taranto), un sit-in per esprimere solidarietà ai due agenti indagati per omicidio colposo, a seguito di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, dopo la morte in un conflitto a fuoco del 59enne Michele Mastropietro, ritenuto l’autore dell’omicidio, poche ore prima, del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, ucciso giovedì scorso nel Brindisino.

La manifestazione è stata promossa dal Sindacato autonomo della polizia: sono intervenuti rappresentanti del Sap di Foggia; il segretario generale nazionale dello stesso sindacato, Stefano Paoloni; e una delegazione del Sap Puglia e Basilicata.

“L’iscrizione nel registro degli indagati – sottolinea il segretario provinciale Foggia Giuseppe Vigilante – è un atto di garanzia che consentirà ai colleghi di partecipare alle fasi del processo ed eventuali incidenti probatori, ma dovranno farlo a loro spese e con i loro avvocati e fino a quando il procedimento penale non sarà terminato avranno la carriera bloccata. Sia chiaro che nessuno punta il dito contro la magistratura che fa il suo lavoro egregiamente applicando la legge, ma è giunto il momento di cambiare la norma”.

“Per questo – conclude Vigilante – ci rivolgiamo alla classe politica di questo paese chiedendo di introdurre una norma di legge per evitare un avviso di garanzia automatico quando sussistono cause di giustificazione del reato quali uso legittimo delle armi, la legittima difesa nell’adempimento del dovere. Il paese deve essere grato ai due colleghi per aver rischiato personalmente la propria vita per assicurare alla giustizia pericolosi criminali”.

Carabiniere ucciso, la lettera della famiglia Legrottaglie: “Grazie Italia non siamo stati soli. Non è morto invano”

“In questi giorni che ci hanno cambiati per sempre, ci siamo trovati in un silenzio fatto di assenze, di stanze vuote e di parole che non escono. In un istante, la vita che conoscevamo non c’era più. Ma in quel vuoto così grande, non siamo rimasti soli. Ci siete stati. Con una carezza, un abbraccio, infiniti messaggi e tanti sguardi. Ci siete stati con la vostra presenza, vera e sincera. Ci avete fatto sentire meno soli. Non avremmo mai pensato di scrivere queste parole. Non per raccontare la morte di Carlo. Non così. Ma oggi sentiamo il bisogno di dire grazie. Un grazie che non è una formalità, è un filo che tiene insieme le macerie del nostro dolore. È l’unico modo che abbiamo per restituire un po’ di quello che abbiamo ricevuto da tutta l’Italia”.

Lo scrivono in una lettera la moglie e le figlie del Brigadiere capo, Carlo Legrottaglie, ucciso giovedì scorso a Francavilla Fontana, durante un conflitto a fuoco con due malviventi che erano a bordo di un’auto rubata.

“Carlo era un uomo semplice e profondo. Non cercava applausi, non amava apparire. Ma sapeva esserci. Per i colleghi, per la divisa, per le persone e per le comunità. E più di tutto, per noi. Per la sua famiglia. Era uno di quei padri che ti fa sentire al sicuro solo con la sua presenza. Quando abbiamo ricevuto la notizia, il mondo si è fermato. Pensavamo di essere soli. Ma poi è successo qualcosa. Le strade si sono riempite di silenzio e di rispetto. Gli occhi della gente erano pieni di lacrime sincere. Da ogni parte d’Italia. E poi, la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La sua mano, il suo sguardo e il suo conforto. Non servivano parole. È stato un gesto che ha detto tutto. Non era solo un atto istituzionale. Per noi è stato come sentire che l’Italia intera si è stretta intorno a Carlo. E intorno a noi”.

“Grazie alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Governo per la vicinanza, ai ministri presenti Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, al vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, ai numerosi rappresentanti delle istituzioni e alle autorità tutte”. Grazie alla città di Ostuni e al sindaco Angelo Pomes, alla città di Francavilla Fontana e al sindaco Antonello Denuzzo, ad ogni comunità e ai sindaci venuti da ogni parte della Puglia – aggiungono -. Il ringraziamento della nostra famiglia va a tutta l’Arma dei Carabinieri che in questi giorni ci ha abbracciati come una vera famiglia. Sempre presenti, silenziosi, forti e uniti. Carlo – prosegue la lettera – avrebbe detto con orgoglio: ‘Sono uno di loro’. E noi lo diciamo oggi, con commozione: ‘siete stati la sua seconda casa e adesso siete anche la nostra’”.

“Carlo amava quella divisa. Viveva per gli stivali, per il dovere fatto con rispetto. Era sempre impeccabile. Ma sotto quella divisa c’era un cuore grande, silenzioso e buono. A chi ci ha scritto anche solo una frase, a chi ha acceso una candela, a chi ha pianto senza conoscerci: vi abbiamo sentiti. E questo ci ha aiutati. Non toglie il dolore. Ma gli dà senso. Ci dice che Carlo non è morto invano. Che la sua vita è stata un dono. Per noi e per tanti – concludono -. L’Italia si è fermata per il nostro Carlo. E per noi, questo non sarà mai dimenticato. Quando sentiremo che andare avanti sarà troppo difficile, ci ricorderemo di voi. Di questa immensa onda di affetto. E allora capiremo che Carlo non se n’è mai andato davvero”.

Carabiniere ucciso a Francavilla, raccolta fondi per la famiglia Legrottaglie e i poliziotti indagati: donati 7400 euro

Una delegazione del sindacato Fsp Polizia di Stato, con il segretario provinciale Rocco Caliandro e il segretario regionale Daniele Gioia, si è riunita questa mattina davanti al Commissariato di Grottaglie in segno di “vicinanza e solidarietà” ai due poliziotti indagati dalla procura di Taranto – per omicidio colposo a seguito di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi – dopo la morte di giovedì scorso in un conflitto a fuoco del 59enne Michele Mastropietro, ritenuto l’autore dell’omicidio, poche ore prima, del brigadiere capo Carlo Legrottaglie.

L’intento del sit-in era anche quello di promuovere le due raccolte fondi ufficiali e autonome avviate per contribuire alle spese legali e peritali dei due poliziotti.

“Una raccolta fondi – fanno sapere dal sindacato Fsp Polizia – ha accumulato all’incirca 1.600 euro ed è stata avviata dai colleghi della questura di Taranto. La seconda raccolta fondi, avviata da amici e familiari degli agenti, ha totalizzato al momento circa 5.800 euro. Le due raccolte andranno cumulate e aiuteranno i due agenti a sostenere le spese e le eventuali eccedenze saranno devolute alle due figlie gemelle e alla moglie del brigadiere Legrottaglie”.

Ucciso il killer del carabiniere Legrottaglie: i due poliziotti indagati sono vittime di tentato omicidio

Sembra alleggerirsi la posizione giudiziaria dei due agenti indagati dalla procura di Taranto – per omicidio colposo a seguito di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi – dopo la morte di giovedì scorso in un conflitto a fuoco del 59enne Michele Mastropietro, ritenuto l’autore dell’omicidio, poche ore prima, del brigadiere capo Carlo Legrottaglie.

I due risultano ora formalmente parte offesa in un procedimento parallelo per tentato omicidio e lesioni personali gravi – in concorso con Mastropietro – a carico di Camillo Giannattasio, l’altro fuggitivo che si è arreso durante le fasi della cattura.

La novità è emersa questa mattina, durante il conferimento dell’incarico al medico legale Roberto Vaglio di Lecce per l’autopsia sul corpo di Mastropietro, alla presenza del pubblico ministero Francesco Ciardo.

L’esame autoptico viene eseguito nell’ospedale Santissima Annunziara di Taranto. I due poliziotti hanno nominato Giancarlo Di Vella di Bari e un consulente è stato nominato anche dalla controparte.

Secondo la Procura, durante la fuga Mastropietro avrebbe aperto più volte il fuoco contro i due agenti, che hanno riportato ferite causate da cadute mentre cercavano di bloccarlo.

Per la difesa dei due poliziotti – rappresentati dagli avvocati Antonio La Scala e Giorgio Carta – il riconoscimento formale della loro condizione di vittime di un’aggressione armata rafforza la tesi della legittima difesa. Mastropietro, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe stato colpito con un solo proiettile al torace. “Esprimo grande soddisfazione – dice all’ANSA l’avv. La Scala – nel vedere che viene riconosciuto ai due agenti anche il ruolo di persone offese di un gravissimo reato quale il tentato omicidio”.

Carabiniere ucciso a Francavilla: la salma di Carlo Legrottaglie arriva nella camera ardente aperta a Ostuni

È giunta pochi minuti fa nella chiesa dei Cappuccini, ad Ostuni dove è stata aperta la camera ardente, la salma di Carlo Legrottaglie, il carabiniere ucciso ieri a Francavilla Fontana, dopo un conflitto a fuoco con due ladri in fuga, scoperti a bordo di un’auto rubata.

Ad accogliere la salma del 59enne militare i vertici del comando provinciale dell’Arma ed il sindaco Angelo Pomes.

In chiesa sono presenti la moglie e le due figlie 15enni di Legrottaglie

Carabiniere ucciso a Francavilla, Legrottaglie era a poche ore dal pensionamento: lascia due gemelle di 14 anni

La sua residenza era in via caduti di Nassiriya (12 delle 19 vittime dell’attacco contro i militari italiani del 2003 erano carabinieri), a luglio avrebbe compiuto 60 anni ed era a poche ora dal pensionamento.

Un destino beffardo per Carlo Legrottaglie, Brigadiere Capo dei Carabinieri, ucciso questa mattina nelle campagne di Francavilla Fontana, dopo un conflitto a fuoco con due rapinatori (uno è stato catturato, l’altro ucciso dopo un altro conflitto a fuoco avvenuto a Grottaglie).

Era il suo ultimo giorno di attività. Da domani sarebbe andato in licenza e poi a luglio in pensione. Tra 13 giorni avrebbe anche festeggiato i 33 anni di matrimonio con la moglie Eugenia, il 60enne lascia anche due figlie gemelle, Carla e Paola, di 14 anni.

Anche Ostuni, città di residenza, lo piange.  “A nome dell’intera comunità esprimo profondo cordoglio per la tragica scomparsa del carabiniere Carlo Legrottaglie, originario della nostra città – le parole del sindaco Angelo Pomes -. La sua vita si è spezzata questa mattina durante un conflitto a fuoco sul territorio di Francavilla Fontana, adempiendo al proprio dovere a tutela della sicurezza pubblica. A pochi giorni dal congedo, ha dimostrato fino all’ultimo il valore e il senso di responsabilità che contraddistinguono le donne e gli uomini dell’Arma”.