Voto di scambio e mafia a Bari, al via il processo: Olivieri, Savinuccio e Tommy Parisi chiedono di essere interrogati

L’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, il boss del quartiere Japigia di Bari, Savinuccio Parisi, e suo figlio Tommaso, alias Tommy, cantante neomelodico, hanno chiesto di essere interrogati. Le richieste sono state presentate, dai loro legali, nel corso dell’udienza celebrata ieri del processo che prende vita dall’inchiesta Codice interno della Dda.

Olivieri, Savino e Tommy Parisi hanno scelto il rito abbreviato insieme ad altri 106 imputati. Durante l’interrogatorio di garanzia Savinuccio Parisi rispose alle domande del gip spiegando come le contestazioni a lui rivolte fossero già state giudicate nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des”, con la quale fu scoperto il sistema di estorsioni del clan nei cantieri edili della città. Tommy Parisi rilasciò invece dichiarazioni spontanee dicendosi “estraneo” agli affari illeciti di famiglia e ribadendo come la sua unica attività sia legata alla musica, mentre Olivieri ha sostenuto un interrogatorio investigativo con il procuratore Roberto Rossi ammettendo di aver comprato voti per favorire l’elezione della moglie alle Comunali di Bari del 2019, negando però i rapporti con esponenti della mafia barese. Tutti e tre si trovano in carcere dal 26 febbraio scorso, data in cui furono eseguiti i 130 arresti.

Mafia a Lecce, dopo un anno e 4 mesi catturato il latitante Giovanni Parlangeli: il blitz all’alba

Il latitante salentino Giovanni Parlageli è stato arrestato all’alba. Il pregiudicato classe 1981, esponente apicale del clan mafioso Tornese-Padovano, è stato individuato grazie all’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e arrestato dagli uomini della Polizia di Stato della Squadra Mobile e della Sisco di Lecce, insieme agli agenti della Sezione Tecnologie Applicate alle Investigazioni del Servizio Centrale Operativo.

Aveva fatto perdere le tracce dal maggio 2023, Perlangeli è destinatario di misura cautelare in carcere in quanto gravemente indiziato, tra gli altri, del reato di associazione mafiosa.

Assessora uccisa dalla mafia, sul murale per Renata Fonte spunta un condizionatore: rimosso dopo le polemiche

È stato rimosso il motore del condizionatore che ieri era spuntato sul muro del mercato di Gemini, frazione di Ugento in provincia di Lecce, proprio sul murale dedicato a Renata Fonte, l’assessora uccisa dalla mafia il 31 marzo 1984 a Nardò.

Il motore era stato posizionato quasi sull’occhio dell’ex assessora. Ieri mattina il commerciante che, complice un operaio disattento, aveva causato il danneggiamento dell’opera, ha provveduto a farlo smontare travolto dall’ondata di indignazione che la vicenda aveva provocato. Il Comune aveva subito chiesto di provvedere alla rimozione e il commerciante aveva accettato, assicurando inoltre che avrebbe anche contattato l’artista per ripristinare i danni causati pagando a sue spese il ripristino.

Decaro “mafioso”, l’ex sindaco di Bari querela l’europarlamentare Anderson: “Ha offeso me e la mia città”

“Una parlamentare europea del partito di estrema destra tedesca Alternative fur Deutschland ha associato il mio nome e il mio volto alla mafia. Un attacco ignobile e calunnioso che utilizza in modo pretestuoso una notizia di una inchiesta che riguarda la mia città ma che in nessun modo ha toccato la mia persona”. Inizia così il post pubblicato dall’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, dopo il duro messaggio social di Christine Anderson, politica tedesca ed europarlamentare.

“La parlamentare si dice risentita per la mia elezione a presidente della Commissione ENVI ma invece che attaccarmi per le mie idee (che probabilmente non conosce) prova a screditarmi dandomi del mafioso come si faceva negli anni ’50 con gli emigrati italiani nei paesi stranieri. Evidentemente l’estrema destra, trovando difficile il confronto sul terreno della politica, sceglie la scorciatoia dell’insulto e della diffamazione – si legge -. Voglio ringraziare i colleghi della delegazione del mio partito per la solidarietà e avvisare la collega tedesca che sarà querelata. Lo faccio per tutelare il mio onore, ma soprattutto quello della mia città e del mio Paese”.

Maxi inchiesta a Bari, la Commissione del Viminale passa alle audizioni: presto ascoltato l’ex sindaco Decaro

L’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, è stato convocato in Prefettura dai tre commissari inviati dal ministero dell’Interno e chiamati a valutare l’ipotesi di scioglimento del Comune per infiltrazione mafiosa, dopo quanto emerso dalla maxi inchiesta Codice Interno che ha rivelato l’infiltrazione dei clan nei tessuti sociali, economici e politici della città.

I tre commissari (l’ex prefetto Claudio Sammartino, il viceprefetto avellinese Antonio Giannelli e il capitano della Guardia di Finanza, Giuseppe Pio Stola), arrivati a Bari il 25 marzo scorso, hanno esaminato tutti i faldoni dell’inchiesta, ottenendo una proroga di tre mesi rispetto ai tre iniziali previsti. Il primo ad essere ascoltato sarà l’ex primo cittadino, poi toccherà anche al comandante della polizia Locale, Michele Palumbo, in relazione all’episodio contestato alle due vigilesse che si sarebbero rivolte ad un affiliato del clan Parisi per vendicarsi di un automobilista.

Mafia, sequestrati beni al boss Rocco Moretti: è ritenuto capo e promotore della Società foggiana

La Direzione investigativa antimafia di Foggia ha sequestrato beni mobili ed immobili e diversi rapporti finanziari per un valore complessivo di circa 400mila euro nella disponibilità – anche per interposta persona – di Rocco Moretti, ritenuto boss della mala foggiana, detenuto in regime di 41 bis. Il provvedimento, emesso dalla corte d’appello di Bari su richiesta della procura generale, è stato disposto a seguito delle condanne definitive per estorsione (4 anni e 8 mesi), associazione mafiosa ed altro (10 anni e 8 mesi).

Moretti era imputato nel processo Decimazione. Le indagini hanno permesso di ricostruire – spiegano gli investigatori – gli introiti percepiti dall’intero nucleo familiare e di ottenere riscontri in merito all’illecita provenienza dei beni derivanti soprattutto dalle estorsioni. Moretti è ritenuto capo, organizzatore e promotore, dell’associazione mafiosa denominata Società foggiana. Gli accertamenti patrimoniali hanno consentito di rilevare una evidente sproporzione tra i beni posseduti rispetto ai redditi dichiarati.

Estorsioni e mafia, fermati due ragazzi di San Pietro Vernotico vicini alla SCU: all’epoca erano minorenni

I Carabinieri di Brindisi hanno fermato due ragazzi di San Pietro Vernotico ritenuti responsabili di tentate estorsioni a commercianti e imprenditori, danneggiamenti con esplosivi e materiale incendiario e lesioni personali, e legati ad un’associazione di stampo mafioso riconducibile alla frangia tuturanese della Sacra Corona Unita. Entrambi erano minorenni all’epoca dei fatti, uno dei due oggi ha 18 anni.

I due sono stati intercettati e pedinati nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Dia di Lecce partita nell’ottobre 2022. Ad uno dei due il capoclan garantiva l’assistenza legale e il suo mantenimento in carcere, provvedendo a fargli pervenire in cella capi d’abbigliamento, scarpe e somme di denaro.

Bari ricorda Michele Fazio 23 anni dopo, Leccese ribadisce: “Una commissione antimafia nel Consiglio comunale”

Si è tenuta questa mattina, nel XXIII anniversario dell’omicidio di Michele Fazio, la cerimonia organizzata dall’amministrazione comunale per ricordare la giovane vittima innocente di mafia. All’evento, in programma in largo Amendoni, a Bari vecchia, luogo dell’omicidio, hanno partecipato anche i genitori di Michele, Lella e Pinuccio.

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