Addio alla Regione Puglia, Emiliano dopo 20 anni chiede di tornare magistrato: sul piatto stipendio da 7mila euro

Michele Emiliano torna a bussare alla porta della magistratura. In attesa di cedere ufficialmente il posto al neo presidente Antonio Decaro e capire cosa accadrà alle elezioni del 2027, il governatore uscente della Regione Puglia sta cercando di rientrare in magistratura.

Come? Presentando un curriculum aggiornato con gli atti amministrativi firmati da sindaco di Bari e da presidente della Regione Puglia. E con la settima valutazione di professionalità, Emiliano si garantirebbe uno stipendio di 7mila euro netti al mese, raddoppiato rispetto a quando lasciò il posto per candidarsi a sindaco di Bari.

All’epoca aveva 44 anni e la quarta valutazione di professionalità.  La pratica è stata presentata al Consiglio giudiziario di Bari, toccherà ora valutarla e inviarla alla Quarta commissione del Csm, da cui passerà al Plenum. A riportarlo è la Repubblica. e

“Non ho chiesto alcun aumento di stipendio, è una sciocchezza totale. Ogni lavoratore, quando torna, chiede la ricostruzione della carriera ed è stata cosa accaduta ad altri magistrati che sono rientrati. E comunque ho 66 anni, mi manca poco alla pensione”, le parole di Emiliano a LA7 durante il programma Tagadà.

Rapina violenta a magistrato di Brindisi: un arresto a Manduria. In manette anche presunto complice per spaccio

La rapina avvenne nel dicembre 2022: il magistrato fu colpito più volte per sottrargli un orologio e un telefono cellulare, del valore complessivo di alcune migliaia di euro. Ci fu anche il tentativo di attuare il classico schema del “cavallo di ritorno”, cioè di restituire la refurtiva dietro pagamento di una somma di denaro, ma non andò in porto.

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“Non ci sono prove del suo coinvolgimento”, cadono le accuse su Nardi: inchiesta verso l’archiviazione

Lo stesso Nardi, nella sua corposa memoria e nella intervista rilasciata a noi di Quinto Potere, aveva dimostrato come non sapesse nulla del raggiro di Soave, sottolineando di non essere stato lui l’estensore delle sentenze tributarie di appello che hanno confermato la condanna delle società di un imprenditore di Barletta, Giorgio Cosentino.

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